Impurità Cosmetiche

Impurità Cosmetiche

 

 

Le varie esperte/esperti di INCI che sul web diffondono insensati allarmismi sui cosmetici, forti di una pseudoconoscenza della cosmetologia costruita sui pallini verdi rossi e gialli del biodizionario, quasi sempre dimenticano 2 assiomi fondamentali:
1°- è la dose che fa il veleno o il rimedio
2°- non esiste la purezza 100%.
Entrambi gli assiomi hanno le loro eccezioni che confermano la regola.
Chiunque compri o non compri un cosmetico perché legge in etichetta un ingrediente dovrebbe ricordare il primo assioma, mentre il secondo coinvolge più chi formula il cosmetico.
L’argomento purezza interessa anche il consumatore, a giudicare dalle reazioni che ho sollevato facendo notare che ossidi metallici, normalmente utilizzati come pigmenti o filtri solari, sono “normalmente” contaminati da tracce di metalli tossici  .
Le impurezze  che possono “contaminare” gli ingredienti cosmetici sono tante.
Considerando solo le impurezze che sono ragione di preoccupazione per la salute:

  • Impurezze di processo negli ingredienti di sintesi: esempio l’1-4 dioxane dei PEG, l’idrochinone nel tocoferolo, ecc.
  • Impurezze naturalmente presenti in ingredienti non raffinati adeguatamente: esempio le tracce di idrocarburi cicloaromatici PAH nelle paraffine o negli alimenti, proteine allergeniche negli oli di frutti a guscio non raffinati
  • Impurezze aggiunte o raccolte nella fase di produzione o raccolta delle materie prime: esempio pesticidi, metalli tossici o le micotossine  nei derivati vegetali.

Non può esistere sostanza o cosmetico senza impurezze; l’importante è che la loro natura e dose non sia potenzialmente nociva per la salute del consumatore cosmetico.

Il problema pratico per chi produce, ma anche per chi consuma, il cosmetico è capire quale è la soglia, la concentrazione a cui queste eventuali impurezze potenzialmente nocive nel cosmetico possono arrecare danni alla salute.

Nel cosmetico la materia non è regolamentata chiaramente.
Il Regolamento , Articolo 17,  recita:

Tracce di sostanze vietate:
La presenza involontaria di una quantità ridotta di una sostanza vietata, derivante da impurezze degli ingredienti naturali o sintetici, dal procedimento di fabbricazione, dall’immagazzinamento, dalla migrazione dall’imballaggio e che è tecnicamente inevitabile nonostante l’osservanza di buone pratiche di fabbricazione, è consentita a condizione che tale presenza sia in conformità dell’articolo 3. ( cioè che comunque il cosmetico sia sicuro per la salute )

Le sostanze espressamente vietate nel cosmetico, cioè quelle elencate nell’allegato II del regolamento, non sono tutte quelle che possono creare preoccupazione, ad esempio non sono chiaramente specificate le micotossine o i pesticidi, uno dei  rischi più comuni nei prodotti vegetali.

Poi quando, come per molti metalli tossici, queste sostanze sono incluse nella lista di ciò che non deve entrare in un cosmetico, è molto ambiguo dichiarare che sono invece “ammissibili”, qualora la loro presenza sia “tecnicamente inevitabile”.

Se sul mercato è disponibile un ossido di zinco con meno di 1 ppm di piombo, visto che il piombo è nell’allegato delle sostanze che non possono entrare nel cosmetico, quanto è “tecnicamente inevitabile” utilizzare un ossido di zinco che ne contiene 40 ppm?

Aspetti controversi della norma che regola la sicurezza del cosmetico.

LA BUFALA DEL COSMETIC GRADE

Non esiste una norma che disciplini la purezza degli ingredienti cosmetici

Quando qualche allarme pubblico si è focalizzato su rischi per l’impurità di ingredienti cosmetici, cicloaromatici nei derivati petroliferi, piombo nei rossetti, 1-4 dioxane nei PEG, amidoamine nella cocoamidopropyl betaina, ecc…, spesso per tranqullizzare i consumatori si è parlato del fatto che gli ingredienti cosmetici hanno un grado di purezza che riduce o elimina il rischio di contaminazioni tossiche. In certi casi si è parlato esplicitamente di “cosmetic grade”, cioè di sostanze la cui purezza è di grado cosmetico.
E’ una bufala.
Non esiste alcuna “cosmetopea”, un qualcosa di analogo alla farmacopea, con una lista ufficiale di specifiche sulle caratteristiche e purezza degli ingredienti che possono esser utilizzati nel cosmetico. Nessuna norma definisce la massima concentrazione di tracce o residui tossici che si possono trovare negli ingredienti di “grado cosmetico” ed il cosiddetto “grado cosmetico” ognuno può interpretarlo come vuole.

Ci sono specifiche, “private”, magari dettate dai grandi produttori di materie prime o dall’ufficio acquisti di qualche grande gruppo della cosmesi, ma oggi la sicurezza e purezza dei singoli ingredienti contenuti nel tuo cosmetico sono decisi arbitrariamente dalla persona responsabile o dal valutatore della sicurezza , che metterà sul mercato il prodotto.

Le aziende serie e meglio strutturate controllano la presenza delle principali impurezze sia con i controlli sulle materie prime sia con controlli sul prodotto finito. Ma la specifica sulla soglia accettabile di impurezze è arbitraria.
Può essere ricavata da norme che regolano altri settori merceologici, alimentare o farmaceutico, o da norme relative al cosmetico ed ai suoi ingredienti in vigore altri paesi.
In certi casi, come in Italia, sono stati redatti dei “pareri” scientifici che possono fungere da lineaguida.

IMPUREZZE MINERALI,
I COSIDDETTI “METALLI PESANTI”

Anche le indicazioni sul massimo livello ammissibile di metalli pesanti in un cosmetico europeo non è chiaramente normato.

Il parere dell’Istituto Superiore Sanità oltre che la proposta elaborata sotto l’egida della Società italiana di Tossicologia SITOX congiuntamente con l’associazione delle aziende cosmetiche sui “metalli” tossici fissano i seguenti limiti.

Sostanza Quantità max teorica accettabile nel cosmetico
ppm (mg/kg)
Antimonio 100
Arsenico 5
Cadmio 5
Cobalto 70
Cromo III 100
Cromo VI 25
Mercurio 1
Nichel 200
Piombo 20

Sono valori compatibili con quelli adottati in altre nazioni o altri settori merceologici.
Un cosmetico che non sia conforme a questi livelli “suggeriti” non si può considerare “pericoloso”, se non sbaglio ci sono sentenze in merito, ma in assenza di una norma che regoli ed armonizzi la materia questa è la miglior linea guida da seguire.
Ovviamente si possono anche adottare limiti più restrittivi, come quelli canadesi per Piombo, 10 ppm, e Antimonio , 5 ppm o anche inferiori nei prodotti per baby o per problematiche specifiche.

I limiti da adottare relativi al rischio sensitizzazioni ed allergie sono normalmente molto inferiori dei limiti definiti per la generica tossicità.

La tabella italiana dei limiti dei “metalli” tossici ammissibili nel cosmetico mi risulta sia la più completa e meglio redatta a livello mondiale. Questo si spiega forse col fatto che la produzione del make up conto terzi/private lebel italiana è leader mondiale sia per volumi che per tecnologie. È normale che un elevato know-how industriale impatti sugli organi regolatori che devono redigere le norme.

Paradossalmente ha fatto tanto clamore l’allarmismo sulla presenza di tracce, ampiamente nei limiti di sicurezza, di piombo nei rossetti e nessuno ha evidenziato il fatto che il metallo contaminante che da indagini italiane sul mercato è risultato più frequentemente oltre i limiti, soprattutto nel make-up di produzione cinese, è il cromo.

Capita spesso che facciano notizia le non notizie.

IMPUREZZE NEI VEGETALI,
I COSIDDETTI “PESTICIDI”.

Fitofarmaci, pesticidi ma anche fertilizzanti, sono normalmente presenti in tracce in molti ingredienti cosmetici di origine vegetale.

Di alcuni il profilo di tossicità è ampiamente studiato visto che impatta sulla alimentazione umana o animale. Alcuni sono anche sospetti o potenziali interferenti endocrini.

Considerando la diversa esposizione che si avrebbe applicandosi un cosmetico, i margini di sicurezza, adottando limiti validi per l’alimentare, sono molto ampi.
In sostanza il rischio di arrecare danni alla salute per la presenza di tracce di pesticidi in un cosmetico è veramente ridotto.

Nel cosmetico se ne parla confusamente in genere per promuovere la vendita nel segmento “bio”. Nessuno dice di quali pesticidi esattamente si tratti e non si fa nessun distinguo ad esempio per i pesticidi ammessi nelle colture biologiche.

Un buon indicatore possono essere le specifiche inserite nella farmacopea europea dove una apposita Tabella, la 2.8.13-1, indica i residui di pesticidi ammissibili.
Sono limiti e specifiche molto dettagliate per i 115 più comuni pesticidi rintracciabili nei prodotti vegetali.
Ma tracce di pesticidi sono individuabili anche in prodotti di derivazione animale.
Il più chiacchierato è la lanolina che qualcuno demonizza perchè sarebbe sempre “piena” di pesticidi.
Non è affatto vero che non si possa trovare una lanolina purificata da pesticidi, basta infatti che sia conforme alla farmacopea europea perché debba rispettare i seguenti limiti:

  • Individual organochlorine pesticides (ppm): <= 0.05
  • Individual other pesticides (ppm): <= 0.5
  • Total pesticides content (ppm): <= 1
  •  

    Nessuna norma o indicazione specifica fissa una concentrazione limite dei pesticidi nel cosmetico ed al solito dipendiamo da onestà e competenza del produttore.
    Le aziende meglio strutturate ricercano i pesticidi più problematici utilizzando le specifiche del comparto alimentare, verificando concentrazioni sotto al MRL (Minimal Residual Level) ed adottando per quelli non listati nella farmacopea la soglia di 0,1 ppm.
    Considerando la limitata penetrazione cutanea di eventuali contaminanti cosmetici, il rischio pesticidi per chi come me abita in campagna circondato da frutteti è enormemente superiore.

    BIO È MEGLIO?

    Nella cosmesi, BIO è un segmento marketing della domanda che non caratterizza in modo univoco il prodotto.

    Ma riferendosi agli ingredienti cosmetici di origine agricola, può significare che questi rispondono alla direttiva per la produzione biologica.
    Mi sono inafferrabili le acrobazie logiche della pubblicità del cosmetico che vuol far credere che il biossido di titanio dei solari sia un ingrediente BIO. Miniere di titanio senza pesticidi e fertilizzanti?

    La produzione biologica nella norma che regola l’alimentare non comporta che l’ingrediente sia più sicuro, né che sia privo di pesticidi o metalli pesanti.
    Il limite legale per la massima concentrazione di pesticidi ammessa negli alimenti biologici è lo stesso adottato per le produzioni non biologiche.
    Il rischio/probabilità di trovare un prodotto alimentare con tracce di pesticidi sopra i limiti legali si può stimare sfruttando i risultati di una indagine statistica gestita dall’EFSA, ente europeo per la sicurezza degli alimenti, nel 2012.

    The 2012 European Union Report on pesticide residues in food
    73 814 campioni alimentari analizzati ( di cui 4 576 campioni da produzione biologica) per la presenza di pesticidi da
    27 Stati membri dell’UE, oltre che da Islanda e Norvegia.
    analisi che hanno individuato pesticidi oltre i limiti legali UE 2,9%
    analisi che hanno individuato pesticidi oltre i limiti legali UE tra prodotti importati da paesi extra UE 7,5%
    analisi che hanno individuato pesticidi oltre i limiti legali UE tra prodotti UE 1,4%
    analisi che hanno individuato pesticidi oltre i limiti legali UE tra prodotti processati 0,9%
    analisi che hanno individuato pesticidi oltre i limiti legali UE tra prodotti biologici 0,8%

    Visto che nel cosmetico non entra frutta o verdura fresca ma tutt’al più ingredienti derivati da vegetali “processati” è confortante il fatto che nell’alimentare europeo l’incidenza di pesticidi oltre i limiti legali dei prodotti processati è molto bassa, analoga a quella rilevata nei prodotti biologici.

    Nel caso gli eventuali pesticidi siano una ragione di preoccupazione per la sicurezza del cosmetico, l’utilizzo di ingredienti da agricoltura biologica effettivamente alza notevolmente la probabilità che le tracce di pesticidi non siano neppure rilevabili.

    Purtroppo le specifiche della agricoltura biologica non fissano nessuna restrizione per la presenza di eventuali metalli pesanti o micotossine, ma a sentire gli esperti, non è affatto vero che i prodotti da agricoltura biologica siano più a rischio.

    Faccio parte della generazione sopravvissuta alle auto senza cinture di sicurezza, senza ABS e senza air-bag. Se non cominciavi, alle scuole medie, a fumare Gouloise o Nazionali senza filtro  ti consideravano un/una lattante. In moto si andava senza casco e si faceva sesso senza preservativo. Forse per questo, sono meno sensibile ai continui allarmismi che circolano, poi lavorando nella cosmesi ho spesso verificato come molti di questi siano diffusi, senza alcun razionale, solo per vendere una materia prima o un cosmetico anzichè un altro.

    L’attuale sistema della sicurezza del cosmetico funziona abbastanza bene, non a caso l’impianto normativo europeo è oggi preso ad esempio per l’aggiornamento delle norme che regolano la sicurezza del cosmetico in molti altri paesi. Anche il nuovo Cosmetic Act USA tende ad avvicinare le norme USA a quelle della Unione Europea.

    La problematica delle impurezze cosmetiche potrebbe essere regolamentata più chiaramente, ma allo stato attuale, basterebbe aumentare controlli e sanzioni.

    Rodolfo Baraldini

    pubblicato 10 giugno 2015

    Articoli correlati:
    Ossido di zinco: perché non è autorizzato il suo utilizzo come filtro solare cosmetico?
    http://www.nononsensecosmethic.org/make-up-low-cost-quanto-e-sicuro/
    http://www.nononsensecosmethic.org/allarme-piombo-nei-rossetti/

    Riferimenti:
    Heavy metal hazard: the health risks of hidden heavy metals in face makeup
    Regolamento sui cosmetici 1223/2009
    Report EFSA 2012 sui pesticidi negli alimenti
    Linee guida canadesi sui metalli pesanti nei cosmetici
    Bressanini: Dieci Vero o Falso sul biologico
    Metalli_Pesanti valutazione Unipro-Sitox
    ISS – Bocca: Metalli pesanti nel cosmetico
    FDA USA: Elemental impurity guidance
    WHO: guidelines for assessing quality of herbal medicines with reference to contaminants and residues
    Ernst E, Coon JT. (2001). Heavy metals in traditional Chinese medicines: a systematic review. Clin Pharmacol Ther. 70: 497–504.
    Tay CH. (1974). Cutaneous manifestations of arsenic poisoning due to certain Chinese herbal medicine. Aus J Derm. 15: 121–131.
    Audicana M, Bernedo N, Gonzalez I, Munoz E, Ferna´ndez E, Gastaminza G. (2001). An unusual case of baboon syndrome due to mercuri present in a homeopathic medicine. Contact Dermatitis. 45: 185.
    Nawaf AM, Joshu A, Nour-Eldin (2003). O. Acute allergic contact dermatitis due to para-phenylenediamine after emporary henna painting. Journal dermatology. 30: 797-800.
    Pesticide Residues in Natural Products with Pharmaceutical Use: Occurrence, Analytical Advances and Perspectives

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    5 Commenti

    1. Il problema è che un pò di qua e un pò di là tra indumenti oggetti cosmetici ecc ecc ci ritroviamo che il corpo ha assimilato quantità superiori ai minimi consentiti riportati per quel singolo prodotto x

      • chi calcola , tossicologi e scienziati vari, le dosi non pericolose, normalmente considera l’esposizione complessiva, anche per altre vie, la biodisponibilità e l’eventuale accumulo. Matrici complesse , una sostanza anche relativamente poco pericolosa può diventarlo se l’esposizione complessiva è molto alta.

    2. Quanto le materie prime utilizzate per l’autoproduzione di decorativi (make -up) possono essere teoricamente più o meno contaminate dei prodotti finiti di marche conosciute? Se rispettano le normative sia italiane, che europee, che extraeuropee, sono più o meno “sicuri” di un rossetto acquistato in profumeria? O meglio, io so quello che ci metto dentro, ma non so quello che ha combinato il grossista del mio fornitore. Eliminando un passaggio di produzione ho comunque la probabilità di avere un prodotto anche di poco meno dannoso?

      • l’autoproduzione , come la piccola impresa che non può fare praticamente nessun controllo analitico, introduce ulteriori rischi.
        Si dipende totalmente da onestà e competenze del fornitore. Ne ho parlato qui

        http://www.nononsensecosmethic.org/la-surprise-chain-cosmetica/

        Comunque l’acquirente più esigente obbliga il fornitore a lavorare meglio.

        E se tutti almeno chiedessero le analisi o specifiche delle impurezze delle materie prime la situazione migliorerebbe.

        Non ho esperienza, ma ho l’impressione che anche tra i fornitori per autoproduzione la situazione stia un po’ migliorando. http://www.nononsensecosmethic.org/fornitori-materie-prime-per-autoproduzione/

        • In genere dove acquisto io, il fornitore provvede sempre ad allegare le schede di analisi dei vari prodotti, io stessa preferisco spendere di più, ma avere materiali più performanti e si spera, più sicuri. Del resto sono abbastanza costretta all’autoproduzione, in 46 anni di vita ( facciamo un pelo meno non mi truccavo a 0 anni) non ho mai trovato un fondotinta che assomigliasse vagamente al colore della mia pelle. Ovviamente sono conscia che l’autoproduzione presenta vantaggi, quanto svantaggi, i primi almeno per ora superano di gran lunga i secondi, ma vorrei quanto meno farmi il minor male possibile, sebbene ho il dubbio che una bella respirata a pieni polmoni in centro cittadino, mi faccia più danni di una passata di rossetto. Il corpo umano in fondo, ha grandi capacità di adattarsi all’ambiente circostante, per cui nel corso dei secoli, circondati da molteplici quantità di veleni, probabilmente avremo raggiunto una sorta di mitridatismo, almeno spero, insomma “Die hard” , riuscirò ben a sopravvivere a un rossetto.

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