Trattare la lassità cutanea

Trattare la lassità cutanea

 
 


Un altro argomento votato nel sondaggio sugli argomenti che si vorrebbe approfondire è stato proposto da vari lettori del blog: la lassità cutanea.

-Cosa si intende per lassità cutanea?
–Cute ridondante
–Elastosi
-Trattamenti per la lassità cutanea

Tipici inestetismi percepiti come lassità cutanea

Con lassità cutanea, la gente comune ma anche i professionisti dell’estetica, intendono più cose sostanzialmente diverse tra loro. Il concetto si sovrappone in gran parte a quello di flaccidezza e della pelle non tesa, a volte “cadente”. Gli inestetismi più percepiti sono in genere nell’area del viso, sottomento e collo, nell’interno braccia tra le ascelle ed il gomito (in medichese la “zona mediale del terzo superiore”), nell’addome, nell’interno cosce e nell’area del ginocchio.
Le cause possono essere diverse anche se l’inestetismo è facilmente associabile all’invecchiamento, all’esposizione solare, alla forza di gravità ed al movimento.
Si tratta apparentemente di un cedimento strutturale dei tessuti cutanei e sottocutanei, legato alla loro perdita di tono ed a un apparente “svuotamento” dei pannicoli che li sottendono.
Non esistono trattamenti topici in grado di risolverlo anche se vari cosmetici vantano effetti sulla lassità cutanea o per prevenirla. Invece sono disponibili un discreto numero di opzioni chirurgiche per lo più di lifting e filler (riempimento).
I termini “lifting” e “filler” sono ingannevolmente utilizzati anche in molte pubblicità del cosmetico, creando l’irragionevole impressione che un trattamento cosmetico possa dare risultati anche solo simili a quelli dati da atti chirurgici o trattamenti invasivi.
Un altro termine in voga tra le offerte per i trattamenti della lassità cutanea è “biovitalizzazione”, modulato con “biostimolazione”, “neoattivazione” ed altri termini pseudoscientifici, dove si fa intendere che alcuni attivi o apparecchiature sono in grado di stimolare selettivamente la proliferazione di alcuni specifici tessuti. Altri termini che possono comparire nel mercato dei trattamenti per la lassità cutanea sono “tonificazione” e “tightening”. Con tonificazione si intende aumentare compattezza, elasticità e resistenza meccanica della pelle, con “tightening”, restringimento, si fa riferimento alla possibilità di restringere, accorciare la pelle.

Cosa si intende per lassità cutanea?

Nella generica definizione di lassità cutanea si possono individuare 2 fenomeni: la pelle in eccesso (ridondanza cutanea) e l’elastosi (flaccidezza cutanea).

cute ridondante

1- La ridondanza cutanea è evidente quando la lassità si manifesta dopo un brusco dimagrimento o dopo la gravidanza. In questi specifici casi è evidente lo scollamento e svuotamento dei pannicoli che sottendono la pelle senza una compromissione qualitativa della struttura cutanea. La pelle può essere normalmente tonica ed elastica ma appare cadente e floscia. Le sue caratteristiche viscoelastiche non sono sostanzialmente diverse da quelle della pelle normale.
In molti casi invece la ridondanza cutanea emerge progressivamente ed è invece associata a specifiche modificazioni della struttura cutanea. Cambiamenti nello spessore e perdita di tono ed elasticità sono strettamente correlati alla quantità e qualità delle principali proteine fibrose: collagene ed elastina, ma anche della sostanza fondamentale, acido ialuronico e proteoglicani. La degradazione di alcuni tra questi componenti fondamentali e/o un disequilibrio nel loro rapporto produce sensibili variazioni nelle proprietà meccaniche e caratteristiche viscoelastiche della cute.

2- Elastosi è il termine medicale associato alla flaccidezza cutanea ed alle anomale caratteristiche viscoelastiche della pelle. In realtà, non c’è una univoca caratterizzazione istologica dell’elastosi. Può essere associata all’accumulo e deposito di elastina o altre proteine microfibrillari, alla presenza di materiale elastotico ( aggregati ovoidali simil-elastina ), alla frammentazione delle fibre elastiche, alla riduzione e/o degenerazione delle fibre di collagene, ecc.. ecc..
Queste anomalie nel profilo delle proteine fibrose all’interno della pelle dipendono da fattori genetici ma anche dalla progressiva degradazione dovuta all’invecchiamento, alla glicazione o all’esposizione ai raggi UV.
Alcune ricerche hanno individuato un diverso profilo istologico tra l’elastosi solare o attinica e quella senile. Ancora istologicamente diversa può essere l’elastosi che può manifestarsi con specifiche dermatoeliosi, es. sindrome di Favre-Racouchot, o vari disordini, per lo più di origine genetica, quali: Cutis Laxa, sindrome di Ehlers-Danlos, sindrome di Williams, pseudoxantoma elasticum, sindrome di Hutchinson-Gilford, sindrome di Barber-Say, sindrome di Costello, sindrome di Kabuki.

Trattamenti per la lassità cutanea

L’enorme mercato dei trattamenti estetici ha fatto fiorire centinaia di metodiche di trattamento della lassità cutanea della cui efficacia è difficile parlare. Escludendo gli interventi chirurgici, la maggioranza dei trattamenti proposti non sono supportati da solidi studi scientifici e spesso neppure hanno un razionale che spiegherebbe coerentemente perché dovrebbero essere efficaci. Ma tant’è, questo è il mercato dell’estetica e non è raro trovare in giro costosissime apparecchiature che praticamente alla lassità cutanea non fanno una cippa.
Per trattare la lassità cutanea si può agire sulle cause o sui sintomi.
Al momento e penso ancora per un bel po’, non esistono trattamenti che agiscano sulle cause genetiche.
Ma quando la lassità cutanea è dovuta ad alterazioni del profilo proteico della pelle dipendenti dall’esposizione alla luce solare, al cosiddetto fotoinvecchiamento, si può concepire come prevenirla e come eventualmente ridurla.
La protezione solare è il minimo per provare a prevenire la lassità cutanea.
Da notare comunque che la lassità o più propriamente la ridondanza cutanea si manifesta spesso in distretti cutanei, interno braccia e interno cosche, non particolarmente esposti alla luce solare oppure in aree frequentemente sollecitate da movimento, collo e ginocchia. In questi casi la lassità sembra più dipendere dalla scarsezza delle masse, muscolari ed adipose, a sostegno della cute.
In ogni caso si tratta di problematiche di architettura, struttura della pelle. Non deve quindi stupire che trattamenti cosmetici o topici siano sostanzialmente inefficaci.
Non c’è consenso sulle conclusioni di alcune ricerche, su sostanze che, applicate topicamente, agirebbero a livello immunitario modulando l’attività dei fibroblasti o delle cellule di Langherans nella pelle.
Il trattamento topico che ha un discreto razionale a supporto è il peeling acido, dove alla rimozione degli strati più superficiale della cute in genere si associa una stimolazione dei processi riparativi e rigenerativi della pelle. Inoltre si deve considerare la potenziale azione astringente degli acidi sui tessuti proteici.

La capacità degli acidi di modificare la struttura terziaria delle proteine interferendo con i legami crociati teoricamente comporta una accorciamento delle proteine fibrose che tendono a ripiegarsi su se stesse. Il fenomeno è alla base del razionale a supporto di tutti i trattamenti per la lassità cutanea basati sulla radiofrequenza.
Anche il calore interferisce con i legami crociati delle proteine e spesso la vendita dei trattamenti per la lassità cutanea basati sulla radiofrequenza vanta apertamente la capacità di “accorciare” il collagene. Al solito non è per nulla evidente come un fenomeno micro possa riflettersi a livello macro, ma in fondo tutti hanno visto che una bistecca cuocendosi si restringe e tanto basta. Difficile che la quantità di calore erogata da queste apparecchiature sia sufficiente a “cuocere” il collagene cutaneo al punto da dare un effetto di restringimento della cuta visibile. Inoltre deteriorando i legami crociati che formano la struttura a traliccio del collagene questa diventerebbe più corta, ma anche meno rigida. Un collagene destrutturato e meno rigido può essere un fattore causale dell’elastosi. In letteratura sono riportati anche casi di reazioni avverse a questi trattamenti diatermici, dove si presume che il calore prodotto dalla radiofrequenza abbia compromesso il pannicolo adiposo sottocutaneo nel viso, accentuando così di fatto l’inestetismo della lassità. Comunque, a certe condizioni, un blando effetto di restringimento superficiale dei tessuti cutanei con la radiofrequenza è teoricamente possibile ma è illusorio pensare possa far sparire borse e pelle cadente.
Analogamente debole il razionale ed i risultati per trattamenti dove la diatermia è prodotta con gli ultrasuoni.
Più probabile che dia qualche risultato il resurfacing con il laser, anche frazionale, dove all’azione esfoliante si sommano gli effetti del calore.
Per quanto più efficace, con il laser si potrebbero ottenere restringimenti cutanei dell’ordine massimo del 5%. Non è poco per ridurre l’apparenza di una pelle invecchiata e flaccida ma si tratta di un restringimento che non è in grado di risolvere problemi di pelle ridondante.
Nella cosmesi si parla spesso di effetto lifting, utilizzando ingannevolmente un termine che evoca i risultati di un atto chirurgico, quando nessun trattamento cosmetico si avvicina a produrre una tensione e sollevamento della pelle come quello prodotto dal lifting chirurgico. Il massimo che si ottiene è un po’ di temporaneo turgore e in alcuni casi di tensione prodotta dal film esterno di cosmetico.

Un’altro claim ingannevole relativo ai cosmetici contro la lassità cutanea è quello che vanta un effetto filler. In questo caso si evocano i risultati di un trattamento invasivo che il cosmetico non può in nessun caso dare.
È invece indubbia l’azione coadiuvante, preventiva e migliorativa, dell’idratatazione cutanea.

Rodolfo Baraldini

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Riferimenti:
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