COSMETICO CERTIFICATO COME NON TESTATO SU ANIMALI: BUFALA O BUONE INTENZIONI ?

COSMETICO CERTIFICATO COME NON TESTATO SU ANIMALI: BUFALA O BUONE INTENZIONI ?


 IN RETE O PER E-MAIL E’ FACILE TROVARE TESTI COME QUESTO:“Ogni anno le aziende cosmetiche inventano 400 nuove molecole di sintesi e commercializzano 20.000 nuovi prodotti. Per profumi, rossetti, deodoranti, tinture per capelli, dentifrici, abbronzanti e mascara i consumatori europei spendono 63 miliardi di euro all’anno, 8,3 dei quali in Italia. Gli occupati, compresi quelli dell’indotto, sfiorano i 500 mila, i “pezzi” venduti superano i 5 miliardi. E ogni confezione promette a tutti le stesse cose: seduzione, amore, passione, desiderio, la felicità di un viso eternamente giovane, la felicità perfetta.

Ma poi, come nel castello di Barbablu, dietro una porta che non si deve aprire, dietro lo splendore di un viso levigato che ci sorride dalla copertina dei giornali, ci sono il sangue e l’orrore, gli occhi martoriati dei conigli che non vedono più, i maiali ustionati vivi, i cadaveri che nessuno piange, gli inermi avvolti nel dolore e sepolti nel silenzio dei mezzi d’informazione che vivono di pubblicità e dalla pubblicità vengono indotti a non guardare, a non vedere, a non scrivere una sola parola.” ( fonte www.leal.it )

VEDIAMO I FATTI.
La Direttiva 2003/15/CE, nota anche come VII modifica, ha stabilito:
•un divieto immediato di tutte le sperimentazioni per le quali esistono metodi alternativi convalidati e accettati;
•la proibizione, da settembre 2004, sul territorio dell’Unione Europea di testare cosmetici finiti sugli animali;
•il divieto, da marzo 2009, di valutazione su animali per scopi cosmetici nell’UE degli ingredienti. Significa che nessun tipo di studio su animali (inclusi quelli di tossicità da uso ripetuto, tossicità riproduttiva e tossicocinetica per cui è previsto il 2013 come data limite) può essere effettuato sul territorio dell’UE per valutare ingredienti cosmetici;
•proibizione, da marzo 2009, della commercializzare nell’UE di cosmetici la cui formulazione finale è stata oggetto di sperimentazione animale oppure contenenti ingredienti testati su animali. E’, però, prevista un’unica eccezione: i cosmetici, come tali o contenenti ingredienti sottoposti a test di tossicità da uso ripetuto, tossicità riproduttiva e di tossicocinetica con l’uso di animali (effettuati in paesi extra-UE), possono essere commercializzati fino al marzo 2013.
•il nuovo Regolamento cosmetici 1223/2009 ha lasciato inalterato quanto prescritto dalla VII modifica.

Quindi:

NESSUN COSMETICO PUO’ ESSERE TESTATO SU ANIMALI.

Anzi l’industria cosmetica molti anni prima dell’introduzione di questi divieti aveva volontariamente abbandonato la sperimentazione su animali impegnandosi nella ricerca di metodi alternativi coronata dall’avvenuta convalida di alcuni di questi.
Oggi, l’industria cosmetica, anche in collaborazione con la Commissione europea, guida la ricerca nel settore della ricerca e convalida di test alternativi.
Da decenni la sicurezza del cosmetico è valutata attraverso metodologie e competenze che garantiscono il consumatore senza ricorrere a sperimentazioni su animali.

Brochure della associazione delle industrie cosmetiche europee sull’impegno per eliminare i test animali
Cosmetici e test su animali: alcune considerazioni e precisazioni ( Unipro)

IL FATTO CHE IN REALTA’ NESSUN COSMETICO POSSA ESSERE TESTATO SU ANIMALI, LI RENDE TUTTI “FORMALMENTE” CRUELTY FREE, TUTTI UGUALI.

Lo sanno bene anche le associazioni animaliste: tratto da Consumo Consapevole- cosmetici -cruelty-free:”In breve, possiamo dire che l’etichetta apposta sul prodotto non ha alcun valore (simbolo del coniglietto, scritta “cruelty-free”, ecc.) perché si riferisce solitamente al prodotto finito“.

Lo sa bene la Commissione Europea visto che la dichiarazione “Non Testato su Animali” attribuita ad un cosmetico è da considerarsi “fuorviante ed ingannevole” considerando che vanta una qualità che hanno tutti i cosmetici indifferentemente  . Quindi per non ingannare il consumatore può essere utilizzata solo a certe precise condizioni, elencate in una apposita raccomandazione della commissione europea . ( Raccomandazione sull’uso di dichiarazioni relative all’assenza di sperimentazioni animali nei cosmetici )
Importante in questa raccomandazione il fatto che chi pubblicizza i propri cosmetici come “Non Testati su Animali” non abbia usato ingredienti sottoposti da terzi a sperimentazioni animali al fine di ottenere nuovi prodotti cosmetici.

Quest’ultima condizione rende praticamente impossibile dichiarare sotto la propria responsabilità, senza rischiare sanzioni per pubblicità ingannevole,  che un cosmetico “NON è testato su Animali” .

Se ci fate caso , l’attuale certificazione promossa dalla Lega Anti Vivisezione ( LAV ) in Italia prevede l’apposizione di un marchio ( Coniglietto con stelline ) definito come ” Standard Internazionale Non Testato su Animali” . Ma  la scritta che compare è molto generica: “Stop ai Test su Animali” e rappresenta più un proposito o un intento del produttore che una qualità specifica del prodotto cosmetico.

Product offers and promotions

Quindi, come si evince dallo Standard stesso e come viene comunicato nei siti che promuovono le marche cosmetiche che lo adottano, la differenza tra un cosmetico certificato ed un qualunque altro cosmetico non sta nel fatto che il prodotto finito non sia testato , visto che tutti i cosmetici non sono testati su animali.

Non sta neanche  nel fatto che tutti i suoi ingredienti non siano testati, visto che , come riconosce lo Standard stesso ” virtualmente tutti gli ingredienti cosmetici nel passato sono stati sottoposti in qualche modo a sperimentazioni su animali, e non è possibile obbligare le aziende ad usare ingredienti che non siano mai stati testati su animali,..”

Sintetizzando la situazione è questa :

Tutti i cosmetici non sono testati su animali, ma tutti gli ingredienti cosmetici sono stati testati su animali.

Allora cosa viene certificato come cosmetico Cruelty Free ?

Viene certificato che il produttore del cosmetico ha ottenuto dai produttori delle materie prime una dichiarazione che non sono stati commissionati test da una certa data arbitraria in poi.

Dice poi lo Standard :”Le Società non saranno considerate responsabili per sperimentazioni condotte fuori dalla loro catena di fornitura su cui quindi non hanno controllo e da dove non traggono alcun beneficio. Lo scopo dello Standard è quello di eliminare i test futuri …”

E’ un tipico NONSENSE considerare BUONA e cruelty free una azienda solo perchè fornisce una dichiarazione dei suoi fornitori che dice che dal 2008, per esempio, non hanno commissionato test animali sugli ingredienti.
Con questa logica TUTTE LE ALTRE MARCHE COSMETICHE SAREBBERO CATTIVE, probabilmente popolate dai feroci Barbablu di cui si parlava all’inizio.

La crudele realtà invece è che praticamente tutti gli ingredienti cosmetici, anche quelli utilizzati da marche certificate cruelty free, sono stati testati su animali e che molti di questi, indipendentemente dalle dichiarazioni dei vari fornitori di materie prime per finalità non cosmetiche saranno ritestati .

Quindi non è assolutamente vero che si ottiene lo scopo di eliminare test futuri. Questo succederà solo se e quando finalmente saranno approvati i test alternativi .
Si deve comunque apprezzare chi aderendo allo Standard manifesta almeno la “Buona Intenzione” di voler eliminare i test futuri degli ingredienti cosmetici sugli animali.

La speranza è che la scelta di manifestare questa “buona intenzione” non sia solo un espediente per vendere di più .
Speriamo anche che oltre ai proclami ed alla propaganda delle proprie buone intenzioni, queste aziende cosmetiche facciano qualcosa di concreto.
Concreto come quello che fanno i grandi centri di ricerca delle maggiori industrie cosmetiche. Questi infatti hanno dato il contributo più importante per la soluzione radicale del problema.
Sono stati proprio ricercatori de l’Oreal, della P&G e di altri grandi gruppi della cosmesi, in genere osteggiati e boicottati dai movimenti animalisti, che hanno trovato , sperimentato ed introdotto alcuni dei test alternativi: la vera soluzione al problema. Saranno anche stati spinti dalle campagne di boicottaggio e dalla pubblicità negativa, ma si deve riconoscere che  a loro si deve se oggi i test su animali anche per gli ingredienti cosmetici stanno praticamente scomparendo.

Paracelso
pubblicato il 2 Maggio 2012
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7 Commenti

  1. La vera soluzione al problema è fare a meno dei cosmetici :)

    • E’ una battuta, ma è anche l’assoluta verità. Se integralisticamente non volessimo usare nessun cosmetico di cui gli ingredienti siano stati testati su animali, dovremmo fare a meno di qualunque cosmetico. Ma attenzione, non potremmo neppure sciacquarci con l’acqua… anche l’acqua è stata testata.

  2. dico che secondo me e’ giusto usare i prodotti artificiali all, posto di quelli vivi che emanano sofferenze inutili e immorali che la scienza non le ammette consetudinariamente ed e una pseudoscienza ed e solo specismo e ignoranza contro la bioetica e usati solo i tessuti organici cotone miele sangue prelevato da pazienti per analisi cliniche e tuttavia e come durante la seconda guerra mondiale che sostenevano eutanasia era necessaria per eliminare i malati motivi sociologici ed economici e sara illegale per futuro dovranno usare i tessuti morti solennemente

  3. in che cosa consistono questi test alternativi?

    • La maggioranza sono test in vitro, quindi su culture cellulari che mimano o riproducono alcuni processi fisiologici umani.
      Quello che ha, già da anni, sostituito il famoso Draize test sull’irritazione oculare ( che molti anni fa si faceva verificando l’arrossamento o i danni agli occhi dei conigli )  può essere eseguito su uova fecondate ( procedura HET-CAM o CAMVA ).
      Altri test possono essere eseguiti su cellule o tessuti animali ( umani e non ) espiantati.
      E’ comprensibile che meccanismi complessi come quelli relativi alla genotossicità o alla riproduzione umana, non possono essere perfettamente riprodotti con delle semplici culture cellulari in vitro. Questa è la ragione per cui ancora non sono stati validati test alternativi a quelli su animali non umani per questi specifici rischi.

      Sospetto che quando si saprà tutta la verità sui test alternativi un certo integralismo vegan potrebbe contestarli: quando ci si rifiuta di utilizzare la lana o il miele, l’utilizzo di un uovo di gallina fecondato, anche se utilizzato per eliminare la sofferenza di  decine di conigli, potrebbe essere escluso.

  4. Quante domande ! provo a rispondere
    1- stanno eseguendo e verranno eseguiti test , non per finalità cosmetiche. In particolare per la registrazione del REACH in Europa anche materie prime testate molti anni fa vengono ri-testate proprio perchè i vecchi test non erano fatti bene. Quindi questa scelta di considerare ingredienti cosmetici nuovi come ingredienti che vengono testati su animali , mentre gli ingredienti vecchi non verrebbero testati , proprio non è vera.
    L’unica speranza è che i nuovi test vengano fatti con i criteri delle 3R e grazie alle ricerche fatte proprio dall”industria cosmetica, molti test animali verranno effettivamente eliminati.
    2a- Non so come vengono utilizzati  i soldi raccolti per utilizzo del marchio con il coniglietto dello standard non testato su animali, una parte dei costi per la certificazione , immagino siano per i servizi dell’ Icea, La Lav , ma anche le altre società contro la vivisezione immagino  gestiscano i fondi che raccolgono per tutte le attività, sociali, politiche e di comunicazione che possono portare alle fine di ogni test su animali non umani. Quindi anche , presumo, per le ricerche sui metodi alternativi.
    2b-Sicuramente molte altre istituzioni oltre alle multinazionali del cosmetico stanno investendo per trovare alternative ai test animali. Ma oltre ai 37 milioni di € per la ricerca di test alternativi, investiti dall’industria cosmetica associata se calcoliamo tutto il dipartimento ricerca dell’Oreal sulla pelle ricostruita o i 270 milioni di US$ che dichiara di aver investito la P&G ho l’impressione che lo sforzo, almeno economico, maggiore sia stato fatto proprio da queste aziende. Poi quel che più conta, i test alternativi che hanno approvato o che stanno approvando hanno sotto la firma di loro ricercatori.
    2c- personalmente conosco un ente in Italia coinvolto nelle ricerche sui test alternativi ed è il Mario Negri, poi c’è un fondo inglese che è stato costituito proprio per questa finalità:
    si chiama FRAME www.frame.org.uk/ , non condivido alcune loro prese di posizione ( ad esempio considerare il botox un cosmetico ) ma sono molto impegnati nello sviluppo di test alternativi e da quel che ricordo non fanno pubblicità a marche cosmetiche.

  5. Io condivido molti dei dubbi sul valore delle certificazioni ed mi fa piacere che ci siano i link ai documenti originali visto che normalmente questo problema degli ingredienti testati o non testati non viene spiegato.Approfitto per fare alcune domande:1° se come dite i test su animali sono praticamente scomparsi , come fate poi a dire che  gli ingredienti :”saranno ritestati” ….. non vi sembra in contraddizione ? 2° se come dite ed io lo condivido , la vera soluzione del problemi è nello sviluppo dei test alternativi non è possibile che la LAV e le aziende che aderiscono allo standard siano sponsor economici di queste ricerche per i test alternativi ? Possibile che solo l’Oreal o le multinazionali siano i promotori di queste ricerche ? SI può sapere se c’è qualche ente indipendente che lavora per  queste ricerche ?

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