Ingredienti schiarenti a confronto.

Ingredienti schiarenti a confronto.

Dopo aver parlato di macchie si può vedere cosa ha prodotto la ricerca sugli ingredienti cosmetici depigmentanti.
In molti paesi, soprattutto asiatici, la azione depigmentante di un prodotto applicato topicamente lo fa classificare diversamente da un normale cosmetico. Contrariamente a quanto accade in Europa e USA, se depigmenta, allora è un farmaco o un quasi farmaco o un cosmetico soggetto a restrizioni che richiede una speciale approvazione. Questo comporta che gli ingredienti depigmentanti debbano essere preventivamente validati, fornendo prove di non tossicità e specifiche formulative e di applicazione, normalmente non necessarie nel cosmetico. Purtroppo nessuno fornisce prove reali di efficacia, ma in alcune procedure di approvazione vengono almeno forniti gli esiti dei test di laboratorio e clinici.
- Idrochinone & co.
Anche se ormai proibito o soggetto a restrizioni in quasi tutto il mondo, la sostanza di riferimento per una azione depigmentante in vivo è l’idrochinone e alcuni suoi derivati come il monobenzil etere di idrochinone o il 4 idrossianisole.

- Idrochinone & co.
- Arbutina
- Acido cogico
- Rhododendrol
- 4-butylresorcinol
- Altri resorcinoli
- 4-MSK
- Acido azelaico
- Niacinamide
- Acido tranexamico
- Liquerizia e cammomilla
- Antiossidanti
- Acido ellagico
- Glutatione
- Peeling chimici
- Adenosina monofosfato
- Estratti erbali
- Conclusione

L’idrochinone penetra agevolmente la barriera cutanea ed ha una struttura semplice composta da un anello benzenico con 2 ossidrili in posizione opposta (1 e 4). Chimicamente è la configurazione base di tante sostanze che esplicano attività depigmentante con vari sostituenti al posto degli ossidrili. Anche se per anni si è attribuita all’idrochinone la capacità di inibire la tirosinasi, in realtà questa attività specifica è relativamente scarsa. Molte sostanze inibiscono la tirosinasi più dell’idrochinone, pur avendo in vivo un effetto depigmentante molto inferiore. Questo ha fatto concludere che l’azione depigmentante dipende più dalla riduzione / disattivazione dei melanociti che dalla riduzione della melanina.

Arbutina
ARBUTIN e ALPHA-ARBUTIN: sono i due isomeri β ed α dell’idrochinone glucopiranoside. Da quando è stato proibito l’idrochinone sono gli ingredienti derivati che possono sostituirlo. Per molti anni, molti cosmetici cosiddetti schiarenti vantavano la presenza di un estratto di uva ursina per la presunta presenza di arbutina al suo interno, senza alcuna prova di una qualche efficacia viste le concentrazioni di arbutina irrilevanti. Anche sulle arbutine pure ci sono dubbi sull’efficacia nonostante sia dimostrata in vitro l’inibizione competitiva della tirosinasi. L’idrochinone si considera “funzionale” al 2-4% e le arbutine, per produrre effetti significativi, dovrebbero essere utilizzate al 3-7%. Il comitato scientifico SCCS si è espresso sul loro utilizzo sicuro: meno del 7% per la β e meno del 2% nei prodotti viso e 0,5% nei prodotti corpo per la α. La loro efficacia schiarente è controversa e alcuni test clinici non la confermano .
Acido cogico
KOJIC ACID: Agisce sia come chelante del rame, che sequestra alla tirosinasi, sia come antiossidante inibendo la conversione dell’o-quinone in DOPA. Segnalato come sensitizzante e con qualche perplessità sulla sua sicurezza. È particolarmente instabile e può virare il colore nei prodotti che lo contengono. Utilizzato a concentrazioni del 1-4% vari test clinici segnalano una efficacia limitata. Formulato con altri attivi depigmentanti vari test clinici confermano un significativo miglioramento delle prestazioni rispetto alle stesse formulazioni senza acido cogico.
4-(p-hydroxyphenyl)butan-2-ol
RHODODENDROL: Non c’è dubbio che sia uno dei depigmentanti più efficienti sul mercato, visto il grosso guaio combinato da Kanebo. Il problema è che depigmenta “troppo” ed in modo non uniforme. Utilizzato da Kanebo al 2%, agisce come inibitore competitivo della tirosinasi ma come altre strutture chimiche simili si sospetta che direttamente o indirettamente con i suoi metaboliti danneggi i melanociti. L’epidemia di leucodermie, macchie simili alla vitiligine, provocata da cosmetici con RHODODENDROL ha permesso di studiare alcune delle relazioni tra genetica e sistema immunitario che portano ad una citotossicità tirosinase-dipendente selettiva verso i melanociti.
4-n-butyl resorcinol
4-BUTYLRESORCINOL: Agisce come inibitore competitivo della tirosinasi ma come altre strutture chimiche simili si sospetta che direttamente o indirettamente con i suoi metaboliti danneggi i melanociti. Buoni i test di efficacia sia in vitro come inibitore della tirosinasi sia clinici sulla riduzione del melasma. Efficace a concentrazioni relativamente basse, 0,1-0,3% a concentrazioni più alte può dare risposte irritative. Sospetto che al 2% possa comportarsi come il RHODODENDROL.
Altri resorcinoli
HEXYLRESORCINOL e PHENYLETHYLRESORCINOL : 4- hexylresorcinol e 4-phenylethylresorcinol sono stati sviluppati, vista l’efficacia del 4-n-butylresorcinol. Agiscono come inibitore competitivo della tirosinasi ma si sospetta che direttamente o indirettamente con i loro metaboliti danneggino i melanociti. Alcuni test li danno come meno efficaci in vitro ed in vivo rispetto al 4-n-butylresorcinol ma molto più efficaci di arbutine ed acido cogico.
4-MSK
POTASSIUM METHOXYSALICYLATE
Ultimo nato dagli avanzatissimi laboratori di ricerca Shiseido. Agirebbe come inibitore competitivo della tirosinasi ma anche sulle cheratosi e la formulazione con l’acido tranexamico, inibitore della plasmina, risulta sinergica. Mancano dati clinici sulla efficacia e sulle possibili controindicazioni. Il ministero della salute cinese ha imposto una restrizione d’uso al 3%.
Acido azelaico
AZELAIC ACID: Risulta essere in vitro un inibitore assai scarso della tirosinase, ma agisce sia come esfoliante sia danneggiando i melanociti. Utilizzato normalmente a concentrazioni molto alte 10-20% può dare reazioni ed irritazioni. Agirebbe come antiproliferativo e citotossico in quanto inibitore della thioredoxin reductase. Rimedio vecchio e caduto in disuso per il rischio di reazioni infiammatorie nonostante l’efficacia depigmentante dei funghi della pitiriasi alba sia intrigante.
Niacinamide
NIACINAMIDE: Si pensa agisca riducendo la migrazione dei melanosomi dai melanociti ai cheratinociti con una azione analoga a quella di altri inibitori della serin protease; azione simile a quella prodotta da alcuni derivati della soia . Ha il grande vantaggio di essere stabile e di avere pochissime segnalazioni di reazioni avverse. L’efficacia schiarente è limitata ma validata da test sia in vitro che in vivo e la sostanza ha molte potenziali funzioni cosiddette anti-age.
Acido tranexamico
TRANEXAMIC ACID: Ingrediente interessante di cui solo da pochi anni si stanno studiando le implicazioni. È un inibitore della plasmina e viene prescritto per via orale o con microiniezioni per ridurre il melasma. Penetrando la cute pare agire anche topicamente, senza le possibili reazioni avverse che la sua azione anti-emorragica può comportare. Agisce più inibendo la risposta infiammatoria agli ultravioletti che su altri meccanismi depigmentanti. In sinergia con altri attivi depigmentanti e con filtri solari risulta efficace in vari test clinici.
Liquerizia e cammomilla
Come di tutti gli estratti erbali la cui composizione è variabile è difficile definire quale attivo ha azione depigmentante ed attraverso quale meccanismo d’azione. Sono spesso utilizzati ingredienti derivati di composizione nota, come il GLYCYRRHETINIC ACID. Di alcuni viene riportata una scarsa inibizione competitiva della tirosinasi, ma il più delle volte il meccanismo d’azione ipotizzato si riconduce all’inibizione delle risposte infiammatorie. Il loro utilizzo non è supportato da significative evidenze cliniche ma in sinergia con altri attivi depigmentanti pare che qualcosa facciano. C’è però il grosso problema di varie ricerche che hanno concluso come a certe dosi alcuni di questi attivi derivati da estratti erbali, i più eclatanti; la glicirrizina e la quercitina, anziché inibire la melanogenesi la stimolino.
Antiossidanti
La formazione e polimerizzazione della melanina passa per processi ossidativi che possono essere rallentati se non bloccati. In realtà tra tanti antiossidanti che potrebbero “funzionare”, solo pochi sono stati validati da test clinici. I principali sono l’acido ascorbico ed i suoi derivati. Test clinici hanno validato contro il melasma formulazioni con il 10% di ascorbyl fosfato e contro l’abbronzatura indotta dai raggi UV il 2% di ascorbil glucoside. Anche il tocoferolo ed alcuni suoi derivati ( come il non comune tocopheryl ferulate) sono stati testati. Alcune ricerche su cellule del melanoma attribuiscono ai tocoli una azione contro la perossidazione lipidica delle membrane dei melanociti, inibizione della tirosinasi ed aumento del glutatione intercellulare. Scettico come sono, mi domando se nei test hanno verificato la quantità di contaminanti ( idrochinone e resorcinoli ) che possono trovarsi a seguito del processo di sintesi nel tocoferolo. Si tratta di agenti depigmentanti normalmente utilizzati in sinergia con altri più efficaci.
Acido ellagico
ELLAGIC ACID: come l’acido ascorbico ed altri antiossidanti potrebbe interferire nella reazione ossidativa DOPA DOPAquinone o nella polimerizzazione della melanina sotto UV. Ma essendo anche un efficace chelante del rame all’acido ellagico viene attribuita la capacità di inibire la tirosinasi con meccanismi simili a quelli dell’acido cogico.
Glutatione
GLUTATHIONE: si tratta di un altro antiossidante che può interferire con la formazione della melanina. Il meccanismo ipotizzato è leggermente diverso. Il glutatione può interferire nella trasformazione eumelanina feomelanina, chelare il rame della tirosinasi, inibire sintesi agglutinazione e, con l’acetil glucosammina al 2%, inibire la glicazione della melanina.
Peeling chimici
I principali idrossiacidi rientrano tra gli attivi depigmentanti agendo con la riduzione dello spessore dello strato corneo e stimolando il rinnovamento cellulare. I più utilizzati e validati da test clinici in combinazione con altri agenti depigmentanti sono il glicolico ed il salicilico. Particolarmente efficaci anche inibendo la tirosinasi acidi diidrossibenzoici come quello gentisinico, validato da test clinici, e quelli che possono anche legarsi allo ione rame.
Adenosina monofosfato
DISODIUM ADENOSINE PHOSPHATE: l’AMP accelera il ricambio cellulare . Al 3% è stata verificata l’efficacia nel trattamento del melasma . Difficile inquadrarne l’effettivo meccanismo d’azione considerando che attivi che aumentano l’espressione di cAMP sono noti “stimolatori” della melanogenesi ( forskolina, isobutylmetilxantina ).
Estratti erbali
Sono stati testati centinaia di estratti e derivati erbali per verificarne l’azione depigmentante. Ottimi antiossidanti, ottimi inibitori della tirosinasi, ottimi antiinfiammatori ma pochissime conferme cliniche di una efficacia pratica depigmentante. Tra questi i più titolati:

  • Oxiresveratrolo, resveratrolo e idrossi-stilbeni
  • EPGC e altre catechine
  • Aloesina
  • Estratto di morus alba
  • Magnolignano
  • Acido linoleico
  • Proteine della soia

.
In genere vengono formulati assieme ad altri attivi depigmentanti in quanto da soli non manifestano una attività significativa-


Conclusione
La depigmentazione della pelle è un problema di difficile soluzione.
Per ridurre la melanina sulla pelle si può agire su diversi fronti.
Si tende ad adottare un cocktail di attivi che dovrebbero produrre lo schiarimento cutaneo per vie diverse, ma spesso è difficile definire se i diversi attivi e meccanismi d’azione sono sinergici o antagonisti.
I risultati più evidenti si vedono con sostanze che esercitano o possono esercitare una azione citotossica verso i melanociti.
Molti attivi noti o pubblicizzati per la loro azione depigmentante sono supportati solo da prove in vitro e mancano o sono carenti di prove scientifiche della loro efficacia clinica.

Rodolfo Baraldini
pubblicato 3 aprile 2016

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