.    Saponi aggressivi ?

. Saponi aggressivi ?

 

Sempre grazie alle domande che mi ha fatto Patrizia Garzena posso affrontare qualche argomento tecnico legato all’autoproduzione di saponi .

3. Lo sconto della soda è una delle cose di cui i saponai parlano molto. Si usa una quantità inferiore di idrossido di sodio o di potassio rispetto a quella che servirebbe per saponificare l’intera quantità di grasso, perché si crede che questa percentuale di grasso libero (o meglio: non completamente saponificato) renda meno aggressivo il sapone. E’ così? Altri sostengono  che invece ciò che rende meno aggressivo il sapone è la scelta di grassi che abbiano un “minore potere detergente”. Ma esistono davvero grassi con un maggiore o minore potere detergente oppure i grassi, una volta trasformati in sale sodico o potassico, lavano tutti allo stesso modo?

Definiamo cosa si intende per aggressività di un sapone.
Ogni detergente ( anche non sapone ) che rimuove profondamente ed efficacemente il mantello lipidico cutaneo indebolisce le difese della pelle e la sua azione barriera, quindi può agevolare irritazione e reazioni cutanee.
Inoltre la molecola detergente può avere una sua intrinseca azione irritante o addirittura caustica.
I saponi possono essere più o meno detergenti e più o meno irritanti in funzione della loro struttura chimica.
Ad esempio: in genere acidi grassi liberi a catena medio-corta (caprico, laurico) hanno un maggiore potenziale irritante di quelli a catena lunga.
Contrariamente ai convincimenti di 20-30 anni fa il pH ( all’interno di un range ragionevole ) non è strettamente correlato al potere irritativo e le diverse capacità irritative di saponi realizzati con alkali più deboli dell’idrossido di sodio ( ammoniaca, TEA ecc.. ) sono in realtà collegate alla diversa capacità detergente nei saponi o detergenti. Concetto che vale ovviamente per sostanze  con una carica ionica ( anionici o cationici ). D’altra parte il riferimento irritativo di controllo, utilizzato nella maggioranza dei test, è una soluzione di SLS a pH 6.
Quindi più un sapone deterge rimuovendo anche parte del mantello lipidico cutaneo , più può irritare.
In questo caso il potere detergente, inversamente proporzionale alla CMC, è legato al potenziale irritativo.
La Critical Micellar Concentration è la concentrazione necessaria perché con una certa sostanza in acqua si formino le micelle. In sostanza più è bassa la CMC meno sapone o detergente è necessario per detergere. Più è voluminosa la testa idrofila o lunga la coda lipofila, più è bassa la CMC; quindi è più alto il potere detergente. La CMC non è l’unico fattore da cui dipende il potenziale irritativo, infatti i detergenti non ionici possono avere una CMC inferiore di quelli anionici, quindi un maggiore potere detergente, senza avere un maggiore potenziale irritativo.
La faccenda è abbastanza complessa e poi se si considerano le possibili interazioni tra tensioattivi diversi usciamo dal campo e competenze di chi si autoproduce saponi … ( ma scommetterei che qualche saponaio curioso ha certamente provato a saponificare aggiungendo un po’ di polisorbate-20 o decyl glucoside)

Il razionale dietro alla tesi dello sconto nel calcolo del idrossido di sodio o di potassio si riconduce ad un presunta azione restitutiva dei grassi non saponificati, cosa che potrebbe realizzarsi ma che dipende da molti fattori, di cui i principali sono il rapporto tra lipidi saponificati e non saponificati e la procedura di detersione e risciacquo.

Se la percentuale di lipidi non saponificati è adeguata si tratterebbe di asportare lipidi cutanei e quasi contemporaneamente riaggiungerli.
Applicando la proprietà commutativa ovviamente un risultato analogo si può ottenere con procedure che abbiano una diversa sequenza.
Ad esempio, ungersi bene prima di saponarsi, oppure incremarsi dopo la detersione.
A me piace particolarmente la detersione restitutiva in quanto oltre a contribuire al riequilibrio del mantello lipidico cutaneo, può sfruttare la detersione per affinità distaccando e allontanando lo sporco prima del risciacquo.
Così agendo di fatto si riduce il potenziale irritativo della normale azione detergente.
Quindi parlando di procedure di detersione con sapone, quelle che preferirei sono quelle dove ci si unge prima di utilizzare un sapone bello solido o quelle dove si utilizza un sapone con almeno un 5-10% di lipidi non saponificati.
La valutazione della sostantività, cioè di quanti lipidi vengono apportati alla pelle in fase di detergenza è molto complessa ed ogni formulazione o procedura di detersione può dare risultati sostanzialmente diversi.
Anche il fatto che i saponi molto duri siano dal punto di vista irritativo relativamente migliori dei saponi molli o liquidi è in realtà legato al fatto che la concentrazione effettiva di sapone a cui si espone la pelle con saponi “molto duri” è in genere inferiore a quella a cui si espone in genere con saponi liquidi o molli.
Ho una sola perplessità sulle procedure di saponificazione con sconto. Se l’obbiettivo è “restitutivo” , gli oli di qualità possono essere aggiunti nella fase in cui si forma l’emulsione, anziché “sprecati” nella fasi preliminari di idrolisi e salificazione…ma qui entriamo in procedure di arte saponiera che ognuno si può costruire su misura in funzione della conoscenza, voglia e passione che ha.

4. Chi fa sapone in casa utilizza i cosiddetti metodi ad impasto a freddo o caldo perché sono i più facili e meno costosi da realizzare in una cucina. Buona parte del sapone artigianale tradizionale viene invece prodotto col metodo levato su liscivia che però è complicato, lungo e costoso da fare in casa. Qual è il metodo migliore? Quali sono vantaggi/svantaggi nell’usare metodi a impasto o levato?

Esistono tecnologie saponiere ed arti saponiere. Gli obbiettivi delle tecnologie non sono gli stessi dell’arte saponiera. Già nella scelta delle tecnologie i fattori per scegliere cosa è meglio sono tanti e diversi. Non posso dire cosa è meglio. Certamente nell’arte saponiera sarebbe interessante che alcune delle conoscenze acquisite nelle tecnologie saponiere fossero a portata di chi si autoproduce saponi. Ad esempio mi sembra di capire che non molti sfruttino processi di fat splitting (idrolisi) separati dalla saponificazione. Pochi poi utilizzano l’alcohol etilico ( industrialmente si utilizza anche il metilico ) che non serve solo a rendere trasparenti i saponi o a ridurre l’affioramento dei carbonati.

5. L’uso dei grassi esotici nel sapone e le mode dell’industria cosmetica. Questo argomento lo avevi già trattato con l’olio di argan, ma le mode sono anche altre. Ultimamente pare che non si possa fare un sapone decente se non si usano karitè, babassu e illipe. Ma questi grassi sono davveri speciali oppure un qualsiasi sapone di olio di oliva e girasole (tanto per fare due esempi di grassi economici) ha la stessa qualità e funziona ugualmente?

Ad un trigliceride ( ad esempio un OPO, quindi composto da 2 acidi oleici ed un palmitico ) non interessa nulla che l’olio da cui proviene si chiami di oliva, argan, canola o un ibrido di girasole. La molecola è perfettamente la stessa. Una volta definiti gli acidi grassi che si vogliono utilizzare, la scelta di nomi esotici è pilotata solo dal marketing e dalle mode cosmetiche.
Sulla “funzionalità” ho già indirettamente risposto.
Se consideriamo la Critical Micellar Concentration come indicatore del potere detergente con una formuletta semplice semplice si può stimare il potere detergente in funzione della lunghezza della catena idrocarbonica. In sostanza la CMC di un C12 è > di quella di un C14 che è > di un C16 che è > di un C18 . Questo farebbe preferire l’acido stearico all’acido laurico, in quanto la concentrazione necessaria per formare le micelle di sodium stearate è inferiore di quella di sodium laurate. In realtà si deve considerare anche la solubilità ( teoricamente , ma solo teoricamente,inferiore più è lunga la catena )e la difficoltà a formare sali bivalenti . In sostanza il sodium stearate ha una CMC molto migliore del Sodium Laurate, ma in presenza di acque con carbonato di calcio forma più facilmente sali insolubili e richiede più chelanti.
Il sapone solido è un colloide/emulsione solido/liquido particolarmente complesso , con diverse fasi di cristallizzazione. Non si tratta di cristallizzazioni polimorfe, per intenderci come quelle dei rossetti o del cioccolato solido, ma sono comunque complesse. Il mix di solidi e liquidi, in funzione del processo, può dare risultati sostanzialmente diversi . Per questo non si privilegiano esclusivamente stearati e acidi grassi saturi a catena lunga, nonostante la loro più bassa CMC.

Spero di essere stato comprensibile e ribadisco che l’esperienza diretta e l’arte saponiera di tanti saponificatori casalinghi può considerare queste mie opinioni solo come uno spunto o stimolo per una maggiore consapevolezza.
Non voglio e non ho l’esperienza per insegnare a fare saponi casalinghi.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 12 gennaio 2014

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3 Commenti

  1. Ciao Rodolfo, sto preparando una lezione di tossicologia cosmetica per degli studenti di farmacia.
    Parlando dei tensioattivi vorrei affrontare il discorso schiumogenesi-potere irritante che non sono perfettamente correlabili, giusto per renderli critici su una pubblicità di un famoso shampoo oleoso che sta girando ultimamente in TV ed afferma “senza agenti schiumogeni irritanti”.
    Hai qualche fonte o tabella di correlazione che possa utilizzare?
    Grazie!

    • La pubblicità fa intendere ad una relazione schiuma=irritazione solo per vendere uno shampoo poco schiumogeno. Il potere irritante dei tensioattivi da quel che ricordo dipende più dalla capacità di denaturare le proteine e di turbare le membrane cellulari che dal potere schiumogeno. Effettivamente i tensioattivi primari con alto potere schiumogeno più utilizzati SLS e ALS sono anche irritanti, ma ci sono anche sistemi per avere molta schiuma senza irritare. Ci sono molti studi e ricordo anche pagine web su come viene valutato il potere irritante dei detersivi e qualcosa sulle schiume da barba. Non ricordo nessuna tabella con correlazione diretta tra potere schiumogeno e potere irritante di diverse soluzioni di tensioattivi.

  2. Interessante articolo come sempre. Scrivi “Pochi poi utilizzano l’alcohol etilico ( industrialmente si utilizza anche il metilico ) che non serve solo a rendere trasparenti i saponi”, quale altra funzione potrebbe avere? Per esperinza so che l’alcool fa ammassare il sapone durate la lavorazione e le uniche volte l’ho usato per quello trasparente, appunto. Non sapevo avesse altri scopi

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