Solari che si vantano di essere ecologici

Durante la mia lunga vacanza dal blog ho ricevuto varie richieste sul genere:” Ma allora che solare possiamo comprare veramente ecologico ?”

Non solo perché non vorrei mai trasformare il blog nell’ennesimo sito di consigli per gli acquisti, la risposta più semplice è NESSUNO.

Le aggettivazioni e claim associati al cosmetico servono a farlo vendere e con il più alto prezzo possibile.
Rientrano purtroppo tra questi anche tutti i claim tesi ad attirare la preferenza e a promuovere l’acquisto di consumatori sensibili a tematiche o ideologie ambientali/ambientaliste.
Attualmente non sono claim regolamentati e qualunque marca può fregiare e definire il proprio cosmetico come “ecologico”, proprio come si fa con le ormai abusate e confuse aggettivazioni: “biologico”, “naturale”, ecc…
Chi vorrebbe comprare una protezione solare che non inquini il mare, non uccida i pesci o i coralli trova offerte di prodotti che si vantano di essere ecologici, intendendo ovviamente “più ecologici” degli altri.

Il mercato purtroppo non discrimina i furbetti che per vendere si limitano a dipingere di verde un prodotto o una etichetta e la veridicità e validità dei claim "ecologici" non è facilmente verificabile.

Nonostante che nella UE e soprattutto negli USA il vantare un basso impatto ambientale e le varie pubblicità “green” nei prodotti a largo consumo siano sotto osservazione per la potenziale ingannevolezza ( lettura interessante le linee guida della Federal Trade Commission USA sull’uso dei claim ambientalisti ) il consumatore che vorrebbe effettivamente orientare le sue preferenze su prodotti “ecologici” cioè che producono un minor danno all’ambiente viene frastornato e confuso da claim improbabili, contradittori che spesso poi semplicemente non sono veritieri.

Parlando di ecologia e danni ambientali si devono considerare sistemi con matrici complesse, multifattoriali dove effettivamente non è per nulla semplice definire in tutto il ciclo vita di un prodotto quale è quello più “ecologico”.
Quanta CO2 è stata prodotta? Che danno paesaggistico ha creato l’estrazione mineraria delle materie prime ? Quanti anni, nel caso vetro millenni, ci mette il contenitore a degradarsi ? Quanto è riciclabile e quanta CO2 si produce riciclandolo ? Che impatto hanno sull’ambiente acquatico le sostanze che lo compongono ? ecc. ecc. ecc..
Insomma, tanti fattori che ci si può perdere e considerandone uno magari se ne trascura un altro più rilevante.
Visto che a parte l’acqua e l’aria non esistono sostanze che non comportino un potenziale danno ai sistemi acquatici se ce ne rilasciamo sopra una certa quantità, i cosmetici solari, se utilizzati per fare il bagno possono avere un impatto non irrilevante visto che inevitabilmente molte sostanze di cui sono composti vengono rilasciate in acqua.
Questo è un fattore aggravante rispetto alle note e solite problematiche di gestione della catena dei rifiuti nei prodotti di largo consumo.

Da una rapida visita nelle vendite on-line di cosmetici “green” ricavo l’impressione che la moda sia in calo. Meno offerte e riferimenti all’ecologia più sfumati.
Le poche marche che hanno focalizzato la loro azione commerciale sul claim “ecologico” sono decisamente piccole, con volumi di vendita poco significativi. Va invece ancora molto forte il claim “biologico” , nonostante la poca chiarezza e condivisione degli standard ISO sugli ingredienti cosmetici naturali e biologici.

Per semplificare il consumatore alla ricerca di solari “green” che non vuole farsi condizionare da qualche claim o spot pubblicitario può seguire alcune indicazioni generali:

Rapporto tra prodotto e packaging più alto possibile.

Nel cosmetico con le attuali leggi non è praticabile la vendita del prodotto sfuso in modo da poter riutilizzare il contenitore. Contenitori pesanti, ingombranti, in materiali non biodegradabili o non riciclabili sono meno ecologici. Inoltre considerando che per un solare corpo applicato alle quantità con cui viene misurato il fattore di protezione sul corpo sono necessari circa 30 ml di prodotto per ogni applicazione, formati relativamente piccoli ( < 150 ml ), comportano che dopo 4 o 5 applicazioni ( stando un giorno al mare possono essere necessarie applicazioni ogni 1 o 2 ore ), si debba buttare il contenitore vuoto. Molto poco "ecologici" poi i solari con package primario e secondario, cioè quelli dove il flacone, in genere in plastica non biodegradabile, è contenuto in un ulteriore astuccio, che anche se in cartoncino riciclato e riciclabile, comporta comunque l'aumento della massa dei rifiuti.

Minimo rilascio nelle acque

Se ci applichiamo 30 ml di solare sul corpo poi andiamo a fare il bagno in mare, una parte del prodotto , ipotizziamo 10 ml, passa dalla pelle all’acqua. 10 ml non sono niente a confronto del mare ma se in una bella baia il bagno lo fanno 10000 persone e come se ci riversassimo 100 litri di cosmetico solare. 100 litri sono ancora una goccia rispetto al mare ma 100 litri di certe sostanze ecotossiche di danni ne possono fare eccome, almeno a livello locale.
Con questa premessa spannometrica è evidente che la protezione solare più ecologica ( ed economica ) quando si deve fare il bagno sono degli indumenti protettivi; ma se ci si deve applicare un cosmetico solare che almeno sia di quelli che in acqua continuano a proteggere e non vengono diluiti e dispersi ( water resistant ).

Massimo utilizzo di materiali e sostanze degradabili, biodegradabili

Nella classificazione europea questo pittogramma viene attribuito alle sostanze molto tossiche per la vita acquatica


È più “ecologico” un solare che non solo nel contenitore utilizza sostanze degradabili, meglio biodegradabili. Da questo uno dei nonsensi del mercato cosmetico che vende come “green” filtri metallici, che oltre ad una loro specifica tossicità, sono decisamente poco o per nulla degradabili.

Minimo utilizzo di sostanze ecotossiche


Definizione e calcolo della ecotossicità di un prodotto cosmetico e dei rifiuti che produce è faccenda complessa, tra l’altro regolata da norme non proprio chiare.
Risulta però incomprensibile come si possano definire “ecologici” cosmetici con alte concentrazioni di Ossido di zinco o simili sostanze che secondo la classificazione europea si fregiano del pittogramma affianco.

Rodolfo Baraldini

Riferimenti:
Parere Ispra/ISS sulla classificazione dei rifiuti al fine dell’attribuzione del pericolo “ecotossico”
Toxicopathological Effects of the Sunscreen UV Filter, Oxybenzone (Benzophenone-3), on Coral Planulae and Cultured Primary Cells and Its Environmental Contamination in Hawaii and the U.S. Virgin Islands
Occurrence, distribution and ecological risk assessment of multiple classes of UV filters in marine sediments in Hong Kong and Japan
UV filters bioaccumulation in fish from Iberian river basins
Detection of sunscreen agents in water and fish of the meerfelder maar, the eifel, Germany
Sunscreens as a Source of Hydrogen Peroxide Production in Coastal Waters
Ecotoxicity of Zinc Oxide Nanoparticles in the Marine Environment

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2 Commenti

  1. Buona sera. Come il suo solito, un articolo quasi eshaustivo. Sono contenta che sia tornato, il mondo e’ meno solo e povero. Grazie.

  2. Salve! Non ho nessun quesito da porle, ma solo ringraziarla per l’ottima informazione che condivide. Grazie!

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