Maschere cosmetiche: cosa sono? cosa fanno?

Maschere cosmetiche: cosa sono? cosa fanno?

Tra tutti i diversi tipi di cosmetici, una categoria specifica è rappresentata dalle maschere.
Hanno un mercato discreto e quasi tutte le marche hanno qualche maschera a catalogo. Evidentemente vendono.
In un prossimo articolo metterò a confronto alcune maschere viso, ma intanto approfondirei il concetto marketing e formulativo.

Con maschera si definisce un concetto applicativo ed un design formulativo del cosmetico applicabile sul viso, sul corpo o sui capelli.
In tutti e tre i casi, ovunque le si applichi, si chiamano comunque maschere anche se per ovvie ragioni fanno presumibilmente cose molto diverse.

L'aspetto e la scenografia delle maschere influenzano la decisione di acquisto più della comunicazione sulla loro funzionalità

La comunicazione ed i claim sfiorano a volte il totale nonsenso o l’altamente improbabile.
Abbiamo così la maschera: anti-age, rinnova-cellule, disintossicante, sbiancante, nutriente, lenitiva, riparatrice ecc. fino ai più probabili: idratante, esfoliante, opacizzante e purificante; dove a purificante si deve dare il significato cosmetico, cioè: “per pelli impure”. Volendo selezionare le aggettivazioni più assurde darei una occhiata alle maschere con foglia d’oro o a quelle cromoterapiche o multicolore (es:…. la parte della maschera verde pisello disintossica, mentre quella rosa confetto nutre …)

Cosa sono?

Un cosmetico viene tipicamente chiamato maschera quando applicandolo copre, rendendo non più visibile la pelle del viso, del corpo o i cappelli.
Il nome maschera è molto più markettabile del nome cataplasma, impiastro o impacco, ma in fondo si tratta della stessa cosa.
Il prodotto applicato a spessore agisce sia per il possibile rilascio di attivi, sia per la forte occlusione. Non è inoltre irrilevante l’azione meccanica e quella assorbente, quando è alta la concentrazione di polveri .
In genere la maschera viene rimossa dopo poco tempo ed il fattore tempo è uno dei principali limiti nell’utilizzo di maschere che possono agire per gli eventuali attivi contenuti.
La maschera è il più delle volte controproducente in termini di penetrazione transdermica. Le stesse polveri o gellanti che spesso compongono la base di una maschera cosmetica sono un mezzo che tende a trattenere eventuali attivi, piuttosto che a rilasciarli.
Ma proprio gli studi sulla farmacocinetica di attivi applicati con cataplasmi confermano che anche se con difficoltà il sistema può funzionare.
Prima di tutto perché la densità (mg/cm²) di attivi applicabili è, in genere , molto più alta, poi perché la forte occlusione tende ad alzare il flusso di penetrazione. L’elemento che distingue la maschera dagli altri cosmetici si può focalizzare sulla quantità di prodotto applicata per cm²
Ma visto che i cosmetici vengono formulati e messi sul mercato per essere venduti, alle maschere si deve riconoscere un elemento scenografico, una certa originalità nella applicazione, quel non so ché che può influenzare la decisione di acquisto .
Anche per questo vendono maschere peel-off, cioè che si spelano, maschere color oro o nere, maschere che diventano rigide, maschere con pezzi di ortaggi dentro ecc…
Una certa ritualità nella applicazione, a volte un sorta di gioco nella preparazione, il tutto nella giusta scenografia, affascina, stupisce, intriga. L’effetto è spingere il consumatore all’acquisto anche se puntando solo sugli effetti speciali, il gioco e la scenografia, difficilmente si produce una forte fidelizzazione al prodotto.

Lo spessore

Il tipico prodotto skin care, viso o corpo, viene applicato in quantità dell’ordine dei 0,5 mg/cm².
Questo comporta sulla pelle un film con spessore, prima che l’acqua o altri solventi evaporino, dell’ordine dei 5μm.
Evaporando i solventi (in genere: l’acqua) lo spessore del film residuo dipende dalle concentrazioni emollienti non volatili e parti solide nella formulazione.
Il tutto per concludere con un film in genere dell’ordine di 0,5-1 micron, prima che questo venga in parte assorbito, in parte disperso nell’ambiente.
Premessa con numeri un po’ noiosi solo per evidenziare che quando si parla di maschere si parla di spessori in genere molto molto superiori.
Visto che le maschere non devono necessariamente essere trasparenti e vengono in genere rimosse, si applicano quantità che lasciano film residui ( cioè dopo l’evaporazione o polimerizzazione ) dell’ordine dei 20μm. Ma maschere “economiche” come quelle con fanghi, argille o alginati possono arrivare a spessori residui dell’ordine dei 300-600μm.

Vantaggi e svantaggi

Maggior spessore e maggiore quantità applicata comportano un costo di materie prime per applicazione normalmente più alto di quello dei prodotti skin care o hair care non-maschera.
La maggiore quantità applicata incide, oltre che sul costo, sul flusso di una eventuale penetrazione di eventuali attivi.
Aumentando il flusso teoricamente si potrebbe giustificare una eventuale efficacia, dovuta alla penetrazione di attivi, nonostante tempi di applicazione relativamente ridotti nelle maschere che vengono rimosse.
Sempre a maggior spessore e maggiori quantità di prodotto applicato si associa un più rapido effetto idratante delle maschere.
Non solo per le maschere prettamente occlusive, come quelle formulate con polimeri vinilici o acrilici, ma anche per le maschere con polveri igroscopiche o in fibra che mantengono umida la pelle trattenendo acqua sulla sua superficie.
È molto gradita la sensazione di freschezza quando si applicano maschere molto umide sul viso.

Diversi schemi formulativi, diversi effetti

Vedendo quello che viene offerto sul mercato il colore e l’aspetto della maschera evidentemente contano molto. Se si guarda all’efficacia, il color PLACEBO è quello che va di più e non si spiegano i commenti entusiasti sull’efficacia della tal maschera perché è color oro, nero, verde pisello, turchese, rosa fucsia o bicolore
Oltre alle variazioni cromatiche, si possono considerare schemi formulativi e applicativi diversi.

MASCHERE CREMOSE

Qualunque crema applicata a spessore può essere utilizzata come maschera

Si tratta in sostanza di formulazioni in emulsione o pasta applicate e lasciate in posa. In realtà il sistema formulativo è analogo a quello dei prodotti non-maschera e la differenza più rilevante è nella quantità di prodotto applicata oltre che, ma non sempre, nella quantità di polveri dentro. Il tipo di formula è quello che maggiormente ha un razionale per parlare di penetrazione di eventuali attivi rilasciati dalla maschera. Tra l’altro le maschere cremose possono restare sulla pelle anche per molte ore, tipica l’applicazione notturna con rimozione totale o parziale al mattino.
Ma anche se ci si applica 10 volte in più di prodotto, esempio 5mg/cm² il flusso di penetrazione transdermica non aumenta di 10 volte. Quindi nelle applicazioni di maschere che vengono poi rimosse dopo un’ora gli eventuali attivi contenuti nella maschera che penetrano oltre lo strato corneo è minima, praticamente irrilevante. Con maschere cremose appositamente formulate si può puntare, con alte concentrazioni di attivi all’interno della maschera ad un effetto reservoir, cioè di accumulo nello strato corneo. A parità di tempo prima della rimozione, l’effetto idratante può essere superiore a quello di prodotti applicati a strato sottile sia per la maggior occlusione, sia per il maggior apporto di acqua dall’esterno.

MASCHERE PEEL-OFF ALGINATI

le maschere peel-off creano una pellicola rimuovibile

Sono le classiche maschere a base di alginati, derivati delle alghe che gelificano l’acqua e che una volta applicate diventano “gommose”.
Si tratta dei prodotti intriganti per la procedura di preparazione e per l’effetto “spelatura” quando vengono rimossi.
La formula tipica, non molto diversa da quella utilizzata da dentisti ed odontotecnici per prendere calchi dentali, comporta alginati e gesso (solfato di calcio) in dovute proporzioni, una polvere riempitiva ed un debole chelante che dissequestra ioni calcio quando il prodotto viene riscaldato dalla pelle su cui è applicato.
Si mescola la polvere con acqua formando un fango che per alcuni minuti è facilmente spalmabile, ma che poi sulla pelle gelifica assumendo una consistenza plastica/gommosa. Più tardi si “asciuga” completamente e prevale la reazione del gesso facendo diventare il prodotto completamente rigido.
La procedura con aspetti un po’ rituali, un po’ ludici, comporta la rimozione della pellicola dalla pelle quando è ancora flessibile. Sul viso la maschera rimossa tra l’altro mostra una replica abbastanza accurata delle rughe su cui è stata applicata.
La penetrazione di eventuali attivi rilasciati da questo tipo di maschere nei tempi tipici di applicazione è praticamente nullo.
L’effetto idratante è notevole considerando i tempi ridotti di applicazione, paragonabile ad un bagno di vapore, ed a questo si aggiunge una minima azione esfoliante, paragonabile a quella di un gommage.

MASCHERE PEEL-OFF VINILICHE

Le maschere peel-off basate sui vinili hanno uno spessore e umidità molto inferiore rispetto alle maschere con alginati

Il rito della spelatura si può ottenere anche con maschere formulate con alcole polivinilico o polimeri simili. L’effetto è molto simile a quello del vinavil sui polpastrelli con cui si giocava da bambini. La pellicola molto più sottile di quella di una maschera di alginati tende a restare plastica, anche per l’umidità trasferita dalla pelle.

Il polimero vinilico , ma non solo, opportunamente formulato può con la rimozione portarsi via comedoni e sebo dai pori dilatati

Formulando adeguatamente con altri polimeri adesivi, o polimeri cationici, si può anche ottenere l’effetto di estrarre i comedoni, cioè il sebo dai pori dilatati. Non è scontato e si deve anche modulare bene la “adesività” del polimero per non praticare lo stripping della pelle.
La maggiore adesività del polimero comporta un maggiore effetto esfoliante, sempre molto, molto, superficiale. La minor quantità di acqua comporta un minor effetto idratante.

MASCHERE ARGILLE E FANGHI

fango, limo o argilla sono i componenti più tradizionali delle maschere

Sono le maschere con la storia più lunga. Il fango, un colloide di polveri insolubili in acqua, applicato sulla pelle per un certo tempo mantiene l’umidità esterna molto più alta del normale, poi a mano a mano che l’acqua evapora si secca ed indurisce. Quando viene rimosso può essere significativa l’azione abrasiva, paragonabile a quella di uno scrub leggero.
Eventuali attivi contenuti nella maschera vengono rilasciati molto difficilmente e non penetra quasi nulla, il che è in genere un bene visto che i fanghi, ad esempio quelli composti da argille a base di silicati di alluminio, sono spesso miscugli contaminati da decine di sostanze discutibili, senza contare l’eventuale contaminazione microbiologica.

MASCHERE IN TESSUTO/FIBRA

carta, tessuti o tnt imbibiti convertono un cosmetico fluido in una maschera

Soprattutto nei riti “facial” della cosmesi asiatica, si tende ad applicare maschere in carta, tessuto o TNT imbibite di prodotto cosmetico.
Il razionale è vicino a quello delle maschere cremose dove rallentando l’evaporazione dell’acqua sulla superficie della pelle aumenta sia l’azione idratante sia il flusso di penetrazione transepidermica.
Il limite evidente è come sempre il tempo limitato di applicazione e se fosse un’ora, ma i rituali tipici sono molto più brevi, non penetrerebbe praticamente nulla.
Il vantaggio è che, come nella maschera cremosa, il prodotto cosmetico non viene completamente eliminato dopo l’applicazione ( a parte le insensate procedure che prevedono la detersione dopo l’applicazione del cosmetico funzionale di cui ho parlato qui ) e quindi può svolgere la sua potenziale azione in tempi ragionevolmente lunghi. Lo svantaggio tipico in questo sistema di applicazione sta nello spreco di prodotto che comunque resta nel foglio o tessuto e con la pelle neppure viene a contatto.

Conclusione

La maggiore quantità di prodotto applicato delle maschere in genere non compensa il limite di una durata dell’applicazione relativamente breve. A parte le maschere cremose normalmente le maschere vengono rimosse dopo pochi minuti e questo limita la loro funzionalità. Più è lunga l’applicazione più sono probabili effetti visibili.
Nella maggioranza dei casi i cosmetici formulati ed applicati come maschere hanno un buon effetto idratante ed in certi casi anche esfoliante e/o opacizzante.

Rodolfo Baraldini

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3 Commenti

  1. Complimenti, ho scoperto questo blog per caso e giorno per giorno vado a leggermi i vari articoli, che trovo esaustivi e ben scritti. Ho sempre avuto un approccio molto ponderato difronte alle “miracolose soluzioni” che il settore dell estetica, propone, e per mia scelta,non ho mai utilizzato un prodotto per lungo tempo. Scelta giusta o sbagliata non saprei dire, partendo dalla consapevolezza che non esiste un prodotto che sia veramente efficace nel migliorare l aspetto della nostra pelle, ho l illusione di essere libera nella scelta. Molti,troppi sono i condizionamenti attorno a noi e riuscire ad essere obiettivi è un grande sforzo. Ancora bravo e complimenti. Leggendo questo articolo mi chiedo: quindi se usassi una crema”semplicemente idratante” applicandola in maggiore quantità e per un periodo superiore all ora riuscirei ad avere un idratazione più profonda??

    • Grazie per i complimenti. Non ho una risposta per una situazione specifica in cui molte variabili possono cambiare il risultato: che crema ? che pelle ? ecc.. ma in linea di massima si, una “maggiore” applicazione di una semplice crema idratante ne aumenta l’effetto. Il concetto di idratazione profonda è fuorviante, già nel derma, siamo fatti per quasi il 70% di acqua e non ha senso parlare di idratazione cosmetica profonda.

  2. Grazie mille per il suo blog illuminante!
    A me piacciono molto le maschere in tessuto. Visto che le lascio in posa per un’ora o anche di più invece dei 15-20 minuti indicati sulla confezione, c’è qualche speranza che la pelle assorba qualcosa?

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