La bufala del Sodium Coco-Sulfate buono e del Sodium Lauryl Sulfate cattivo

La bufala del Sodium Coco-Sulfate buono e del Sodium Lauryl Sulfate cattivo

Eliana mi chiede a commento dell’articolo SHAMPOO A CONFRONTO, PERCHÈ ALCUNI COSTANO 10 VOLTE DI PIÙ: “Perché ce l’hai tanto con il Sodium Coco Sulfate ?”

Io non ce l’ho con questo o quel ingrediente cosmetico. Anzi in questo blog spesso cerco di evidenziare gli interessi commerciali, la faziosità, insensatezza e spesso insulsaggine delle campagne contro o pro questo o quel ingrediente cosmetico.

Io ce l’ho con chi prende per il nasulo i consumatori.

Il Sodium lauryl Sulfate (SLS) ed il Sodium Coco-Sulfate (SCS) sono analoghi, quando non sono “praticamente” la stessa cosa.

Entrambi possono essere alkyl solfati ricavati dall’olio di cocco, dove prevale  l’acido grasso con 12 Carboni, l’acido laurico.

Nel Sodium Coco-Sulfate quasi tutti gli acidi grassi dell’olio di cocco, composto prevalentemente da acido laurico, vengono trasformati in alcoli e legati al gruppo solfato. Il tutto viene poi neutralizzato con alcali.
Analogo processo per il Sodium Lauryl Sulfate, dove però l’olio di cocco viene prima frazionato per avere una miscela di acidi grassi dove l’acido laurico è a concentrazioni più alte.
Quindi il Sodium Lauryl Sulfate è il principale costituente del Sodium Coco-Sulfate ( anche oltre il 50%) e nel Sodium Lauryl Sulfate sono spesso presenti , più che in tracce, anche le altre componenti del Sodium Coco-Sulfate.
Ad esempio , vista l’alta concentrazione di Sodium Myristyl Sulfate presente alcuni fornitori di Sodium Lauryl Sulfate, nella scheda tecnica lo descrivono come Sodium C12-14 Sulfate. Quando anni fa il best seller era il SLS non mancavano i fornitori di materie prime che fornivano un prodotto “poco raffinato” in sostanza quello che oggi si vende come SCS.

Gli alkyl solfati sono buoni detergenti che possono variare leggermente la forza lavante, la CMC, la schiumosità, il potenziale irritativo soprattutto in funzione del catione e della lunghezza delle catene alkiliche .

Se consideriamo il solo catione Sodio abbiamo tra gli ingredienti cosmetici: Sodium C12-15 Alkyl Sulfate, Sodium Cetearyl Sulfate, Sodium Cetyl Sulfate, Sodium Coco/Hydrogenated Tallow Sulfate, Sodium Coco-Sulfate, Sodium Decyl Sulfate, Sodium Ethylhexyl Sulfate, Sodium Myristyl Sulfate, Sodium Oleyl Sulfate, Sodium Stearyl Sulfate, Sodium Tallow Sulfate, Sodium Tridecyl Sulfate . Alcuni di questi sono talmente simili al Sodium Lauryl Sulfate, o come il SCS contengono talmente tanto SLS, che per validarne la sicurezza, mancando dati specifici, si utilizzano i dati tossicologici del Sodium Lauryl Sulfate.

Formalmente SLS e SCS non sono identici.
L’SLS potrebbe essere prodotto partendo da acido laurico non ricavato dall’olio di cocco. Non dall’alloro che gli ha dato il nome, in quanto partendo dall’olio di alloro avremmo una resa minima. Il fixed oil dell’alloro contiene in realtà relativamente poco acido laurico, mentre altri oli, come quello di babassu o da palmisto (palmkernel oil ), ne possono contenere quanto quello di cocco.
Inoltre l’SCS può essere prodotto da olio di cocco non frazionato, quindi con concentrazioni di acidi grassi diversi dal laurico più alte di quelle presenti nel SLS.
In pratica però per il formulatore sono ingredienti interscambiabili ed hanno un uguale profilo tossicologico.
Il Sodium Lauryl Sulfate è il principale costituente del Sodium Coco-Sulfate.
Se l’SLS può richiedere qualche prudenza formulativa a causa del suo potenziale irritativo, il SCS non è da meno e dichiarare che un cosmetico è SLS FREE, quando contiene SCS è palesemente scorretto.

Indipendentemente dal fatto che la campagna di disinformazione contro il Sodium Lauryl Sulfate  abbia creato molti allarmi ingiustificati o insensati, l’utilizzo in formula del Sodium Coco-Sulfate, inci praticamente inutilizzato fino a pochi anni fa, sembra servire solo a non esporre il prodotto a critiche da parte di chi non sa che i due ingredienti sono, nel bene e nel male, cosmetologicamente analoghi e che l’SCS è costituito principalmente da SLS.

Vantare l’assenza di SLS quando nella lista ingredienti compare il Sodium Coco-Sulfate, per pubblicizzare alcuni cosmetici, che siano eco-bio o non eco-bio mi è indifferente, mi sembra proprio una grande presa per il nasulo.

 

Rodolfo Baraldini

Pubblicato 4 agosto 2014

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12 Commenti

  1. Il SCS è in realtà una miscela di tensioattivi in cui il SLS è circa il 50%. Questo fa si che il SCS è molto più delicato, le catene alchiliche dei tensioattivi che compongono la miscela sono infatti più lunghe e quindi più bassa è la concentrazione micellare critica. Formulare con SCS è ben diverso da formulare con SLS, hanno caratteristiche chimico fisiche completamente diverse.
    Certo scrivere senza SLS su un cosmetico contenente SCS è una sciocchezza, come pure la demonizzazione del SLS :-)

    • se puoi fornire l’ analisi della distribuzione alkilica di un SCS commerciale sarei felice di studiarla. Io quelle che ho hanno come componenti laurico e miristico, fino anche al 70%, né più né meno che il Sodium C12-14 Sulfate di cui ho parlato venduto tranquillamente sia come SLS che come SCS.

      • tempo fa ho fatto un’analisi alla massa di un coco sulfate della BASF con questi risultati:

        Il SODIUM SODIUM COCO SULFATE Sulfopon 1216G distribuito dalla Chemical trading s.r.l. contiene una miscela dei quattro acidi grassi costitutivi C12, C14, C16 e C18, con rispettive percentuali:

        C12= 57.8% (265 m/z)

        C14= 24.8% (293 m/z)

        C16= 11.6% (321 m/z)

        C18= 5.8% (349 m/z)

      • Io non ho trovato grandi differenze, anche la CMC non si sposta in modo rilevante per quel 20% circa di C18 in più. In alcuni SLS ho trovato comunque un 20% di C14…..

      • Io ho misurato la cmc di questo prodotto ed è 3,7mM
        mentre quella tabellata di sodiododecilsolfato puro è 8.6mM e quella del sodio tetradecil è 2.5 mM, quindi si rispetto a quelli che hai incontrato tu, questo sicuramente ha una concentrazione di catene più lunghe molto più alta. Sono arrivata a una buona viscosità con NaCl ma ho avuto molti problemi a controllarla in relazione alla temperatura… insomma per il momento ho abbandonato l’scs, prima o poi ritornerò a lavorarci su :-)

  2. Devo essere sincera di non aver mai fatto caso alla presenza di SCS in prodotti sbandierati come SLS free! Siccome ho in programma un esperienza di laboratorio che riguarda il confronto tra tensioattivi alkyl-solfati e altri tipi mi interessa molto. In sostanza, SLS ha livelli più alti di acido laurico, grazie al maggior frazionamento dell’olio di cocco?

    • Conosco bene alcune marche che utilizzano SCS e che si guardano bene dal reclamizzare il prodotto o la marca come SLS FREE. Ogni azienda decide con che claim “sostenere” i suoi prodotti. L’SLS può essere prodotto anche senza partire da olio di cocco, ma quando parte dal cocco , con raffinazioni,frazionamenti e interesterificazione è possibile ridurre gli acidi diversi dal laurico, dipende dalla materia prima, dall’impianto e dal processo ecc. Non è facile sapere in un SLS preso a caso sul mercato delle materie prime , quanto SMS c’è dentro. Visto che sono detergenti analoghi con performances quasi identiche la cosa non interessa molto .

      • Grazie mille per il chiarimento. Se posso, faccio ancora una domanda. Solitamente che tipo di impianti sono utilizzati per la produzione di SLS?

  3. Mi piacerebbe tanto capire chi sta dietro al marketing dell’olio di cocco, perché devo dire sta facendo un bellissimo lavoro. :-(
    Fino a qualche anno fa se ne sentiva parlare poco, adesso il cocco, l’olio e tutti i suoi derivati te li infilano anche nel caffè del mattino.

    Forse perché vengono prodotti nel Sud-Est asiatico a poco prezzo, e tante volte con poco rispetto per l’ambiente e il lavoratori? Mi spiace vedere come nessuno parli del rischio aflatossine della copra…

    Insomma a me sembra che tutto questo parlare intorno al cocco sia molto “spinto” e poco genuino.

    • Mentre per la “promozione” dell’olio di palma esistono vere e proprie lobbies ( soprattutto malesi ) il cocco non mi risulta abbia una simile organizzazione “promozionale”. Visto il successo , il costo al trading è salito molto anche sopra l’euro/kg; oggi esiste un problema significativo di adulterazione dell’olio di cocco, soprattutto con l’olio di palmisto , quasi interscambiabile e molto più economico.
      La problematica aflatossine è regolaao negli oli con un utilizzo alimentare abbastanza accuratamente, anche se codex, norme europee e alcune norme nazionali possono imporre limiti a volte diversi. Gran bel problema di cui effettivamente nella cosmesi si parla poco.

      • Capisco. È che avevo letto che l’Australia e la Nuova Zelanda avevano bloccato l’importazione della copra esausta (la parte bianca del cocco, rimasta dopo l’estrazione dei grassi) a causa delle aflatossine. La copra rimasta dalla produzione dell’olio, infatti, viene usata come mangime per cavalli e mucche, nel cui latte fu ritrovata traccia dell’aflatossina.

        Inoltre con la maggiore domanda si rischia di creare un sistema di coltivazioni intensive, con relativo depauperamento del territorio, come successe molti anni fa col ginseng.

      • Molti paesi hanno limiti e soprattutto controlli delle aflatossine negli alimenti per animali particolarmente rigidi. Anche da noi.
        Bel tema quello del danno ambientale da coltivazioni intensive…. da ecologista agnostico temo che non esista uno sviluppo sostenibile, al massimo un po’ più sostenibile…..sic!

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