Utilizzo estetico della radiofrequenza

Utilizzo estetico della radiofrequenza

Ho ricevuto molti click nel sondaggio sugli argomenti di cui si vorrebbe parlare, più qualche richiesta da parte di alcuni/e professioniste. Provo ad approfondire l’argomento: radiofrequenza. I primi 2 paragrafi possono risultare un po’ troppo tecnici, ma parliamo di radiofrequenza e non del Grande Fratello, e non sapevo come essere più semplice.
Sempre più trattamenti estetici, sia praticati da estetiste che da medici vantano l’utilizzo e l’efficacia della radiofrequenza. Come spesso accade quando una tecnologia ha successo in ambito professionale, viene poi utilizzata anche in apparecchietti venduti al pubblico, anche con televendite, per un utilizzo domiciliare.

Cosa è la radiofrequenza?

Cosa è la radiofrequenza? Anche se il termine è di uso comune non c’è una definizione chiara e condivisa di cosa è la radiofrequenza.

Banda Sigla Frequenza Lunghezza d’onda
in aria
–1 ELF 0,03-0,3 Hz 10-1 Gm
0 ELF 0,3-3 Hz 1-0.1 Gm
1 ELF 3-30 Hz 100-10 Mm
2 ELF 30-300 Hz 10-1 Mm
3 ULF 300-3 000 Hz 1000-100 km
4 VLF 3-30 kHz 100-10 km
5 LF 30-300 kHz 10-1 km
6 MF 300-3 000 kHz 1-0,1 km
7 HF 3-30 MHz 100-10 m
8 VHF 30-300 Mhz 10-1 m
9 UHF 300-3 000 MHz 100-10 cm
10 SHF 3-30 GHz 10-1cm
11 EHF 30-300 GHz 10-1 mm
12 300-3 000 Ghz 1-0,1 mm
13 3-30 THz 100-10 µm
14 30-300 THz 10-1 µm
15 300-3 000 THz 1-0,1 µm

Normalmente con radiofrequenza si intendono segnali elettrici o onde elettromagnetiche che possono essere utilizzate per rilevare distanza e movimento (es. radar) o per le telecomunicazioni, da cui il suffisso “radio”. Per metonimia spesso sono chiamate radiofrequenze le apparecchiature che erogano radiofrequenza. Lo spettro di frequenze regolamentato dall’ITU, l’organo internazionale che regolamenta e standardizza le bande di frequenza per le radiocomunicazioni va da 3KHz a 300 GHz. In realtà le frequenze molto basse (3KHz < VLF < 30KHz) sono utilizzate solo per le comunicazioni sottomarine e molti non le considerano radiofrequenza. A frequenze ancora inferiori(ULF e ELF), la lunghezza d’onda è talmente grande che gli studi sui campi elettromagnetici possono distinguere il campo magnetico da quello elettrico. Questo può spiegare la distinzione non immediata in fisioterapia tra apparecchiature per magnetoterapia e apparecchiature per radiofrequenza. Anche il limite superiore dell’intervallo di frequenze che si considera radiofrequenza non è così netto. Normalmente sopra i 300GHZ si entra nel campo della luce con le frequenze attribuite agli Infrarossi, anche se molti astrofisici considerano lo spettro delle frequenze radio fino a 3000 GHz.
Nell’ampio intervallo di frequenze alcune frequenze possono essere utilizzate per finalità che non c’entrano nulla con le telecomunicazioni e la trasmissione di segnali: saldare i metalli o le plastiche, scaldare i cibi o tessuti biologici, essiccare vernici, disidratare la frutta accelerare le reazioni chimiche ecc.. Da questo un po’ di confusione su cosa si intende per radiofrequenza visto anche che in questi utilizzi diversi l’intervallo di frequenze utilizzato è in genere più ristretto di quello che caratterizza le frequenze per telecomunicazioni.

La diversa velocità della luce e lunghezza d’onda delle onde elettromagnetiche a seconda del mezzo dove si propagano è un fattore da considerare quando si valuta la loro azione su tessuti biologici. Ma possiamo cambiare la frequenza o la lunghezza d’onda (inversamente proporzionale alla frequenza) ma restano onde elettromagnetiche, che arrivino dallo spazio, escano da un phon, da un cellulare, da un forno a microonde o da una lampadina.
Le leggi fisiche che ne descrivono assorbimento e penetrazione sono le stesse. Il quanto di energia trasportata si chiama fotone, che si tratti di una trasmissione radio o di un fascio di luce.
L’energia del fotone è inversamente proporzionale alla frequenza, quindi onde elettromagnetiche ad altissima frequenza hanno molta più energia di onde a bassa frequenza.

L'intensità del campo e conseguentemente il calore indotto è maggiore vicino all'elettrodo.

L’intensità di un’onda elettromagnetica cala con la distanza dalla sorgente e penetrando un corpo cala con la distanza dalla superficie in funzione del coefficiente di assorbimento, che caratterizza ogni sostanza a diverse lunghezze d’onda. In linea generale più è alta la frequenza meno l’onda elettromagnetica penetra/attraversa un corpo, indipendentemente dalla sostanza che lo compone.
L’energia assorbita/trasferita si trasforma per lo più in calore. Quando le onde “attraversano” dei materiali conduttivi il calore è generato per effetto Joule dipendente dalle correnti indotte. Il riscaldamento prodotto per effetto Joule è maggiore, più è alta la conducibilità elettrica del materiale irradiato. I fornelli ad induzione, che funzionano con frequenze relativamente basse, minori di 100KHz, non funzionano se la pentola non è in materiale ferromagnetico.
Nei materiali non conduttivi (dielettrici) il riscaldamento avviene principalmente per la rotazione, vibrazione delle molecole.

Le onde elettromagnetiche inducono vibrazioni e rotazioni nei fluidi polari come l'acqua

Nel forno a microonde che funziona in genere con frequenze dell’ordine di 2,4GHz si scalda anche l’acqua demineralizzata (che contrariamente alla normale acqua di rubinetto non conduce l’elettricità) o un olio vegetale. Ma l’olio essendo meno polare dell’acqua, a parità di potenza si scalderà di meno.
La scelta della frequenza dipende dall’assorbimento e penetrazione che si vuole ottenere per uno specifico materiale.
Il calore prodotto dipende dalla densità di corrente/energia trasmessa misurabile in A/cm² o J/cm². Una opportuna configurazione degli elettrodi/antenne consente di erogare l’energia proprio dove si vuole.

Interazione tra radiofrequenza e sistemi biologici

La comprensione dei meccanismi di interazione tra radiofrequenza e sistemi biologici è limitata e non si parla solo di calore. Il fatto che le onde elettromagnetiche abbiano effetti sui sistemi biologici non comporta necessariamente che facciano danni. Effetti biologici non significa necessariamente effetti avversi.
La sovraesposizione a campi elettromagnetici ha sollevato molti dubbi sui rischi per la salute che introduce anche se non si tratta di radiazioni ionizzanti. A fronte di alcuni rischi per la salute umana, sono stati definiti dei limiti di potenza ed esposizione di cui si parla molto per l’enorme diffusione di sistemi di comunicazione in radiofrequenza: cellulari, bluetooth, wi-fi. Ci sono poi i diffusissimi forni a microonde, i fornelli ad induzione ed altre elettrodomestici che emettono o possono disperdere radiofrequenza. L’eventuale esposizione alla radiofrequenza è in questi casi una conseguenza involontaria dell’utilizzo di queste apparecchiature ma si devono considerare anche tutte le apparecchiature medicali o estetiche che irradiano volutamente con radiofrequenza il corpo umano. Per mantenere l’articolo nelle 2000 parole anziché 2000 pagine riassumo molto sinteticamente:
Il principale riferimento scientifico per la valutazione dell’impatto sulla salute della radiofrequenza è l’International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP), che ha pubblicato varie linee guida. Le linee guida sviluppate dalla ICNIRP sono ampiamente conosciute ed hanno rappresentato la base per regolamenti nazionali in molti Paesi.
L’ICNIRP distingue però gli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici da 1Hz a 100 KHz da quelli da 100 KHz a 300 GHz.
Questo permette di gestire e regolamentare diversamente i rischi derivanti dall’esposizione ai campi irradiati ad esempio alle linee ad alta tensione (50Hz) da quelli irradiati dai cellulari o dalle stazioni di trasmissione broadcast.
L’enorme diffusione di sistemi di comunicazione portatile con frequenze molto alte, i wi-fi operano anche oltre i 5 GHz, ha imposto una revisione, attualmente in corso, dei limiti di esposizione alle frequenze comprese tra 100KHz e 300 GHz.
Il principale meccanismo su cui si incentrano gli studi è legato al calore prodotto all’interno dell’organismo. Il fenomeno noto come diatermia comporta un rischio specifico dipendente dal fatto che possono non venir attivati i sensori del calore cutanei.
In funzione del calore e delle temperature indotte nei tessuti biologici che assorbono radiofrequenza si hanno effetti che vanno dalla necrosi ed evaporizzazione dei tessuti, alla denaturazione delle proteine ( il sangue coagula, il collagene si restringe, gli enzimi degradano ecc..) al semplice riscaldamento. Il calore generato nei tessuti dipende dalla quantità di energia per volume ceduta dalle onde elettromagnetiche alle sostanze che le assorbono. A parità di frequenza lo stesso segnale applicato ad un ago o bisturi necrotizza e vaporizza i tessuti cutanei, applicato ad un elettrodo di 40 cm² produce un leggero tepore che si avverte a mala pena.
Nel 2011 lo IARC ha classificato come possibili cancerogeni (2b) i campi di radiofrequenza, per il possibile rischio glioma associato alla diffusione dei telefoni cellulari.

Storia dell’utilizzo estetico della radiofrequenza

I saloni Elizabeth Arden proponevano già nel 1930 i trattamenti con radiofrequenza sul viso.

Ad Arsene d’Arsonval si devono i primi studi (1892) sugli effetti della radiofrequenza sul corpo umano. Le prime installazioni, primi del ’900, si concentravano in stazioni termali e SPA, dove l’effetto del calore indotto senza contrazione muscolare veniva promosso come terapia per le più svariate problematiche. Nel 1930 in tutti i saloni Elisabeth Arden, in europa e negli USA si vendeva il trattamento con la Vienna Mask, con precisi riferimenti al ringiovanimento, ed alla diatermia. I risultati limitati ed un razionale che si limitava agli effetti analgesici ed iperemizzanti del calore hanno poi ridotto per molti anni l’interesse per queste tecnologie. Solo dopo il 2003 il meccanismo d’azione proposto si riferisce all’accorciamento del collagene, introducendo l’idea di “skin tightening”.
Le frequenze utilizzate nelle radiofrequenze medicali o estetiche sono regolamentate per non disturbare le telecomunicazioni e nei primi anni erano comuni apparecchiature nella banda dei 27MHz (CB) e sottomultipli 12,5 o 6,25. Il THERMAGE, una apparecchiatura, che ha rilanciato nel 2002 l’utilizzo della radiofrequenza per finalità estetiche, erogava da un solo elettrodo attivo (monopolare) circa 6 MHz. Un discreto successo ha incontrato la soluzione adottata nell Aluma della Lumenis dove la pelle viene piegata con il vuoto tra 2 elettrodi che erogano 468KHz. Negli anni successivi sempre più apparecchiature hanno adottato frequenze relativamente basse, comprese tra 400KHz e 2 MHz, dove la azione “termica”, anche a basse potenze, è più percepibile e dipende maggiormente dalle correnti indotte. Le apparecchiature utilizzabili da parte delle estetiste dal 2011 devono avere una frequenza base compresa tra 400KHz e 1,5MHz.

Cosa raccontano

Come spesso accade quando si parla di trattamenti estetici la comunicazione si concentra più sulla vendita di un sogno che su elementi concreti a supporto dell’efficacia.
La radiofrequenza viene offerta per il trattamento del viso, con argomenti simili a quelli utilizzati nei saloni Elizabeth Arden nel 1930 con in più il razionale sulla possibile contrazione delle fibre di collagene. A volte si parla espressamente di un effetto lifting o di riduzione della lassità cutanea.
Con questo obiettivo può essere offerta anche per trattare collo, addome, dell’area inferiore del braccio (tricipite), dei glutei e del seno.
Nonostante i lipidi siano molto poco conduttivi viene offerta anche per eliminare i cuscinetti adiposi, il grasso in eccesso e l’adiposità localizzata. Alcuni la propongono espressamente per trattare la cellulite.

Funziona?

È indiscutibile che sopra i 60°, meglio a 80° per poco tempo le fibre di collagene diventano più morbide e corte. Se avete dei dubbi guardate cosa succede ad una bistecca quando viene cotta.
È altrettando indiscutibile che anche i tessuti adiposi sottocutanei possono subire un danno termico letale esponendoli a sufficienti dosi di radiofrequenza. Aggiungendo la vasodilatazione ed altri effetti del calore sul nostro corpo effettivamente i trattamenti con radiofrequenza potrebbero fare almeno parzialmente quello che promettono.
Purtroppo non è così facile e le pubblicazioni a supporto presentano grandi carenze. Poche ricerche scientifiche valutano le temperature effettivamente raggiunte dai tessuti durante il trattamento e molte sembrano solo cercare conferme a supporto di una marca di apparecchiature anziché di un’altra. C’è poi una incongruenza nel razionale in quanto le due azioni, l’accorciarsi del collagene e la riduzione dei pannicoli adiposi possono essere antitetiche per gli obiettivi estetici per cui si utilizza la radiofrequenza. Ad esempio nel trattare la cellulite, se si accorciassero i setti fibrosi di collagene che sottendono i buchetti della trapunta, questi diventerebbero più evidenti anziché calare. Allo stesso modo se la radiofrequenza riducesse lo spessore degli strati adiposi sottocutanei di una pelle cascante, la lassità verrebbe accentuata, non ridotta.
Insomma gli effetti dipendono molto dalle frequenze e potenze erogate e c’è un equilibrio tra effetti positivi e negativi difficile da definire. Nessuno al momento ha notato che facendo una risonanza magnetica, tenendo il wi-fi del notebook a contatto del corpo o usando per molte ore il cellulare si riducano le rughe o la cellulite e neppure risulta che la febbre a 40° migliori il nostro aspetto fisico.
Concentrando il calore in aree ben precise è indubbio che si ottiene una maggiore tensione cutanea, ma scordatevi che possa accadere con innalzamenti della temperatura appena percettibili. Le temperature necessarie perché si veda qualcosa sono al limite del dolore. Sta nella capacità ed esperienza del professionista definire di volta in volta potenze e modalità di applicazione per ottenere qualche risultato, che sarà comunque ben lontano da quello ottenibile con un lifting o con altri atti chirurgici.
Per la cellulite le prove che la radiofrequenza funzioni sono inconsistenti ed il razionale, la spiegazione logica del perché funzionerebbe, è traballante.

Quanto è sicura la radiofrequenza estetica?

È la dose che fa il veleno o il rimedio e non ha senso parlare di sicurezza della radiofrequenza in generale senza considerare frequenze, potenze esposizione ecc..La diffusa paura mescolata a luddismo di chi ad esempio rifiuta l’utilizzo di un forno a microonde è indicatore di una generalizzata diffidenza verso tutto ciò che riguarda le onde radio. I limiti di esposizione fissati dal ICNIRP sono frutto di una valutazione accurata del rischio e di un approccio precauzionale quando mancavano dati certi. Nelle apparecchiature a norme i rischi anche per l’operatore sono veramente minimi.
Nell’utilizzo estetico e medicale della radiofrequenza sono state segnalate reazioni avverse anche gravi e le apparecchiature messe sul mercato da aziende serie sono corredate da istruzioni ed avvertenze sulle limitazioni d’uso abbastanza dettagliate. Tipiche le restrizioni per chi è in gravidanza, per chi porta un pace makers o ha impianti metallici.
Nell’utilizzo di radiofrequenza sul viso sono state segnalate disfigurazioni, caratterizzate da pelle cascante, a causa della riduzione degli strati adiposi cutanei.
La qualità della apparecchiatura e la competenza dell’operatore sono fondamentali perché si possa osservare un qualche risultato positivo.

Rodolfo Baraldini

Riferimenti bibliografici: radiofrequenza estetica

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7 Commenti

  1. Buongiorno,
    ho letto i suo articolo sulla radiofrequenza per cercare di capire quali tipo di valori di frequenza e potenza siano più o meno utili o deleteri per i trattamenti, ma ho delle difficoltà a capire.
    Le sarei immensamente grato se potesse in via puramente generale e senza alcuna responsabilità da parte sua fornirmi la sua opinione su una apparecchiatura di radiofrequenza bipolare con potenza max 150 WA e frequenza 2,6 Mhz che può essere regolata tramite un cursore da 1 a 10.
    Ritiene che questi valori possano essere deleteri?
    Ettore

  2. Rodolfo, grazie per questo articolo, aspettavo da tempo che ne parlassi per conoscere il tuo parere.
    Se ho capito bene, non ci sono ancora dati a sufficienza per fare le statistiche e tirare delle somme. La tecnologia (pur non essendo nuova) viene applicata da pochi anni e su un campione abbastanza ristretto (dato il costo dei trattamenti non accessibile a tutti).
    Tutto ciò mi fa capire che dovremo aspettare un bel po’ di anni per iniziare ad avere i dati certi.
    Premesso questo, vorrei farti un paio di domande:
    1. Non ho capito in che modo (secondo il quale razionale) accorciandosi le fibre del collagene si dovrebbero “riempire”/”spianare” le rughe.
    2. Fino a quale profondità possono penetrare le onde?
    3. A quali temperature viene scaldato il tessuto sottostante?
    4. Quale differenza esiste tra le radiofrequenze mono/bi/tripolare.(la stessa domanda è stata già posta da un’altra utente prima di me)
    5. Fino ad ora hai preso in esame l’apparecchiatura professionale. Cosa ne pensi di quella ad uso domiciliare (ora va di moda). Se non sbaglio gli apparecchi domiciliari dovrebbero avere 1/3 della potenza di quelli professionali. E allora, possiamo dire che non servono a nulla, o quasi a nulla?
    6. Lo so che il principio di funzionamento è diverso, ma parlando degli apparecchi ad uso estetico è corretto affermare che la ionoforesi, gli ultrasuoni, l’elettroporazione e la fotoporazione siano più conosciuti e quindi più sicuri ed efficaci? Cioè dovendo scegliere tra diversi trattamenti estetici tu quale sceglieresti?

    Perdona questa valanga di domande, ma l’argomento (come vedi) mi interessa molto.

    Grazie in anticipo per una tua gentile risposta!

    • Ciao OxKh
      vedo che l’argomento ti interessa molto anche se da quel che ricordo non sei proprio il tipo che ne ha bisogno.
      Cerco di rispondere sinteticamente.
      Premessa: ci sono dati e evidenze molto ampie sulla capacità del calore di accorciare e ammorbidire il collagene. Che il calore prodotto con questo tipo di apparecchiature sia poi in grado effettivamente di modificare la superfice cutanea ed il suo aspetto dipende da apparecchiatura ed operatore. Apparecchiature e trattamenti che scaldano poco non fanno una cippa. Quando il calore è sufficiente e raggiunge i tessuti giusti, comunque certi risultati che si vedono nelle foto prima e dopo sono improbabili.
      1- accorciando il collagene si tirerebbe la pelle ai lati della ruga, aprendola e rendendola meno visibile.
      2- le onde penetrano fino a quando non vengono completamente assorbite. A certe frequenze attraversano il corpo con un minimo assorbimento ad altre vengono assorbite e convertite in calore dagli strati più esterni.
      3- Dipende dalla apparecchiatura e da come viene utilizzata ma è il fattore che rende poco credibili molte ricerche pubblicate sull’utilizzo estetico della radiofrequenza. Quasi nessuno indica che temperature raggiungono i tessuti bersaglio e per quanto tempo . Concludono che, anche su migliaia di casi, la pelle “appare” più tesa, ma non forniscono adeguate specifiche.
      4- Ho risposto a Francagiulia qui sotto: il disegno del elettrodo/i è solo un problema di configurazione delle zone riscaldate.
      5- la potenza degli apparecchi domiciliari non è regolamentata e paradossalmente, visto che l’elettronica costa pochissimo, potrebbero erogare A/cm2 più di una apparecchiatura medicale. In genere quelli non alimentati da rete, a batterie, erogano potenze molto basse, ma visto la attuale disponibilità di batterie con maggiori capacità e la semplicità dell’elettronica, non escludo che ci siano sul mercato anche aggeggi che erogano sufficiente radiofrequenza per riscaldare tanto o troppo. Il test per capire se erogano potenze adeguate è molto semplice: ci si applica l’aggeggio sul palmo della mano e se produce regolato al massimo un calore insopportabile, allora c’è una qualche probabilità che possa produrre effettivamente un po’ di skin tightening. Resta il fatto che se non si applicano correttamente le radiofrequenze domiciliari oltre a non dare risultati possono dare qualche problema.
      6- la diatermia si ottiene anche con gli ultrasuoni. Sono comunque tecnologie diverse che hanno diversi obiettivi. Non comparabili.

  3. Sono una estetista e conosco abbastanza bene pregi e limiti di queste apparecchiature, ma non ho capito dal tuo articolo tra una monopolare, una bipolare, una tripolare o multipolare tu quale consiglieresti.

    • vengono definite tripolari e multipolari ecc. ritengo impropriamente visto che si tratta di “contare ” il numero di contatti/elettrodi che quando sono tutti allo stesso potenziale sono di fatto lo stesso polo di un dipolo elettrico. Quindi sono solo monopolari o dipolari. In realtà si tratta di configurare gli elettrodi attivi per definire meglio l’area/volume che si vuole riscaldare. Nella monopolare l’elettrodo attivo, cioè con una corrente per superficie alta è solo uno, l’altro elettrodo è molto grande o è la “terra” e non produce alcun riscaldamento. Nella dipolare gli elettrodi , non equipotenziali, con alta densità di corrente sono due e possono essere vicini in modo da delimitare meglio la zona da riscaldare. Ogni elettrodo attivo equipotenziale anziché essere una superficie continua, può essere frazionato in più aree attive ad esempio con molte punte/sporgenze che vanno a contatto con la pelle. C’è anche chi commercializza il concept di una radiofrequenza fraxel. In realtà per come si distribuisce il calore prodotto dalla radiofrequenza sotto la pelle non fa grande differenza rispetto agli elettrodi attivi non frazionati e tutto il segmento dei cosiddetti multipolari mi sembra solo una colossale markettata per differenziarsi, senza nessun vantaggio specifico. Quello che conta è quanto calore si produce nei tessuti che effettivamente si vuole trattare e questo si ottiene benissimo anche con una monopolare.

  4. Chiarissimo e veramente completo, ma c’è un errore le microonde scaldano partendo dall’interno e se ci cuoci una patata si carbonizza al centro.

    • L’errore, quasi una leggenda metropolitana, è quello di credere che la radiofrequenza ed in particolare le microonde riscaldino partendo dall’interno. Non è vero. La legge di Beer dice che l’intensità del campo comunque cala dalla superficie andando verso l’interno . Vero che se all’interno di un corpo la parte più esterna conduce di meno o è più disidratata tende a scaldarsi di meno anche se irradiata di più. In un corpo omogeneo (in termini di idratazione e conducibilità) come una patata in certe condizioni il maggiore riscaldamento al centro può essere dovuto alla convezione del calore che dalla superficie si concentra verso il centro mentre nella superficie della patata parte del calore si disperde verso l’ambiente.

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