MYTH-BUSTER: Olio di Jojoba

MYTH-BUSTER: Olio di Jojoba

 

Gli oli vegetali sono di moda. Fanno vendere.

Sono considerati dermoaffini, cioè emollienti più simili ai lipidi cutanei di quelli derivati dal petrolio o di quelli siliconici.

In realtà solo una parte, circa una metà, dei lipidi epidermici è composta da trigliceridi e per lo più con molti acidi grassi portati dal sebo diversi da quelli comuni negli oli vegetali.

Un altro terzo/quarto dei lipidi epidermici sono esteri cerosi relativamente rari negli oli vegetali.

Fa eccezione un olio che effettivamente è composto soprattutto da esteri cerosi: l’olio di jojoba.

Qualcuno avvisi i capodogli che tutti quei palmitati, a dar credito alla campagna contro l olio di palma, possono far venire infarto, cancro, diabete ecc..

La cosmesi lo scoprì quando venne proibita la pesca per la raccolta dello spermaceti, una miscela di lipidi estratta dal capo dei capodogli, che sospetto si chiamino così perché nel testone (fino a 6 metri di circonferenza) hanno una enorme sacca di grasso.

Lo spermaceti è composto soprattutto ( > 90%)  da cetyl palmitate cioè un estere formato da una alcole grasso saturo C16 e da un acido grasso saturo C16. Sospetto che venga chiamato Cetyl perché veniva normalmente estratto da un cetaceo o forse perché l’olio di palma stava antipatico già allora ed un palmityl palmitate proprio non lo volevano, ma in sostanza abbiamo il palmityl alcohol attaccato all’acido palmitico.

Questi esteri sono quelle che chiamiamo cere, lipidi sia di origine animale, vegetale o sintetica da non confondere con gli oli composti da gliceridi, cioè da esteri dove uno o più ( perché no: 3 ) acidi grassi sono attaccati al glicerolo.

Insomma: sono cere, ma l’olio di jojoba tutti lo chiamano olio. Sospetto che sia perché  è perlopiù fluido a temperatura ambiente mentre tutte quelle che chiamano cere sono perlopiù solide.

L’olio di jojoba (che si dovrebbe pronunciare  ho-ho-bah nella lingua degli indiani O’odham, se volete far vedere che conoscete la lingua degli indiani O’odham) è prodotto dai semi di Simmondsia chinensis, pianta a portamento arbustivo originaria  delle zone desertiche della Arizona meridionale, del Messico e della California meridionale.

Il nome “scientifico”  della pianta contiene quel “chinensis” che  fa sospettare che sia nativa della Cina, ma si tratterebbe solo di un errore di trascrizione ( Ah! che belli i tempi in cui gli scienziati non usavano il copia e incolla ) da “Calif.” scritto con pessima calligrafia su una etichetta e letto come China.

Così adesso tutti lo chiamano olio ed invece è una cera, il nome viene pronunciato male e fanno intendere che viene da una pianta che sarebbe originaria della Cina mentre viene invece dalla California.

L’olio (cera) è presente in percentuale di peso oltre il 40% nei semi della pianta.

La produzione essendo una pianta che cresce anche in ambienti aridi ed essendo un olio  venduto alla cosmesi che può pagare anche prezzi molto alti è stata introdotta in decine di paesi: Israele, Argentina, India, Australia, Pakistan, Cina, Spagna, Turchia, Giordania  ecc..

Il costo al trading va da 15 ai 25 €/litro (100 litri circa) a seconda della qualità e del paese d’origine. Se certificato Organic, cioè da coltivazioni biologiche può costare anche il doppio ammesso che lo si trovi. Se comprato in quantità superiori (tonnellate) il costo può dimezzarsi anche se oggi è difficile trovarlo a meno di 10 $/litro. Resta un olio particolarmente costoso con notevoli fluttuazioni di costo. Negli anni in cui la produzione non riusciva a soddisfare la domanda il costo è salito anche del 50% in un solo anno.

Per vari anni la produzione mondiale non è stata sufficiente a soddisfare la domanda dell’industria cosmetica ed spesso chi lo cercava, specie da coltivazione biologica, si è sentito rispondere che non ce ne era più sul mercato . Visto il prezzo relativamente alto e l’offerta limitata  il fenomeno della adulterazione con altri oli composti da trigliceridi o con esteri cerosi di produzione sintetica è probabile. Negli anni in cui quasi tutta la produzione mondiale viene accapparrata dai grandi gruppi della cosmesi, è molto probabile.

Come in tutti gli oli vegetali la composizione può variare per cultivar, esposizione, raccolta e lavorazione; pertanto si deve considerare la composizione tipica.
La miscela di esteri cerosi che compongono l’olio di jojoba ha catene medio lunghe (da 36 a 46 carboni). Ogni molecola consiste di un acido grasso e di un alcole grasso connessi da un legame esterico.

La maggioranza degli acidi grassi (97% circa) sono insaturi omega 9. Di questi il 70% circa sono C20:1 , acido gadoleico, il restante 30% circa è composto da C18:1, acido oleico, e C22:1 , acido erucico.

Gli alcoli grassi invece sono C20:1 (40% circa ), C22:1 (45% circa) e C24:1 (15% circa).

La quantità di legami insaturi spiegherebbe perché pur essendo catene relativamente lunghe l’olio si presenta fluido a temperatura ambiente.

La presenza di trigliceridi (>2%) è considerata un indicatore di una possibile adulterazione, normalmente in quello non taroccato ce ne sono meno dell’1%.

Le percentuali approssimate degli esteri cerosi composti da alcole + acido grasso presenti nell’olio di jojoba sono le seguenti.

Lunghezza totale della catena (n°di C) alcole grasso (n°di C) acido grasso (n°di C) concentrazione (%)
36 20 16 1
38 18 20 5
38 20 18 2
40 20 20 24
40 22 18 6
42 20 22 10
42 22 20 40
44 20 24 2
44 22 22 2
44 24 20 7
46 24 22 1

Quindi l’olio di jojoba è composto, per almeno il 50%, da esteri cerosi con 42 atomi di carbonio.
Nomi impossibili: docosenyl eicosenoate (C22:1-C20:1) e eicosenyl docosenoate (C20:1-C22:1).

Sono considerate catene lunghe anche se una trioleina contiene molti più acidi di carbonio.

L’olio non raffinato appare di colore paglierino chiaro, il marketing lo definisce “Golden”, dorato.  A temperatura ambiente ha un leggerissimo odore oleoso mentre l’olio raffinato è incolore ed inodore. Solidifica a temperature inferiori ai 10 °C. più o meno come l’olio di oliva.

L’olio di jojoba è considerato come notevolmente stabile all’ossidazione se correlato agli altri oli vegetali con analogo valore di iodine ( ad esempio: l’olio di oliva ). Questo si riconduce alla tesi che oltre che il numero di doppi legami conti la distanza spaziale tra loro per determinare l’instabilità ossidativa.

La componente cerosa della pelle umana è composta prevalentemente da palmityl palmitate, cosa che spiegherebbe il successo che aveva lo spermaceti nella cosmesi.

Gli esteri cerosi dell’olio di jojoba differiscono notevolmente da quelli della nostra pelle, sono più fluidi, a maggior peso molecolare e di maggiori dimensioni.

Le componenti cerose dei lipidi cutanei hanno un ruolo determinate nella costruzione della barriera cutanea.

A loro più che ai trigliceridi si attribuisce l’ “effetto loto”, cioè la capacità autopulente della pelle. Ma questo dipende più da esteri cerosi solidi o semisolidi ed a strutture lamellari del film idrolipidico.

Concludendo:
l’olio di jojoba con la sua cera liquida non ha la capacità idratante/occlusiva del petrolato o della cera d’api (composta prevalentemente da melissyl palmitate, C30:0-C16:0).
Può avere una capacità di ridurre la TEWL, la perdita di acqua transepidermica, minore di tanti “normali” oli composti da trigliceridi, specie se a catena lunga.
Anche nell’emollienza, intesa come spandibilità + lubrificazione, non eccelle, confrontato con altri emollienti cosmetici, anche “normali” oli vegetali.
Con queste premesse rientra tra i misteri della cosmesi il relativo successo che l’olio di jojoba ha incontrato commercializzato puro 100% come olio viso o corpo.
Come cera liquida è però una delle poche che può vantare il claim “naturale”. Non ha le performance delle cere solide ma è molto più gradevole ed integrato con altri emollienti cosmetici può sostituirsi allo spermaceti, al Cetyl Ethylhexanoate e sostanze simili.

 

Rodolfo Baraldini

Pubblicato 12 luglio 2015

Riferimenti:
Jojoba in Alternative Field Crops Manual.
 Jojoba oil analysis by high pressure liquid chromatography and gas chromatography/mass spectrometry
Cosmetic Oils in comparison: penetration and occlusion of paraffin oil and vegetable oils
Effect of Jojoba Esters on Skin Barrier Function, Skin Hydration, and Consumer Preference
Jojoba Oil Wax Esters and Derived Fatty Acids and Alcohols: Gas Chromatographic Analyses
In vivo investigations on the penetration of various oils and Influence Skin Barrier

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