.   Il punto sulla COSMESI ECO-BIO

. Il punto sulla COSMESI ECO-BIO

 

Vista la generalizzata confusione sui termini si potrebbe provocatoriamente dire che in realtà:

il cosmetico Eco-Bio non esiste.

Esiste però certamente il consumatore Eco-Bio
Esiste infatti una domanda del mercato sensibile ad argomentazioni ambientaliste e salutiste che i produttori di cosmetici cercano di catturare con cosmetici e marchi disegnati appositamente. Le analisi di mercato hanno individuato una quota poco superiore al 10% di consumatori TRUE GREEN, con una sistematica preferenza per i prodotti GREEN, ma oltre un 60% di comportamenti cosiddetti LIGHT GREEN , quindi con una predisposizione o preferenza generica per il prodotto GREEN .
Visto che la definizione di cosa è ECO e cosa è BIO nella cosmesi non è stabilita in modo univoco ogni marca adotta quella che gli fa più comodo per vendere più cosmetici possibile.

La domanda ambientalista e salutista , che possiamo chiamare 
GREEN, ha molte facce e viene modulata e a volte indirizzata dal marketing.

Le prime marche e prodotti fortemente caratterizzati hanno cominciato a crescere circa 30 anni fa.
Con il GREEN, il marketing ci è sempre andato a nozze; prima di tutto perché:

 

NON ESISTE UN PRODOTTO GREEN in assoluto

.
Nella società dei consumi tutti i prodotti industriali comportano consumi energetici e impatti ambientali non  nulli. E’ compito del marketing far capire o intendere che un prodotto è migliore da quel punto di vista. L’enorme giro d’affari e la grande confusione hanno obbligato la potente FTC, Federal Trade Commission, a redigere una Green Guide, per markettari che intendono utilizzare claims ambientali.
“Green Guides” Will Help Marketers Avoid Making Misleading Environmental Claims
Quello che si può vendere è un prodotto GREENER, cioè più GREEN
E’ COMPITO DEL MARKETING FAR RECEPIRE AL CONSUMATORE QUANTO UN PRODOTTO E’ PIU’ GREEN
.Tra esperti e markettari circola il motto: “ there is not a such thing as a green product” , parafrasando una celebre frase molto  amata a Wall Street: “non esistono pranzi gratis”.  
Per quanto il marketing , GREEN o NON GREEN,   abbia comunque la finalità di far guadagnare l’impresa, in questo caso ha  dovuto interagire ed adeguarsi ad una domanda dei consumatori più esigente e consapevole.

Molti esperti e cosmetologhi sono fortemente critici verso la “moda” del cosmetico ECO-BIO, più che altro per il dilagare di argomentazioni pseudoscientifiche e per il diffuso utilizzo di allarmismo immotivato (fearmongering) nel marketing green.

In realtà anche se fosse solo una moda, più o meno pilotata dal marketing, la cosmesi GREEN ,  si porta appresso notevoli meriti
e la quantità o l’incidenza di nonsense, assurdità, pseudoscienza che si può trovare nella cosmesi GREEN non è affatto superiore a quella che si trova in tutta la cosmesi.

MAGGIORE SICUREZZA DEL COSMETICO

Il cosmetico GREEN non è più sicuro di un qualunque cosmetico, anzi contrariamente a quello che la gente pensa proprio perché utilizza ingredienti con una loro naturale variabilità, instabilità, indeterminazione, la cosmesi GREEN richiede maggiori attenzioni per garantire la sicurezza del prodotto. Per descrivere una qualità che distingue il cosmetico  GREEN  si può dire che tipicamente è più BIOCOMPATIBILE.

Il concetto di BIOCOMPATIBILITA’, migrato dalla medicina, riassume non solo il fatto che il prodotto dovrebbe essere in grado  di essere metabolizzato dagli organismi viventi senza nessun effetto dannoso sulle funzioni vitali, ma anche che non innesca nel tempo reazioni di rigetto. E se con il concetto di rigetto si guarda all’uomo , ma anche all’ambiente, si intuisce per sommi capi cosa si intende per cosmetico  GREEN.

La BIOCOMPATIBILITA’  in linea di principio  comporta che siano più probabili o possibili interazioni con la fisiologia della pelle , nel bene e nel male.

“Nel male” intendendo , non tanto l’aspetto tossicologico, che deve essere comunque valutato in modo da rappresentare il minor rischio possibile, quanto il fatto che a volte la miglior azione cosmetica viene esplicitata da ingredienti assolutamente estranei alla pelle ed alla sua fisiologia, cioè poco o pochissimo biocompatibili.

Alcuni dei cosmetici venduti come ECO-BIO interpretano la BIOCOMPATIBILITA’  a loro piacimento, a volte con logiche assurde; la maggioranza dei cosmetici venduti come GREEN, anche per raggiungere la maggioranza dei consumatori con un messaggio semplice semplice, lo banalizzano con slogan tipo: SENZA PETROLATI o PARABENI.

BIOCOMPATIBILE non significa necessariamente più sicuro . Ma i movimenti di opinione e le preferenze di una fascia sempre più ampia di popolazione a favore di cosmetici più biocompatibili hanno prodotto una accelerazione nel processo per una maggiore sicurezza del cosmetico, di tutto il cosmetico.

Il trend di mercato ed il sistema normativo si sarebbero comunque evoluti in questa direzione, ma la domanda di cosmetici GREEN ha alimentato notevolmente questa evoluzione.

Tutti i cosmetici , non solo quelli GREEN, sono oggi più sicuri che in passato.

Ad esempio: da quando l’Enviromental Working Group in USA ha avviato la sua campagna per il SAFE COSMETICS,  in USA sono completamente cambiati metodi di analisi e conclusioni dei SAFETY ASSESSMENT, i report di valutazione della sicurezza degli ingredienti cosmetici.

Il CIR ( Cosmetic Ingredient Review, il comitato scientifico privato di valutazione della sicurezza degli ingredienti  ) che in passato tendeva a omologare le scelte dell’industria cosmetica sancendo di ogni ingrediente un generico SAFE AS USED ( Sicuro per come è utilizzato ) oggi pubblica report e opinion di grande accuratezza scientifica.

Cito un “quasi aneddoto”, che dovrebbe essere noto a chi naviga da un po’ di anni nella cosmesi: QUALCHE ANNO FA LA CONCENTRAZIONE MAX CHE IL CIR CONSIDERAVA ”SAFE AS USED” DEI PARABENI ERA PAZZESCAMENTE ALTA : IL 25%  (safety assessment del 1984). Questa posizione è stata rivista solo nel 2005 e solo l’anno scorso , se non ricordo male, il CIR ha avvicinato le sue posizioni a quelle espresse dall’SCCP , il comitato scientifico europeo abbassando notevolmente le concentraziobni considerate sicure ( 0,4% il singolo parabene , 0,8% la miscela di più parabeni).

 Il fatto che il comitato scientifico americano considerasse sicuri i parabeni all’interno di un cosmetico , addirittura, al 25%. è una prova del fatto che una  decisa correzione di rotta nelle procedure e normative preposte alla sicurezza del cosmetico era necessaria. Questa c’è stata ed è in corso anche grazie alla COSMESI  GREEN.

Oggi purtroppo  la allarmistica campagna in corso contro i parabeni li sta assurdamente demonizzando con argomenti poco fondati.

Così può capitare che per vendere un cosmetico ECO-BIO si debba dichiarare che è paraben FREE e si utilizzino come conservanti alternativi sostanze sintetiche, spesso derivati petroliferi e con problemi di sensibilizzazione e stabilità anche superiori a quelli che potevano creare i parabeni.

MORTE ANNUNCIATA DEL COSMETICO IMMORTALE

Il cosmetico generico, alla luce delle attuali norme e prassi soffre di un disturbo terribile:

LA PRESUNZIONE DI ETERNITA’.

Strano ma vero,  credono davvero che il cosmetico possa essere eterno.

Ne parlavo qui: Come sapere se un cosmetico è sullo scaffale da 10 anni

In sostanza, a chi per caso fosse capitato frequentare un laboratorio con le segrete carte tecniche delle materie prime sarebbe saltato agli occhi un curioso fenomeno, quasi un miracolo.

Moltissime delle materie prime con cui viene assemblato un cosmetico hanno una data di scadenza, cioè ogni lotto scade o ha una shelf life ben determinata.

Il miracolo era/è che assemblando:

  • un olio prelevato da un lotto che scade diciamo tra 16 mesi,
  • un conservante che scade diciamo tra 2 mesi,
  • un emulsionante che scade tra un anno e mezzo ,
  • degli antiossidanti che scadono diciamo tra 7 mesi,
  • acqua QB ( sull’acqua non c’è scritta la data di scadenza, ma scade pure lei)

il prodotto finale spesso non riporta alcuna data di scadenza, quasi fosse eterno. Al massimo se viene aperto ed usato si deve specificare che dopo un PAO ( cioè un tot ) di mesi deve essere buttato. Ma se non lo apri è proprio eterno ( almeno così lui crede!!).

Nessuno impedisce ad un cosmetico di stare su uno scaffale per 10, 20 o 30 anni. Tutto questo, ovviamente,  nel pieno rispetto delle norme e prassi vigenti

Gli interessi economici che stanno dietro a queste norme e prassi sono evidenti.

E’ altrettanto evidente che se anziché un olio di paraffina o un dimeticone, che non ossidano neanche prendendoli a martellate,  viene utilizzato un bel olio vegetale, magari ricco di omega 3, che puzza di pesce dopo 20 minuti di prova finestra, qualche dubbio sulla presunta eternità del cosmetico ce lo dovremmo porre.

Alcune marche della cosmesi GREEN o comunque sensibili a queste problematiche stanno introducendo sistematicamente la data di scadenza del cosmetico, a volte anche quando non è obbligatoria, cioè oltre ai 30 mesi.

CONSAPEVOLEZZA AMBIENTALE E SOCIALE

Non illudiamoci l’industria cosmetica è sempre un BUSINESS, dove il fine ultimo è vendere qualcosa.  Ma se chi compra è sensibile ad alcune tematiche ambientali rilevanti, tutta l’industria si evolve per soddisfare questa domanda. La cosmesi GREEN ha dato un grande impulso alla GREEN CHEMISTRY. Se non ci fossero state da produrre tante “cremine” nel segmento GREEN probabilmente nessuno, o solo tra molti anni, avrebbe scoperto processi produttivi sostenibili, da risorse rinnovabili ed a basso impatto ambientale . Poi che il marketing GREEN racconti anche  frottole pazzesche omologando come GREEN ingredienti che non lo sono affatto è un problema inevitabile. Come è inevitabile che in qualunque segmento di mercato ci siano sia onesti che ciarlatani. Oggi è anche inevitabile il paradosso rappresentato da un cosmetico GREEN   venduto per lo più in un packaging plastico non biodegradabile.

Non si può avere il prodotto GREEN, intanto però si possono avere prodotti PIU’ GREEN. E’ comunque importante che sia maturata la consapevolezza che c’erano queste problematiche da affrontare. Nel frattempo, è indiscutibile che c’è stata una importante evoluzione  e che con la cosmesi GREEN sono stati fatti notevoli passi avanti. Alcuni grandi gruppi sono impegnati nello sviluppo di nuovi ingredienti cosmetici nel rispetto dei dettami della GREEN CHEMISTRY Le aziende più avanzate nel cosmetico GREEN già da un po’ di tempo stanno studiando packaging plastici biodegradabili; se non sono stati ancora adottati, oltre che per il costo, è per l’oggettiva difficoltà tecnica nel garantire l’affidabilità di un packaging che deve proteggere “stabilmente” il prodotto ma anche “degradarsi” naturalmente nell’ambiente.



Concludendo:

  • Non possono esistere COSMETICI GREEN, ma ci sono e sta crescendo qualitativamente e quantitativamente l’offerta di COSMETICI GREENER.
  • non si può affermare che un cosmetico, in quanto GREEN, sia più sicuro o efficace. Quando non è un GREEN tarocco ( fake ) , è concepito per essere più biocompatibile e nel suo intero ciclo vita, dalla produzione delle materie prime al consumo e smaltimento comporta un minore impatto ambientale.   Il concetto di biocompatibilità  è complesso, mi piace semplificarlo immaginando che si associ ad una minore probabilità di rigetto.
  • La maggiore consapevolezza del consumatore che cerca prodotti GREEN ha prodotto una forte accelerazione nelle norme e prassi di sicurezza di tutti i cosmetici.
  • Alcuni prodotti e marche sensibili alla domanda di cosmetici GREEN stanno “finalmente” introducendo la data di scadenza anche nei prodotti con scadenza oltre i 30 mesi, demistificando la “presunzione di eternità” che considera praticamente eterno il prodotto cosmetico con scadenza oltre i 30 mesi.
  • La cosmesi GREEN ha stimolato la ricerca di tutta la chimica e delle industrie collegate verso processi sostenibili e a basso impatto ambientale, inserendo in un mercato decisamente voluttuario e frivolo tematiche sociali di grande importanza.
  • Forse il  cosmetico veramente Eco-Bio non esiste, ma esiste un consumatore con una maggiore consapevolezza verso tematiche salutiste ed ambientali  e questo, indipendentemente dagli interessi della cosmesi industriale, sta facendo nettamente la differenza.

Rodolfo Baraldini

Pubblicato il 7 Luglio 2013

Riferimenti:
Marketing Book da pg.278 il GREEN MARKETING
da Organic Monitor: many-natural-organic-cosmetic-brands-falling-short-of-marketing-claims
introduzione al GREEN MARKETING
GreenWashing Index: Help Keep Advertising Honest
Green marketing: legend,myth, farce or prophesy ?
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1 Commento

  1. Interessantissimo. Grazie!!!

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