MYTH-BUSTER: Schiarirsi i capelli con il miele

MYTH-BUSTER: Schiarirsi i capelli con il miele

 

 

Caterina mi scrive: ” ..eccomi … con un tema che ho appena scoperto e che mi interesserebbe molto: schiarire i capelli con metodi naturali, casalinghi, low-cost.
Prima ero convinta che schiarire i capelli in modo assolutamente naturale, con ingredienti di cucina, si può solamente se qualcuna ha i capelli dal colore biondo al castano abbastanza chiaro. Poi, grazie alla Dr.ssa Serri ho scoperto il metodo di Giuseppe Montalto: camomilla e sole, ma sapevo che neanche quello da un risultato visibile sui capelli scuri.
Oggi invece ho trovato questa ricetta, della “schiaritura inglese”, e sul forum Promiseland anche i commenti poco affermativi di Fabrizio Zago.

http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?f=2&t=43800

http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?f=2&t=37500

Sulla rete leggendo i vari forum della cura dei capelli, tante sono riuscite schiarire i loro capelli notevolmente.

Volevo domandarti: Secondo te è un effetto reale? E’ una via in ogni senso affidabile per la schiaritura dei capelli? E cosa c’è dietro a cui nessuno pensa? È un metodo più o per niente più sicuro delle “tinte” con solo perossido d’idrogeno?”

Visto che recenti ricerche avrebbero dimostrato che i nostri capelli a una certa età incanutiscono per un processo mediato dal perossido d’idrogeno, cioè proprio dall’acqua ossigenata, mi domando come si fa a considerare “non naturale” schiarirseli con l’acqua ossigenata?
Incanutimento mediato da H2O2

LA BUFALA - THE HOAX -

Comunque senza considerare questo dettaglio la discussione sullo schiarimento dei capelli al miele è interessante, se non altro per comprendere il fenomeno di come si propagano le bufale in rete.

Concordo con quanto dichiarato da Fabrizio Zago:”  E’ una bufala cosmica. ”

La storia che il miele conterrebbe perossido di idrogeno , c’è chi dice  addirittura che sia al 3%, è una assurdità, ma continua a circolare in rete con il solito copia-incolla presinaptico.

Gli stessi enzimi che potrebbero partecipare alla reazione che potrebbe produrre tracce di H2O2 sono praticamente assenti dalla stragrande maggioranza dei mieli in commercio, visto che il processo di pastorizzazione li degrada drasticamente.

L’eventuale H2O2 che per qualche ragione potrebbe formarsi nel miele in presenza di reazioni enzimatiche ha un emivita dell’ordine del giorno, pertanto in un miele pastorizzato non fresco se ne possono trovare quantità irrilevanti per produrre un qualche effetto schiarente.

Con queste premesse , non capisco perché sprecare del costoso miele per poi non avere neppure un qualche effetto significativo.

Se proprio dovessi cercare ” cosa c’è dietro a cui nessuno pensa?”  oltre alla straordinaria forza virale delle bufale in rete : un possibile meccanismo d’azione è dipendente dalla acidità del miele e dalla possibile azione riducente-chelante di acidi come l’acido gluconico. Quindi viste le concentrazioni in gioco parliamo di un blando effetto schiarente con meccanismi analoghi  a quello che potrebbe dare un po’ di succo di limone. La melanina nel capello è un polimero non facile da dissolvere e ossidare senza “qualcosa” di forte.

Quelle con il miele sono per lo più azioni superficiali che non intaccano minimamente la melanina contenuta nel fusto del capello ma che possono amplificare alcuni processi di photo-ossidazione della melanina.

Presumo che comunque l’effetto schiarente di questi “schiarenti” al miele sia inferiore a quello che darebbe stare un po’ di più al sole .

Le reazioni di ossidazione indotte dai raggi ultravioletti sono molto più influenti di quanto si pensi.

Visto che l’acqua ossigenata costa poco, è ecologica, funziona perfettamente, se proprio ci si vuole schiarire i capelli non capisco che utilità ci sia nel non usarla.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 27 maggio 2014

articoli correlati:
MYTH-BUSTER: Rimedi “Naturali” e di autocura per sbiancare i denti.

Riferimenti:
Hair Bleaching
The influence of hair bleach on the ultrastructure of human hair with special reference to hair damage.

[post_view]

[post_view time="week"]

 

 

I commenti, le testimonianze e le opinioni sono sempre graditi. I programmi anti-spam possono far si che il commento sia visibile nel blog solo dopo approvazione. Per inserire nei commenti un link, rimuovere http:// e www. I commenti con argomentazioni ad personam, promozionali o non pertinenti verranno cancellati. Non è questa la sede per supportare le proprie tifoserie, fedi o ideologie.

8 Commenti

  1. Vorrei fare una precisazione…non è che nel miele c’è H2O2, ma bensì è presente un enzima, l’enzima glucosio-ossidasi che in particolari condizioni di DILUIZIONE produce acqua ossigenata e acido gluconico a partire dal glucosio.
    Quindi la sua liberazione avviene in acqua. Tra l’altro l’acqua ossigenata formata, come ha giustamente detto Roberto, ha vita molto breve. La formazione di H2O2 è fondamentale nel primo periodo di formazione del miele quando è ancora molto ricco in acqua, e ha proprio una funzione protettiva. Dopodiché le api, col movimento delle loro ali, fanno ridurre il contenuto di acqua e acqua ossigenata nel miele non ne rimane. Dunque il fulcro della questione è : C’è H2O2 nel miele? NO, se non in percentuale esigua. Il miele può sviluppare H2O2 in determinate condizioni? Si, se opportunamente diluito.
    Fonte: libro di Chimica degli alimenti – P. Cabras, pag.499 ;)
    PS: sto preparando l’esame
    Sara

    • ” Il miele può sviluppare H2O2 in determinate condizioni? Si, se opportunamente diluito.” Concordo, dipende dalle soluzioni, ma quando c’è, si parla al massimo di 2-3mmol/l/h, quindi concentrazioni che non possono produrre alcun effetto schiarente rilevabile e che anche per l’azione antimicrobica da sole non giustificano l’efficacia . Stiamo parlando di una concentrazione di perossido dell’ordine di centesimi di quella di un acqua ossigenata a 10 volumi.

  2. Mi occupo di ispezioni degli alimenti di origine animale. Il miele viene considerato un alimento vivo e non va pastorizzato perché ciò ne provocherebbe il suo invecchiamento precoce e la perdita delle sue qualità organolettiche. Nel decreto 179 è previsto il controllo di una sostanza chiamata Hidrossimetilfurfurale (HMF) che ci dice appunto se un miele è stato trattato con temperature alte come quelle di pastorizzazione. Il miele può subire l’ attacco da parte dei lieviti quando il suo contenuto in acqua supera il 38%, questo può accadere nei mieli con un difetto di cristallizzazione. In questo caso il miele tende a separarsi in due fasi una liquida visibile nella parte alta del vasetto ( più ricca d’ acqua e quindi più facilmente fermentescibile) e una solida (cristallizzata) nel fondo. Ma questo è un difetto tecnologico dovuto ad errori commessi nel fasi di lavorazione del miele…potrei parlare per ore. Comunque volevo solo precisare che il miele non è un alimento per cui è prevista la pastorizzazione, poiché non rappresenta un buon substrato per lo sviluppo microbico avendo un alto contenuto di zuccheri, pH marcatamente acido e una bassa acqua libera (aw) . Naturalmente il quantitativo di H2O2 è talmente basso che l’effetto schiarante del miele sui capelli è pari a zero.

    • Ti ringrazio per le precisazioni. Bel argomento il miele , se vuoi approfondirlo parlane pure. Essendo stato socio della Lucia Piana, che ritengo la più grande esperta di miele italiana, ne sento parlare da anni. La norma è chiara e non proibisce i trattamenti termici. Tra l’altro anche la cristallizzazione di cui parli, ed i processi per cui si forma o viene recuperata, è connessa con le temperature di transizione vetrosa del glucosio e del fruttosio, molto inferiori di quella del saccarosio .

      • Ti consiglio la lettura di un testo molto semplice : ” igiene e tecnologie alimentari degli alimenti di origine animale” del Colavita. C’è un capitolo dedicato al miele. La pastorizzazione avviene a temperature di 72 °C per 15 secondi (è la temperatura a cui viene inattivata listeria monocytogenes). I cristalli, invece, vengono sciolti portando il miele a temperature sempre inferiori ai 40°C. Il miele non ha bisogno di essere pastorizzato perché è un substrato in cui i batteri non riescono a crescere.

      • Grazie per il consiglio. Ricordo da alcune discussioni con Lucia Piana , che ritengo la maggiore esperta italiana di mieli e di cui sono stato socio per vari anni, che gli unici mieli che non cristallizzano naturalmente sono quello di castagno e acacia, gli altri per restare liquidi richiedono un processo termico di rifusione e solo il miele classificato come “torchiato” non può superare i 45°… ma non è materia di cui ho competenze specifiche e potrei ricordare male. Sulle possibili fermentazioni del miele invece ho avuto esperienze dirette in produzione ed ho ispezionato alcuni impianti di pastorizzazione del miele … non certo artigianali di chi maneggia tonnellate di miele per il mercato alimentare.. Materia interessante.

  3. Il miele non viene mai pastorizzato!!!i mieli che trovi normalmente in vendita non hanno subito un processo di pastorizzazione perché questo è vietato dal decreto legislativo 179 del 2004. Il miele contiene naturalmente perossido di idrogeno in piccole quantità che assieme al suo pH acido lo rendono un ottimo batteriostatico.

    • Mi dispiace contraddirti ma nel decreto legge 179 del 2004 non c’è affatto scritto che è proibito pastorizzarlo. http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/04179dl.htm
      Se trovi una qualche legge che obblighi a non pastorizzare il miele per favore linkamela.
      Nel caso ci fosse , tutti quei mieli che vantano di non essere pastorizzati sarebbero sanzionabili per pratiche commerciali scorrette in quanto è scorretto vantare al consumatore di un prodotto un requisito che per legge devono avere tutti i prodotti analoghi.
      Il miele non trattato, è batteriostatico, in quanto ha poca acqua libera, come tutte le marmellate con più del 50% di zucchero , ma non è un “ottimo” batteristatico infatti può contenere lieviti e può fermentare .

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Choose a Rating