Teoria dei giochi e Consumatore Consapevole.

Teoria dei giochi e Consumatore Consapevole.

Questo simpaticissimo poster: Comprereste un’auto usata da questo uomo ? fu probabilmente uno dei più azzeccati slogan pubblicitari che accompagnarono la vittora di Kennedy contro Nixon.Gli anti-europeisti norvegesi hanno utilizzato questa campagna mettendo la foto di Berlusconi al posto di quella di Nixon.
Dovendo scegliere a chi affidarsi, anche il consumatore cosmetico è portato a valutare la rispondenza di una marca alle sue aspettative per un contorno di fattori che possono non essere strettamente collegati alla effettiva qualità del cosmetico

Vanessa Roni, ma tanti altri l’hanno fatto, mi chiedeva: …allora si può sapere cosa DEVE contenere un cosmetico x poterlo valutare come buono? Altrimenti si diventa scemi con questi inci…biodizionario e quant’altro…
la mia vuole essere una richiesta di aiuto,x poter veramente capire quanto di vero ci sia nel web contro i prodotti e viceversa…come scrivete nell’articolo è stato creato da molto tempo un incredibile allarmismo…

In effetti dopo aver subito per anni il martellamento di allarmi su quale ingrediente cosmetico evitare come la peste, un consumatore che volesse consapevolmente scegliere il SUO prodotto cosmetico, cioè quello che risponde meglio alle sue aspettative di beneficio, è portato ad identificare la qualità del cosmetico con la sua lista ingredienti.

Ma la lista ingredienti non basta o, come ha titolato una blogger in “risposta” ad un mio articolo sulle blogger cosmetiche da evitare come la peste , “L’Inci non fa il cosmetico” .

Hollywood ha presentato la Teoria dei Giochi con un bel film, War Games, dove un megacomputer del sistema di difesa americano , che voleva scatenare una guerra nucleare , viene “convinto” dall’hacker che aveva violato l’accesso a non scatenarla, visto che ci sono giochi che non portano ad alcun vincitore.

In sostanza in condizioni di totale equilibrio informativo, ci sono giochi dove nessuno può vincere.

Semplificando, anche perché di Pareto , Von Neumann e Nash ho letto e capito molto poco, ci sono anche giochi dove a causa del disequilibrio informativo uno dei giocatori, non può ne potrà vincere mai.

Cosa c’entra con la consapevolezza cosmetica ?
C’entra, c’entra.

Il consumatore non sa cosa c’è nel cosmetico o cosa fa, sa solo cosa gli viene detto che c’è dentro e che fa . E sa solo quello che percepisce come efficacia e piacevolezza dopo che l’ha utilizzato. L’effetto placebo è talmente in grado di condizionare la percezione sensoriale e funzionale dopo l’applicazione che il più delle volte il formulatore deve cercare solo di rendere piacevole la prima percezione e questo spiega il grande peso delle profumazioni nella costruzione di una marca cosmetica.

Quindi anche ammesso che abbia le competenze per individuare funzionalità, sicurezza, impatto ambientale di una formulazione dalla sua lista ingredienti, in realtà è sempre in grave svantaggio informativo , quindi “ingannabile” e senza grande sforzo.

Ma la partita si gioca con un arbitro che ha fissato delle regole, ad esempio l’obbligo di scrivere l’INCI in una certa maniera.

Quando vedremo un rigore o una punizione attribuita ad una azienda cosmetica perché non ha redatto correttamente la lista ingredienti, sicuramente questa regola sposterà l’equilibrio .
Hanno sanzionato la pubblicità ingannevole o fuorviante, hanno sanzionato le messa sul mercato di cosmetici non sicuri , ma sanzioni per liste ingredienti errate o ingannevoli, io non ne ho mai viste.

Questo non significa assolutamente che tutte le liste ingredienti siano taroccate. La stragrandissima maggioranza dei prodotti sul mercato ha etichette assolutamente a norme.
Ma al momento questo è dovuto solo alla volontà di chi immette sul mercato i cosmetici.

Per quanto possa essere informato e consapevole in questo “gioco” il consumatore si deve comunque affidare a chi gli vende il cosmetico. L’unica opzione che ha è affidarsi ad una marca anziché un’altra. Solo chi si autoproduce i cosmetici o smette completamente di utilizzarli si mette fuori dal gioco.
Anche nella scelta di una marca anziché di un’altra il disequilibrio informativo viene gestito e pilotato da chi vende il cosmetico .

Il marketing per prima cosa studia che domanda dei consumatori andrà a soddisfare con il prodotto, per venderne di più e per guadagnarci di più.
Utilizzo spesso l’esempio del venditore di magliette con i colori di una squadra di calcio fuori dallo stadio.
Il giorno che c’è la partita Juve-Milan se sono sulla strada che porta allo stadio avrò nella bancarella magliette sia della Juve che del Milan e qualche maglietta del Bayern o del Real Madrid.
Se sono vicino alla curva destinata ai tifosi della Juve, le magliette del Milan non le vendo e viceversa se mi posiziono vicino alla curva avversa.
Nel momento in cui la domanda si orienta verso cosmetici con etichetta eco-bio si tratterà solo di fornire la maglietta con i colori giusti.
Una maggiore consapevolezza del consumatore, o meglio il convincimento di una maggiore consapevolezza, non gioca affatto contro chi vuole vendere il cosmetico, che sia un ottimo cosmetico o che sia un pastrocchio senza nulla dentro.
Non so se lo proiettano nei corsi di marketing ma questo pezzo dovrebbe far pensare.

Per fortuna la teoria dei giochi , come tutti i modelli matematici che descrivono fenomeni complessi, fornisce solo una comprensione limitata del rapporto tra venditore e consumatore. Poi ha per fondamento che ci si trovi di fronte a comportamenti razionali, cioè in grado di massimizzare il vantaggio. Ho la netta impressione che i comportamenti irrazionali non siano una rara eccezione, certamente per il consumatore, ma anche per le imprese cosmetiche.

A questo punto a cosa serve, nel rapporto industria cosmetica / consumatore, una maggiore consapevolezza e conoscenza cosmetica? A cosa serve questo blog ?
Non certo a capire la qualità di un cosmetico da una etichetta o tutti i possibili vantaggi e svantaggi di un ingrediente cosmetico. Si potrà capire qualcosa di più del cosmetico, si potrà intuire le logiche con cui è stato formulato, ma non molto di più. Visto che comunque ci si dovrà affidare ad un produttore o una marca, serve a dotarsi degli strumenti che permettono almeno di discriminare i raccontaballe .
Ognuno avrà poi la possibilità di comprare il prodotto che preferisce, ma almeno una vera conoscenza e consapevolezza permette di stare alla larga da chi sfrutta la comunicazione ingannevole o fuorviante per vendere.

La disinformazione cosmetica è più nociva di qualunque ingrediente cosmetico.
In questo blog troverete gli strumenti e informazioni per individuare le assurdità, bufale e vere proprie balle che raccontano sul cosmetico, che sia del segmento mass-market, lusso, green, vegan, dermocosmetico o altro ancora.
Non farò liste di ingredienti buoni e cattivi e tantomeno di marche buone o cattive. Ognuno può apprezzare un cosmetico anziché un altro, sarebbe comunque un grande passo avanti se almeno si riuscisse a discriminare le informazioni corrette e veritiere dal mare di baggianate che circolano.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 6 aprile 2014

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15 Commenti

  1. Come sempre non solo il contenuto ma anche la presentazione sono estremamente efficaci. Sono contenta di essermi imbattuta (un po’ troppo tardi…) nel tuo blog, anche se, come successo ad altri, mi hai confuso pesantemente le idee, distogliendomi dalla rassicurante sicurezza che “questo” o “quello” fanno bene o male! Alla fine tutti abbiamo bisogno di regole generali, e alla fine, più so più divento insicura XD
    Grazie di condividere quello che sai, immagino che gestire un blog del genere sia un compito abbastanza complicato!

    • abbastanza complicato e richiede tempo, per questo ogni tanto, come ora, mi prendo una pausa.

  2. Questo è uno tra i diversi articoli di criterio che apprezzo molto, anche se propone contenuti che in genere non è facile vendere al lettore.
    Mi trovo molto molto d’accordo con quello che dice Pier(ef)fect (a parte l’osservazione sui pallini colorati che – per quanto di risultato semplicistico per le menti curiose – ritengo un lavoro apprezzabilissimo).
    Una considerazione: mi sono più volte chiesta quanto abbia senso ricercare cosmetici con ingredienti meno inquinanti (inoltre: meno inquinanti in che senso?), data la mole di azioni quotidiane con impatto di gran lunga peggiore sull’ambiente.
    La risposta che personalmente mi sono data è che attraverso la diffusione del messaggio banalizzato del “prestare attenzione alle etichette dei cosmetici e agli ingredienti perché molti sono inquinanti”, si spinge il consumatore ad abbandonare l’ignavia del consumo passivo e ad informarsi, nel limite delle proprie capacità (con la lama a doppio taglio della semplificazione e della disinformazione).
    Quindi in qualche modo, seppur pilotato dalla stessa industria cosmetica che cavalca l’onda green, credo che il consumatore abbia da guadagnare da questa nuova moda del leggere gli ingredienti cosmetici, con tutte le sue contraddizioni.
    La speranza è che possano proliferare spazi di informazione complessa e intelligente, a scapito dei fantastilioni di blog copia&incolla che distinguono gli ingredienti in buoni e cattivi.
    Complimenti come sempre, Rodolfo!

    • Grazie per i complimenti e per le considerazioni che hai voluto condividere.
      Mi appresto a pubblicare sull’argomento, raccogliendo opinioni di chi legge , in modo che la discussione non sia limitata dalla mia visione personale del problema.
      Spero che parteciperai.
      Rodolfo

  3. Nash e la cosmetica, questo articolo mi ha colpita al cuore. Davvero, grazie.

  4. L’idea di avere dei “nemici” – in questo caso ingredienti cosmetici cattivi – contro cui combattere la ritrovo spesso in tanti ambienti diversi. Come se si dovesse per forza avere due liste, una delle cose buone e l’altra di quelle cattive e poi attenersi scrupolosamente alla buona per essere sicuri di comportarsi nel modo giusto. In questo modo però si ha solo l’illusione, come dice il video, di avere un controllo che in realtà non abbiamo perchè la lista delle cose buone l’ha decisa qualcun altro e noi abbiamo delegato a questa persona la responsabilità di decidere e valutare al posto nostro. Da un lato ci evita la fatica di informarci su cose di cui possiamo avere una conoscenza limitata e dall’altro ci solleva dalla colpa di aver sbagliato a giudicare in caso ci si ritrovasse ad avere torto.
    Mi aggiungo ai ringraziamenti per gli spunti di riflessione forniti dal blog.

  5. Odio e amo questo blog.
    Un anno e mezzo fa (o poco più) cominciai a pormi i primi quesiti sui cosmetici che utilizzavo e iniziai a seguire bloggers, vloggers, biodizionari e chiunque mi sembrasse avere qualche competenza. Dopo aver studiato e ristudiato su internet, pensavo di essere giunta a qualche conclusione circa il grande panorama degli ingredienti cosmetici, finché poi sono capitata qui.
    Amo questo blog perché ha smitizzato una serie di credenze che ormai stupidamente davo per (quasi) assodate, aprendomi gli occhi sulla (cruda) realtà.

    Al contempo lo odio, perché il mio senso etico è perso, non sa dove andare a sbattere e a cosa appellarsi quando cerca di fare la scelta migliore mentre fa la spesa. Possibile che non esistano delle regole generali più o meno vere? Come posso io, profana, fare una spesa consapevole senza delle linee guida?
    Questo blog mi ha aiutata molto, ma allo stesso tempo mi ha messa in enorme difficoltà.

    • Devo ringraziarti, ma anche Pier(ef)fect e altri che mi hanno scritto privatamente per le osservazioni e appunti che mi fate.
      L’impronunciabile nome di questo blog ha un H di troppo, non è un errore di stampa . A forza di parlare di cationi, solubilità, anfifilia, detergenza e quant’altro forse ho trascurato un argomento che invece mi coinvolge molto, l’etica. Ne parlerò, ma spero che possiate contribuire con le vostre opinioni.

      • Grazie mille per la gentile risposta. Continuerò a seguire il blog nella speranza di riuscire, col suo prezioso aiuto, non solo a sfatare miti e false credenze (che è importantissimo), ma anche a costruire una “personalità” un po’ più green alla consumatrice responsabile che è in me.

  6. Mi piace molto questo spazio perché stimola a ragionare piuttosto che a servire la pappa pronta e lo trovo molto più interessante e accattivante di una serie di pallini colorati. Non ho mai creduto troppo ai claims vari e alle pubblicità ( proprio ieri ridevo davanti all’ennesima pubblicità del mascara con la tipa con le ciglia finte) però mi hanno in un certo senso stimolato a chiedermi perché quel prodotto è
    “free” e “con” questo e quell’altro ingrediente, fino ad arrivare qui. Il tuo post poi mi fa tornare alla mente una polemica scatenata in rete a cui in un certo senso l’insieme dei vari post mi fornisce una risposta: ci preoccupiamo di incremarci ecobiologicamente, ma mentiamo a noi stessi mentre posiamo il barattolo (di plastica ovviamente) che abbiamo ricevuto comodamente a casa dopo averlo ordinato via internet da chissà quale posto; ci assenniamo alla ricerca dell’etica alla stregua di attivisti al polo nord che lottano contro la caccia alle foche, fino a puntare (anonimamente, dietro uno smartphone) il dito, che sembra più una pistola contro gli “inquinatori siliconati”, ma in fondo dietro a quel barattolo e a quella lista di ingredienti, che sia green e non, c’è marketing, c’è una strategia di vendita, c’è del denaro, ci sono degli interessi, che, forse, prima o poi andranno oltre l’etica. La vedo così personalmente.

  7. Sto cercando di difendersi dal Marketing studiando le sue tecniche e i meccanismi. Avendo qualche conoscenza di chimica riesco a difendermi bene dal marketing cosmetico (almeno credo), è cerco sempre di capire e distinguere la realtà (il prodotto in sè) e la “rappresentazione” (confezione, marketing, claims ecc) e cerco di comprendere come si costruisce l’immagine (il valore di mercato) del prodotto nella mente dei consumatori. Ho notato purtroppo che la rappresentazione vince quasi sempre. Non posso mai dimenticare un cliente (ditta cosmetici) che mi ha rimproverato perchè ho messo in una formula il Glyceryl Caprylate poichè non gli piaceva la parola glyceryl nell’INCI perchè sembrava un cattivo ingrediente (era l’unico ingrediente “naturale” di quella formula). Che la gente è fissata con l’INCI il Marketing lo sa! Si muove di conseguenza e vince come ha sempre fatto.

  8. Articolo molto interessante. Un piccolo appunto. “C’entra”, non “Centra”. :-)

    • Grazie, scorreggo subbito :)

      • :-D

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