I 10 CLAIMS FUORVIANTI più comuni nella pubblicità cosmetica

I 10 CLAIMS FUORVIANTI più comuni nella pubblicità cosmetica

Questi sono solo i più comuni claims fuorvianti utilizzati nella pubblicità del cosmetico. Una classifica di quelli più assurdi o ingannevoli è impossibile, sia per la relativa soggettività , non tutti si fanno ingannare dagli stessi argomenti, sia per l’infinita fantasia e prolificità dei markettari cosmetici. Nel tempo necessario per redigere una lista di 10 assurdità cosmetiche ne verrebero pubblicate altre 100.

Cliccandoci sopra si apre una sintetica descrizione.

1-NATURALE, BIOLOGICO, VERDE, ECOLOGICO ..

In Europa non esistono norme armonizzate per sapere cosa si intende per naturale, organic, verde o green , biologico ecc… nel cosmetico Sono, al momento, tutte definizioni arbitrarie che ogni marca cosmetica può attribuire ai propri prodotti per indirizzare le vendite su un particolare segmento di mercato

2-CHEMICAL FREE, SENZA FILTRI CHIMICI, ECC..

Non esiste nulla di concreto o non astratto che non sia anche chimico. Non ha senso la distinzione tra filtri solari fisici o chimici; la capacità di filtrare più o meno le radiazioni UV è un fenomeno chimico/fisico comune a tutte le sostanze. I cosidetti filtri fisici, come ossido di zinco e biossido di titanio sono chiaramente sostanze chimiche.

Al massimo, per distinguerli dagli altri solari li si potrebbe chiamare filtri minerali o chimici inorganici o insolubili.


3-IL GIUSTO pH , pH BILANCIATO ECC..

La pelle ha un suo pH che varia all’interno di un range abbastanza ampio, da 4,5 a 6,5 , influenzato da fattori soggettivi e genetici oppure dipendenti da sesso, ambiente, alimentazione, traspirazione ecc.. Praticamente tutti i cosmetici sono formulati per avere un pH adatto alla pelle ed alla funzione. Vantare uno specifico pH è fuorviante in quanto fa pensare che gli altri cosmetici non abbiano anche loro un pH adatto alla pelle ed alla funzione. Inoltre non è detto che un cosmetico con un pH fuori dal range del pH della pelle non sia “giusto” proprio perchè alcune azioni cosmetiche si esplicano attraverso pH diversi da quelli dermici. Basta ricordare l’azione astringente o esfoliante di prodotti leggermente acidi o alcalina di saponi tradizionali. Quando pediatri e dermatologhi consigliano in certi casi di utilizzare il vecchio sapone di marsiglia per la detersione ( decisamente alcalino ) nessuno si preoccupa del pH , non “GIUSTO”.

È scientificamente dimostrato che in poco tempo la pelle sana ritorna al suo pH fisiologico .


4-IPOALLERGENICO

Il termine “ipoallergenico” nella pubblicità del cosmetico non è regolamentato e significa solo che per quanto ne sa il produttore la probabilità di scatenare una reazione allergica da contatto è più bassa. Non esistono sostanze anallergiche e la maggioranza delle reazioni al cosmetico sono legate al fenomeno della dermatite irritativa da contatto che non sviluppa necessariamente reazione allergica. Per un consumatore un cosmetico vantato come IPOALLERGENICO non è più sicuro di un altro cosmetico. Tutti i cosmetici vengono messi sul mercato presumendo che siano sicuri per il consumatore e il rischio soggettivo di essere allergico a qualche sostanza non cambia se il produttore ha scelto alcuni ingredienti anziche altri. L’unica tutela è leggere la lista ingredienti ed individuare gli ingredienti a cui si potrebbe essere allergici ( sperando che i centri di allergologia comincino ad utilizzare anche loro le designazioni INCI ). Chiarimento FDA sull’utilizzo del claim “ipoallergenico”

XXIV/1895/98 : Opinion concerning hypoallergenic claims on cosmetic products, adopted by the plenary session of the SCCNFP of 20 May 1998


5-AIUTA A..., AGEVOLA...

I recenti obblighi a dimostrare la efficacia (substantivity) vantata dal cosmetico ha obbligato i responsabili delle campagne pubblicitarie ad inventarsi un giro di parole che da l’idea che il prodotto sia efficace senza doverlo a dimostrare. In sostanza affermando che un cosmetico o un ingrediente aiuta ad ottenere un certo effetto, non si dice nè che questo effetto ci sarà né, tantomeno, quanto sarà rilevante. Senza contare che di molti attivi cosmetologici non si è ancora del tutto compreso il meccanismo d’azione. AIUTA A “VENDERE SENZA FARSI CONDANNARE PER PUBBLICITA’ INGANNEVOLE “.

6-FORMULA BREVETTATA

A parte l’affannoso tentativo degli uffici brevetti di impedire che venga brevettata l’acqua calda, il fatto che un brevetto di invenzione protegga una particolare formula cosmetica, non significa che questa sia efficace.

7-RINFORZA I CAPELLI, COMBATTE LE DOPPIE PUNTE ecc..

I capelli sono tessuti morti, non è possibile nessun intervento sul metabolismo o sulla fisiologia del capello, proprio perchè non esiste alcun metabolismo o fisiologia del capello. Anche intendendo aumenta la forza meccanica ( tensile ) del capello il claim è fuorviante in quanto nessun prodotto cosmetico modifica in modo rilevabile il suo punto di rottura sotto trazione, al massimo un buon condizionante riduce il rischio che si strappi mentre viene pettinato o spazzolato, ma solo perchè lo rende più scorrevole e flessibile, non perchè lo rinforza.

8-AUMENTA LA PRODUZIONE DI COLLAGENE

il percorso metabolico per porta alla produzione del collagene è complesso e multifattoriale, in ogni caso se un prodotto topico effettivamente potesse produrre questo effetto in modo rilevabile, non sarebbe un cosmetico.

9-RIDUCE L'APPARENZA DELLE RUGHE

E’ un giro di parole che come nel precedente “AIUTA A… ” fa intendere qualcosa senza poi dover dimostrare l’efficacia sostanziale. RIDUCE IL RISCHIO DI CONDANNE PER PUBBLICITA’ INGANNEVOLE

10-FORMULA TESTATA

E’ un claim fuorviante a volte con l’aggravante del “Dermatologicamente” o del “Clinicamente” TESTATA. Sono affermazioni non regolamentate dove si fa intendere che se è stata testata è buona/sicura/efficace. In realtà si afferma solo che è TESTATA e non si dà nessuna informazione sull’esito dei test. Poi non essendo regolamentata, sta nella correttezza e scrupolo del produttore decidere se “Dermatologicamente Testata” significa che ne ha hanno dato un campione ad un dermatologo che l’ha applicata su una persona o se è stato fatto un test su un campione di popolazione significativo, con le procedure di doppio cieco e quant’altro necessario per una validazione scientifica dei risultati. In merito al “Clinicamente Testata” , almeno nei procedimenti della AGCM comincia a farsi un po’ di chiarezza.

Rodolfo Baraldini
pubblicato 8 marzo 2012


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4 Commenti

  1. A questa lista andrebbe aggiunto l’uso degli avverbi “fuorvianti”…. Visibilmente sani…. Per esempio….

    • sono d’accordo. Claim come “Risultati Visibili” sono analoghi al ” riduce l’apparenza ” . Visibili da l’idea che siano rilevanti ma in realtà possono essere minimi ed per di più mediati dalla percezione soggettiva .E’ un claim che si riesce a supportare ( substantiation ) facilmente con test di autovalutazione. Dove un gruppo di volontari dichiara che ha “visto” i risultati promessi. Poi nella pubblicità magari si scrive “89% di risultati visibili” facendo intendere che ci sia un 89% di miglioramento quando invece ci si riferisce alla percentuale di volontari che hanno dichiarato di vederli….

      • Mmm… Io quel “visibili” l’ho sempre interpretato anche in un altro senso oltre a quello che hai descritto. Capelli “visibilmente” sani, che cioè appaiono sani. In un mondo in cui ormai sembrare qualcosa è già sufficiente anche senza esserlo, la sola apparenza è già un valore positivo.
        Come a dire che ai tuoi capelli puoi fare le peggio cose, stiramenti piastre ecc. ma se alla fine se anche sono ridotti a un sacco di paglia arriva lo shampoo/balsamo magico che anche se sono rovinati, e SAI che sono rovinati, ti fa fare bella figura facendoli sembrare sani.
        Quindi puoi continuare a maltrattarteli (penso infatti d’altra parte all’ottimo articolo che hai pubblicato sulle cure e l’impegno che richiede al contrario tenerli in buone condizioni sul serio, cercando di evitare in modo continuativo gli stress meccanici, tenendoli legati ecc…. vuoi mettere? :) …) tanto il risultato “visivo” è comunque a portata di mano anche a fronte di una pessima consistenza.
        Altra cosa che mi fa ridere è che la percentuale di riscontri positivi è sempre urlata, poi in piccolo sotto scrivono la dimensione del campione ascoltato, quando va bene 300 persone.
        Ma per un prodotto venduto su così larga scala ha senso orientare la propria scelta sulla base della recensione di poco più di 200 persone quando va bene? E’ significativo? Fosse qualche migliaio…

      • Il concetto di visibile, è legato ad una percezione soggettiva, di persone selezionate dalla azienda che vuole vendere il prodotto. Già questo rende molto poco oggettiva la valutazione. Poi ricordo una ricerca sulla sostenibilità , substantiation, dei claim cosmetici dove analizzando decine di annunci pubblicitari emergeva che la stragrande maggioranza di questi test di autovalutazione erano su panel molto piccoli, molto raramente superano i 100 soggetti.

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