Trend del cosmetico eco-bio/green

Trend del cosmetico eco-bio/green

 

Sabato al Cosmoprof ho incontrato Lorena, alias Lola, la responsabile del forum L’angolo di Lola, e un folto gruppo di loline e lolini.
Bello vedere tanti appassionati di cosmesi. Nel poco tempo che abbiamo avuto per stare assieme si è parlato di micelle, cristalli liotropici, tecnica formulativa…

Tutti  argomenti tosti che dimostrano che la curiosità e la voglia di comprendere il cosmetico anche tecnicamente non è esclusiva di chi lo fa per professione.
Un argomento Oxana o Lola volevano approfondire, visto che pare che questo blog abbia sollevato alcune discussioni in merito.

Il segmento eco-bio del cosmetico è destinato a crescere ancora ?

Io, non ho la sfera di cristallo, ma  penso che: si,  crescerà ancora e molto.

Quest’anno al Cosmoprof, oltre ad aree, più ampie che negli anni passati,  dedicate alla cosmesi Green moltissimi cosmetici vantavano virtù ambientaliste o come minimo si autodefinivano NATURALI.

Oltre alla moda o alla maggiore diffusione di cultura e ideologie ambientaliste, salutiste o via di seguito , si deve considerare che comunque anche le norme a tutela del consumatore e dell’ambiente porteranno a privilegiare cosmetici classificati oggi come green.

Tutta la chimica a monte della cosmesi si sta evolvendo per ridurre gli impatti ambientali delle sostanze immesse nell’ambiente.

Il mercato delle materie prime green sta offrendo attivi sempre migliori per una cosmesi funzionale.
Da quando il barile di petrolio è quotato attorno ai 100 US$, molte materie prime vegetali sono anche molto più economiche di quelle “non green”.

Ma ci saranno ancora cosmetici con siliconi o “non green” ?
Sempre leggendo la stessa sfera di cristallo:
la cosmesi non green non scomparirà.

Il cosmetico green , chiamato in Italia “eco-bio” , ha cominciato ad emergere sull’onda dei movimenti ambientalisti di oltre 30 anni fa.
La sensibilità per le problematiche ecologiche ha prima caratterizzato una piccole nicchia di mercato, poi via via segmenti sempre più ampi.
Oggi il claim green attraversa tutta la cosmesi e viene ampiamente utilizzato anche dalle grandi marche .

Per una sorta di paradosso delle dinamiche dominanti, proprio per questo non scomparirà il cosmetico “non green”.

20/30 anni fa, una piccola marca che doveva emergere poteva scegliere per differenziarsi la nicchia “green”. Che possibilità c’erano contro i giganti della cosmesi , le decine di miliardi di investimento nel marketing, nella ricerca, nelle tecnologie ? La nicchia “green” permetteva l’avviamento di marche con una forte identità ed una più bassa barriera di ingresso.

Adesso che il segmento, la domanda “green” è cresciuta sopra al 10% del mercato fa gola anche ai grandi gruppi ed alle grandi marche.

Queste non solo possono produrre cosmetici “green” tecnologicamente migliori, ma lo possono fare anche a più buon mercato.

Il consumatore neanche immagina che  quando le grandi corporation della cosmesi hanno cominciato ad interessarsi al cosmetico green, certe materie prime di qualità, sono praticamente sparite dal mercato.

Ci sono stati anni in cui se dovevi piazzare un ordine per un cubo ( 1000 litri ) di olio di jojoba, non te lo vendevano proprio, figurarsi poi da coltivazione biologica.

La risposta era sempre la stessa. Tutta la produzione se la sono accaparrata X e Y: le grandi marche. Anche per questo è diventata necessaria, quasi indispensabile, nel cosmetico la verifica analitica delle materie prime.

Più la domanda “green” si incrocerà con offerte anche da grandi gruppi industriali, più diventerà vantaggioso per piccole marche che vogliono emergere  differenziarsi.

Mi fa sorridere l’idea dei primi cosmetici che si vanteranno di essere composti tutti di siliconi, completamente senza derivati vegetali al loro interno.

 

Visto che il cosmetico “green” non si sa bene cosa sia , ammesso che possa esistere, ovviamente nell’articolo mi sono sempre riferito ad un segmento del mercato cosmetico “più green” o che vanta virtù ecologiste.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 8 aprile 2014

 
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16 Commenti

  1. Ciao Rodolfo, ti suggerisco di guardare questo video, secondo me molto onesto, che rispecchia molto bene la confusione che c’è nella testa di noi consumatrici di cosetici. http://youtu.be/fnO3bXGIu_o

  2. Okkei la curiosità e lo scambio di opinioni da parte di profani appassionati alla cosmesi eco bio. Altra cosa è sparare sentenze su questo o quell’altro prodotto, perché contiene un certo tipo di silicone, o addirittura dileggiare alcune aziende. Alcuni forum ci vanno giù pesante.

  3. Grande !!! sempre interessante, mi hai sorpreso con Beautyfull Mind.

    • Da una serie di commenti che ho ricevuto capisco che il breve filmato sulle dinamiche dominanti di Nash deve essere commentato.
      Si tratta di un vero e proprio inno alla scelta ecologista e per un consumo consapevole.

      • Peccato che questa teoria è stata mal interpretata dalle aziende cosmetiche:
        http://www.corriere.it/economia/10_dicembre_15/maxi-multa-antitrust_5849840e-0878-11e0-b759-00144f02aabc.shtml

        Ma un commercio dove tutti ci guadagnano non sarebbe meglio?
        commercio
        equo-solidale, differenziazione dell’offerta, prodotti eco-sostenibili,
        buon rapporto qualità/prezzo. Ma viviamo in un’era dove al centro non
        c’è l’uomo ma il denaro e dove le forze dominanti sono la sete di potere
        e il desiderio di accumulare sempre di più.

      • :) :) avevo parlato del provvedimento anti-trust ma non avevo pensato di collegarlo alle strategie cooperative…. :) :)
        La stessa scuola di matematici ed economisti che ha formulato le tesi sui giochi cooperativi ha espresso varie perplessità sulla sostenibilità dello sviluppo sostenibile.
        Materie troppo difficili per me. Resto un ecologista impertinente

  4. Una nota positiva è che le grandi aziende produttrici di materie prime cominciano a parlare di green chemistry, olio di palma “sostenibile”, efficienza energetica. Vorrei che qualcuna parlasse anche di biomasse e di biogas. La cosmesi bio-naturale e la cosmesi green secondo il mio modo di vedere, sono due cose diverse. Al di là dell’attività cutanea quello che per me conta nel valutare una materia prima è il metodo con cui si ottiene, i reagenti e i prodotti. Capita spesso che il processo di ottenimento di una sostanza naturale sia meno eco sostenibile di un processo chimico di sintesi. In questi casi la cosmesi eco-bio utilizza la materia prima naturale ma la cosmesi green deve scegliere quella sintetica.

    • apri una infinità di possibili approfondimenti.
      Purtroppo fino a quando non verrà definito chiaramente che cosa è naturale e cosa è sostenibile ci si può porre solo delle interessanti domande.

  5. Sempre molto interessanti i tuoi articoli. Questo è un tema su cui c’è una disinformazione massima e il marketing ne è il massimo responsabile. Io rimango dell’idea che la cosmesi 100% ecobio non può esistere, almeno quella venduta tramite un canale commerciale. Se è prodotta da una azienda deve rispettare le leggi sulla cosmesi e non esiste cosmetico che non sia sostenuto da sostanze di sintesi chimica e questo pur sia pieno di sostanze di derivazione vegetale. Un’altra cosa su cui nessuno pone l’accento è la provenienza dei singoli componenti di un cosmetico e tu sai che esistono enormi differenze sia di prezzo che di qualità su ogni singola sostanza. In sostanza chi vuole usare sostanze naturali è meglio che si tenga in casa una bella pianta di Aloe, ne apre una foglia e si sparge addosso il gel contenuto…. sicuramente è senza conservanti o siliconi……

    • Sperando che chi si sfiletta o spreme la foglia di aloe sappia come eliminare gli antrachinoni…

      • Quale nefasto effetto hanno gli antrachinoni sulla pelle?….. Ho cercato in giro ma non ho trovato risposte….

      • Ormai vari anni fa, il Cosmetic Ingredient Review (CIR) ha indicato che per la loro tossicità gli antrachinoni contenuti nel succo o estratto di aloe utilizzato nel cosmetico devono essere sotto i 30 ppm.
        In teoria i fornitori di materie prime dovrebbero specificarlo.
        Per chi si sfiletta in casa la foglia la procedura corretta prevede di rimuovere i bordi giallognoli della massa di gel che si ricava.

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