Idratare! si fa presto a parlare di idratazione.

Idratare! si fa presto a parlare di idratazione.

 

 

L’azione cosmetica più diffusa, e per certi aspetti la più visibile dopo la detersione, è l’idratazione.
In realtà se ne parla e soprattutto la si pubblicizza senza informare il consumatore su cosa effettivamente significhi idratare e quali siano gli effetti della “idratazione” sui tessuti corporei.

Alcuni detergenti bagno-doccia con un po’ di glicerina dentro si autocelebrano come IDRATANTI .

Il fatto che per idratare la pelle sia preferibile applicargli sopra dell’olio anziché dell’acqua risulta ancora contro-intuitivo.

IDRATARE O BAGNARE ?

Quando si parla di idratazione si parla evidentemente di acqua ma non è così evidente che differenza ci sia tra idratare e bagnare , in sostanza perché un tessuto corporeo bagnato non sia necessariamente un tessuto idratato.

Tecnicamente in tessuti “morti” come i capelli, l’idratazione dipende sostanzialmente dall’apporto esterno di acqua, mentre per la pelle è più importante l’apporto endogeno.

Questo comporta che quando si parla di idratare i capelli o di idratare le pelle si intendono cose sostanzialmente diverse.
I capelli si idratano entrando a contatto con acqua o umidità esterne, in pratica bagnandoli, mentre la pelle si idrata più o meno in funzione dell’equilibrio che si crea tra l’acqua che si diffonde dal nostro corpo e l’acqua o umidità che si trova all’esterno.

Anche l’effetto è sostanzialmente diverso.
Tra i consumatori è poco chiaro come l’idratazione dei capelli sia un fenomeno con molte conseguenze negative al contrario della idratazione della pelle che è nel complesso un fenomeno “positivo”.

I capelli idratandosi diventano più soggetti a rotture anche se risultano meno crespi e meno rigidi. Anche l’allungamento o l’arricciamento dei capelli in funzione dell’umidità esterna dipende dalla quantità di acqua, che penetrando dall’esterno, si lega con le fibre di keratina che compongono il capello.

Visto che siamo fatti prevalentemente d’acqua, nella pelle c’è una componente di idratazione che manca nei capelli, l’acqua che dall’interno si diffonde verso l’esterno attraverso la pelle ( TEWL ) e l’acqua che viene prodotta e trasferita sulla superficie cutanea con la sudorazione.

Anche questi flussi di acqua “endogena” attraverso e sulla pelle sono fortemente influenzati da temperatura ed umidità esterne .
Infatti la diffusione dell’acqua attraverso la cute è funzione della differente tensione di vapore rispetto all’umidità esterna ( tecnicamente si considera la differenza tra la pressione di vapore dell’aria all’esterno della pelle e la pressione di saturazione della pelle alla sua temperatura ). Semplificando la TEWL, la perdita di acqua attraverso la cute, cala sensibilmente se l’ambiente esterno è saturo di umidità e conseguentemente lo strato corneo risulta più idratato .

Concentrazione acqua nello strato corneo in funzione della umidità esterna


Per questo la sudorazione che forma un  sottile strato di acqua all’esterno della pelle,  si può considerare come un fenomeno antagonista della diffusione e quando c’è sudorazione praticamente la diffusione cutanea dall’interno verso l’esterno si ferma accumulando acqua nello strato corneo.

Con la pelle bagnata dal sudore o da acqua esterna, si può considerare una diffusione inversa dall’esterno verso l’interno.
Visto che l’acqua o il sudore con cui possiamo bagnare all’esterno la pelle, se in strato sottile in poco tempo evapora, la diffusione dall’esterno all’interno, è normalmente minima a meno che la pelle non resti a contatto con l’acqua per tempi molto prolungati.
Quest’ultimo caso , cioè il contatto prolungato con l’acqua esterna, comporta una potente e vistosa idratazione della pelle , che tutti possono verificare con le rughette che si formano sui polpastrelli restando lungamente a bagno.

Si spiegano così nella cosmesi i diversi effetti idratanti tra umettanti, che tipicamente riducono la pressione di vapore dell’acqua “legandola”, ed emollienti occlusivi che riducono la permeabilità degli strati più esterni al vapore.

L’idratazione cutanea è un fenomeno complesso, Un equilibrio ( omeostasi ) tra l’acqua che abbiamo dentro al nostro corpo e l’acqua o umidità all’esterno della pelle, il tutto regolato dal film idrolipidico o da quanto applichiamo per ridurre la TEWL.

L’idratazione cutanea indotta da occlusione cosmetica  agisce riducendo la diffusione  fino a invertire il gradiente del tenore di acqua libera all’interno dello strato corneo quando si forma un pellicola di acqua che non evapora all’esterno della pelle.

Il profilo della concentrazione di acqua nello strato corneo cambia in funzione dell’area cutanea oltre che dell’ambiente esterno e dell’efficacia della barriera cutanea.

Concentrazione dell'acqua a diverse profondità nella cute asciutta


Per incomprensibili meccanismi logici su internet si sono diffuse infondate teorie sul fatto che i cosmetici occlusivi siano “nocivi”.
Il cosmetico occlusivo viene demonizzato evocando l’effetto della pellicola di plastica ma la cosiddetta occlusione non è altro che la riduzione della permeabilità al vapore, cioè il principale meccanismo di idratazione cutanea.

Se applichiamo ogni ora 1mg/cm2 di acqua sulla pelle non otteniamo nessun aumento rilevabile del tenore di acqua nello strato corneo, al contrario applicando la stessa quantità di un olio occlusivo si ottiene un aumento sensibile dell’idratazione.

Per ottenere un significativo incremento dell’idratazione cutanea un cosmetico ricco di emollienti occlusivi ed umettanti è l’ideale.
Non è certo una scoperta recente, visto che da oltre 200 anni circolano con grande successo cosmetici basati su petrolati (occlusivi)  e glicerina ( umettante) .

Poche sostanze di origine non petrolifera comportano una riduzione della TEWL analoga a quella prodotta dai petrolati. Tra queste la cera d’api, anche lei ingrediente fondamentale della cosmesi da oltre 200 anni fa.
Anche alcuni esteri cerosi di origine vegetale sono tra i migliori emollienti occlusivi conosciuti.

La misura della TEWL cioè della perdita d’acqua attraverso la cute è solo uno dei parametri connessi alla idratazione cutanea.

MISURARE L’IDRATAZIONE.

Alcune mie osservazioni* su alcuni test pubblicati su Altroconsumo hanno prodotto un interessante commento-precisazione*.
Non entro nel merito dei rapporti tra il laboratorio che ha eseguito i test e la marca prima classificata, ma ritengo necessario evidenziare come le cosiddette misurazioni oggettive dell’idratazione, se fatte con un corneometro, siano discutibili.
Infatti un corneometro produce una misura elettrica impedenziometrica , in genere una misura capacitiva, non esattamente una misura di idratazione.
Essendo una misura elettrica non invasiva estremamente economica e semplice si tende ad utilizzarla molto, ma non produce dati accurati ed affidabili sull’idratazione cutanea.

Le misure impedenziometriche , in funzione della frequenza poi rilevano il comportamento elettrico degli strati più superficiali .

I protocolli per rendere più affidabili le misure con i corneometri sono abbastanza complessi e prevedono oltre alla “climatizzazione” uniforme delle persone sottoposte al test, precise ed identiche procedure di detersione e di applicazione del prodotto . Senza contare nei test di lungo periodo il controllo dell’alimentazione , dell’esposizione al sole e dell’attività fisica. Tutta la faccenda è per lo meno complessa, specie se si deve condurre un test “multinazionale” su molti soggetti come quello descritto da Altroconsumo.
L’impedenza cutanea come viene rilevata nei corneometri è influenzata oltre che dalla concentrazione d’acqua, soprattutto negli strati più superficiali, dalla presenza di elettroliti, di residui cosmetici penetrati più o meno in profondità, dall’ orientamento o momento dipolare dei costituenti proteici e non, dai movimenti ionici .
Sorprendente come la misura con i corneometri possa essere “falsata” dal semplice tenore di cloruro di sodio.
Oggi, una misura di efficacia idratante di qualche prodotto cosmetico, specie se su lungo periodo e con applicazioni multiple può essere condotta con tecnologie più sofisticate ed affidabili , dove è possibile rilevare lo spessore dello strato corneo ed il gradiente di distribuzione dell’acqua al suo interno; misure impossibili con dei corneometri.

 

Rodolfo Baraldini

27 marzo 2015

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Risultati Provati !! Ma quali risultati ? provati da chi ? come ?
Il commento di Altroconsumo

Altroconsumo ha condotto un test comparativo sulle principali creme antirughe presenti sul mercato insieme ad altre associazioni di consumatori europee (francese, belga, spagnola, portoghese, svedese ed altre). La collaborazione avviene tra associazioni indipendenti riunite in una rete internazionale chiamata ICRT, di cui può ottenere dettagliate informazioni al seguente indirizzo internet:
www.international-testing.org . Condividiamo gli stessi valori e protocolli di ricerca. Le collaborazioni sono frequenti, soprattutto nel caso di classi di prodotti con quote di mercato a livello europeo (cosmetici, elettrodomestici, per citarne alcuni). Questo spiega la pubblicazione dei risultati quasi contemporanea da parte nostra e dei nostri colleghi europei (QueChoisir, TestAchats, Ocu, Deco..). In tabella i risultati circa la qualità globale non sono sempre identici per diverse motivazioni, quali le differenti valutazioni di etichette in lingue diverse, ad esempio. Per quanto riguarda il disegno dello studio, non crediamo ci siano lacune. Nello spazio di un articolo non è possibile entrare nel merito di elaborazioni statistiche e di altri aspetti troppo tecnici visto che il nostro pubblico è quello dei comuni consumatori. Siamo convinti dei nostri risultati e lo sono anche i nostri partner europei con i quali abbiamo lavorato fianco a fianco, decidendo parametri e scale di valutazione. Difficile credere che un prodotto come la private label di un supermercato discount possa distinguersi con così netto distacco da tutti gli altri prodotti della
categoria, eppure i dati oggettivi delle nostre misurazioni strumentali lo
confermano. Ad ogni modo, come sottolineato nell’articolo, nessuna delle creme ha fatto i miracoli tanto strillati sulle etichette, ma ci sono due prodotti che si sono distinti dagli altri. Inoltre, nonostante le buona perfomance della crema “discount” in oggetto, i dati derivanti dalle prove di accettabilità cosmetica non la
promuovono a pieni voti…infatti è risultata la meno gradita dalle volontarie
che hanno preso parte allo studio. Ricordiamo che tutti i nostri test si basano
su valutazioni oggettive, misurabili e, soprattutto, indipendenti.
Cordiali Saluti,
Altroconsumo.

Riferimenti:

  1. Y. Tomita, M. Akiyama and H. Shimizu, “Stratum Corneum Hydration and Flexibility Are Useful Parameters to Indicate Clinical Severity of Congenital Ichthyosis,” Experimental Dermatology, Vol. 14, 2005, pp. 619- 624. doi:10.1111/j.0906-6705.2005.00341.x
  2. J. Sato, M. Yanai, T. Hirao and M. Denda, “Water Content and Thickness of the Stratum Corneum Contribute to Skin Surface Morphology,” Archives of Dermatological Research, Vol. 292, No. 8, 2000, pp. 412-417. doi:10.1007/s004030000143
  3. M. Egawa and T. Kajikawa, “Changes in the Depth Profile of Water in the Stratum Corneum Treated with Water,” Skin Research and Technology, Vol. 15, 2009, pp. 242-249. doi:10.1111/j.1600-0846.2009.00362.x
  4. I. Blank, J. Moloney, A. Emslie and I. Simon, “The Diffusion of Water across the Stratum Corenum as a Function of Its Water Content,” Journal of Investigative Dermatology, Vol. 82, 1984, pp. 188-194. doi:10.1111/1523-1747.ep12259835
  5. J. Bouwstra, A. de Graaff, G. Gooris, J. Nijsse and J. Wiechers, “Water Distribution and Related Morphology in Human Stratum Corneum at Different Hydration Levels,” Journal of Investigative Dermatology, Vol. 120, 2003, pp. 750-758. doi:10.1046/j.1523-1747.2003.12128.x
  6. K. Holbrook and G. Odland, “Regional Differences in the Thickness (Cell Layers) of the Human Stratum Corneum: An Ultrastructural Analysis,” Journal of Investigative Dermatology, Vol. 62, 1974, pp. 415-422. doi:10.1111/1523-1747.ep12701670
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  8. F. Pirot, Y. Kalia, A. Stinchcomb, G. Keating, A. Bunge and R. Guy, “Characterization of the Permeability Barrier of Human Skin in Vivo,” Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA, Vol. 94, No. 4, 1997, pp. 1562-1567. doi:10.1073/pnas.94.4.1562
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  10. M. Egawa and H. Tagami, “Comparison of the Depth Profiles of Water and Water-Binding Substances in the Stratum Corneum Determined in Vivo by Raman Spectroscopy between the Cheek and Volar Forearm Skin: Effects of Age, Seasonal Changes and Artificial Forced Hydration,” British Journal of Dermatology, Vol. 158, 2008, pp. 251-260. doi:10.1111/j.1365-2133.2007.08311.x
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  15. M. Boncheva, J. de Sterke, P. Caspers and G. Puppels, “Depth Profiling of Stratum Corneum Hydration in Vivo: A Comparison between Conductance and Confocal Raman Spectroscopic Measurements,” Experimental Dermatology, Vol. 18, No. 10, 2009, pp. 870-876. doi:10.1111/j.1600-0625.2009.00868.x
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  17. J. Weissman, T. Hancewicz and P. Kaplan, “Optical Coherence Tomography of Skin for Measurement of Epidermal Thickness by Shapelet-Based Image Analysis,” Optics Express, Vol. 12, No. 23, 2004, pp. 5760-5769. doi:10.1364/OPEX.12.005760
  18. S. Nouveau-Richard, M. Monot, P. Bastien and O. De Lacharriere, “In Vivo Epdiermal Thickness Measurement: Ultrasound vs Confocal Imaging,” Skin Research and Technology, Vol. 10, No. 2, 2004, pp. 136-140. doi:10.1111/j.1600-0846.2004.00067.x
  19. T. Gambichler, R. Matip, G. Moussa, P. Altmeyer and K. Hoffmann, “In Vivo Data of Epidermal Thickness Evaluated by Optical Coherence Tomography: Effects of Age, Gender, Skin Type, and Anatomic Site,” Journal of Dermatological Science, Vol. 44, No. 3, 2006, pp. 145-152. doi:10.1016/j.jdermsci.2006.09.008
  20. A. van der Pol, J. de Sterke and P. Caspers, “Modeling andInterpretation of Water Concentration Gradients in the Stratum Corneum as Measured by Confocal Raman Microspectroscopy,” Journal of Cosmetic Science, Vol. 29, No. 3, 2007, p. 235.
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  22. J. A. Nelder and R. Mead, “A Simplex Method for Function Minimization,” Computer Journal, Vol. 7, No. 4, 1965, pp. 308-313. doi:10.1093/comjnl/7.4.308
  23. M. Huzaira, F. Ruis, M. Rajadhyaksha, R. Anderson and S. González, “Topographic Variation in Normal Skin, as Viewed by in Vivo Reflectance Confocal Microscopy,” Journal of Investigative Dermatology, Vol. 116, 2001, pp. 846-852. doi:10.1046/j.0022-202x.2001.01337.x
  24. P. Caspers, G. Lucassen, E. Carter, H. Bruining and G. Puppels, “In Vivo Confocal Raman Microspectroscopy of the Skin: Noninvasive Determination of Molecular Concentration Profiles,” Journal of Investigative Dermatology, Vol. 116, 2001, pp. 434-442. doi:10.1046/j.1523-1747.2001.01258.x
  25. P. Caspers, G. Lucassen, H. Bruining and G. Puppels, “Automated Depth-Scanning Confocal Raman Microspectrometer for Rapid in Vivo Determination of Water Concentration Profiles in Human Skin,” Journal of Raman Spectroscopy, Vol. 31, No. 8-9, 2000, pp. 813-818. doi:10.1002/1097-4555(200008/09)31:8/9<813::AID-JRS573>3.0.CO;2-7
  26. Rosado C, Pinto P, Rodrigues LM.” Comparative assessment of the performance of two generations of Tewameter : TM210 and TM300.” Int J Cosmet Sci 2005;27:237–41.
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  28. Roelandt T, Roseeu WD, Hachem JP. ” Practical use and significance of transepidermal water loss measurements.”  Fluhr JW, editor. Practical aspects of cosmetic testing. 1st ed., Germany: Springer; 2011.
  29. Hester SL, Rees CA, Kennis RA, Zoran DL, Bigley KE, Wright SA, et al. ” Evaluation of corneometry (skin hydration) and transepidermal water-loss measurements in two canine breeds.”  Am Soc Nutr Sci 2004;134(8):2110S–3.

 

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28 Commenti

  1. x Marge
    Perché le creme idratanti proteggano dal freddo bisogna chiederlo a chi lo dice. Effettivamente uno strato aggiuntivo di lipidi, ma ce ne vogliono molto più di quelli che ci si applica con il cosmetico, riduce lo scambio termico, specie in ambienti molto umidi ma non credo ci si riferisca a questo. Un grande freddo comporta anche che l’aria sia più secca, con meno umidità, questo sposta l’equilibrio tra umidità interna ed esterna. In questo caso una crema semplicemente idratante ha una sua funzione logica, mantiene alta l’idratazione cutanea. Sull’arrostimento da crema idratante in montagna non posso dire nulla visto che non proprio capito cosa è successo . Se parli di ustioni da UV, a meno che la crema non contenesse sostanze sensibilizzanti, non credo che a parità di condizioni senza crema ti saresti “arrostita” di meno.

  2. Buongiorno,
    vorrei fare alcune precisazioni sul Corneometro; lo strumento è nato per la misura dell’idratazione dello strato superficiale della pelle, infatti misura sino a 15 micron, dove dovrebbero avere effetto i prodotti cosmetici. Il suo funzionamento si basa sulla misura della differenza di capacitanza dovuta alla presenza dell’acqua che ha una costante dielettrica molto superiore delle sostanze che sono presenti sulla cute, elettroliti compresi.
    L’errore associato alla misura è del 3% pertanto non mi sembra si possa considerare una misura poco precisa.
    Pensare di utilizzare strumenti per la rilevazione dello spessore dello strato corneo ed il gradiente di distribuzione dell’acqua al suo interno credo sia poco proponibile e poco realizzabile per l’applicazione cosmetica e soprattutto poco utile proprio per la definizione di cosmetico.
    Essendo inoltre una misura scientifica è normale cercare di operare sempre nelle stesse condizioni ambientali di temperatura e di umidità relativa, in modo da poter fare dei confronti nel tempo sempre nelle stesse condizioni operative.

    • Ringrazio per il contraddittorio ma confermo la mia opinione sulla poca affidabilità delle misure corneometriche per indicare l’idratazione cutanea.
      La misura della capacitanza non è una misura della quantità di acqua contenuta nella cute è una misura di capacità e non vale come misura della quantità di acqua neppure considerando un limite arbitrario nella profondità di misura. Questa poi, i presunti 15 micron, dipenderebbe dalla diversa frequenza di lavoro del corneometro, dallo spessore variabile dello strato corneo ( che si fa se è spesso 50 micron?), dal tenore di elettroliti(l’acqua diventa più conduttiva in funzione degli elettroliti dissolti) nella pelle e nel cosmetico applicato, dalla composizione della cute e da altre variabili, pertando una relazione diretta capacità misurata/quantità effettiva di acqua non è possibile.
      Concludendo, e molti paper scientifici ormai si sono adeguati, per misurare effettivamente l’idratazione cutanea si devono adottare strumentazioni come la spettro raman confocale o analoghi. Questo non toglie che una “indicazione” parametrica dell’ idratazione ricavata dalle variazioni di impedenza della cute non sia possibile, e visto il costo irrisorio di uno strumento di misura della capacitanza ( alcune marche hanno lanciato linee cosmetiche con un mini corneometro nel tappo del flacone ) , è comprensibile come sia ancora utilizzato ampiamente. Ma i dati che fornisce, in termini di idratazione cutanea, sono decisamente poco scientifici, poco affidabili e facilmente “pilotabili” . PS. Nessuna norma indica la profondità a cui può arrivare un cosmetico.

  3. Buongiorno Dottor Baraldini, ti dó del tu perchè ho visto preferisci così. In primis vorrei complimentarmi con te, sei davvero preparatissimo e dalle tue discussioni traggo l’intuizione che per la pelle è meglio NON mettere NULLA! madre natura ci ha donato già una ‘macchina’ aitosufficiente! La mia domanda è: la pelle del mio viso nell’ultimo anno ha il problema della scarsa produzione di sebo , causa quindi di facili rossori e segni di dermatite seborroica ai lati del naso, e fronte sempre un pó screpolata. Sono venuto a conoscenza dell’olio di Emu, un olio di origine animale che ‘dicono’ essere molto simile al sebo umano, l’ho comprato con l’intento di ristabilire il film protettivo, lo applico dopo aver vaporizzato acqua sul viso! Ti Sarei grato se potessi darmi qualche consiglio riguardo la mia situazione. P.s. I dermatolgi danno solo creme che creano brutte irritazioni quindi non li sto consultando piu! Grazie in anticipo

    • non posso dare consigli e comunque la valutazione di un professionista che può vedere e valutare la tua effettiva situazione è più pertinente di qualunque informazione puoi trovare su internet ( comprese quelle che io condivido ). L’olio di emu è per me il tipico soggetto di un articolo myth buster dove ci sarebbero molte storielle da sfatare. presto ne parlerò. Intanto come premessa, non è affatto simile al sebo umano ed ha una distribuzione di acidi grassi molto simile a tanti altri oli vegetali. La campagna con cui sono state mitizzate presunte qualità salutistiche, nella cosmesi ma anche come integratore alimentare, merita un approfondimento.

      • ti ringrazio molto per la risposta Sig Baraldini, sarebbe così cordiale di rispondermi all’ultima semplice domanda che gli pongo? potrebbe essere utile a tutti; quale è l’olio vegetaleanimale più simile al sebo umano?

      • Ho parlato del sebo e dei lipidi epidermici

        http://www.nononsensecosmethic.org/il-sebo-amico-o-nemico/
        la loro composizione è complessa e nessun olio vegetale animale di quelli disponibili ci si avvicina. il formulatore con cere, ceramidi, colesterolo acidi grassi può ricostruire distribuzioni lipidiche simili, ma la componente di trigliceridi , gli oli vegetali o animali, comunque non sono caratterizzati dai principali acidi grassi del sebo umano: sapienico, sebaleico …alcuni oli, es. oliva possono avere una concentrazione di squalene simile a quella del sebo, alcuni oli vegetali e grassi animali, es: palma, emu , possono avere una distribuzione di trigliceridi dominata da POP .POL , POO risultando simili per il 20% circa ai lipidi epidermici o per il 40% circa al sebo .

  4. Non capisco come mai quando applico sulla pelle un olio puro oppure un unguento che dovrebbero trattenere l’idratazione ottengo dopo poche ore pelle secca che fa le “pellicine”. Trovo molto più efficace una crema che contiene anche aqua. Mi potresti chiarire il motivo? Grazie

    • ritengo gli oli vegetali ottimi per alcune funzioni cosmetiche , ma con una emollienza limitata sia in termini di lubrificazione e spandibilità sia in termini sensoriali come residuo. Se poi sono ricchi legami insaturi sono anche instabili all’ossidazione e siccativi. Comunque l’idratazione cutanea è regolata dal mix di emollienti e umettanti, è normale che una crema, anche se l’acqua in poco tempo evapora, sia percepita come più efficace.

      • Ti ringrazio molto per la risposta

  5. Sono ovviamente confusa…. un prodotto occlusivo trattiene l’acqua quindi è idratante, ma, nel contempo, la pelle non respirando a lungo andare non diventa asfittica??

    • la pelle non è un organo respiratorio e la pelle asfittica la possono avere solo le donne italiane :) ne parlerò presto.

    • Ahahahah! Non ho mai creduto neanche io alla pelle asfittica

  6. Rodolfo ma la banale vaselina non e’ un buon idratante. L’ho usata su gambe e mani secchissime e mi sono trovata molto bene. Sul visi l’ho messa un paio di volte ma essendo molto occlusiva ho un po’ paura. Ho letto il tuo articolo, ma mi chiedevo se un eccesso di occlusione possa essere dannoso. Ciao!

    • Con emollienza occlusiva si intende la capacità di alcuni oli di ridurre la perdita di acqua transcutanea. L’olio di paraffina puro ha una capacità occlusiva analoga a quella di tanti oli vegetali . Il petrolato ha una capacità occlusiva molto maggiore degli oli vegetali, simile solo a quella di alcune cere. Ma per tutti, paraffina petrolato cere e oli vegetali, conta come è formulato.

      • Esatto Rodolfo mi riferivo proprio al petrolato. Sai quei tubetti in vendita in genere tra i prodotto da pronto soccorso (cerotti, garze)? Unici ingredienti white petrolatum e paraffina liquida. Niente acqua. Io su mani e gambe continuero’ a usarla. Sul viso sperimentero’ un po’.

  7. Rodolfo… giorni fa leggevo su un forum la recensione (e non è la prima) di una crema idratante per il corpo in sui si diceva che il prodotto in questione “è una semplice emulsione senza attivi”. Scusa, ma una crema che si propone di idratare la pelle che attivi dovrebbe avere? E poi, già idratando non dovrebbe avere svolto la sua funzione?

    • la questione è controversa e si può sconfinare nei sofismi. Visto che qualunque emolliente occlusivo e qualunque umettante può idratare la pelle, tecnicamente sono degli attivi anche loro, attivi idratanti. quindi la comunicazione che vanta il senza attivi è solo un claim che il marketing ha colto per cavalcare un segmento della domanda. C’è una crema, ottimo idratante, in una scatoletta metallica blu che da 150 anni viene venduta senza nessun attivo emozionale da comunicare.

      • Conosco la crema ne barattolino blu… e in effetti idrata. L’affermazione “è una semplice crema idratante senza attivi” in realtà era una critica alla crema in questione (fatta in uno di quei forum dove si analizzano gli inci) e, appunto, mi chiedevo che attivi avrebbe dovuto avere visto che il suo scopo era solo quello di idratare.

      • Avevo capito che il “senza attivi” era un claim e non una critica. Non si può star dietro a tutto quello che viene raccontato su internet e la maggioranza dei consumatori non si rende conto che la quota preponderante di efficacia cosmetica nei prodotti skin care è solo semplice idratazione.

      • Hai ragione. Grazie!

  8. Ciao Rodolfo… Mi é venuto un dubbio con questo articolo sull’idratazione della pelle. Ho una pelle mista, impura che mal mi sopporta le creme, diciamo che le rigetta, facendo un bell’unto. Ho da molti anni iniziato a mettere le creme dopo che spruzzo un’acqua termale o a mani o viso un po’ umido. La crema si assorbe subito, scompare e difficilmente mi ungo, anche con creme corpose. Io mi trovo molto molto bene, ma non vorrei che questo mio metodo di applicare le creme sia un metodo non ottimale. Mi é stato detto che scoppiano le cellule cornee o una cosa del genere. É possibile che sto facendo un danno alla pelle ?

    • Addirittura scoppierebbero i corneociti ? cosa ti spalmi? acqua termale o nitroglicerina ? consiglio la lettura http://www.nononsensecosmethic.org/la-bufala-delle-creme-che-si-assorbono-rapidamente/
      L’acqua applicata all’interno di emulsioni o applicata prima, comunque tende ad evaporare . Con la tua procedura aumenti il tenore d’umidità sulla pelle e la spandibilità anche di creme particolarmente corpose. Alcune formulazioni possono “schiumare” maggiormente , tra professionisti ho sentito usare il termine improprio “saponificare” , se massaggiate energicamente ; alcune emulsioni aqua in olio possono trasformarsi, il fenomeno del “quick breacking”, diventando più “fresche”, insomma dipende da cosa ti applichi. La maggioranza delle creme olio in acqua vengono semplicemente un po’ diluite dalla poca acqua residua sulla pelle.

      • Grazie Gentilissimo. Infatti non so, io mi trovo bene facendo cosi, ma una signora che diceva di essere del settore dermatologico, mi ha fatto venire dei dubbi.
        Comunque le creme che uso sono con il primo ingrediente acqua. Creme senza acqua, nn le ho mai viste, non mi sembrava di fare chissà che danno. Solo annacquarle.

  9. questo è il più bell’articolo che io abbia mai letto. Di fatti mi incuriosisce il fatto del massiccio utilizzo di acqua nelle creme… mi fa pensare che venga utilizzata come sostanza da taglio, senza costo e dunque per far risparmiare sulla spesa della massa. Può essere vero? E delle creme della Bakel di cui ultimamente si parla, 100% principi attivi e quasi tutte senza acqua, sono delle creme così efficaci rispetto alle altre come reclamizzano? Il prezzo mi pare cmq alto. Grazie Rodolfo.

    • il claim 100% principi attivi mi piace molto, lo utilizzai in una linea completamente green una 15na di anni fa. Ma è un claim e comunque l’efficacia del cosmetico e l’efficacia dei suoi ingredienti sono cose distinte. Conosco molto poco bakel e preferisco non parlare di ciò che non conosco.

      • Grazie della cortese risposta. Ciao Rodolfo

      • Mi hanno sempre detto che le creme idratanti siano importanti per proteggere dal freddo. Che legame c’è tra il clima freddo e la necessità di idratare la pelle? In assenza di vento (che sicuramente fa aumentare la TEWL), che benefici dà una crema “base”? Può essere protettiva nei confronti di irritazioni e rossori? Io non ho mai riscontrato differenze tra l’uso e il non uso, tranne in montagna, dove la mia normale, semplice crema idratante mi ha fatta ustionare ai limiti dell’arrostimento… Anzi se sapessi dirmi il perché ti sarei grata. Effetto lente? ..

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