Low poo ed il trend degli shampoo con poca schiuma

Quando 3 anni fa ho incontrato le prime pagine web che parlavano di shampoo “low poo” mi sono fatto una grande risata. Poo nei paesi anglofoni è l’equivalente del nostro “popò”, un eufemismo tipicamente infantile per indicare le feci, alias la cacca.

- LOW POO
- La schiuma degli shampoo
- Detersione senza schiuma: rimozione meccanica, per affinità o restitutiva
- Shampolio

Adesso che rincorrendo il web anche grandi marche stanno offrendo prodotti per capelli, presentati come “low poo”, è ora di parlarne.
Come spesso accade, si cerca di attirare il consumatore spacciando per nuove ed innovative idee e soluzioni tecnologiche che nella cosmesi non hanno nulla di nuovo. Per agganciare una nuova moda a volte basta cambiare solo il nome e l’etichetta di un prodotto già esistente.
Vari blog di cosmesi manifestano entusiasmo e a volte stupore per risultati che chiunque può ottenere aggiungendo un po’ di olio ad un normale shampoo.
Mi domando poi quanti shampoo offerti oggi come “low poo” non siano altro che i “vecchi” shampoo + balsamo, 2 in 1, che le stesse marche vendevano da vari anni.

LOW POO

Nel marketing e nei siti web che parlano di cosmesi “poo” non è la cacca ma la contrazione per assonanza di shampoo.
La ambiguità del significato fa gioco, fa sorridere ma può anche stimolare l’interesse. Forse per questo anche grandi marche che dovrebbero difendere una loro immagine di “serietà” mantengono l’espressione “Low poo” tra i tag o tra le keyword della pubblicità dei loro prodotti per capelli. Sephora nella sua pubblicità presenta “Low Poo” con la ® come se fosse un suo marchio registrato, ma la cosa non risulta nei principali database di registrazione marchi e brevetti. Lo scherzo linguistico, che funziona ovviamente solo per chi conosce l’inglese, sfrutta anche l’ambiguità e l’equivoco. Si può infatti intendere Low poo come “shampoo con poche schifezze chimiche dentro”, espressione tanto cara alla setta para-religiosa devota all’idolo “naturale”. Il linguaggio della pubblicità può sfruttare espressioni ambigue dal significato poliedrico o nebuloso; chi ha una certa età ricorderà il clamore suscitato dallo slogan: “Chi Vespa mangia le mele” con cui la Piaggio promuoveva i suoi motocicli.
Il significato di low poo nella cosmesi, una volta scotomizzato il termine cacca, sarebbe un paradossale “poco shampoo” da cui verrebbero fuori concetti come: “shampoo poco shampoo”, che pochi capirebbero. Vista la confusione che gira su cosa si intenda per “Low poo”, chi utilizza questa espressione la adatta alle sue esigenze. Sempre più condiviso il significato “poca schiuma” che può essere facilmente adattato agli shampoo per il grande pubblico. Si tratterebbe a tutti gli effetti di shampoo, prodotti per la pulizia dei capelli, che si distinguono dalla norma per il fatto che puliscono facendo poca schiuma. Il formulatore cosmetico può porsi un obiettivo più funzionale: pulire i capelli senza rimuovere completamente o restituendogli gli emollienti che li rivestono, lubrificandoli e rendendoli più “morbidi”. In pratica il lavoro che fa un balsamo. La moda del low poo in questo caso si sovrappone a quella del cowash ( lavarsi con il solo balsamo ).
Sempre per cavalcare i trend e le mode, dovendo formulare con tensioattivi che fanno meno schiuma è possibile vantare l’assenza di solfati, i tanto demonizzati Sodium lauryl sulfate( SLS ) e Sodium laureth sulfate(SLES ), ed una detersione “delicata”.

La schiuma degli shampoo.

La schiuma è una dispersione colloidale di aria o di un altro gas in un liquido. Il termine schiuma si utilizza propriamente anche per dispersioni gassose in materiali plastici, come i cuscinetti del cushion make-up. Se il liquido è l’acqua sono necessari dei tensioattivi se si vuole stabilizzare una schiuma, altrimenti, come quando si mette una compressa effervescente nell’acqua la schiuma superficiale si dissolve in pochi attimi.
Gli shampoo tradizionali contengono grandi quantità di tensioattivi e massaggiandoli assieme all’acqua si forma la schiuma. L’origine etimologica della parola shampoo dal sanscrito “chapayati” significherebbe “massaggiare” più che “lavare”.
Visto che la forza lavante dei tensioattivi è molto dipendente dalla capacità di ridurre o annullare gli effetti della tensione superficiale dell’acqua, normalmente un tensioattivo o una miscela di tensioattivi che fa più schiuma, in acqua lava di più.
Se l’obiettivo fosse solo ridurre la schiuma basterebbe utilizzare meno shampoo o utilizzare shampoo con tensioattivi meno forti.
La banale, economicissima, idea di utilizzare uno shampoo normale ma in quantità molto inferiori, dopo averlo diluito, evidentemente non piace.

Detersione senza schiuma: rimozione meccanica, per affinità o restitutiva

Lavare significa rimuovere lo sporco. Questa rimozione avviene fondamentalmente per azione meccanica. Per questo come shampoo low pow si potrebbe concepire anche una polvere leggermente abrasiva, seboassorbente, che viene massaggiata sui capelli. In questo caso si dovrebbe parlare di NO POO anche se da anni esistono shampoo a secco. Si possono usare amidi, argille e qualunque altra polvere da sfregare sui capelli mentre li si spazzola per rimuoverla. Il risultato è scarso ed a volte, specie utilizzando polveri minerali grossolane e non pure, disastroso. Le polveri non raggiungono tutti i capelli e non ci si distribuiscono uniformemente. Per loro natura li possono graffiare, danneggiandoli in superfice irrimediabilmente. Non so perché anche se da anni molte marche cosmetiche offrono shampoo a secco, molti in bompoletta spray per distribuirli più uniformemente, questi non abbiano ancora cavalcato il claim/moda del NO POO.
La detersione con un solvente non fa schiuma e può essere molto efficace. Come solvente non si pensi ad alcol o acetone, che ad alte concentrazioni possono fare dei danni, ma a oli dove per affinità lo sporco può disperdersi. Essendo gli oli anche degli ottimi emollienti si ha il vantaggio di lubrificare ed ammorbidire i capelli mentre li si pulisce.
Ma gli oli lasciati sui capelli danno una sensazione di unto appiccicoso per nulla gradevole. Per questo la tecnologia cosmetica si è orientata sui balsami, che lasciano una pellicola estremamente sottile di emollienti non appiccicosi sulla superfice del capello.
Rimuovere lo sporco dal capello e depositargli sopra un sottile strato di emollienti sono due azioni contrapposte, infatti rimuovendo lo sporco si rimuovono anche gli emollienti sulla superfice del capello. È relativamente complesso realizzare entrambe le azioni con un unico prodotto che nello stesso lavaggio restituisca al capello una pellicola di emollienti che lo lubrificano ed ammorbidiscono.
La soluzione più semplice è quella in 2 tempi facendosi prima uno shampoo per poi applicarsi un balsamo. Ma è possibile anche farsi prima un lungo impacco di emollienti, ad esempio olio di cocco, che penetrano leggermente sotto la superfice del capello, per poi farsi uno shampoo. Volendo trovare una soluzione che “funzioni” in un solo passaggio teoricamente ci si può fare uno shampoo utilizzando creme idratanti dove un determinato equilibrio tra oli e tensioattivi (emulsionanti) fa si che sul capello ci sia una minima sostantività, cioè un residuo oleoso, dopo il risciacquo.
L’equilibrio tra lavare e depositare una piccola quantità di emollienti con un unico passaggio può essere diversamente calibrato.
La detersione restitutiva con un solo prodotto può essere realizzata con:

  • oli addizionati di tensioattivi
  • creme lavanti
  • balsami
  • balsami lavanti ( cioè addizionati di tensioattivi )
  • Shampoo 2 in 1
  • Shampoo addizionati di oli.

Tutte queste soluzioni comportano una schiuma meno accentuata, che modulando forza e concentrazione dei tensioattivi soddisferebbe il consumatore alla ricerca del mitico e indefinito “low poo”.

Shampolio

Shampoo a base acquosa che dichiarano di contenere oli vegetali ma che sono trasparenti

Da un po’ di tempo, il mercato degli shampoo offre prodotti che si vantano di contenere “pregiati” oli vegetali. Ma quanto ne contengono? Si tratta in molti casi di ingredienti emozionali, presenti nell’etichetta più che nel prodotto, visto che vantare la presenza di oli, di sti tempi, fa vendere bene il cosmetico.
Prova ne sia che, nonostante il diverso indice di rifrazione degli oli vegetali, questi shampoo con oli dentro sono quasi sempre trasparenti. Da questo si deduce che le concentrazioni di olio presenti, ammesso che ci siano, devono essere veramente basse. Concentrazioni omeopatiche o comunque molto basse di oli, oltre a non rendere opaco il prodotto, comportano che sia estremamente improbabile che dopo il lavaggio resti un po’ di olio sui capelli. Inoltre non inibiscono la eventuale schiuma che possono produrre i tensioattivi. Pensando agli shampoo low poo può venire spontaneo pensare di aggiungere un olio, in quantità non omeopatiche, ad un normale shampoo. Operazione che chiunque può realizzare a casa mescolando dell’olio ad uno shampoo commerciale. Il sistema, se si utilizza uno shampoo standard basato sulla tipica miscela di Sodium laureth sulfate e Cocamidopropylbetaina, è sostanzialmente autoemulsionante; quindi anche solo dopo una breve mescolata si forma una emulsione cremosa, ovviamente non trasparente.
La quantità di olio per avere un effetto/sensazione restitutivo sui capelli, dipende dalla formula dello shampoo e dalla forza dei suoi tensioattivi. Con shampoo standard, anche low cost, basta un 10% di olio vegetale per avere meno schiuma ed un discreto effetto “balsamo lavante”.

Mescolando un olio vegetale ad uno shampoo standard si forma una emulsione che può comportarsi come crema lavante per capelli, low poo.

L’emulsione che si crea è:

  • relativamente cremosa, dipendendo la viscosità dal sistema viscosizzante utilizzato nello shampoo,
  • poco stabile, oltre alla poca energia di taglio prodotta senza un turboemulsore o almeno un minipimer, si deve considerare che la maggioranza degli shampoo standard sono viscosizzati con cloruro di sodio, che destabilizza le emulsioni olio in acqua.

Certamente sarà una emulsione bianca o non trasparente colorata dal pigmento dello shampoo che è stato utilizzato. Anche non fosse cremosa si presenterebbe come un latte. Il semplice esperimento del mescolare un normale shampoo, meglio se molto viscoso, con dell’olio vegetale non può produrre un “balsamo lavante” con le prestazioni di “alcuni” prodotti low poo sul mercato che sfruttando coacervazione, tensioattivi cationici ed oli siliconici possano dare sensazioni difficilmente raggiungibili.
Confrontandolo però con le prestazioni di molte delle cosiddette “creme lavanti” low poo sul mercato, sospetto che non si resterà delusi.

Rodolfo Baraldini

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