1ªparte – Oli vegetali nella cosmesi: Emollienza

1ªparte – Oli vegetali nella cosmesi: Emollienza

 

 

Pier:

La seconda domanda riguarda gli oli. Ho visto che hai parlato dell’olio di argan e dell’olio di rosa mosqueta, e di altri oli. C’è sempre un gran parlare comunque e saltano sempre questi “oli miracolosi e prodigiosi”, tipo l’olio di cocco che sembrava dovesse salvare il mondo cosmetico, quando in realtà, come lessi su un intervento, forse anche tuo, sull’angolo di Lola, alla fine è un comune olio unto non troppo pesante. Ora la mia domanda è quali sostanze deve contenere un olio ( o insieme di oli) per poter essere considerato un buon cosmetico e non essere solo “unto”?

Definire l’azione cosmetolgica di un olio vegetale come:” unto” , è una provocazione. Gli oli vegetali sono ingredienti cosmetici con molte valenze funzionali ed extra-funzionali. Grazie ad alcuni oli vegetali, correttamente formulati, si possono ottenere cosmetici super performanti.

Parlando di “unto” mi riferivo all’emollienza lipidica degli oli vegetali .

EMOLLIENZA

Ma cosa è l’emollienza? Se ne parla spesso, a volte compare anche nella pubblicità di un cosmetico, ma non tutti, anche tra i cosmetologi hanno chiaro cosa sia.
Alla definizione letterale: l’emollienza rende più morbida e liscia la pelle, si deve sostituire una definizione più tecnica riferita a parametri sensoriali e chimico-fisici cioè misurabili. La valutazione quantitativa dell’emollienza consente di definire se un ingrediente è più emolliente di un’altro.
La formula più semplice e comune definisce: emollienza = lubrificazione + spandibilità.
Ma sono possibili formule più complesse che tengono conto di parametri chimico fisici:l’angolo di contatto, la polarità, l’indice di rifrazione, la appiccicosità residua ecc.
Non conosco un modello matematico, con parametri misurabili dell’emollienza che riproduca adeguatamente la risposta sensoriale .
Utilizzando modelli matematici e misure sperimentali emerge comunque che la stragrande maggioranza degli oli vegetali ha una emollienza simile per il semplice fatto che quasi tutti gli oli vegetali sono miscele di trigliceridi con lubrificazione e spandibilità analoghe .
Viscosità e punto di fusione, meglio il pour point, cioè il punto di scorrimento, influenzano la emollienza. Quindi se il profilo degli acidi grassi che compone un comunissimo olio alimentare è analogo a quello della supercostosa e super acclamata pianta esotica, anche l’emollienza sarà analoga.
Per la stragrande maggioranza degli oli vegetali fluidi, se non si effettuano misure strumentali, a livello sensoriale neppure l’utilizzatore più esperto può riconoscere una qualche differenza significativa nella emollienza.
La “flessibilità” e non linearità degli acidi grassi, quindi la presenza di doppi legami influenza la spandibilità ma soprattutto in presenza di valori iodine molto alti aumenterà la possibile penetrazione cutanea. Inoltre più è alto il valore iodine, più l’olio ha proprietà siccative , cioè inrancidendo polimerizza. Nel breve questo non modifica sostanzialmente l’emollienza ma può creare una emollienza residua molto diversa. Niente a che vedere con la markettata degli “oli secchi” o che non ungono. L’olio di lino o l’olio di canapa sono ottimi oli siccativi ma ci vuole molta fantasia o pubblicità con poteri ipnotici per convincersi che non ungano.
Un altro fattore, meno rilevante del profilo di acidi grassi, che può influenzare l’emollienza di un olio vegetale è la concentrazione e composizione della frazione insaponificabile.
Questa è nella maggioranza degli oli commerciali a concentrazioni talmente basse da produrre effetti molto limitati sulla emollienza complessiva.
Il formulatore che deve utilizzare solo oli vegetali in un prodotto skin care ha margini molto limitati per modulare l’emollienza . Senza considerare la possibilità di dosare oli solidi alla temperatura della pelle (circa 31°) ci sono oli il cui profilo di acidi grassi è spostato su catene più lunghe C20 o C22 insature. Il diverso peso molecolare di questi trigliceridi non modifica sensibilmente l’emollienza ma può alzare leggermente l’emollienza residua. Pertanto oli vegetali composti da trigliceridi a catena lunga (il colza non de-erucicato,il meadowfoam o il crambe abissinica) possono produrre una emollienza residua più alta di oli composti da trigliceridi a catena corta (C8 – C10 ). Si parla di valori misurabili strumentalmente ( Brand-Garnys ) che a livello sensoriale sono difficilmente percepibili all’interno di una formula complessa.
Tra quelli normalmente reperibili sul mercato, pochi oli vegetali si differenziano abbastanza per la composizione lipidica:
l’olio di jojoba , dove i trigliceridi non dovrebbero superare il 2% ( purtroppo è uno degli oli più taroccati/adulterati ) ed i principali esteri cerosi presentano la catena insatura C20:1,
l’olio di ricino , dove l’ossidrile in posizione 12 dell’acido ricinoleico conferisce ai suoi esteri viscosità inusuali ( si tratta dell’olio vegetale che a parità di punto di fusione ha la minore spandibilità ).
Praticamente tutti gli altri sono miscele di trigliceridi dove a parte la presenza di acidi saturi a catena medio lunga C12:0 – C18:0 con alto punto di fusione , quelli che ad alta concentrazione formano i cosiddetti burri, non esistono grandi margini per modulare una emollienza sensorialmente “elegante”.
Il bravo formulatore può graduare trigliceridi “solidi” e “fluidi” , saturi e insaturi , a catena lunga o corta per adattare il tocco, la spandibilità , la appiccicosità residua , la scorrevolezza e gli altri fattori che possono far apprezzare sensorialmente un cosmetico, ma utilizzando solo oli vegetali può modulare molto limitatamente l’emollienza finale. A parte la buona vendibilità di alcuni oli vegetali, a volte utilizzati come ingredienti emozionali per caratterizzare intere linee cosmetiche, la loro funzionalità ed efficacia  può giustificare il loro utilizzo più che la emollienza e gradevolezza sensoriale.

Rodolfo Baraldini

Pubblicato 7 settembre 2014

Riferimenti:

Goldenberg, R. L. “Correlation of skin feel of emollients to their chemical structure.” J. Soc. Cosmet. Chem 22 (1971): 635-654.

Brand, H.M., Brand-Garnys, E.E., ” Practical application of quantitative emolliency,”Cosmetic and Toiletries 123(7), 49–56, July 2008

 

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15 Commenti

  1. ecco un’altra lettrice con mente cosmeticamente disturbata :-)

  2. Ultimamente sento molto parlare del’olio di rosa damascena o otto. Viene presentato come molto pregiato e quello da agricoltura biologica ha prezzi stellari. Anche questo olio ha caratteristiche cosmetiche comparabili a gli altri oli?

    • Stai confondendo un olio essenziale – la profumazione di una pianta, concentrata ed ottenuta di norma attraverso la distillazione: esempi: lavanda, rosa, limone… con gli oli vegetali che sono unti ma non profumati – esempi: olio di oliva, di mais, di cocco… sono cose molto diverse :)

      • Grazie, scusate per involontario off topic

    • No, la dizione “olio” nel caso della rosa damschena si riferisce probabilmente ad un olio essenziale, quindi volatile, non composto prevalentemente da lipidi.
      Visto il processo estrattivo può essere impropria anche la dizione “olio essenziale” infatti l’industria profumiera sfrutta prevalentemente estratti, assoluti o concreti di rosa damaschena, che in effetti costano cifre molto alte.Come tutti i concentrati profumanti nel cosmetico se ne mette quantità molto piccole, niente a che fare con l’emollienza del cosmetico.

  3. Sempre molto interessante, possiamo affermare però di avere maggiore influenza sulla cascata di grassi del cosmetico se usiamo alcoli come ottildodecanolo, esteri come dicaprylyl ether e carbonate, coco caprylate e soprattutto ethylexyl stearate?

    • Come formulare e progettare la cosiddetta cascata dei grassi è argomento troppo tecnico che penso interessi solo i pochi lettori con menti cosmeticamente disturbate. Se interessa più che 3 o 4 persone,magari lo approfondiamo.

      • Purtroppo ho una mente cosmeticamente disturbata ahah devo dire però che sperimentalmente (ossia provando e riprovando) sto ottenendo grandi risultati che mi soddisfano quindi non mi preme un articolo del genere per ora. Però se ti va di scriverlo posso trovarti una marea di persone interessate a rubare i trucchi degli esperti ahah

      • Cosmetica-mente disturbata a rapporto! :D

      • Cosmetica-mente molto disturbato a rapporto. Mi auguro si tocchino anche i vari alchilesteri, non solo oli vegetali.

      • Temo di avere anche io una mente cosmeticamente disturbata! Sono la quinta? Avremo l’onore di sentirti parlare di come formulare progettare la cascata dei grassi? Grazie delle sempre tue preziose spiegazioni.

  4. Da alcuni mesi sto provando un metodo di pulizia del viso fatto solo con gli oli. Qui un link di riferimento: http://www.theoilcleansingmethod.com/
    Ho la pelle grassa e tendenzialmente impura e, poiché ormai l’adolescenza è passata da un bel po’, ho provato di tutto per cercare di limitare l’effetto lucido sulla pelle. E mai e poi mai avrei pensato che l’olio mi sarebbe venuto incontro! Con questo metodo la pelle è pulita a fondo, risulta più liscia e più morbida e mi riesco a “stroncare” eventuali brufoletti!
    Cosa ne pensi di questo utilizzo dell’olio?

    • La detersione per affinità ha molti vantaggi o pregi e ne ho parlato spesso http://www.nononsensecosmethic.org/?p=47653
      Ho in preparazione un articolo sugli struccanti bifasici e approfondirò l’argomento visto che non tutti gli “oli” detergono nello stesso modo.

      • Grazie, mi ero persa questo tuo articolo! Molto interessante! Io ho provato un mix di olio di ricino, olio di riso e olio di jojoba (30 – 20 – 50) e, oltre a trovarlo ottimo per detergere a fondo la pelle e struccarla perfettamente, è perfetto anche come “base” per il make up, perchè non richiede l’uso di creme (al massimo a volte ci metto un po’ di gel d’aloe).

      • Mi sembra una bella miscela, equilibrata. Per una maggiore detergenza del male-up priviligerei oli non polari, magari ramificati, più flessibili e “rotondi”.
        Per un effetto “cushion” vellutato + che il ricino,sfrutterei piccole percentuali di oli o alkylesteri solidi a temperatura pelle, magari in agglomerati sovramolecolari, in sostanza disperdendoli e turbandoli senza arrivare alle temperature di fusione….ma sono trucchi molto tecnici che non so quanto siano praticabili in cosmetici autoprodotti.

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