METHYLPROPANEDIOL

Criteri di valutazione
Valutazione:
  • Cosmethic score
  • Hazard / concern
  • Information availability

INCI Name: METHYLPROPANEDIOL

CAS No: 2163-42-0

EIN ECS/ELI NCS: 412-350-5

Description: 2-Methyl-1,3-propanediol

Function: SOLVENT

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4 Commenti

  1. Buongiorno. Intanto ti ringrazio qui per tutti gli utilissimi approfondimenti da te trattati in modo egregio e documentato.
    Dopo questa sviolinata volevo chiederti lumi su tale sostanza e ne approfitto anche per chiederti altro.
    Non capisco i metodi di valutazione del biodizionario, non volendo con ciò in alcun modo privarne di valore.
    Mi spiego. Questa sostanza, (insieme a molte altre ed in particolare al propilene glicolico di cui pare essere antagonista) ,viene valutata con bollino rosso non perché tossica, non perché NON biodegradabile, ma perché sintetica.
    Allora mi chiedo: secondo questo parametro di giudizio, quando capita di sentirci poco bene in nome della salvaguardia ambientale in teoria dovremmo fare a meno di tutti i farmaci e di tutte le sostanza ricavate per sintesi? Cioè, di tutto. Nemmeno dovremmo sederci sul WC e per assurdo le piante dovrebbero diventare gli esseri più inquinanti al mondo “a causa” della loro fotosintesi! Ma dico, non si sta un tantinello esagerando?
    E poi però mi ritrovo che il sodio benzoato e il potassio sorbato sono marchiati di verde, mentre almeno dovrebbero essere gialli, indicando con questo colore che c’è un’alta probabilità che diano reazioni allergiche (io rientro tra questi). Come a dire, la sostanza è verde perché non è di sintesi, pare non inquinare e non creare problemi ai lavoratori che la maneggiano, ma non me ne frega niente se per l’umano potrebbe diventare causa di irritazioni.
    Non perché ultimamente ne sia particolarmente fiero, ma la razza umana è stata dunque declassata a fastidiosa entità di cui la terra farebbe volentieri a meno? Posso essere d’accordo, nell’ipotesi. Ma a stabilirlo nel concreto è stata lei o qualche suo portavoce travestito da umano??

    • Non posso commentare le logiche con cui sono attribuiti i semafori nel biodizionario. Non le ho capite , pur avendo frequentato a lungo il suo forum.
      Praticamente tutto il potassium sorbate sul mercato è ricavato da crotonaldeide e ketene per condensazione … sintesi chimica per eccellenza per di più partendo da sostanze non proprio da bollino verde. Sul benzoate non è che siamo messi molto meglio. Mi considero fortemente ecologista, ma non capisco le ragioni religiose , filosofiche o tecniche per cui qualcosa fatto dall’uomo non sia naturale e quindi cattivo per antonomasia.
      Ho imparato a visualizzare le sostanze come atomi, forze , legami e non riesco proprio a condividere quello che chiamo razzismo chimico, cioè discriminare una sostanza a seconda della sua provenienza.

      • Non sono un chimico, ma condivido. Tuttavia la perplessità resta, perché il biodizionario è diventato una sorta di bibbia del cosmetico “bbbio”, consultato da persone che per gli acquisti si orientano facendo una media di bollini verdi-giallo-rossi presenti su prodotto “x” che vorrebbero comprare. E magari, una volta scelto quello con più verdi, lo comprano e dopo averlo usato si ritrovano la faccia rossa e danno la colpa non al singolo prodotto, ma a tutta la filosofia del cosiddetto bio, la quale nelle intenzioni, forse, avrebbe soltanto dovuto spingere le imprese a produrre qualcosa di maggiore qualità, con sostanze funzionali davvero presenti e rispettose dell’ambiente, uomo compreso. O forse, è proprio l’intera filosofia che fa acqua visto che finora ha creato soltanto un “non senso”. E il tuo sito è quanto mai azzeccato.
        Ma il problema resta…o no?

      • la mia opinione, che sostiene anche questo blog, è che il biodizionario e le varie liste di ingredienti tabù sono solo i figli illegittimi di 50 e più anni di marketing cosmetico martellante e focalizzato su ingredienti totem. Le motivazioni e consapevolezza del consumatore che rifiuta un cosmetico perchè in etichetta c’è scritto parabeni non sono diverse da quelle del consumatore che compra un cosmetico perchè in etichetta c’è scritto argan. La mia visione delle sostanze , senza buoni o cattivi, non è da chimico, neppure io lo sono se si intende laureato in chimica. Mi piace considerarla un approccio Zen.

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