MYTH-BUSTER: Olio di Rosa Mosqueta

MYTH-BUSTER: Olio di Rosa Mosqueta

 
Non ha avuto il successo marketing dell’olio di Argan, ma a suo modo è stato un precursore della moda degli oli esotici nella cosmesi ed ha caratterizzato intere linee di prodotti cosmetici. E’ un olio molto particolare, di un bel colore che va da un tenue rosato ad un intenso salmone che proviene dal Chile.

Cosa è in realtà.

Rose hip oil adds numerous benefits in facial skin care.La Rosa Mosqueta non è una pianta rara che cresce solo in Chile, anzi, tecnicamente non è neppure UNA pianta.

Infatti il nome ROSA MOSQUETA non è altro che la definizione popolare che si utilizza in Chile, ma anche in Argentina ed in altri paesi sudamericani di lingua spagnola per chiamare qualunque Rosa Selvatica, con frutto.

Sono infatti quelle che in inglese e nell’INCI CTFA sono classificate come ROSE HIP ( cioè rose con frutto ).

Il nome botanico con cui sono note in praticamente tutto il modo queste piante è : ROSA CANINA, ROSA EGLANTERA ( di cui ROSA Affinis RUBIGINOSA è un sinonimo ) ROSA MOSCHATA, ROSA MAJALIS e altre…

In Chile arrivarono con i conquistadores .

Valutazione delle diverse specie di rosa selvatica in Chile

Visto che la rosa selvatica si può trovare  in quasi tutto il mondo con clima temperato , perchè il Chile ?

Il Chile è stato uno dei primi paesi dove la rosa selvatica è stata coltivata intensivamente. Fino a pochi decenni fa era considerata una pianta infestante, poi si è aperto il mercato degli infusi-the di rosa canina e più recentemente di “frutti rossi”.

Questo mercato ha sviluppato flussi importanti di bacche e polpa disidratata dal Chile verso l’Europa.

Per soddisfare questo mercato in concorrenza con i tradizionali produttori centroeuropei, la raccolta da piante spontanee era impensabile.

CASCARILLA

polpa disidratata cascarilla di rosa mosqueta

Solo a metà degli anni 80 si è cominciato ad utilizzare lo scarto della produzione delle polpe deidratate (cascarilla), i semi, estraendone un olio.

I principali produttori di olio di rosa mosqueta, per anni oltre il 70% dell’olio di rosa mosqueta cileno era in realtà prodotto da LONCOPAN SA,  non hanno mai avuto problemi a definirlo come olio di ROSA CANINA, visto che la fornitura di polpe disidratate all’industria alimentare richiedeva quel nome.


coltivazione intensiva di rosa mosqueta

Solo dopo il 2000 per esigenze marketing si è cercato di differenziare l’olio costruendo un valore paese associato al nome tradizionale ROSA MOSQUETA.

In realtà delle 3 piante di rosa selvatica che in Chile vengono chiamate ROSA MOSQUETA, con una coltivazione che secondo Sudzuki copriva già  nel 1995 oltre 17000 ettari, la più diffusa è la ROSA EGLANTERIA,  alias ROSA affinis RUBIGINOSA. ( op.cit. Sudzuki, F. 1995. Como cultivar la rosa mosqueta (Rosa eglanteria). Chile Agrícola )

Queste distinzioni tra diverse piante con diversi nomi sono in realtà irrilevanti visto che, a parità di sistema di estrazione/raffinazione e di area coltivata, gli oli prodotti dalle tre specie di rosa selvatica sono sostanzialmente uguali sia come contenuto e distribuzione di acidi gassi , sia come contenuto di steroli e carotenoidi.


raccolta meccanizzata di rosa mosqueta

La coltivazione intensiva di ROSA RUBIGINOSA e CANINA al posto della MOSCHATA è stata motivata dalla diversa resa e redditività.
Il gruppo COESAM (specializzato nella produzione di frutta forestale )  ha oggi in Chile oltre 2000 ettari coltivati a ROSA selvatica , con piante selezionate geneticamente e brevettate.
Dal 2005 hanno cominciato a sperimentare le tecniche di propagazione in vitro.

La resa nella produzione dell’olio è comunque molto bassa ed il business si giustifica solo per fatto che la materia prima non costa praticamente nulla essendo lo scarto della produzione delle polpe disidratate di rosa canina per l’industria alimentare e per il sovrapprezzo marketing che il mercato cosmetico è disposto a pagare per un olio “emozionale”.

La controversia sull'acido retinoico: c'è o non c'è?

Una prima ricerca, scientificamente poco accreditata ( SOTO, G.: «Caracterización del aceite crudo de semilla de rosa de mosqueta (Rosa aff. Rubiginosa L.)». Tesis doctoral. Universidad de Concepción, 1978. ) individuò nell’olio di rosa mosqueta la presenza di acido retinoico.

Visto che molte altre analisi di questi oli ( rose hip oils) di acido retinoico non ne trovavano traccia ( King College, London ) successivamente una controversa ricerca a firma Berta Pereja ne confermava la presenza e gli attribuiva la principale funzionalità farmacologica-cosmetologica.

Questa ricerca (  link alla ricerca ) , molto discussa sia per la metodica analitica utilizzata (UV_VIS) sia per le conclusioni un po’ sommarie che ne venivano tratte, ha avuto sia conferme (analisi della SGS Chile,10-09-1993 ), sia smentite.

Individuare la eventuale presenza di acido retinoico all’interno di una miscela complessa di carotenoidi e apocarotenoidi non deve essere cosa semplice.

Tutti ( si fa per dire, intendo: più o meno tutti ) sanno che molti carotenoidi sono nell’uomo precursori dell’acido retinoico, appositamente trasformati da enzimi “animali” in apocarotenoidi , acido retinoico e retinolo. Da questo la definizione di PROVITAMINA A data al ß-carotene.

La funzione della vitamina A negli animali è fondamentale, non solo per la vista . Interviene infatti nella formazione dell’embrione e nella proliferazione cellulare.

Non tutti sanno che l’analogo dell’acido retinoico nel mondo vegetale è l’acido abscissico, una forma methylata per molti versi affine, che svolge analoghe funzioni nella fase di formazione e crescita della pianta, soprattutto nella “dormienza” dal seme.

Anche l’acido abscissico deriva da un processo che parte da carotenoidi e grazie ad enzimi  Catoretoind cyclooxygenase si trasformerebbero in apocarotenoidi e alla fine in acido abscissico.

La domanda che ovviamente si sono posti molti curiosi come me è: come fa una pianta a produrre un ormone tipicamente animale, anziché il suo specifico ormone vegetale ?

Il dubbio resta; alcune analisi segnalano la presenza di acido retinoico in tracce anche in altri oli vegetali di famiglie diverse dalle rosaceae.

Ma la questione è: se l’acido retinoico nell’olio di rosa mosqueta davvero c’è, fa qualcosa ?

La risposta è NO.

1° se davvero ci fosse e fosse in concentrazioni tali da esplicare una qualche attività sul metabolismo cutaneo, l’olio di rosa mosqueta non potrebbe essere utilizzato a fini cosmetici essendo l’acido retinoico tra le sostanze assolutamente bandite nel cosmetico dalla direttiva e dal regolamento europeo. ( se date una occhiata alle statistiche sulle malformazioni alla nascita da acido retinoico-trietinoina, nonostante tutte le precauzioni ed avvertenze con cui viene oggi somministrato qualunque farmaco basato su questa molecola, comprendete che la limitazione-bando del regolamento cosmetico ha ottime ragioni per essere imposto )

2° Le analisi con metodiche scientifiche un po’ più accurate che ricercavano l’acido retinoico negli oli di rosa mosqueta- rose hip oils ne hanno segnalato tracce dell’ordine di 1 ppm ( analisi NMR eseguita alla Princeton University ) max 0,35 ppm (analisi HPLC dell’università di Valparaiso ).

Per intenderci sul significato di 1ppm, se si ipotizza di applicare 1 mg/cm2 di olio di rosa mosqueta puro sulla pelle , l’eventuale acido retinoico sarebbe circa 0,000000001 g/cm2 .

Qualità dell’olio di rosa mosqueta.

Premesso che è irrilevante il vero nome della pianta dai cui frutti viene estratto , gli oli di rosa mosqueta – rose hip oils cambiano sensibilmente la loro qualità in funzione della metodica di estrazione e raffinazione.

La produzione ha una bassissima resa, da una tonnellata di frutti della rosa selvatica si ricavano 230 kg di semi, da questi 15 kg scarsi di olio se estratto a caldo con solventi. Con processi a freddo la resa quasi si dimezza.

L’estrazione con solventi tipici comporta utilizzando solventi poco polari una maggior quantità di phenoli che comportano una maggiore stabilità ossidativa degli oli ma anche un maggiore schiarimento dei carotenoidi.

L’estrazione a freddo comporta un colore salmone più intenso ma anche una maggiore percentuale di acidi grassi liberi. (NB: Il colore salmone non identifica automaticamente la estrazione a freddo, visto che si può ottenere anche con altri processi o “postprocessi” )

In entrambe i casi gli oli di rosa mosqueta – rose hip oils sono ricchi di polinsaturi ( anche il 70% ) e irrancidiscono molto rapidamente.

Con il test standard OSI110 con Rancimat irrancidiscono anche in meno di 3 ore.

L’irrancidimento è riconoscibile a naso da un intenso odore di pesce. Questo, procedendo nell’irrancidimento, diventa odore di pittura ed è legato soprattutto a 3 aldeidi: 2,6-nonadienal, 4-heptenal, 3,6-nonadienal ma anche a :
propanal, 2 pentenal, 3-hexenal, 2,4-heptadienal, 2,6-nonadienal, 2,4,7-decatrienal, 1 penten-3-one, 1,5-octadien-3-one, 1-penten-3-ol che con alcuni ketoni compongono una miscela di odori inconfondibile.
Anche il 3-penten-propyl-ketone individuato nella analisi della dott.ssa B. Pereja sembrerebbe proprio un prodotto di irrancidimento .

La presenza di questi prodotti di irrancidimento è rilevabile dopo poco tempo anche in oli ben conservati e protetti da antiossidanti aggiunti. Anche conservato al buio, a basse temperature e con la protezione di antiossidanti aggiunti difficilmente quest’olio raggiunge una shelf life di 2 anni.

Concludendo: si tratta di oli molto caratteristici e particolari soprattutto per l’alta concentrazione di acidi grassi polinsaturi.

La principale valenza cosmetologica si riconduce ai percorsi metabolici dell’acido linoleico e α-linolenico nella pelle. Quindi può partecipare a processi antiproliferativi e antiinfiammatori nei prodotti skin care.

Le doti siccative lo rendono idoneo anche a formulazioni per capelli.

La vantata efficacia antismagliature si riconduce a decine di oli simili , come già discusso qui MYTH-BUSTER: percellin oil , oli e cere dell’uropigio .

La vantata efficacia “lisciante” su rughe dovuta all’acido retinoico non ha alcuna evidenza nè alcun razionale scientifico.

Di vitamina C ( idrosolubile ) fatte salve eventuali postlavorazioni ed arricchimenti o processi di estrazione e raffinazione “atipici” , ovviamente non ne contiene.

Rodolfo Baraldini

Pubblicato il 4 settembre 2013

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33 Commenti

  1. Salve,
    vorrei capire meglio se Rosehip oil lo posso utilizzare sopra una cicatrice post intervento di un mese fa o se esiste qualcos’altro di più utile.

    • la riduzione degli esiti cicatriziali con massaggi ( manipolazioni) emollienti mi risulta che abbia un buon riscontro. Checchè ne dicano quelli del bio-oil , non ci sono conferme sul fatto che un tal olio sia sostanzialmente preferibile ad un’altro, se ci si trova bene con un olio di rosa canina, ben venga.

  2. ciao volevo chiederti se sono vere queste affermazioni sull’olio di avocado che ho trovato su internet:
    quello di avocado è un olio medio, viscoso, che penetra in profondità nella pelle facilitando contemporaneamente l’assorbimento di altri principi attivi usati in associazione; ha una composizione chimica molto simile a quella dell’olio d’oliva, è ricco di acidi grassi (oleico 55-75%, linoleico 9-14%, palmitico 9-20%, palmitoleico 3-7%, alfa-linolenico 0.5%), alcoli triterpenici, vitamine liposolubili A, D, E, K, tocoferoli, carotenoidi, fitosteroli e lecitine. Gli acidi grassi insaturi, come il linoleico, sono i più preziosi per mantenere i tessuti in ottimo stato. Sempre come l’olio di oliva, possiede una ricca frazione insaponificabile (quindi eventuali addensamenti nell’olio sono normali). Non irrancidisce facilmente e da il meglio di se usato in combinazione o in alternanza all’olio di jojoba.

    • mi sembra una tipica pubblicità che fa intendere cose che potresti non riscontrare nel prodotto. Affermare che un olio contiene steroli triterpeni vitamine , non significa che il tuo olio contiene steroli ecc ecc, dipende da come è raffinato. Gli oli vegetali sono composti per lo più ( 99 % ) di lipidi , per lo più trigliceridi .

      • mi ero dimenticato di specificare che la descrizione si riferisce ovviamente a olio di avocado non raffinato biologico spremuto a freddo

      • L’olio di avocado non raffinato, può effettivamente contenere una buona percentuale di non trigliceridi i cosiddetti microcomponenti. Molta clorofilla, può avere un bellissimo colore verde smeraldo molto intenso, ma va poi conservato al buio. Molti steroli ecc. ecc.

  3. e l’olio evo? come mai non mettono nessun antiossidante? Eppure lo beviamo e cambia di colore. La stessa cosa per l’olio di girasole e per l’amido di riso per la cucina. Molti utilizzano questi prodotti anche come cosmetici puri senza miscelarli.

    • Nel codex alimentare la definizione di Vergine comporta che gli oli siano senza qualsiasi additivo alimentare, quindi anche senza l’aggiunta di antiossidanti. Nell’olio di oliva non vergine ( raffinato ecc. ecc.. ) invece è possibile l’aggiunta di tocoferolo naturale ( ufficialmente ) per ripristinare il tocoferolo perso durante la raffinazione. Il tutto a livello teorico, visto che si sa che l’olio extravergine d’oliva è in europa il prodotto alimentare più adulterato.
      Comunque l’irrancidimento è un fenomeno complesso dove la reattività dei radicali è proporzionata al numero di doppi legami. Semplificando molto a parità di numero di atomi di carbonio C18, fatta 1 la reattività dell’acido stearico C18:0 senza doppi legami, è 100 la reattività dell’acido oleico C18:1 con un doppio legame, 1200 la reattività dell’acido linoleico ( 2 doppi legami ) C18:2 e ben 2500 la reattività dell’acido linolenico C18:3. Quindi anche l’olio EVO irrancidisce ma molto , molto meno del rosa mosqueta o del canapa.

      • :D :D :D che rispostona, Rodolfo o.O penso che li berrò solo sti olii. troppo costosi alla fine per struccarsi quel poco di trucco che mi metto, vanno subito a male…

  4. Gentile Rodolfo, avevo acquistato olio di rosa mosqueta l’anno scorso in Argentina, ma non riuscivo a metterlo perchè puzzavo di pesce in maniera imbarazzante subito dopo. Credevo fosse “taroccato” ma dal tuo articolo finalmente capisco che era assolutamente naturale. Secondo te posso riciclarlo in qualche modo??? Grazie!!! E cosa ne pensi dell’olio di canapa sulla pelle? Da quello che leggo, ha buone concentrazioni di acido linoleico 60% (una parte del quale gamma linoleico) e acido alfa linoleico 20%. Tu cosa ne pensi?

    • le sostanze volatili ( la puzza) si formano fin dalla prima fase del processo di irrancidimento. La presenza di 3 doppi legami come nell’acido linolenico comporta un facile irrancidimento ossidativo che può partire dalla semplice esposizione alla luce dell’olio. Anche se il naso non è un gascromatografo un odore troppo forte ed acre ( propanal negli omega 3 , hexanal negli omega 6 ) è segnale indiscutibile di un eccessivo irrancidimento. Penso che l’evoluzione ci abbia dotato di un ottimo strumento di valutazione: quando l’odore è troppo forte e “sgradevole”, l’olio non va usato. Lo si butta o lo si usa per proteggere gli infissi in legno. Non esiste una misura scientifica di quale è il livello di irrancidimento inaccettabile . Tutti gli oli con molti polinsaturi e soprattutto quelli con linolenico ( mosqueta, lino, canapa, borraggine ecc.. ) devono essere protetti, fin dalla produzione con antiossidanti, conservati al fresco ed al buio.
      Olio di Canapa come ingrediente cosmetico ? è un olio vegetale. Non ha pregi o difetti a priori, ma è veramente difficile trovarlo di buona qualità . Può essere utilizzato nei cosmetici dove si cercano effetti antiproliferativi : può migliorare l’apparenza delle pelli seborroiche o quelle affette da psoriasi.

      • Sono in contatto con un produttore della Basilicata che me lo invierebbe subito dopo il prossimo raccolto. Io pensavo di metterlo sulla pelle, puro, dosandolo con contagocce per non contaminarlo, lo terrei in una boccetta di vetro ambrato. Andrebbe bene? E se mettessi dell’acido ascorbico come antiossidante??? :-)

      • La maggioranza degli antiossidanti , se non utilizzati correttamente possono diventare pro-ossidanti. Quindi o la protezione la mette il produttore alle giuste dosi subito dopo la produzione o si rischia di fare dei pasticci.
        La miglior soluzione pratica ed alla portata di tutti è mettere un po’ di rosmarino nell’olio.

      • Rosmarino nell’olio??? MI PIACE!!!

      • ha lo stesso effetto protettivo anche l’olio essenziale di rosmarino?

      • No. Le componenti del rosmarino che svolgono una azione antiossidante ( scavenger ) non sono volatili.

      • questo vale anche per l’estratto CO2 di rosmarino? l’ho visto usare come antiossidante al posto del classico tocoferolo

      • Purtroppo con estratto di … non si indica cosa c’è dentro ma solo da dove proviene. Se contiene la miscela di acido rosmarinico, carnosico , naringina, acido caffeico ed altri potenti scavenger dell’estratto con solvente dissolto in olio , si funziona.anche quello CO2.

  5. un’ultima cosa: che ne pensi del retinyl palmitate spacciato per vitamina a e quindi per funzionale in un solare? Avevo letto che è assolutamente controindicato mettere la vitamina a sulla pelle al sole. Ma non può essere usato per evitare l’irrancimento di alcune sostanze nel suddetto prodotto solare visto che è in quantità minime? saranno vietati quelli all’acido retinoico eppure su internet c’è gente che impiega questi cosmetici tipo sul forum “al femminile” e racconta pure gli effetti. Ero curiosa e ho googlato “acido retinoico”. Ciao!

    • esistono fondati sospetti di photocancerogenicità del retinyl palmitate associato agli UV. Gli studi su animali prodotti non sono conclusivi , ma visto il controverso rapporto rischio/beneficio io in un solare non lo utilizzerei proprio. Al contrario i carotenoidi sia pre che dopo sole sembrano efficaci e non photoreattivi.
      Cosmetici con acido retinoico, tretinoina, e suoi sali non possono proprio essere legalmente commercializzati in UE. E’ proibito a qualunque concentrazione. Non so di cosa si tratta quello di cui possono parlare nei forum internet… forse sono farmaci prescritti per la terapia dell’acne di cui comunque esiste un rischio teratogeno e di embriotossicità limitato solo dal ridotto assorbimento cutaneo .

      • Per quanto riguada il retinyl palmitate avevo trovato informazioni simili riguardo i solari in un certo senso mi fa piacere che tu me ne dai la conferma. Avevo sollevato il problema una volta ma le reazioni erano state di tale stroncamento totale su basi a mio parere ideologiche, che ho lasciato perdere. Per quanto rigaurda l’acido retinoico si trata del retin-a in crema che comprano in farmacia senza ricetta, ero solo curiosa e ho semplicemente gogglato le parole “acido retinoico” e m’è uscito quel forum..pare che lo usino per rinnovare la pelle. Non so se solo per bellezza, o per grossi problemi di acne, certo che sè è per bellezza lo trovo un tantino maniacale. Grazie per le spiegazioni!

  6. Rodolfo, considera che parli già con una scettica ma ho provato l’olio di rosa mosqueta su una cicatrice ipertrofica che avevo da bambina e si è appiattita. Sulle smagliature nulla e comuqnue mi ero stancata ho visto che puzzava dopo poco e l’ho lasciato li. Considera che non sono un’assidua utilizzatrice di creme per il corpo ma comunque tipo la nivea fluida qualche volta l’ho utilizzata (ho smesso per l’odore e perchè sono refrattaria all’unto) oppure ho utillizzato il famigerato olio johnson! senza massaggiare è vero ma l’ho utilizzato senza avere alcun tipo di beneficio su quella cicatrice. Cmq è male utilizzare un’olio un po’ andato come struccante in emulsione con l’acqua? L’olio johnson non lo sopportavo. Ma l’olio di oliva extrav da cucina non si ossida? mica ci mettono gli antiossidanti eppure lo beviamo!

    • La partecipazione a processi antiproliferativi e antiinfiammatori dei polinsaturi in effetti potrebbe renderlo funzionale nel trattamento di cicatrici ipertrofiche, come anche nella psoriasi.
      L’efficacia del massaggio con oli contro le smagliature si riferisce soprattutto alla possibile prevenzione, cioè prima che si formino…una volta formate la efficacia di massaggi con oli è minima se non inesistente.

  7. L’utilizzo di oli vegetali puri (rosa, jojoba o mandorle spremuti a freddo) senza addittivi è preferibile rispetto a normali creme idratanti con additivi chimici?

    • chimici ? tutte le sostanze esistenti sono chimiche, compresi gli oli vegetali.
      tra oli “puri” ed emulsioni o creme sulla pelle non c’è una preferenza assoluta, dipende dai diversi contesti: che pelle? che inestetismo? che effetto si vuole ottenere ? ecc. ecc..le emulsioni proprio per la loro natura emulano meglio il mantello idrolipidico della pelle.

  8. Grazie dell’articolo, è stato molto interessante. Ma quindi, alla luce di tutto questo, si può dire che vale quello che costa? O sarebbe meglio ripiegare su altri oli meno costosi?

    • Il prezzo giusto lo fa il mercato ed attualmente il costo in bulk, fob del mosqueta dal chile sta scendendo , si possono inoltre trovare oli di rosa selvatica centroeuropei di ottima qualità.
      Sia per la distribuzione di acidi grassi polinsaturi , sia per il contenuto di carotenoidi si può ripiegare su altre soluzioni meno costose, ma all’industria interessa il valore “emozionale” del nome rosa mosqueta che ancora fa vendere abbastanza bene.

      • In merito a quanto scrive qui sopra sulla possibilità di ripiego su soluzioni alternative rispetto al Mosqueta, potrebbe gentilmente indicarci oli equiparabili?
        Inoltre: le varietà Centifolia e Damascena turche (ho in mente quelle impiegate da Weleda) le risultano essere di buona qualità e in che misura sono diverse dalla varietà Mosqueta del Chile? La ringrazio molto.

      • Ritengo siano ingredienti completamente diversi.

        L’olio di rosa mosqueta è un fixed oil, come potrebbe essere una qualunque altro olio di semi, è composto prevalentemente da trigliceridi ed ha come principale funzione l’emollienza ….la rosa damaschena o centifolia possono fornire invece all’industria cosmetica degli estratti, assoluti ( penso impropriamente qualcuno li chiama oli essenziali ) apprezzati soprattutto per il loro “profumo”, quindi composti prevalentemente da sostanze volatili.

      • Grazie per il chiarimento.

        La dicitura “olio (essenziale)” è impropria perché l’estratto non ha una componente grassa?

        In genere gli oli (come il Mosqueta) ad uso alimentare (integratori) hanno maggior grado di purezza rispetto a quelli ad uso cosmetico o sono equivalenti? I primi possono tranquillamente esser impiegati ad uso cosmetico?

        Grazie

      • Gli oli essenziali sono miscele complesse anche di centinaia di sostanze volatili, quindi non trigliceridi. Alcoli, aldeidi ecc.. spesso sono sostanze lipofile ma non sono strettamente degli “lipidi”. Si distinguono da estratti, concreti, assoluti come quelli di rosa damascena ecc… soprattutto per la tecnica di estrazione.

      • Buongiorno a tutti…Articolo interessante (anche se letto dopo due anni)….per informazione, l’olio di rosa (semi) – trigliceride – biologico – Non estratto con solvente – sta salendo di prezzo a causa di un problema in Cile (per reperibilità e perdita di certificazione bio)…quindi non aspettiamoci sconti…la qualità dell’olio ovviamente dipende dal tipo di estrazione e dalla qualità dei semi….ad esempio ho una boccetta di olio di rosa conservato a temperatura ambiente….lo avevo ottenuto dalla spremitura di semi con aggiunta di polpa disidratata e facendo una analisi dei perossidi il prodotto non era assolutamente irrancidito (erano aumentati ma non erano superiori alla quantità tollerata per un olio di oliva extravergine)….quindi non è vero che dopo 3 giorni l’olio irrancidisce e non è conservabile…poi la differenza tra gli acidi grassi insaturi tra la varietà coltivata in Cile e quella Bulgara è nei range delle specifiche internazionali ma ad esempio il contenuto di linoleico è più alto rispetto a quello linolenico ed è per questo che l’olio di rosa (quello che avevo prodotto lo avevo ottenuto da semi di rosa bulgara) era decisamente più stabile….infatti è proprio l’acido LINOLENICO che irrancidendo l’olio assume il classico odore di pesce (Il LINOLENICO è omega 3 non attivato dal metabilismo del pesce che digerendo le alghe che lo contengono lo strasforma in OMEGA 3- EPA -DHA). Un pò come l’olio di LINO che ne contenuto anche sino al 68%.
        Comunque complimenti ancora per tutto.
        A presto
        ANDREA

      • non giorni ma ore. I test di inrancidimento accelerato dell’olio di rosa mosqueta, alias canina, alias englatera, alias rubiginosa , alias moschata può non superare le 3 ore con rancimat a 110° e 20 ml di flusso.
        Oli con maggiore contenuto di linolenico, es. superiore al 50%, possono non superare l’ora.
        Ovviamente test non standardizzati sulla velocità di inrancidimento daranno risultati molto diversi , dipendendo dalle condizioni di conservazione.
        Invece quella che viene chiamata bulgara penso sia rosa damascena di origine bulgara . Si trova anche iraniana, turca, russa ecc… Non conosco produzioni di oli di semi ( trigliceridi ) da questa pianta, ma solo produzioni di oli , estratti assoluti, concreti ecc…ricavati dal fiore o foglie per lo più volatili ( profumati ). A livello scientifico sono stati analizzati i semi per verificarne la componente oleosa ma non mi risulta che sia disponibile un olio ( fixed ) di semi di rosa damascena.

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