Olio di tarocco officinalis

Olio di tarocco officinalis

 

Del grande fascino che ha la parola OLIO (i markettari direbbero che è una keyword) negli uffici del marketing cosmetico ho già parlato più volte.

La cosmesi è piena di oli straordinari, preziosi, prodigiosi, sublimi, eterei, pregiati, lussuriosi, ecc.. . Le aggettivazioni sono quasi sempre evocative di un qualche pregio, ma “funzionano” (trad.= “fanno vendere” ) anche aggettivazioni specifiche come: naturale, biologico, essenziale che in qualche modo riescono a valorizzare il prodotto. Il termine OLIO è generico, attribuibile a qualunque liquido untuoso, idrofobo, viscoso e scivoloso. Abbiamo così gli oli vegetali , ma anche l’olio minerale, l’olio di silicone e negli USA con “oil” si può intendere il petrolio. Poi sempre oli sono chiamati gli oli essenziali, che sono molto diversi dagli oli fissi. Sono volatili, non ungono ( anzi ! in genere sgrassano ) e devono il termine “olio” dal fatto che emettono odore, come dal verbo latino oleo, olere. Nella cosmesi la parola OLIO fa vendere, anche perché fa pensare a qualcosa di poco definito ma comunque benefico, quasi salvifico. Spesso non si deve neppure specificare chiaramente di che razza di olio si stia parlando ed i casi “BIO-OIL” e l’ “OLIO STRAORDINARIO” de L’Oreal ne sono esempi clamorosi. Altre volte un ben preciso olio vegetale, come l’olio di Argan, è l’ingrediente emozionale da mettere in etichetta e nei claim pubblicitari, con il solito inganno di far credere che la qualità o funzionalità di un ingrediente ( magari contenuto a concentrazioni omeopatiche ) comporti qualità e funzionalità del cosmetico nella sua interezza. Nella cosmesi come nell’alimentare visto che alcuni di questi oli sono più costosi è “inevitabile” il fenomeno degli oli taroccati.

Taroccare: alterare, adulterare, contraffare, sofisticare, falsificare

L’elenco delle condotte fraudolente che riassumerei nel neologismo “taroccare” è lungo. Si va dalle alterazioni (“modifiche della composizione dei caratteri organolettici”) alle adulterazioni (mutazione della qualità “attraverso l’aggiunta o la sottrazione di alcuni componenti del prodotto”), poi ci sono le sofisticazioni (“aggiunta di sostanze estranee rispetto alla naturale composizione”) fino alla contraffazione e falsificazione (“vere e proprie sostituzioni di elementi con altri”). In una società in cui il fine delle attività umane è quasi sempre il lucro, lettura interessante i bilanci ed i compensi dei dirigenti (amministratori, responsabili ) di tante società ufficialmente non a fini di lucro, anche l’adulterazione degli oli è quasi sempre motivata da un interesse economico. Come nell’alimentare, dove il più adulterato è proprio il costoso olio extravergine di oliva, nella cosmesi il fenomeno degli oli taroccati è quasi sempre relativo ad un qualche olio più costoso, sostituito o diluito con oli meno costosi. Ormai è quasi una legge di mercato:

“Più un tipo di olio è costoso, più è alto il rischio che vengano commercializzate partite adulterate”

Sono possibili anche taroccamenti più sofisticati della diluizione/sostituzione con altri oli più economici. Dall’aggiunta di adulteranti ( dal vecchio “trucco del contadino” di aggiungere clorofilla all’olio di oliva perché erroneamente si crede che l’olio di oliva “naturale” dovrebbe essere verde ) all’utilizzo di processi, che modificano parametri chimico- fisici o organolettici dell’olio “originale”. La vendita di un olio taroccato non comporta solo la frode ed il danno economico ( frode commerciale), ci sono anche rischi per la salute (frode sanitaria). Nella cosmesi, grazie alla salvifica funzione barriera della pelle, questi rischi per la salute sono molto, molto, limitati; ma spero che non ci si dimentichi delle conseguenze di un olio alimentare taroccato venduto in Spagna nel 1981: oltre 18000 intossicati di cui molti con danni fisici permanenti ed oltre 300 morti. Purtroppo:

“chi non esita a taroccare un prodotto può sentirsi non tenuto al rispetto delle norme sanitarie”.

Pensando a frodi sanitarie in ambito cosmetico il rischio più alto c’è nell’utilizzo di adulteranti sensibilizzanti o allergenici. Le tecniche per taroccare un olio sono quasi infinite ed è sempre più complesso e difficile individuarle. Vista la rilevanza che ha il fenomeno nell’alimentare molti gruppi di ricerca hanno sviluppato nuove procedure analitiche in grado di individuare le più comuni sofisticazioni ma esiste un margine di incertezza ed in molti oli non c’è uno standard che fissi chiaramente i parametri chimico-fisici o sensoriali da riconoscere negli oli adulterati.

Oli essenziali taroccati

Un olio essenziale (o.e.) è l’olio volatile contenente composti odoriferi di una pianta, prodotto con idro-distillazione, cioè distillazione in corrente di vapore, di materiale vegetale. La biosintesi degli o.e. deriva dal metabolismo secondario delle piante e gli o.e. vengono isolati ed estratti con minimi cambiamenti chimici. Oltre all’estrazione come idrodistillati possono essere ricavati dalla spremitura meccanica delle bucce di rutaceae, del genere citrus, come limoni, arance, lime, bergamotto ecc.., ma anche alcuni distillati a secco (distillazione distruttiva) come l’o.e. di cade (Juniperus oxycedrus) e di styrax (Liquidamber). Un o.e. dovrebbe essere prodotto con mezzi puramente fisici e totalmente derivato dall’origine botanica indicata. Ho detto “dovrebbe” infatti non ci sono norme chiare che possano garantirlo. Non esiste alcun standard di qualità per l’autenticazione degli oli essenziali ed anche gli standard redatti (ISO, AFNOR, alcune farmacopee ) per alcuni o.e. specificano molto genericamente solo alcuni parametri chimico-fisici e le concentrazioni dei principali componenti. Così vengono confusamente chiamati “olio essenziale” anche estratti odorosi prodotti con tecniche diverse (es: CO2 supercritica o idrodistillati di resinoidi estratti con solventi).

Stima del mercato globale degli oli essenziali

Il fenomeno della adulterazione degli oli essenziali, solo apparentemente, è meno rilevante di quello degli oli fissi per uso alimentare. L’industria ed il mercato degli oli essenziali per aromi e profumi stimata con un giro d’affari globale nel 2015 di “solo” 6 miliardi di US$. Difficile stimare l’incidenza globale del fenomeno della adulterazione degli oli essenziali, rilevata e denunciata in tante indagini ed analisi di campioni. Fa però pensare al peggio il fatto che un olio pregiato come l’olio essenziale di bergamotto, con una produzione annua che difficilmente supera le 100 tonnellate, veda nel mondo vendite per oltre 3000 tonnellate e che decine di indagini e analisi di campioni di o.e. sul mercato abbiano evidenziato come la percentuale di oli taroccati fosse molto alta.

Tipi di taroccamento degli oli essenziali.

Adulterazione con l’aggiunta di singole sostanze, diluizione

Questa è la forma di adulterazione più semplice: si tratta di aggiungere all’ o.e. puro dell’ olio vegetale o olio minerale. Il fatto che gli o.e. vengano spesso diluiti o allungati può essere quasi commercialmente “fisiologico”. Difficile spiegare altrimenti come è possibile che un olio essenziale di piante del genere mentha che dichiara di contenere oltre il 70% di L-mentolo, sia bello liquido come l’acqua, senza nessun cristallo anche a temperature inferiori ai 20°. Inoltre, le più comuni diluizioni, ad esempio con olio di colza o arachidi, non sono immediatamente rilevabili con la “normale” gascromatografia con cui in genere si individua il profilo delle componenti volatili dell’o.e. . Questo tipo di adulterazione è però facilmente rilevabile anche da parte del normale consumatore mettendo una goccia di olio essenziale su un foglio di carta assorbente e verificando se evapora completamente. Varie indagini ed analisi hanno individuato l’adulterazione degli o.e., soprattutto per diluire quelli resinoidi, anche con solventi rilevabili in gascromatografia: alcol idroabietilico, alcol benzilico, benzoato di benzile, dietilene glicol monoetil etere, glicole dipropilenico, dipropylene glicol metil etere, tripropilen glicol etere metilico ma anche isopropil miristato, ftalati come dibutilftalato o dietilftalato, triacetina, 3,3,5-trimetil-hexan-1-olo, isotridecyl acetato. L’aggiunta di un 10% di questi diluenti, non modifica il profilo olfattivo dell’o.e. e in molti casi è anche poco rilevabile con le normali analisi che le aziende cosmetiche meglio organizzate fanno all’accettazione delle materie prime.

Adulterazione con l’aggiunta di oli essenziali più economici

La miscelazione di o.e. aggiungendo o.e. più convenienti è molto comune. Anni fa un olio costoso come quello di Amyris balsamifera veniva “allungato” con olio di Juniperus virginiana e balsamo di Copaiba creando un prodotto che oggi un naso esperto può facilmente smascherare. L’olio di bergamotto (Citrus bergamia) può essere “allungato” con o.e. di altri agrumi: limone, arancio dolce(Citrus sinensis), arancio amaro (Citrus aurantium) corretti per migliorarne il profilo olfattivo con olio di cinnamomo o terpeni (sintetici o naturali). Una sorta di base comune a tutti gli oli di agrumi permette di adulterare con oli di agrumi molto convenienti anche altri oli: limone, petitgrain, ecc.. L’olio da corteccia di Cinnamomum zeylanicum (cannella) viene spesso allungato con olio da foglie di cannella, molto meno costoso, ma che sua volta può essere adulterato con l’aggiunta di eugenolo, aldeide cinnamica ecc. L’olio essenziale di patchouli (Pogostemon cablin) viene spesso allungato con balsamo di Dipterocarpus o distillati di vetiver. L’olio di Mentha piperita viene spesso “allungato” con il meno pregiato olio di Mentha arvensis. L’olio da legno di Juniperus virginiana può essere adulterato aggiungendo olio di Cupressus funebris. L’olio di Lavandula angustifolia viene spesso “allungato” il più economico olio di lavandino (Lavandula intermedia) o (Lavandula latifolia) correggendo o migliorando poi il profilo olfattivo aggiungendo alcune componenti (sintetiche o naturali). Questa pratica è talmente comune che alcuni non ritengono una contraffazione spacciare olio di lavandino per olio di lavandula.

Contraffazione con l’aggiunta di specifici componenti, per lo più sintetici simili ai componenti naturali

Questa tecnica si differenzia dalla precedente in quanto non ha lo scopo di trasformare un o.e. in un altro, ma quello di rendere conforme l’o.e. ad un qualche standard o specifica di fornitura oppure semplicemente di migliorarne il profilo olfattivo. Alcuni esempi:

  • Olio di anice Pimpinella (anice) aggiungendo di anetolo di grado tecnico.
  • Olio di Ocimum basilicum aggiugendo cavicolo e linalolo.
  • Olio di Citrus bergamia (bergamotto) aggiungendo linalolo e acetato di linalile .
  • Olio di Cinnamomum aromaticum (cassia) aggiungendo aldeide cinnamica e cumarina.
  • Olio di Anthemis nobilis (camomilla romana) aggiungendo bisabololo e angelate isobutile.
  • Olio di corteccia di Cinnamomum zeylanicum (cannella)aggiungendo benzaldeide, eugenolo e aldeide cinnamica.
  • Olio di Gaultheria procumbens (Wintergreen) aggiumgendo metil salicilato.
  • Olio di Cympogon (citronella) aggiungendo citral.
  • Olio di Cananga odorata (ylang ylang ) aggiungendo di acetato di benzile, benzoato di metile, , acetato di geranile, benzoato di benzile, cinnamato di benzile.
  • E la lista potrebbe essere molto più lunga, considerando che praticamente ogni o.e. può essere “arricchito” o ricostruito con sostanze sintetiche. Fanno eccezione solo alcuni oli difficili da ricostruire vista la sostanziale irreperibilità delle loro componenti principali: es. olio di patchouli, olio di vetiver, olio di zenzero. Alcuni adulteranti come i monoterpeni modificano poco il profilo olfattivo degli o.e. ricostruiti. In pratica, l’aggiunta di alcuni adulteranti “appiattisce” l’odore dell’o.e. autentico e ne reprime il carattere. Per compensare questo, il contraffattore dell’olio aggiungerà piccole quantità di composti di carattere. Prendendo come esempio l’olio di Cupressus sempervirens (Cipresso), l’olio è spesso adulterato con l’aggiunta di monoterpeni come l’ a-pinene ed il d-3-carene, che ne appiattiscono e involgariscono il carattere. Il difetto può essere corretto con l’aggiunta di una piccole quantità di deca – 2-(E), 4-(Z)-dienile Isovalerato. Da notare che le tecniche di ricostruzione/arricchimento degli o.e. possono anche sfruttare componenti di origine naturale anziché sintetica, rendendo estremamente difficile individuare la contraffazione.

    Oli fissi taroccati

    Il poco usato e poco conosciuto termine “olio fisso” distingue gli oli di origine vegetale o animale non volatili dai cosiddetti oli essenziali. Quindi gli oli di oliva, soia, arachidi ecc.. sono oli fissi. L’utilizzo alimentare di alcuni di loro comporta volumi di produzione e commercio enormi. Di altri, meno interessanti come oli alimentari, l’utilizzo primario è proprio per la cosmesi o per altre produzioni industriali ( chimica di base, farmaci ecc..). Considerando le finalità di lucro, una adulterazione che fa “risparmiare” anche “solo” 0,5€/litro su un olio venduto in milioni di litri comporta guadagni significativi e questo è il caso della maggioranza delle contraffazioni rilevate negli oli alimentari. Diversa la situazione per oli fissi di utilizzo cosmetico, dove le quantità in ballo sono molto molto inferiori. Tra l’altro il più adulterato olio alimentare, l’olio extravergine d’oliva, nell’utilizzo cosmetico ha un impiego limitato dal forte odore, non gradevolissimo sulla pelle o sui capelli. Visto che quasi tutti gli oli fissi vegetali sono sostanzialmente ( oltre il 95%) una miscela di trigliceridi la loro emollienza e funzionalità cosmetica è , con poche eccezioni, sostanzialmente omogenea. Come dire: è molto difficile distinguere l’emollienza e funzionalità cosmetica di un olio di arachidi da quello di girasole, oliva, avocado, mandorle dolci, argan ecc. Questo fa si che l’eventuale taroccamento di oli fissi nella cosmesi non tende a modificare eventuali parametri funzionali o sensoriali, ma il più delle volte, “semplicemente”, ad utilizzare un olio più economico di quello che si dichiara di contenere.

    Tipi di taroccamento degli oli fissi.

    Adulterazione con l’aggiunta di oli più economici

    Gli oli vegetali sono per lo più una miscela di trigliceridi caratterizzati da specifiche distribuzioni di acidi grassi. Sostituire o allungare un olio con una distribuzione di acidi grassi con un altro simile è estremamente facile. Una delle più colossali frodi individuate in Italia nel 1991 utilizzava olio di nocciola per adulterare l’olio di oliva. Da 2 navi cisterna vennero scaricati oltre 10.000.000 di litri di olio di nocciola e di arachide destinati ad oleifici che poi li avrebbero venduti come olio di oliva ( e con l’aggiunta di un po’ di carotene e/o clorofilla come olio extravergine ). L’olio di nocciola è un olio ad alta concentrazione di acido oleico, che si può trovare a concentrazioni anche più alte  della maggioranza degli oli di oliva sul mercato. Controllando solo la distribuzione di acidi grassi vari oli ad alto oleico sono “interscambiali” ( con piccole modifiche ) tra loro. Olio di oliva, olio di girasoli ad alto oleico, olio di nocciola, olio di mandorle sono sostanzialmente sovrapponibili e nelle adulterazioni dove all’olio di oliva si aggiunge un 20% di uno di questi oli più convenienti una analisi degli oli che rilevasse solo la distribuzione di acidi grassi non potrebbe riconoscere un olio adulterato da un olio genuino.

    Contraffazione sostituendo l’olio con oli più economici

    Volendo riprodurre con buona precisione la distribuzione di acidi grassi del costoso olio di argan basterebbe mescolare (50/50) gli economici olio di zucca ed olio di arachidi.

    Concentrazioni (% v/v ) dei principali acidi grassi
    Acido grasso Olio di argan Olio di zucca Olio di arachidi
    16:0 12,3 12,8 11,5
    18:0 5,1 9 2,3
    18:1 45,7 28,7 54,5
    18:2 38,4 46,5 30,2

    Come già detto a suo tempo non sono molto chiare le conclusioni dell’indagine che venne a suo tempo messa in onda da Striscia la notizia, su un olio di argan che non sarebbe stato olio di argan.

    Anche perché l’eventuale contraffazione di olio di argan con olio di jojoba non comporterebbe un grande risparmio. Se si intendeva che l’olio trovato non era composto da trigliceridi come invece avrebbe dovuto, conoscendo il mercato degli emollienti cosmetici la prima sostanza molto economica che mi viene in mente è l’Ethylhexyl Palmitate. Anche l’olio di jojoba, per il suo alto costo e bassa disponibilità è molto spesso contraffatto. In questo caso l’accertamento tipico sta proprio nel rilevare la concentrazione di trigliceridi che se supera il 2% denota la sicura contraffazione del prodotto, l’olio di jojoba è composto da esteri cerosi non da trigliceridi.

    Altri taroccamenti di oli fissi

    Al di là della “grossolana” sostituzione di un olio con un altro sono molte le possibili frodi sugli oli fissi. Nella cosmesi non ha senso ricercare le decine di possibili adulterazioni e sofisticazioni con cui negli oli fissi per uso alimentare si modificano alcune caratteristiche organolettiche. Senza considerare che le sofisticazioni meno grossolane degli oli alimentari non sono facilmente individuabili.  Sono ancora sperimentali  le tecniche analitiche (scompensi dei valori intrinsechi ) per rilevare ex-post l’illecito leggero riscaldamento per deodorare un olio di oliva da spacciare come olio extravergine di oliva ( la cosiddetta adulterazione con deodorati soft).
    Le variazioni nel processo di produzione o nelle componenti minori : steroli, tocoli, fenoli non influenzano più di tanto la funzionalità cosmetica. Si chiamano componenti minori perchè nell’olio tel quel la concentrazione è così bassa che una volta applicate sulla pelle, anche fossero cosmetici composti al 100% da oli, alla pelle fanno poco o nulla.
    Quindi la ricerca analitica di queste componenti minori dell’olio serve più per individuare l’eventuale adulterazione ( il marker della adulterazione dell’olio di argan potrebbe essere il campesterolo presente negli oli più comuni in concentrazioni molto più alte ) che per verificare caratteristiche organolettiche o di interesse cosmetico. Pochissime aziende cosmetiche fanno il controllo analitico (GC , spettrometria, ecc. ) delle materie prime acquistate ed in molti casi neppure esistono norme e standard che definiscono chiaramente quanto possono essere veritieri alcuni claim cosmetici.
    La tentazione di spacciare come biologico o spremuto a freddo un olio utilizzato nel cosmetico che al contrario proviene dalla normale filiera produttiva degli oleifici è alta, visto che il livello di controlli è ridicolo e che l’eventuale sanzione per frode commerciale è ammendabile con 300€ .
    Il consumatore alla ricerca di una qualche consapevolezza è destinato a tenersi i suoi dubbi visto che è un fatto che per la maggioranza degli oli di semi, la produzione spremendo a freddo ha una resa molto bassa ed è improbabile che tutti questi oli o burri raffinati presenti nel cosmetico di cui si vanta che siano biologici lo siano effettivamente.

    Rodolfo Baraldini

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