.     PEG ! sono davvero ingredienti nocivi ?

. PEG ! sono davvero ingredienti nocivi ?

Ilaria mi scrive: “…Il mio dubbio è sui PEG, polietilenglicoli. So che vengono utilizzati sia nei cosmetici che in preparati farmaceutici. So che quelli utilizzati nei farmaci non sono tossici, anzi, sono utilizzati per le loro caratteristiche atossiche (almeno questo è ciò che mi hanno insegnato all’università). Tuttavia, ho trovato in diversi blog e siti che trattano di cosmesi una vera e propria demonizzazione dei PEG.
Probabilmente quelli ad uso cosmetico non sono gli stessi impiegati in campo farmaceutico, ma è possibile che in cosmesi siano così dannosi?…”

E’ la dose che fa il veleno o il rimedio, quindi nessuna sostanza  è dannosa a priori per l’uomo o l’ambiente se non se ne definisce l’esposizione.

Cosa sono i peg ?

Quelli che vengono normalmente chiamati PEG nel cosmetico sono sostanze etossilate, cioè molecole trasformate da una reazione con l’ossido d’etilene.
Il principale effetto di questa reazione è quello di legare una frazione idrosolubile a sostanze normalmente liposolubili, creando molecole che ” amano sia l’acqua che l’olio ” cioè anfifiliche.

In cosmesi gli etossilati sono fondamentali proprio per questa natura anfifilica. Possono così sostenere le emulsioni interponendosi tra acqua ed emollienti nelle creme o nei balsami. Sulla pelle o sui capelli possono agganciare lo sporco all’acqua permettendo di rimuoverlo con la detersione. Nel cosmetico può entrare anche il poli-etilen-glicole non legato a sostanze lipofile, quindi con una natura solo idrofila. In questo caso, in funzione del peso molecolare, il PEG “viscosizza” l’acqua.

Effettivamente il PEG, come dice Ilaria, si considera “atossico” o meglio “poco tossico” e la molecola farmaceutica è perfettamente identica a quella cosmetica.
La farmacopea però definisce chiaramente le soglie delle impurità e contaminazioni ammesse per un utilizzo farmaceutico. Al contrario la norma cosmetica non specifica chiaramente i limiti di eventuali impurità tossiche o nocive che i PEG si potrebbero portare dietro.
Il fatto che la norma cosmetica non definisca chiaramente i limiti delle impurità presenti negli ingredienti è un problema generale; vale per praticamente tutti gli ingredienti cosmetici , non solo per i PEG.
Praticamente tutti gli estratti vegetali possono essere contaminati da pesticidi e metalli pesanti. Quasi tutti i prodotti di sintesi chimica, petrolifera e non, possono essere contaminati da qualche intermediario di reazione.

Allora perchè viene demonizzato?

DEMONIZZARE IL PEG PER POI DICHIARARSI PEG FREE ?

Viene spontaneo il dubbio che tutta questa comunicazione pubblicitaria che promuove il cosmetico evidenziandone gli ingredienti emozionali, abbia individuato i PEG tra gli ingredienti TABU’. Giocano a favore:

  • 1-il fatto che il significato del termine PEG o etossilati, sia per il grande pubblico assolutamente sconosciuto ed incomprensibile.E’ relativamente facile infondere diffidenza e sospetto per ciò che non si conosce o capisce.
  • 2-PEG ed etossilati si identificano con qualcosa di CHIMICO e quindi, generalizzando erroneamente, qualcosa di nocivo.
  • 3-per chi è sensibile alle tematiche ambientali, PEG ed Etossilati sono prodotti di origine petrolifera quindi, generalizzando erroneamente, inquinanti e con un pessimo impatto ambientale.
  • 4-alcuni sanno o hanno sentito dire che ai PEG si associano comunemente contaminanti considerati tossici o cancerogeni come il 1-4 dioxane.

Quindi si tratta di ingredienti cosmetici NON GREEN, che si portano appresso un rischio di contaminanti cancerogeni. Per quanto i PEG “senza” contaminanti siano sicuri, è comprensibile che, anche se la pratica può essere considerata scorretta, molte marche oggi reclamizzino i propri cosmetici come : PEG FREE.


Il rischio 1-4 dioxane

Che i PEG e gli etossilati cosmetici fossero facilmente contaminati da sostanze indesiderate lo si sa da 30 anni. In USA la FDA ed il CIR da tempo hanno evidenziato il problema.
Riporto per intero dal sito  http://www.farmacovigilanza.org/cosmetovigilanza/

Cosmetovigilanza Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli


News dalle agenzie regolatorie

Food and Drug Administration (FDA): informazioni in merito alla presenza dell’1,4-diossano nei prodotti cosmetici.

Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*° *Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Il 20 marzo 2009, la Food and Drug Administration (FDA) americana ha emanato una nota informativa inerente alla presenza dell’1,4-diossano nei prodotti cosmetici. Il composto 1,4-diossano è un contaminante che potrebbe essere presente in tracce in alcuni cosmetici. Questo agente può, infatti, formarsi durante i processi di preparazione d’alcuni ingredienti quali detergenti, agenti schiumosi, emulsionanti e solventi identificabili con il prefisso, termine o sillabe: “PEG”, “Polietilene”, “Polietilenglicole”, “Poliossietilene”, “-et-” o “-osinol-”. Tuttavia, l’1,4 diossano non è utilizzato come tale nei prodotti cosmetici. Secondo la normativa statunitense in vigore (Food Drug & Cosmetic Act, sezione 601a), i livelli a cui un composto chimico, presente in un cosmetico, possono essere considerati dannosi dipendono dalle condizioni d’uso. Durante il monitoraggio dei prodotti cosmetici messo in atto dalla FDA, è stato evidenziato che i livelli riscontrati dell’1,4-diossano non presentano un rischio per i consumatori. Come precisato nella nota, le prime preoccupazioni in merito a tale sostanza sono iniziate negli anni ‘70. In quegli anni, infatti, alcuni studi eseguiti dall’Istituto Nazionale per il Cancro hanno riscontrato un’associazione tra l’1,4-diossano e l’insorgenza di cancro negli animali, quando questo composto era somministrato, durante i pasti, ad alti livelli. Tuttavia, la FDA ha evidenziato che non solo i livelli trovati nei prodotti cosmetici sono molto più bassi rispetto a quelli considerati pericolosi in tali studi, ma gli stessi prodotti che contengono tale composto entrano in contatto con la cute solo per un breve periodo di tempo. Come misura precauzionale, la FDA ha condotto anche studi sull’assorbimento cutaneo che hanno dimostrato che l’1,4-diossano può penetrare lentamente nella pelle sia dell’animale che dell’uomo quando viene applicato in alcune preparazioni, come le lozioni. Altre ricerche condotte dalla FDA hanno, inoltre, dimostrato che tale agente volatilizza velocemente, diminuendo così la concentrazione, già bassa, disponibile per l’assorbimento dermico anche in prodotti che entrano in contatto con la cute per ore(1). In ogni modo, i livelli di 1,4-diossano nei prodotti cosmetici sono sottoposti periodicamente a monitoraggio da parte della FDA. Inoltre, grazie ai miglioramenti apportati ai processi di produzione, è stato osservato un declino significativo dei livelli di tale contaminante (2). L’Associazione ha sottolineato che è stato, recentemente, eseguito uno studio, per il quale è stato sviluppato un metodo che ha permesso di misurare le concentrazioni dell’1,4-diossano nel sangue umano allo scopo di valutare l’esposizione potenziale sull’uomo e la relazione tra il rischio per la salute e la presenza dell’1,4-diossano nei prodotti applicati topicamente. Lo studio in questione non ha rilevato la presenza dell’1,4-diossano nel sangue dei 2053 individui, presi in esame tra il 2007–2008, residenti in diverse aree geografiche degli Stati Uniti e d’età superiore ai 12 anni. La FDA ha dichiarato che, malgrado esista la possibilità d’esposizione all’1,4-diossano mediante prodotti applicati per via topica, non è stata trovata una dose interna misurabile (measurable internal dose(3). Come riferito nella nota, non è stato, inoltre, stabilito o raccomandato uno specifico limite per i livelli di 1,4-diossano nei cosmetici. Tale sostanza, infatti, è presente a concentrazioni molto basse nei cosmetici, che hanno peraltro un breve contatto con la cute ed, inoltre, evapora molto rapidamente. L’Associazione ha affermato di aver avvisato i produttori circa l’esistenza di un metodo, il “vacuum stripping”, per minimizzare le concentrazioni di 1,4-diossano alla fine del processo di polimerizzazione. Tutte le informazioni inerenti a tale procedura sono disponibili nella Guida alle ispezioni dei produttori di prodotti cosmetici (Guide to Inspections of Cosmetic Product manufacturers), elaborata dalla stessa FDA. Nel caso in cui la FDA determinasse la reale esistenza di un pericolo per la salute a causa di tale sostanza, ha riferito, infine, che provvederà ad allertare immediatamente industrie e consumatori ed intraprenderà opportune misure legali al fine di tutelare la salute ed il benessere dei consumatori.

Bibliografia

  1. Robert L. Bronaugh. “Percutaneous Absorption of Cosmetic Ingredients” in Principles of Cosmetics for the Dermatologist, Philip Frost, M.D., and Steven Horwitz, M.D., Eds. St. Louis: The C.V. Mosby Company, 1982.
  2. Roderick E. Black, Fred J. Hurley and Donald C. Havery. “Occurrence of 1,4-Dioxane in Cosmetic Raw Materials and Finished Cosmetic Products,”. Journal of AOAC International 2001; 84: 666-667.
  3. Wang RY, Blount BC, Chambers DM, McElprang DO, Skinner CG. Measuring 1,4-dioxane in blood as a biomarker of exposure. (abstract) Toxicologist 2009; 108: 336.

Cosmetovigilanza – News dalle agenzie regolatorie

Praticamente ogni anno vengono effettuate delle rilevazioni sul mercato per rintracciare l’1-4 dioxane nei cosmetici. Se nelle prime rilevazioni oltre l’80% dei prodotti testati presentava anche concentrazioni relativamente alte di 1-4 dioxane , recentemente la percentuale si è ridotta notevolmente e le concentrazioni, almeno per cosmetici skin care che restano a contatto con la pelle , sono quasi sempre sotto la soglia di 10 ppm, da molti considerata sicura. Il rischio cancerogeno del 1-4 dioxane è classificato dallo IARC come 2b, quindi come “possibile cancerogeno per l’uomo”. Cioè: non esiste una prova che sia cancerogeno per l’uomo, ma lo si sospetta visto che è sicuramente cancerogeno nei test su animali . Ricordo che 2b è lo stesso gruppo con cui è classificato come cancerogeno il caffè e che l’alcohol etilico, l’etanolo delle bevande alcoliche, è classificato addirittura 1 …. quindi molto più cancerogeno dell’1-4 dioxane. Tra le altre impurezze che un PEG può portarsi dietro, c’è anche , ma se ne parla meno: l’ossido d’etilene, classificato cancerogeno gruppo 1 dallo IARC. Le concentrazioni ammesse di ossido d’etilene nei PEG in Europa sono passate da 1 ppm a 0,2 ppm max.

Il rischio idroperossidi.

Da tempo è ampiamente noto che i PEG devono essere conservati al freddo ed al buio in quanto a contatto con l’aria, facilmente si possono formare idroperossidi.

Che le radiazioni UV inducano la formazione di idroperossidi nella pelle è un fatto che dovrebbe essere ampiamente noto e a questa reazione si attribuiscono parte dei danni indotti dalle radiazioni ultraviolette alla ns. pelle.

Non so perchè questo rischio associato ai PEG non sia considerato e quasi nessuno, anche tra gli esperti , ne parli. Moltissimi prodotti cosmetici per protezione solare sul mercato contengono percentuali non piccole di etossilati e PEG. Structure elucidation, synthesis, and contact allergenic activity of a major hydroperoxide formed at autoxidation of the ethoxylated surfactant C12E5.

L'ecobufala

Peg ed etossilati sono generalmente considerati NON GREEN, visto che la frazione derivata dalla polimerizzazione dell’ossido di etilene proviene dalla filiera della chimica di base o petrolifera. Calcolando quanti atomi sono di origine “chimica o petrolifera” e quanti di origine “vegetale” all’interno di ingredienti cosmetici considerati “GREEN” come il POTASSIUM SORBATE o la COCOAMIDOPROPYLBETAINE, SIAMO DI FRONTE AD UN EVIDENTE NONSENSE. Questi ultimi INGREDIENTI considerati “GREEN” sono molto meno “VEGETALI” di un PEG 8 CASTOR OIL , che in fondo è un olio di ricino modificato. La maggioranza degli etossilati sono poi poco tossici e biodegradabili quindi il demonizzarli per i rischi sull’impatto ambientale mi risulta incomprensibile. Scheda Wikipedia sugli etossilati-salute e ambiente. Ma d’altra parte , a me risultano incompresibili molte delle discussioni scientifiche sull’impatto ambientale di alcune sostanze chimiche.

Le valutazioni sull'impatto ambientale di una sostanza non sono facili.

Nonostante la biodegradabilità e che alcune reazioni codificate nei protocolli di “GREEN CHEMISTRY” utilizzino i PEG, il segmento del cosmetico BIO – ORGANIC – NATURALE tende ormai a rifiutarne completamente l’utilizzo. E’ solo una scelta commerciale. Scelta comprensibile, da quando ingredienti con prestazioni analoghe, di origine probabilmente più “GREEN”, come i polyglyceroli, sono facilmente disponibili sul mercato delle materie prime cosmetiche.

La vera ecobufala sta nel fatto che nel corso dei frequenti controlli sulla presenza di 1-4 dioxane nei cosmetici, alcune marche BIO – ORGANIC , anche blasonate, sono state beccate con concentrazioni di 1-4 dioxane nel cosmetico, per lo meno, “sospette”.

Denuncia dell’Organic Consumer Association sulla presenza di 1-4 dioxane in cosmetici venduti come Organic (cioè Biologici).



Concludendo:
Gli ingredienti PEG ed etossilati sono considerati NON GREEN o non adatti a cosmetici ORGANIC e BIO, nonostante siano poco tossici e in genere ben biodegradabili. Probabilmente questo è dovuto solo alla loro derivazione petrolifera .
Il rischio di presenza nel cosmetico che li contiene di contaminanti (in particolare 1-4 dioxane) è reale.
Solo recentemente, ed un po’ troppo lentamente per i miei gusti, l’industria cosmetica e quella delle materie prime cosmetiche hanno adottato provvedimenti atti ad abbassare questo rischio.
Anche il rischio che si formino idroperossidi sotto irraggiamento ultravioletto è reale.
Utilizzare ingredienti etossilati in un cosmetico per protezione solare non mi sembra una genialata .

Rodolfo Baraldini

Pubblicato: 31 Maggio 2013

Riferimenti:
Occurrence of 1,4-Dioxane in Cosmetic Raw Materials and Finished Cosmetic Products
Safety assessment on PEG in cosmetic products
Report CIR su oli etossilati
Sicurezza dei PEG per uso alimentare in UE

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10 Commenti

  1. Avrei un dubbio… Non so dove scriverlo…Lo inserisco nei Peg.
    Avevo letto un annetto fa che l’uso dei parabeni é vietato in Italia. Si possono continuare ad usare solo nelle vecchie formule. Ma nei nuovi cosmetici si deve evitare di usare.
    Almeno avevo capito cosi. Ma allora tutti brand che scrivono paraben free, perché?
    Forse non ho capito io. Se sono vietati é ovvio che i prodotti nuovi devono essere paraben free.
    Non dovrebbero scrivere, invece con parabeni, quelli che li contengono?.
    Oppure i parabeni sono ammessi e io ho informazioni errate…
    Grazie x l’attenzione…

    • I parabeni sono ancora ammessi e possono essere utilizzati nei cosmetici. Sono state riviste le massime concentrazioni a cui sono considerati sicuri di butyl e propyl e non sono più ammessi i poco utilizzati Isopropylparaben, Isobutylparaben, Phenylparaben, Benzylparaben, Pentylparaben in quanto l’industria non li ha “difesi”. Paraben free è un claim commerciale per vendere il cosmetico a chi tifa per la squadra avversa o a chi sa di essere allergico ai paraidrossi benzoati.

      • Grazie mille… Pensavo fossero stati vietati. Almeno tutta la pubblicità ha un minimo di validità.

  2. I polietilenglicoli sono tossici negli integratori?

  3. leggo sul contenitore di una nota marca di un prodotto :” non contiene SLES/LES -PARABENI /COLORANTI/SILICONI.”….poi guardo meglio e sul retro della confezione sono elencate le sostanze tra cui PEG-4 ,PEG-200 ,EDTA ecc…e questo sarebbe il bagnoschiuma sicuro e “ideale per tutta la famiglia” ?

  4. allora ecco la formua dell’idi immunoprotection che ho comprato…c’è un peg fra mille altre cose

    aqua, Diethylamino hydroxybenzoyl hexyl benzoate, tribehenin peg-20 esters,butyl methoxydibenzoylmethane,coco-caprylate,methylene bis-benzotriazolyl tetramethylbutylphenol, Niacinamide, decyl glucoside, bis-ethylhexyloxyphenol methoxyphenyl triazine, glycerin, octocrylene, ethylhexyl methoxycinnamate,acrylic styrene copolymer, ceterayl alcohol, cocoglycerides, methyl methacrylate corsspolymer, panthenol, PVP/ eicose copolymer, ectoin, olea europea oil unsaponificables, dimethicone, tocopherol, lecithn, camelia sinensis extract, tocopheryl acetate ascorbyl palmitate, propylen glycol, magnesium ascorbyl phosphate, 1,2-hexanediol, caprylyl glycol, carbomer, xantam gum, citric acid, sodium hydorxide, tropolone, bht, disodium edta
    è una crema solare che dicono essere senza conservanti, senza profumo, resistente all’acqua con effettobooster, protezione alta 40, con uguale protezione uva-uvb 1:1, 70 ml per 22 euro mah …questa questione che i peg nei solari non si dovrebbero usare ma che siccome l’ue non li ha bandti e messi fra le sostanze percolose allora si possono usare …paracelso, lo so che mi hai gia dato questa risposta per email, cioè valutare la formula intera…la metto comunque on line casomai qualcun’altro voglia dire la sua.

    • lGrazie per la trascrizione degli ingredienti.

      Interessante, non condivido il claim “senza conservanti”, visto che hanno un buon sistema conservante basato su 1,2-hexanediol, caprylyl glycol e tropolone + altri cofattori. La dizione corretta dovrebbe essere autoconservata ( self preserved ) o” senza ingredienti classificati come conservanti “.
      Ho segnalato il rischio idroperossidi dei PEG nei solari, di cui quasi nessuno parla, ma l’approccio deve sempre essere risk based, cioè considerando i rischi e non il pericolo.
      Per questo non si può mai dire a priori che un cosmetico con una certa sostanza elencata nella lista ingredienti è pericoloso.
      Resto dell’idea che utilizzare come emulsionante principale un PEG in un solare non è una genialata visto che comunque si introduce un rischio che si dovrebbe considerare e che ci sono molte alternative che questo rischio non lo introducono.
      Come ho già detto poi non mi piacciono i riferimenti all’immunoprotezione.
      Di un solare apprezzo soprattutto che filtri gli UVR e che se ne stia fuori più possibile dalla pelle.
      Per il resto mi sembra un ottimo prodotto e se hanno ottenuto valori PPD di filtraggio degli UVA, uguali all’SPF di filtraggio degli UVB : chapeau ! !.. gran bel risultato.

      • :) figurati!

        non so se è ipoallergenico a me bruciacchia e da fastidio sul viso e non sul corpo ma attualmente mi danno fastidio anche le creme più semplici, sic! non mi sono bruciata ma neanche abbronzata un granchè sul viso mah sarà la niacinamide al 5%…boh vabbè il tropolone so che ha quell’effetto ma li è solo come conservante come dici tu oppure è la mia impressione!ah per la cronaca prima di acquistarlo avevo gia vsito il claim uguale per tutti prodotti allora chidedno info all’idi ho detto anche che un prodotto senza conservanti non s’è mai visto e che come marketing lasciava a desiderare. Mi hanno risposto che quella frase andava intesa “senza conservanti aggiunti in formula” quindi una frase ancora più ubiqua e confusa Mah!

  5. come al solito questo blog si conferma essere il più interessante. Il problema è che quantunque il consumatore prendesse coscienza dell’informazione corretta poi non troverebbe sul mercato ciò che gli serve. Possiamo mica tutti prendere a farci i cosmetici da soli? :) la cosmesi ecobio in italia ci ha messo 10 anni prima di svilupparsi e forse mi sbaglierò ma non l’ha fatto tramite internet?c’è stato chi c’ha visto un mercato e sintonizzato il marketing e la comunicazione. Spero che tramite un’informazione più equilibrata, anche grazie a questo blog e tanti altri che arriveranno, si arriverà ad avere un cosmetico sicuro e rispettoso dell’ambiente ma questo chissà fra quanto! Vedo che con l’ecobio ci si muove adesso ad una velocità pazzesca, si fanno marchi internazionali, nascono nuovi brand ed enti certificatori (mah). Chi ci vedrà mai un vantaggio economico e un’occasione di marketing nel cosmetico veramente sicuro e ecosostenibile?oramai non è piu solo questione di sensibilità per l’ambiente ma di necessità e nessuno può dire a mio parere che non c’e l’ha questa sensiibilità, “che ci pensassero gli altri”…:)