Scadenza delle materie prime cosmetiche.

Scadenza delle materie prime cosmetiche.

Michela mi scrive: ….  Ho visto che hai parlato spesso del “problema” dell’autoproduzione. Uno dei dilemmi che un povero spignattatore senza particolari conoscenze di chimica e biologia si trova ad affrontare è: fino a quando posso utilizzare le mie sostanze? Dopo la scadenza dichiarata sono sempre da buttare? Purtroppo infatti lo spignattatore medio difficilmente riesce a consumare le sue sostanze entro le date di scadenza. Fra noi virtuosi del minipimer vigono alcune regole piuttosto semplici: cose in polvere=eterne, almeno finché non cambiano aspetto/odore/consistenza, cose liquide attenersi alla data di scadenza se sono particolarmente “delicate” (ad esempio attivi) ma in generale si utilizza tutto finché non mostra segni di cambiamento. I tuoi articoli però mi hanno fatto riflettere e mi chiedo fino a che punto sia sicuro comportarsi in questo modo. Non ho mai avuto problemi coi miei spignatti, ma i tuoi articoli mi hanno spinto a una riflessione più profonda. ….

Mi piace molto chi si avventura nell’autoproduzione del cosmetico. Mi piace la voglia di capire e conoscere la cosmesi e la voglia di sperimentare. Tra l’altro l’autoproduzione cosmetica ritengo possa alla lunga dare uno scrollone al mercato della cosmesi, sempre più condizionato dalle esigenze commerciali e limitato dai copia-incolla formulativi. Chi si autoproduce un cosmetico può non limitare la propria creatività e non potendo rivendere il prodotto non deve sottostare ai vincoli normativi e commerciali che invece condizionano l’industria cosmetica.

Peccato che la sicurezza di un cosmetico autoprodotto sia faccenda complessa .

Le conoscenze e competenze di chi assicura la sicurezza dei cosmetici industriali non sono a portata di tutti.

Il tema della scadenza dei cosmetici e della scadenza delle loro materie prime mi è caro e ne ho parlato spesso.

MYTH-BUSTER: il “cosmetico eterno”

Perchè i cosmetici dovrebbero avere una data di scadenza ?

Ritengo che sia una “leggerezza” del mercato cosmetico il fatto che non ci sia sempre una data di scadenza. Magari lunga, che so io, 10 anni , non importa, ma considerare eterno un cosmetico non aperto è un nonsense.

Il mercato si sta evolvendo e oggi molte marche cosmetiche legate alla grande distribuzione e alcuni produttori , soprattutto del segmento eco-bio, mettono i cosmetici sul mercato con una data di scadenza.

L’autoproduttore non potendo verificare la stabilità microbiologica dei suoi cosmetici può  garantirsi  consumando le sue creazioni in tempi molto brevi dopo una produzione fatta nelle migliori condizione  di igiene possibili.

Nei cosmetici con poca o pochissima acqua “libera” o con pH “estremi”, come i saponi, il rischio è molto inferiore, ma anche stimare l’attività dell’acqua in un cosmetico autoprodotto non è così semplice in formule non anidre.

Con questa premessa l’autoproduttore esperto deve comunque affrontare il problema della stabilità delle materie prime cosmetiche che utilizza.

In questo la selezione di un fornitore serio ed affidabile è fondamentale.

Il fornitore dovrebbe comunicare la data di scadenza del lotto fornito e le procedure per utilizzare e conservare in sicurezza una materia prima.

Se non lo facesse io cercherei un altro fornitore.

La data di scadenza comunicata dal fornitore va rispettata. Alcune aziende possono ricondizionare un lotto di una materia prima , scaduto o vicino alla scadenza, ma le competenze per farlo non sono alla portata dell’autoproduttore.

Come al solito il principale ingrediente del cosmetico è “IL BUON SENSO”.

Nelle materie prime non c’è una bomba ad orologeria che il tal giorno rende mortale a minime dosi una materia prima che fino ad una ora prima era utilizzabile.

Inoltre la stima della data di scadenza non può tenere conto di come il prodotto viene conservato.

Se una materia prima con scadenza a due anni , viene conservata in un vasetto aperto, al sole e magari in ambiente umido non mi fiderei molto della data di scadenza ufficiale.

Non condivido le indicazioni riportate da Michela :”cose in polvere=eterne, almeno finché non cambiano aspetto/odore/consistenza,” 

Le farine, gli amidi, moltissime piante polverizzate non sono affatto eterne e alcuni rischi non possono essere gestiti ad occhio ( in sostanza solo quando si vede un cambiamento ).

Il caso di questo grande gruppo cosmetico che ha dovuto ritirare dal mercato polveri vegetali tintorie per inquinamento microbiologico è esemplare.

Stiamo parlando processi produttivi, procedure di qualità e risorse tecnologiche molto superiori di quelli a disposizione dell’autoproduttore. Eppure  i lotti sul mercato erano inquinati e considerati pericolosi.

Quindi se è vero che le polveri inorganiche comportano in genere rischi di instabilità  molto inferiori, non credo si possa considerare nello stesso modo tutte le polveri organiche a meno che siano fornite “microbiologicamente pure”  e che si riesca a stimare l’attività dell’acqua

Anche l’indicazione: cose liquide attenersi alla data di scadenza se sono particolarmente “delicate” (ad esempio attivi) ma in generale si utilizza tutto finché non mostra segni di cambiamento” non mi sembra abbastanza cautelativa.

L’instabilità di alcuni ingredienti non è solo instabilità microbica.

Prendiamo ad esempio gli oli essenziali. Molti di questi diventano sensibilizzanti a causa della formazione di perossidi. Fanno fatica le aziende a misurare la quantità di perossidi presente in un olio essenziale . Riconoscerli ad occhio o a naso non è un buon sistema.

Degrado dell’olio essenziale di limone nel tempo

Non avendo competenze e tecnologie per verificare la stabilità ed eventuale degrado delle materie prime è sempre meglio rispettare la data di scadenza indicata dal fornitore.

 

Rodolfo Baraldini

pubblicato 6 agosto 2014

Articoli correlati:

Ritiro dal mercato di Cosmetici Contaminati Microbicamente

Perchè i cosmetici dovrebbero avere una data di scadenza ?

MYTH-BUSTER: il “cosmetico eterno”

Perchè ci sono i conservanti nell’amido per bebè ?

Faciloneria e Sicurezza dei cosmetici autoprodotti

La Surprise Chain Cosmetica

Fornitori materie prime per autoproduzione

FACILONERIA PROFUMIERA

  (4777)
(12)

I commenti, le testimonianze e le opinioni sono sempre graditi. I programmi anti-spam possono far si che il commento sia visibile nel blog solo dopo approvazione. Per inserire nei commenti un link, rimuovere http:// e www. I commenti con argomentazioni ad personam, promozionali o non pertinenti verranno cancellati. Non è questa la sede per supportare le proprie tifoserie, fedi o ideologie.

8 Commenti

  1. E per quanto riguarda la questione acqua? Spero di non fare una domanda già fatta, ma con la bollitura si può sperare di eliminare eventuali colonie batteriche/fungine? So che l’acqua deionizzata o distillata non è assolutamente microbiologicamente pura, c’è un modo per andare sicuri nella produzione di cosmetici casalinga?

    • Penso di averne parlato, ma riassumendo:
      l’acqua demineralizzata da supermercato, può non essere microbiologicamente pura e quindi molto o poco inquinata. Alcuni processi di demineralizzazione producono acqua microbiologicamente pura ma non sono comuni e se il produttore non lo specifica chi produce a casa non lo può sapere.Se non si usano sistemi formulativi sensibili agli elettroliti ( es: acrilati , carbopol ecc.. ) a questo punto la normale acqua di rubinetto è più sicura.
      Se si usano sistemi formulativi sensibili agli elettroliti si può utilizzare acqua oligominerale con un residuo fisso più basso possibile, sotto 100 ppm. ( san Bernardo, levissima ecc. ecc. )
      Sterilizzare un’acqua demineralizzata inquinata è un processo dove non si può garantire il risultato con una breve bollitura; dipende da quanto e come è inquinata. Se proprio si vuole percorrere questa strada con mezzi casalinghi, meglio la pentola a pressione dove si raggiungono temperature superiori a 100° ..

  2. Grazie per avere risposto al mio quesito così approfonditamente. Faccio solo qualche precisazione: quando parlavo di polveri semi-eterne mi riferivo a sostanze quali ad esempio niacinamide, acido citrico, emulsionanti cerosi, insomma sostanze prodotte in laboratorio, non polveri quali amidi o estratti di piante che so essere più delicati. Debbo però sinceramente dire che il tuo articolo mi ha un po’ depressa. Se guardo il mio armadio -pieno!- di materie prime posso trovare con difficoltà qualcosa che non sia già scaduto :( Inoltre mi assale anche un’altra domanda, cosa a cui finora non avevo mai pensato: se preparo un cosmetico con qualche materia prima già scaduta o prossima alla scadenza, non ne inficio maggiormente la durata?
    Devo però dire che da quando spignatto, e ormai sono anni, non ho mai visto andare a male niente. Certo le mie creme raramente arrivano all’anno di vita. Consumo sempre tutto entro pochi mesi. Anche i tensioattivi sono da buttare subito appena scaduti? Grazie ancora.

    • Non c’è una soluzione uguale per tutte le sostanze. Per questo un fornitore che fornisce schede tecniche di sicurezza e indicazioni d’uso e conservazione adeguati è indispensabile. A pH estremi non ci sono rischi di contaminazione batterica . Alcune sostanze non degradano neppure in soluzione acquosa o con alte temperatureecc.. Quindi il fornitore dovrebbe stimare scadenze molto lunghe….
      Invece per la nicotinamide purtroppo devi considerare una shelf life standard ( ma deve essere il fornitore a confermarla ) di 3 anni , conservata senza luce e umidità a 30°, a 20° penso si arrivi a 5 anni. Basta portarla a 40° per avere una shelf life di 6 mesi…

      Produrre con ingredienti scaduti PUO’ inficiare: durata, sicurezza ed efficacia del cosmetico … può !

      • E’ possibile che una niacinamide scaduta dia un senso di calore se applicata anche solo all’1-2% in una crema viso? Grazie.

      • Dipende dalla formula e dai prodotti di degradazione, comunque potrebbe effettivamente avere un maggiore effetto rubefacente rispetto al nicotinamide non degradato.

      • Cosa sono i “prodotti di degradazione”? Grazie.

      • Le sostanze che si formano quando il nicotinamide degrada: acido nicotinico , isoniacinqualcosa che non ricordo ecc. ecc..

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Choose a Rating