MINERAL MAKE UP ? QUANDO IL MARKETING FA LA DIFFERENZA

MINERAL MAKE UP ? QUANDO IL MARKETING FA LA DIFFERENZA

Circa 7000 anni fa un markettaro della Pleistocene MakeUp srl , ha scoperto e lanciato sul mercato il MINERAL MAKE UP . Fu un successo planetario .
Infatti risalgono al neolitico i primi frequenti ritrovamenti di polveri di ocra, malachite, ematite decorative sia su statuette che persone ( scheletri e mummie ).
Sumeri ed antichi egizi hanno raffinato la produzione di pigmenti per make-up con colori più vivaci con nero fumo e khol per il contrasto sugli occhi ( come alcune pitture evidenziano ) .
I minerali, lavorati in fornace fino a trasformare cristallizzazione, granulometria e colore erano prevalentemente galena ( solfato di piombo ) e cerusite ( carbonato di piombo ).

Kohl prodotto da galena ( solfato di piombo ) con cottura in fornace

Kohl prodotto da galena ( solfato di piombo ) con cottura in fornace - vasetto in alabastro e applicatore eyeliner in legno - Antico Egitto 2000 aC.

A 1000-1500 aC risalgono invece i primi ritrovamenti di Laurionite ( Piombo Idrato ) per make up nell’area dell’ Egeo.
Se a questi sommiamo il gesso ( solfato di calcio ), la malachite ( solfato di rame ), la phosgenite ( carbonato clorato di piombo ) , l’ematite e le impurezze di selenio nella pirite, con tutte le possibili miscele, la gamma colori è completa.
Sorge spontanea una domanda : quanto durava un trend colore del Mineral Make-up di 5000 anni fa ?
Oggi le società di trend makeup tracciano le linee colore su base stagionale ( estate-inverno ) 2 volte all’anno.
5000 anni fa ,visto che la maggioranza di questi antichi pigmenti è sostanzialmente tossica ( successivamente, non contenti, aggiunsero sali di antimonio, arsenico, cadmio, cobalto e cianuro … ) probabilmente un trend colore durava più delle persone che si truccavano.

Questa premessa solo per evidenziare che il MINERAL MAKE UP, come molte “pseudo-innovative” mode cosmetiche , è solo una brillante riscrittura di qualcosa che c’è sempre stato .
I pigmenti per fare bene il loro lavoro devono essere insolubili o poco solubili nel mezzo in cui sono dispersi . Da sempre vari minerali e sali metallici hanno questa natura.

Oltre una trentina di anni fa un altro genio del marketing ha preso fondotinta, terre ed prodotti vari per make up, praticamente identici a quelli che avevano tutte le altre marche e li ha definiti Bare Mineral.

I prodotti della chimica inorganica hanno all’origine della filiera produttiva un qualche minerale o materiale di estrazione . Quindi definire Mineral questi pigmenti potrebbe non essere fuorviante.
E’ invece una ridicola bufala, ingannevole e fuorviante, definire i PIGMENTI MINERALI  come :

  • ” Più naturali “,
  • ” Più sicuri ” ,
  • ” Più ecologici “

degli altri pigmenti.

”PERCHE’

In virtù di quale assurda logica, la clorofilla delle foglie, il carotene delle carote o gli antrachinoni delle rape sarebbero meno naturali del clorossido di bismuto ?

”PERCHE’

Una sostanza può essere tossica o innocua indipendentemente dalla sua origine. La sua purezza poi dipende dai processi di estrazione , raffinazione, trasformazione che spesso sono simili o assimilabili nella filiera della chimica organica ed inorganica.

”PERCHE’

L’ECOLOGIA STUDIA SISTEMI COMPLESSI CON MOLTISSIME VARIABILI. Ogni giudizio sommmario sull’impatto ambientale di una sostanza è azzardato oltre che difficilmente sostenibile. Volendosi proprio sbilanciare con giudizi superficiali, sembra un vero nonsense apprezzare come più ecologici i pigmenti “minerali” visto che provengono per lo più da risorse non rinnovabili e non sono facilmente biodegradabili. Ma quand’anche questa visione “ecologica” del Mineral Make-Up avesse un qualche senso, mi permetto di ricordare che l’olio di paraffina, alias vaselina, è universalmente conosciuto e definito come :”OLIO MINERALE” e coerentemente dovrebbe quindi essere l’emolliente d’eccellenza di ogni linea cosidetta “MINERALE”.

RISCHIO METALLI PESANTI NEI PIGMENTI COSIDETTI MINERALI

Ne abbiamo parlato superficialmente quando è stata publicata dalla FDA americana l’indagine sul piombo nei rossetti. Il problema è legato alle impurezze ed in particolare ai cosiddetti metalli pesanti. La definizione chimica di metallo pesante raggrupprerebbe solo quei metalli con peso atomico superiore a quello del ferro, ma quella tossicologica considera tutti i metalli e metalloidi con un profilo tossicologico per l’uomo o per l’ambiente.I pigmenti minerali oltre ad essere loro stessi spesso composti da metalli pesanti, possono facilmente contenere impurezze con altri metalli particolarmente problematici. Ad esempio : alcune indagini hanno classificato il nickel come il più diffuso allergene cosmetico ed è praticamente impossibile produrre ossidi di ferro, di zinco, biossidi di titanio , clorossidi di bismuto, completamente nickel free.

RISCHIO NANOPARTICELLE NEI PIGMENTI COSIDETTI MINERALI

Rischio Make Up con metalli pesantiMolti effetti cromatici dei pigmenti per Make-up sono legati alla particolare granulomeria ( particle size ). Infatti semitrasparenza, brillantezza, riflesso perlato ed altri simili effetti ottici sono dipendenti dalle dimensioni delle particelle, aggregati e agglomerati. L’utilizzo sempre più diffuso di questi nanomateriali ( anche questi, contrariamente a quello che si pensa, non sono certamente una scoperta recente ) ha rivelato un curioso fenomeno per il quale è stato necessario creare una vera e propria specializzazione nella Tossicologia: la nanotossicologia. Infatti molte sostanze con una rapporto dose-risposta assolutamente noto se entrano a contatto con le cellule viventi in un formato inferiore ai 100 nm si sono rivelate molto più tossiche e pericolose. E’ la dose che fa il veleno, ma è anche la dimensione. Questa nuova materia , ancora tutta da esplorare, richiederà molto tempo e molte ricerche per definire nuovi parametri per la valutazione del rischio nel cosmetico con nanomateriali. Solo recentemente è stata proposta una definizione comune di cosa sarebbero. Nel frattempo il sospetto link tra nanoparticelle e patologie anche molto gravi, non solo all’apparato respiratorio, obbliga ad alzare il livello di precauzione, in attesa di studi e accertamenti.

Nanomaterial inhalation exposure from nanotechnology-based cosmetic powders: a quantitative assessment.

Sat, 12/08/2012 – 15:00

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Nanomaterial inhalation exposure from nanotechnology-based cosmetic powders: a quantitative assessment.

J Nanopart Res. 2012 Nov 1;14(11)

Authors: Nazarenko Y, Zhen H, Han T, Lioy PJ, Mainelis G

Abstract In this study we quantified exposures to airborne particles ranging from 14 nm to 20 µm due to the use of nanotechnology-based cosmetic powders. Three nanotechnology-based and three regular cosmetic powders were realistically applied to a mannequin’s face while measuring the concentration and size distribution of inhaled aerosol particles. Using these data we calculated that the highest inhaled particle mass was in the coarse aerosol fraction (2.5-10 µm), while particles <100 nm made minimal contribution to the inhaled particle mass. For all powders, 85-93 % of aerosol deposition occurred in the head airways, while <10 % deposited in the alveolar and <5 % in the tracheobronchial regions. Electron microscopy data suggest that nanomaterials were likely distributed as agglomerates across the entire investigated aerosol size range (14 nm-20 µm). Thus, investigation of nanoparticle health effects should consider not only the alveolar region, but also other respiratory system regions where substantial nanomaterial deposition during the actual nanotechnology-based product use would occur.

LA TOSSICOLOGIA DEL MAKE-UP

Copio-incollo e commento un interessante articolo sulla tossicologia del Make-Up trovato su “La Pelle”; http://www.lapelle.it/trucco/trucco_e_tossicologia.htm

 

La tossicologia del make-up

Chi ha la pelle particolarmente sensibile sente la difficolta’ a trovare prodotti per il trucco a elevata tollerabilita’

della Dr.ssa Elena Bocchietto in collaborazione con Loredana Molise

Molto si e’ scritto sui diversi significati della cosmesi decorativa, un’arte che la donna (e l’uomo) coltivano da sempre. Strategia di comunicazione, piu’ o meno inconscia, componente di attrazione sessuale, di difesa e rinforzo psicologico, ma anche mezzo per mascherare difetti e valorizzare l’espressivita’ del volto, per cambiare il proprio aspetto e mitigare inestetismi e senso di inadeguatezza. La maggior parte delle donne fa uso quotidiano di prodotti per il make up, ne usa diversi in combinazione tra loro, e ama sperimentare novita’. I prodotti di make up sono in larga parte anidri e ricchi di pigmenti organici e inorganici. La loro persistenza per svariate ore a stretto contatto con la pelle, fa si’ che eventuali impurezze e molecole potenzialmente nocive vengano diluite dal sudore e penetrino nello strato corneo. I metalli pesanti, tra cui il Nichel in primis, sono per esempio impurezze molto frequenti nei cosmetici da trucco. Studi recenti hanno evidenziato come questo metallo si accumuli preferenzialmente nello strato corneo epidermico, dove in seguito a uso ripetuto del prodotto, puo’ raggiungere concentrazioni superiori alle 100 ppm (parti per milione), verosimilmente tali da innescare l’allergia, in soggetti predisposti. Occorre anche ricordare che il trucco e’ molto utilizzato proprio nelle zone del viso piu’ delicate, il contorno occhi e le labbra, dove e’ facile che il livello di assorbimento e la sensibilita’ relativa siano molto piu’ alti rispetto ad altre aree cutanee. Oltre al Nichel, che e’ il piu’ sensibilizzante, altri metalli pesanti, che possono essere ricercati di routine in un prodotto cosmetico quali impurezze delle materie prime sono il Cobalto, Cromo, Cadmio, Mercurio, Antimonio e Rame. Il Nichel e’ al primo posto in assoluto nelle cause di Dermatiti Allergiche da Contatto e cio’ potrebbe essere correlato all’incremento dell’impiego industriale di questo metallo (che si calcola sia del 10% circa all’anno) e quindi a una sempre maggiore esposizione. Sebbene i metalli pesanti non facciano parte del processo di produzione industriale dei cosmetici, possono essere presenti in ppm (parti per milione) come contaminanti il cui livello, se puo’ essere troppo basso per scatenare l’allergia, puo’ comunque essere sufficiente per mantenere la dermatite allergica nel soggetto sensibile. Esiste una soglia di metalli pesanti che puo’ essere considerata sicura in un prodotto cosmetico? Le linee guida europee consigliano un massimo di 20 ppm, relativamente alle materie prime, che rappresenta un tetto sicuramente eccessivo. Il rapporto tecnico dell’European Chemical Industry Ecology and Toxicology Centre dichiara accettabile una contaminazione inferiore a 5 ppm ciascuno per nichel, cromo e cobalto. Tuttavia per minimizzare il rischio di reazioni allergiche per soggetti molto sensibili, l’obiettivo finale e’ il tetto di 1 ppm per ogni metallo.
• Rischi legati all’impiego di conservanti e profumi Al primo posto nella casistica di allergie imputabili ai cosmetici, ritroviamo il mix di profumi con valori intorno al 7-14% di positivita’, seguito dai coloranti e dai conservanti. e’ di recente emanazione la VII modifica alla direttiva 76/768 CEE che obbliga i produttori di cosmetici a riportare in etichetta la presenza degli ingredienti di fragranze ritenuti potenziali allergeni quando si trovino in formulazione a percentuali > 0,001% per i prodotti da contatto (come e’ il caso del make up) e > 0,01% per i prodotti da risciacquo. Per quanto riguarda i conservanti, le percentuali piu’ alte di positivita’ al patch test si riscontrano nei confronti di parabeni, kathon CG (methylchloroisotiazolinone), formaldeide, quaternium-15, timerosal, fenossietanolo, imidazolidinil urea, DMDM idantoina, acido benzoico, benzalconio cloruro, bronopol e metildibromoglutaronitrile.*
• Matite contorno occhi e labbra Il pigmento predominante e’ di origine minerale (ossidi di ferro) inglobato in eccipienti di natura cerosa con un punto di fusione tale per cui il colore viene ceduto facilmente per sfregamento sulla cute. e’ molto facile trovare livelli elevati di metalli pesanti in questa tipologia di prodotti. Di solito non sono presenti conservanti perche’ il prodotto non e’ a rischio di contaminazione microbica, ma puo’ essere presente profumo.
• Ombretti in polvere Ricchi di pigmenti minerali, per lo piu’ ossidi di ferro, spesso recano come impurezze nichel, cromo e cobalto. In genere i colori scuri sono piu’ a rischio. Nonostante siano prodotti anidri, sono spesso conservati con antifungini per scongiurare la crescita di muffe alla superficie o nella condensa che si puo’ creare sulla pastiglia. Possono contenere profumi.
• Ombretti in pasta e liquidi Meno ricchi di pigmenti, sono emulsioni e dispersioni in cui e’ presente un veicolo acquoso, e quindi richiedono generalmente la presenza di conservanti.
• Mascara Prodotto fortemente a rischio, complice anche il colore scuro, con presenza di metalli pesanti, nichel in particolare, che puo’ raggiungere livelli molto elevati, oltre le 100 ppm. Il mascara e’ nella maggior parte dei casi un’emulsione e contiene una buona percentuale di acqua, fatto che lo espone a rischi di contaminazione e alla necessita’ di un sistema conservante molto carico. Inoltre quasi sempre contiene profumo. Non sorprende, se pensiamo anche alla sede di applicazione critica, quindi che questa tipologia di prodotti si ritrovi tra quelli meno facilmente tollerati e piu’ chiamati in causa come responsabili delle Dermatiti da cosmetici.
• Fard, terre e fondotinta compatti Prodotti anidri che possono contenere dosi rilevanti di metalli pesanti. L’esposizione prolungata della cute a ossidi di ferro puo’ esercitare effetto ossidante. e’ quindi opportuno che questi prodotti siano arricchiti con piu’ principi attivi antiossidanti. Un fattore positivo ** e’ invece l’azione di schermo contro gli UV, soprattutto gli UVA, esercitata dai pigmenti. Quasi sempre, contengono conservanti antifungini. Visto il loro impiego esteso sul viso, spesso sono profumati per renderli piu’ gradevoli.
• Fondotinta fluidi Emulsioni meno ricche di pigmenti rispetto ai fondotinta compatti, ma contengono piu’ conservanti per via del loro contenuto elevato di acqua. Possono essere facilmente contaminati da metalli pesanti. I prodotti migliori dal punto di vista tossicologico sono quelli che presentano la maggiore sostantivita’, quindi le formule con olio esterno o siliconiche, che tuttavia non risultano occlusive. Anche in questi prodotti di uso quotidiano e’ molto importante la presenza di agenti antiossidanti e l’indicazione del fattore di protezione UV esercitato. La maggior parte dei fondotinta fluidi contengono profumo.
• Rossetti e lucidalabbra I rossetti sono miscele di olii, grassi e cere. Nei lucidalabbra la fase grassa non e’ cerosa ma a base di olii, paraffine e vaseline. Come sostanze coloranti si usano lacche, pigmenti minerali e colori liposolubili. Si utilizzano inoltre alogeno-derivati, per lo piu’ del Bromo, alla fluoresceina come fissatori. Se i grassi si ossidano possono eccitare gli atomi di alogeno, sviluppando metalloidi irritanti o fotosensibilizzanti. Le lacche sono coloranti organici contenenti un gruppo solfonico o carbossilico che si combina con un metallo alcalino-terroso per formare colori insolubili. Combinate con i pigmenti minerali consentono di avere una vastissima gamma di colorazioni. I colori liposolubili, di natura organica, sono impiegati in bassissima percentuale per rendere omogenea la superficie della tinta. Anche il rossetto quindi puo’ presentare contaminazioni, anche rilevanti, da metalli. Come prevenire le dermatiti da contatto legate all’uso di prodotti da make-up? Dal momento che non esiste una normativa specifica che imponga un controllo tossicologico sui prodotti cosmetici, nemmeno su quelli piu’ a rischio,*** e’ responsabilita’ delle aziende decidere se e come testare le formule in sviluppo e i lotti di produzione. Una recente indagine ha raggiunto la conclusione che :“La presenza di metalli e’ una costante in quasi tutti i prodotti, fra questi Nichel e Cromo sono quelli contenuti con maggiore frequenza, seppur in quantita’ variabile specie in quei prodotti (mascara, tinture per capelli ecc.) il cui contatto con alcune parti maggiormente sensibili e delicate del corpo e’ notevolmente piu’ lungo” Su 10 prodotti da trucco analizzati, in 6 e’ stato riscontrata la presenza di Nichel, con un dosaggio massimo di 28,4 ppm. Uno studio condotto su 31 tipi di rossetti, il Nichel variava da 0,1 a 8 ppm. In 20 polveri di talco commerciali, si e’ evidenziato nichel con livelli fino a 49 ppm. L’analisi di 10 ombretti di 3 diverse marche, ha identificato nichel con valori da 13 a 71 ppm, mentre nelle matite per occhi sono stati ritrovati fino a 102 ppm. L’atopico e chi ha la pelle sensibile dovrebbe scegliere il trucco tra prodotti testati per la quantita’ presente di metalli pesanti, in particolare nichel, cromo e cobalto e l’assenza di conservanti e profumi dalle formulazioni riduce notevolmente il rischio residuo di sensibilizzazione.

Commenti:

  • * Gli allergologi continuano ad utilizzare alcuni nomi commerciali come Kathon Bronopol ecc. che il consumatore non potrà mai trovare in una etichetta . Il progetto INCI nacque oltre 40 anni fa proprio per rendere identificabili in modo univoco per tutti i consumatori gli ingredienti dei cosmetici. Visto che l’unica prevenzione per l’allergia è evitare i prodotti che contengono l’allergene, è significativo che gli allergologi in 40 anni non abbiano ancora pensato ad utilizzare le denominazioni INCI.
  • ** In realtà, parlando di tossicità degli ingredienti cosmetici, si dovrebbe considerare anche la sostanziale complicazione della fototossicità, cioè di quelle possibili risposte tossiche o reazioni fotocatalitiche innescate dall’azione schermante i raggi UV.
  • *** Questa affermazione è il cavallo di battaglia della campagna per il SAFE COSMETIC ACT in corso in USA : dove effettivamente non esiste una normativa specifica che imponga un controllo tossicologico sui prodotti cosmetici ma non è corretta se ci si riferisce alle avanzate normative europee.

CONCLUDENDO:

  • I pigmenti derivati da minerali sono stati utilizzati da sempre per il make-up.
  • La definizione Mineral make-Up è una definizione marketing, una geniale trovata per vendere di più, che non denota nessuna qualità specifica in termini di sicurezza, innoquità, naturalità, ecologia.
  • I pigmenti cosiddetti “Minerali” possono alzare il rischio metalli pesanti nel cosmetico, fattore di rischio normato in Europa.
  • I pigmenti cosidetti “Minerali” possono alzare il rischio nanoparticelle nel cosmetico, fattore di rischio normato in Europa.
  • Il rischio nanoparticelle al momento non è ancora facilmente valutabile: adottando la definizione “a natural, incidental or manufactured material containing particles, in an unbound state or as an aggregate or as an agglomerate and where, for 50% or more of the particles in the number size distribution, one or more external dimensions is in the size range one nm – 100 nm.” molte argille ventilate potrebbero rientrare nelle restrizioni della norma.

Rodolfo Baraldini
Pubblicato il 11 dicembre 2012
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30 Commenti

  1. E io che sono allergica al nichel solfato+++, soffro da venti anni di rosacea pustolosa e molto probabilmente di rosacea oculare da otto anni,una vita passata con acne vulgaris, una diagnosi di artrite psoriasica curata dal 2012 con antinfiammatori a iosa per due anni dopodiché mi sono dovuta fermare su tutta la linea coi farmaci relativi alle varie patologie altrimenti passavo sicuramente a miglior vita, io vorrei solo capire adesso con che cosa lavarmi il viso. Ho usato da giovane latte detergente di marca e tonico, poi son tornata alla vecchia saponetta di Palmolive. Dopo una giovinezza di make-up comprensivo di matita occhi kajal, dopo una età adulta di uso costante di cipria di marca, rossetto, smalto per unghie, dopo due soli anni di tinta ai capelli, mi risveglio due anni fa con l’ impossibilità di usare…niente! Attenzione estrema anche nel mangiare, nonostante i pareri contrastanti dei mille curanti interpellati. Mi lavo il corpo e i capelli con una base Lavante assegnata dall’ allergologo per il problema nickel. Per il viso ho una paura da matti e mi lavo con acqua di rubinetto, acqua minerale, e una “sfumata” due volte a settimana dell’ antico Palmolive, ché tutto ciò che mi hanno fatto provare è stato disastroso. Per adesso tiro avanti solo la cura interna contro la rosacea col solito Minocin periodico. La pelle del viso ha teleangectasie, ma sia io che diversi medici sono contrari al laser perché l’ epidermide è molto sottile e i laseristi non vanno per il sottile, si sa. Ho letto ripetutamente anche l’ articolo sulla rosacea e, finalmente, ho trovato tutte le verità, i dubbi, i controsensi che a 65 anni ormai penso pure io, che ho provato di tutto e di più…proprio sulla viva pelle. I suoi articoli sono sinceri e finalmente non mi fanno sentire una poco credibile “psicosomatizza”che si autosuggestiona. Non è divertente tenersi dolori spesso insostenibili perché i potenti antiinfiammatori per l’ AP non voglio prenderli più: ho passato otto mesi chiusa in casa con il viso pieno di pustole, e la pelle del viso che andava a pezzi, un bruciore e un prurito pazzesco a viso e collo, sentendomi dire che era un quadro do rosacea! ( ma se ce lo avevo da vent’ anni!!!!! E mai era successa una cosa del genere!).
    Nessuno mi disse cosa fare veramente e da sola compresi che dovevo levarmi di dosso tutti quei farmaci. Stranamente nessuno dei medici mi contrariò, quando comunicai la mia ferma posizione, anzi i più anziani si rasserenarono, pur nel silenzio deontologico. Adesso decido io. Non rinuncio ai medici, non posso farlo, ma calibro molto il da farsi. Seguo la dieta cui son pervenuta in tanti anni di prove, errori, correzioni. Prenderò, per quanto possibile, Minocin ai dosaggi previsti e personalizzati dal curante. Rifiutero’ il laser che mi è stato ancora riproposto. Ma mi resta un enigma da risolvere, un enigma che nessun specialista riesce a risolvere: trovare un blando detergente per il viso, palpebre comprese magari, perché tutto quello che ho provato è stato fallimentare e mi ha infiammata di più. C’ è rosacea, una pelle fragile e molto intollerante, allergia al nickel e pure al timerosal. Ho visto che Lei dimostra una notevole preparazione e una encomiabile capacità di osservare ” a distanza” gli entusiasmi delle ” scoperte” e delle prescrizioni. So benissimo quanto sia difficile trovare un prodotto adatto a me per poter DETERGERE il viso almeno ogni 24 ore, se non posso farlo ogni giorno, senza rischiare infiammazione e problematiche a cascata. Tuttavia, dopo aver letto i suoi articoli, mi sono convinta che lei può aiutarmi. Se ritiene, sono disponibile anche a fare da me un detergente viso- occhi seguendo le sue istruzioni. Attendo un suo riscontro ringraziandola fin d’ ora di aver letto questa mia lunga missiva. Cordiali saluti.

  2. Salve, ho letto con grande interesse i suoi articoli, in particolare questo e quello sui solari. Non sono una professionista ed in alcuni casi ho fatto fatica a comprendere però, da consumatrice vorrei portare la mia esperienza. Sono d’accordo con lei quando dichiara che a parlare di cosmesi eco bio, solari con filtri fisici o chimici sono persone inesperte, come me, ma che d’altra parte, non sappiamo bene come classificare…Faccio parte di un gruppo di circa 80 persone, affette da melasma, mi sono avvicinata alla cosmesi bio…mi passi la definizione, dopo una esposizione al sole, disastrosa, con solare della bionike (consigliato dal medico). Soffrivo già di melasma sulla parte superiore del labbro ma dopo 30 min. dall’esposizione con quel solare, sono diventata un mostro!!! Avevo macchie su tutto il viso, tra il nero ed il bluastro ed il volto tumefatto, ed il mio omeopata mi consigliò di abbandonare protezioni e make up per un po’. La situazione è migliorata e mi sono imbattuta nel make up minerale, nei solari con filtri fisici e nei cosmetici bio. Sono due anni che li utilizzo ed il mio melasma è migliorato tantissimo. Al mare sembro Kasper il fantasmino ma me ne frego. Faccio attenzione ad acquistare prodotti non in forma micronizzata o con nano particelle…quindi mi sento di sostenere questi prodotti, per la mia esperienza e quella di altre 79 ragazze che come me, cambiando abitudini, hanno potuto vedere miglioramenti o nel peggiore dei casi stabilizzare la patologia. Ho ancora il melasma, è difficile che ci sia una completa regressione ma mi accontento di non peggiorarlo. Ho 45 anni e mi sono sempre protetta con solari costosissimi acquistati in farmacia, idem per i cosmetici ed ecco dove mi hanno portata. Sicuramente ci sono tante concause ma i solari che ignorantemente definisco chimici, nel mio caso, hanno avuto la loro bella responsabilità! Grazie

    • Grazie per la testimonianza.
      Ne approfitto per agganciarci alcune mie considerazioni.
      La cosmesi “green” ha molti vantaggi e non solo ambientali o commerciali.
      Purtroppo è un segmento attraversato da disinformazione, allarmismo, bufale e furbetti che hanno solo trovato il modo “facile” per fare business.
      Cosmetici mediocri , comunicati in modo confuso o ingannevole vengono venduti a prezzi molto più alti, solo perché eco-bío. A me questa sembra una presa per il nasulo e mi indigna proprio perché dequalifica chi vorrebbe fare cosmesi “green” di qualità. Visto che è possibile realizzare cosmetici “green” onesti e superperfomanti, perché si mettono in giro storielle, inesattezze , allarmismi ?

      • All’origine del melasma ci sono delle concause, vale a dire, in soggetti predisposti, l’interazione tra prodotti chimici in grado di penetrare e quindi interferire con tiroide e/o cellule, l’esposizione al sole e lo stress, provocano il melasma. D’altra parte, mi sbaglio o lei stesso fa riferimento a filtri solari, cosiddetti chimici in grado di interagire ed interferire e modificare la struttura del dna? Noi partiamo dall’idea che all’origine del melasma ci sia una infiammazione dei melanociti che evidentemente reagiscono ad alcune sostanze… e anche qui, la reazione è molto personale…la mia pelle reagisce agli olii ad esempio, cosa che ad altre non succede…Non intendevo attribuire all’ossido di zinco proprietà schiarenti bensì avendolo sostituito al normale fondotinta, ricco di olii e prodotti che possono penetrare e scatenare infiammazioni, l’ossido di zinco, ha calmato l’infiammazione e di conseguenza ha migliorato di molto il mio melasma come quello di molte di noi. La caratteristica dell’ossido di zinco (non in nanoparticelle o forma micronizzata) è quella di rimanere in superficie senza penetrare o mi sbaglio? Al momento, non esiste nulla che possa far regredire il melasma, nè laser, nè peeling, nè acidi anzi…il loro effetto è temporaneo per poi tornare più agguerrito di prima. Tra l’altro, il mio cambio di abitudini, mi ha portato un notevole risparmio, prima le creme le acquistavo in farmacia o profumeria con dei costi notevoli. E’ forse l’avidità che spinge alcune aziende ad essere ingannevoli ed a produrre cosmetici mediocri?

      • Vorrei approfondire il discorso sulle macchie cutanee ma l’articolo sarà pronto solo tra una decina di giorni.
        Oggi ci sono vari attivi che applicati topicamente riescono a modulare la melanogenesi e che anche sul melasma hanno dato risultati notevoli.

        Sui filtri solari, concordo che se la loro funzione è non far passare i raggi UV meglio che se ne stiano fuori più possibile.

        Ogni sostanza ha i suoi pregi ed i suoi difetti, quello che conta è il risultato finale che si ottiene con quella certa formulazione.
        Un filtro solare che potrebbe penetrare inserito in una formulazione che lo tiene ben fuori dalla pelle può essere più efficace e sicuro di un filtro solare che non può penetrare.

        A proposito, domanda socratica: se non penetra come fa l’ossido di zinco e calmare l’infiammazione o a disarrosare la pelle ?
        Materia complessa, la cosmetologia !!!

      • Mi scusi, pensavo di averle risposto ma evidentemente qualcosa non ha funzionato. Mi fa piacere sapere che approfondirà il discorso macchie…per quanto riguarda la sua domanda sull’ossido di zinco, effettivamente, mi sono espressa male…non è l’ossido di zinco a disinfiammare la pelle, esso però è una valida alternativa ai cosmetici (fondotinta ad esempio) che contengono sostanze che penetrando provocano stati infiammatori… Per quanto riguarda i solari, il mio orientamento nel dubbio è prediligere quelli che non penetrano, evitando l’interazione con le cellule a livello più profondo. Forse mi sbaglio ma noi 40enni con melasma, la cui diffusione è notevolmente aumentata, non siamo un po’ figlie delle protezioni solari? Non è forse vero che nel tempo, ci si è accorti che qualche filtro solare cosiddetto chimico, al sole faceva le bizze? Che forse era un po’ troppo fotoinstabile etc. etc. Io sono una di quelle che ha sempre avuto molta cura della propria pelle, a cominciare dalle protezioni solari…tutti prodotti acquistati in profumeria e farmacia…al contrario di persone di mia conoscenza che di protezioni e make up nemmeno a parlarne e che si ritrovano alla mia età con una pelle invidiabile. Per non parlare poi dei peeling, laser e acidi proposti dai vari dermatologi o chirurghi plastici a scopo di lucro e in diversi casi con esiti peggiorativi e danni permanenti.

      • Non credo che le aziende cosmetiche siano più avide delle altre. C’è in giro poca competenza , mi è capitato di portare delle pagine di questo blog al mio capo e vederlo cascare dalle nuvole. Penso che come me, molti che lavorano in laboratori cosmetici siano grati ai redattori per le informazioni e competenze che vengono condivise anche se alcune questioni abbiamo opinioni diverse.

      • Benvenuto/a
        La consultazione e partecipazione al blog di vari professionisti della cosmesi mi aiuta a crescere. Contributi informativi anche con riferimenti in antitesi con quanto scrivo sono graditissimi.

      • Vabbè, io questo lo sospettavo ma non volevo dirlo…non so cosa sia peggio se l’incompetenza o l’avidità!!

  3. Salve, leggendo questo articolo mi è sorta una curiosità che non so se abbia risposta (se l’argomento cioè sia stato mai studiato); potrebbe il trucco minerale essere responsabile del peggioramento del melasma? perchè qui si parla dell’azione sulla pelle degli ossidi, della possibile penetrazione attraverso la pelle e della presenza di impurità varie minerali presenti in questi trucchi..e siccome in un forum cosmetico ho letto questo “Il rame sta alla base della formazione della melanina, se lo integri con un cosmetico rischi di stimolare l’accrescimento del melasma piuttosto
    che il contrario”, mi è sorto il dubbio che io – nonostante cure varie e protezione 50 – stia aiutando le mie care macchie a peggiorare ed espandersi, magari fosse anche solo per una questione di irritazione dell’area già iperpigmentata o anche per cessione di ioni che attivino la melanina in certe aree già predisposte…lo chiedo perchè vedo la mia situazione che va peggiorando nel tempo nonostante stia provando ormai da quasi cinque anni a contrastare questo inestetismo così debilitante psicologicamente.

    • Domandona, non ho competenze e informazioni per dare risposte nette.
      Il ruolo catalitico del rame , come di altri metalli bivalenti, non è stato ancora ben compreso. Si sa che l’applicazione topica di buoni chelanti rame può ridurre la melanogenesi ma non ci sono evidenze che l’apporto di rame la aumenti.
      Inoltre la penetrazione cutanea di pigmenti o impurità insolubili è molto molto limitata, La tua ipotesi non può essere esclusa a priori, ma tra centinaia di possibili fattori , cause e concause, non la metterei tra le più probabili.
      L’approccio terapeutico al melasma richiede competenze specifiche, dovrai rivolgerti ad un bravo specialista.

  4. La mia dermatologa mi ha consigliato il fondotinta minerale della Roche – Posay, Toleraine poiché soffro di dermatite seborroica; io utilizzavo già un fondotinta minerale in polvere libera , ma mi chiedo se ciò che prescrivono i medici sia più sicuro dal punto di vista delle nanoparticelle ( il Toleraine è in forma compatta ).

    • Purtroppo la laurea in medicina non implica la onniscienza, qualità che peraltro non ho neppure io, quindi francamente non so risponderti.
      Come professionista della cosmesi ti posso passare alcune informazioni che spero ti siano utili:
      1° oltre il 70% del make-up MONDIALE fino a pochi anni fa era prodotto in Italia da aziende che lo producono per altre marche più o meno grandi. Si tratta di una produzione molto standardizzata con barriere di ingresso tecnologiche e di know-how che hanno creato questa concentrazione atipica.
      Questo significa che a parte il marketing, lo styling e faccende simili , non troverai grandi differenziazioni tecnologiche tra diversi prodotti sul mercato
      2° più una marca è “grossa” più può sfruttare ed ottimizzare delle economie di scala. Più produce e più riesce ad ottimizzare i costi, ma ha anche più da perdere se scoppia una grossa grana.
      3° oggi, la norma europea impone di dichiarare quando un ingrediente cosmetico è in forma nano. Quindi se una marca che ha molto da perdere non li dichiara , è molto probabile che ingredienti “nano” effettivamente non ci siano.

      • Ora ho le idee più chiare; in effetti ho formulato male la domanda.. intendevo chiedere se le grandi marche prescritte dai dermatologi fossero più sicure ( i medici non sono onniscienti come tutti gli esseri umani!); nonostante il mio errore di formulazione la sua risposta è stata utile ed esauriente .

      • purtroppo nell’inci del fondotinta compare: titanium dioxide (nano)/ titanium dioxide, spero voglia dire che le particelle siano rivestite :(

      • Purtroppo dalla lista ingredienti non è facile capire si si tratta di nanoparticelle rivestite. Trattandosi di un fondotinta presumo che il calcolo dei rischi e della sicurezza del prodotto sia stato fatto assumendo che non penetra “praticamente” nulla e in questo caso è indifferente che siano nanoparticelle rivestite o no.

      • Capisco.. ho scritto al servizio consumatori qualche giorno fa e mi hanno detto di aver inoltrato agli uffici competenti la mia domanda ( le farò sapere cosa mi rispondono) ; sono molto incuriosita dall’argomento e devo ringraziarla per aver creato questo blog che aiuta a fare luce su molte “Bufale” ; purtroppo c’è tanta disinformazione in giro. Ne approfitto per augurarle Buon Natale!

  5. c’è il dentifricio lavera che ha il titanio diossido…prima di vedere questa cartografia mi sono chiesta la sua utilita nei dentifrici..eppure è doppio verde sul biodizionario ma mi sono domandata perchè dovrebbe essere doppio verde se ingerito…il problema del biodizionario è che sembra dare doppio verde ad ingredienti senza appunto prendere sempre in considerazione l’uso…la silica viene utilizzata nei dentifrici? mi pare di sì ed è dannosa se aspirata…ingerita non so…certo che inizia ad essere difficoltoso anche lavarsi i denti o.O mah

    • tra i prossimi articoli , attualmente in revisione, ce ne è uno sul rischio nanoparticelle.
      Grazie per il contributo , la carta del rischio dell’università tedesca è accattivante anche se semplifica molto un albero decisionale per il risk assesment, per me già superato dall’approccio precauzionario europeo.
      Su biossido di titanio nei dentifrici direi che la principale funzione è “colorarli di bianco” :)

      •  Ciao Rodolfo, allora aspetto il tuo articolo :) cosi magari mi/ci spieghi meglio in che modo la cartografia del rischio dell’uni tedesca è un passo indietro rispetto alla nuova (?) normativa europea sulle nanoparticelle…anche se sembra un po’ strano che una ricerca di tale portata sia cosi indietro, se è cosi crea solo confusione , considerando che la mappa è nata anche per comunicare meglio con i non addetti ai lavori..mah as usual

  6. so che è un diagramma sulle controversie…ma a questo punto io nn mi fido affatto più dei solari.

  7. ciao rodolfo…parlando di nanoparticelle,ecco la riposta a tutte le nsotre domande…soprattutto per il titanio diossido. ti invito magari a dargli rilevanza in un tuo post in futuro e a discuterne…perchè a questo punto il titanio che è sicuramente in nanoparticelle va evitato nei solari…non so se nel make up è in nanoparticelle…cmq è davvero un buono spunto…puoi trovare info qui  http://riskcart1.wzu.uni-augsburg.de/StreitfragenVis.php?studie=NANO&Lang=ENGLISH e qui http://www.etnografiadigitale.it/2013/01/macospol-web-e-ricerca-al-servizio-della-democrazia/

  8. Non discuto la professionalità dell’autore e una svista può sempre accadere però, accidenti, innocuo con la q….

    • Grazie per la segnalazione, non ci sono scusanti…

  9. scusami Rodolfo, mi spiace se sono noiosa visto che commento ultimamente solo io sul tuo blog, ma mi fai sorgere delle domande…alcune aziende di make up  http://www.bionike.it/nickel-tested_it_0_5_365.html hanno i cosmetici testati al nickel ma visto che hai aggiunto nella nota che la normativa europea è già molto restrittiva allora mi chiedevo: che senso ha testare il nickel per aziende europee (italiane in questo caso) dato che lo fanno in pochissimi, è una trovata di marketing per orientare una fetta di consumatori verso i loro prodotti?a me è stato risposto da un’azienda che non testa i proprio prodotti che le basta rispettare le norme italiane. ho chiesto perchè sono un soggetto allergico. buon weekend!

    • Bionike dichiara : *Anche contenuti residuali di nickel possono creare, in particolare nei soggetti predisposti, reazioni allergiche o sensibilizzazione. Ogni lotto è quindi analizzato per garantire un contenuto di nickel inferiore a 0,00001%.”.
      Equivale a 100 ppb. Una soglia molto bassa, molto inferiore ai LOAEL e NOAEL dermici rilevati o stimabili per il nickel .
      Molti altri prodotti cosmetici con tracce di nickel molto più alte non darebbero nessuna reazione, ma di fronte al rischio, meglio un prodotto testato che un prodotto non testato.
      Quindi per me non è solo una trovata marketing… anche se scritto così, con la sfilza di zeri e valori di nickel da acqua potabile forse hanno voluto enfatizzare un po’ la materia.

  10. Ciao Rodolfo, grazie per l’articolo su commissione :P ! L’articolo “tossicologia del make up” è un tuo articolo preso da qualche rivista o studio che hai redatto tu? è solo una curiosità perchè mi sembra di capire cosi dalla sua punteggiatura e struttura.

    Riguardo alla definizione di nanoparticelle, come ti ho già detto in un altro commento, una casa di mineral make up molto famosa sostiene di utlizzare pigmenti fra i 10 e i 100 micron, quindi non nanoparticelle. Tu che dici è realistica questa cosa nella pratica?

    Quando dici “La loro persistenza per
    svariate ore a stretto contatto con la pelle, fa si’ che eventuali impurezze e
    molecole potenzialmente nocive vengano diluite dal sudore e penetrino nello
    strato corneo”. La cosa del sudore mi fa pensare sempre alla penetrazione degli attivi e qundi anche di conservanti..posso chiederti cosa pensi di questo conservante: Capryloyl Glycine? (sorry se questa domanda non è attinente all’argomento mineral make up).

    In realtà il problema delle nanoparticelle c’è anche per le creme, cosi sapevo. Cioe qualsiasi ingrediente può essere nanoparticellizzato o sbaglio?.Quanto è diffusa questa pratica? parlo non solo di minerali ma anche che so di acido hialuronico…o qualsiasi altra cosa. Per esempio, l’ossido di zinco e il biossido di titanio sono in mille mila creme solari dove ci rassicurano che non ci sono nanoparticelle se fa la scia bianca (mah se la spalmo come faccio di solito la scia bianca non la fa comunque, mi sembra che ci prendono in giro con questa storia della scia).  E’ verò che l’ossido di zinco oltretutto fa invecchiare la pelle se esposto alla luce del sole (accade solo in questo caso)? Che paradosso comunque! Ed è pure inquinante.

    Riguardo il biodizionario, ho visto che sul tuo fb (non ho più fb ma ho dato una sbirciatina essendo la pagina aperta) la gente ti richiede un’opinone…certamente mi farebbe piacere leggerla anche se credo che la tua opinione sia gia espressa implicitamente nell’articolo di Rigano che citi http://www.nononsensecosmethic.org/?p=22278… esistono gia aziende tra cui fitocose che pedissequamente, e se ne fanno un vanto, seguono il biodizionario come fosse la bibbia, un postulato geometrico. E’ chiaro che il target sono i consumatori fricchettoni, vegani e vegetariani quasi come se per osmosi si sia portati a mangiare cosmetici e a spalmarsi di cibo. Eppure è cosi, quante volte ho visto scritto su un cosmetico “formula vegetariana” : mi sembra chiaro che queste aziende hanno piena consapevolezza che chi vuole mangiar sano, vuole anche truccarsi sano e “spalmarsi” di cose sane…si tratta di un cluster di consumatori compatto e… lascio perdere gli altri aggettivi che mi vengono in mente.

    Alla prox!

    • Ciao fnac
      L’articolo” Tossicologia del make up”  è della  Dr.ssa Elena Bocchietto in collaborazione con Loredana Molise ed è tratto dalla rivista la Pelle. L’ho copia-incollato in fretta e punteggiatura e editing deve essere risistemato in modo che  si vedano meglio citazione e credenziali.
      Mia la nota sulle norme USA e Europee.

      L’analisi granulometrica dei pigmenti e delle polveri è complessa, ritengo che le marche di make-up di  si debbano affidare ai fornitori  .
      Tra l’altro pochi sanno che il make up è un settore ad alta concentrazione, pochi produttori, tra i leader ci sono proprio gli italiani, fanno il make up per mezzo mondo.
      I pigmenti industriali che conosco, più moderni e luminosi sono tutti 1000nm di mica, SiO2, Al2O3, Ca-Al-borosilicato , Clorossido di Bismuto. Boron Nitrite, Ossido di Cerio ecc..
      I pigmenti cosmetici più comuni possono essere dell’ordine dei 10-20 um di particle size medio, quindi polveri impalpabili ma non nano.
      Considera che la luce visibile è compresa tra 450 e 700 nm… quindi le particelle più piccole non sono visibili, risultano, trasparenti.
      Per questo TiO2 e ZnO per filtri solari sono normalmente più piccoli.
      I pigmenti <100nm nel make up sono visibili e colorano per l'effetto aggregati e agglomerati. Risultano alla fine più luminosi e semitrasparenti producendo l'effetto traslucenza, molto richiesto nella cosmesi . Con l'introduzione della nuova normativa sui nanomateriali  verranno quasi sicuramente sostituiti da microsfere e particelle non nano, rivestite con coating metallici .
      Restano le silici amorfe, tipo aerosil,  la cui sicurezza proprio in questi giorni verrà discussa in sede europea prima che l' SCCS pronunci una sua opinione.

      Nanoparticelle.. penso di approfondire l'argomento in un prossimo articolo.

      Biodizionario: buone intenzioni ma pessimi effetti. E' un grave errore , decisamente diseducativo per il consumatore , ridurre la sicurezza o la qualità di un cosmetico alla valutazione "senza alcuna pretesa scientifica" ( come dice l'autore stesso  del biodizionario ) della lista ingredienti.
      D'altra parte è il risultato di anni di marketing cosmetico che ha vantato la qualità del cosmetico puntando su ingredienti emozionali.
      Affermare che un  cosmetico è buono perchè ha in etichetta il burro di karitè oppure che è cattivo perchè ha in etichetta un cessore di formaldeyhde significa comunque fare pessima informazione .

      • Grazie delle precisazioni.
         Concordo con te riguardo al biodizionario. non sono mai stata molto sensibile alla cosmesi e ingredienti emozionali, fino a qualche mese fa non sapevo neanche che fosse il burro di karitè e il significato di comedegenico e non sono vissuta in uno sperduto paesino sola con le capre -.-’ tipo heidi. è solo che non sono mai stata una grande consumatrice e…sono refrattaria al pensiero unico. Quando farai il tuo articolo sulle nanoparticelle puoi includere anche una considerazione sulle creme solari e i minerali in esso contenute per favore? anche perchè si insiste sul fatto che se una crema solare fa la scia bianca allora non ci sono nanoparticelle…almeno cosi mi pare di aver letto da qualche parte :)

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