.    HAZARD/CONCERN: Olio di Baobab

. HAZARD/CONCERN: Olio di Baobab

 

 

“L’olio di Baobab è pericoloso per la salute umana” dichiarazione della TFDA.

Un controverso dibattito scientifico è  scoppiato recentemente sulla sicurezza dell’ olio di Baobab.

Secondo una recente ricerca condotta dal ricercatore Aberl Deule del Tanzania Food and Drugs Authority (TFDA ) il problema sta nella presenza nell’olio di Baobab  di acidi grassi ciclopropenoici ( CPFA ), che sono considerati  tossici e cancerogeni.

Secondo la ricerca l’Olio di Baobab potrebbe contenere  CPFA  tra il 10 e il 12,8 per cento. Secondo il TFDA il livello di CPFA, che non può nuocere, è del 0,4 per cento. Il comunicato TFDA conclude dicendo che   ”Tuttavia, l’olio di Baobab potrebbe essere utilizzato come materie prime per fare cosmetici, saponi e altri scopi, ma non dovrebbero essere usati come cibo”.

L’allarme è partito dall’ente preposto alla sicurezza di alimenti e farmaci della Tanzania, per poi allargarsi ad altri paesi Africani dove l’olio di Baobab è considerato un rimedio – farmaco tradizionale e viene consumato abitualmente anche come integratore alimentare.

Una rilevante quota dell’olio di Baobab prodotto è destinata all’esportazione, per l’industria cosmetica europea ed americana oltre che per la produzione di rimedi salutistici alternativi o etnici.

La continua ricerca di oli esotici con una storia di utilizzo nella medicina tradizionale ed etnica ha fatto entrare nella cosmesi industriale l’olio di baobab una 15na di anni fa, ma non è stato “adottato” da molte marche.

Nell’olio di Baobab ( Adansonia Digitata) da oltre 20 anni si sa che possono trovarsi  acidi grassi a struttura ciclopropenoide.

In particolare gli acidi malvico, sterculico e dihydroxysterculico.
Senza contare l’enorme problema sofisticazione ( taroccamento) degli oli vegetali,
per il produttore o formulatore di cosmetici che utilizza oli esotici è però difficile procurarsi o realizzare una buona analisi chimica della materia prima acquisita.

acido palmitico = 21,3%
acido stearico = 5,4%
acido oleico = 42,5%
acido linoleico = 18,2%
acido arachidico = 0,2%
acido malvico (CPFA) = 5%
acido sterculico (CPFA) = 1%

Questi CPFA ( acidi grassi ciclopropenoici )  sono considerati cancerogeni e tossici , soprattutto  quando associati alla aflatossina B1 o ad alcune nitrosammine in una micidiale sinergia carcinogenica.

Il rischio acidi grassi ciclopropenoici è collegato ad oli provenienti da molte piante diverse , in particolare malvacee, sterculiacee o bombacee. La vera novità che emerge dalle ricerche della TFDA è che le concentrazioni di CPFA rintracciabili nell’olio di Baobab possono essere molto superiori a quelle  rilevate in precedenti analisi.

Alcuni processi di lavorazione possono ridurre la concentrazione di  CPFA nell’Olio di Baobab, in  particolare la raffinazione ad alta temperatura (con processi a  180° per molte ore ), la deodorazione,  l’idrogenazione .

Probabilmente l’allarme si focalizza su oli non raffinati ( crude ) , ma la dichiarazione che comunque questi oli potrebbero continuare ad essere utilizzati come materie prime per i cosmetici non tiene conto di direttiva e regolamento europeo in merito a ingredienti carcinogeni.

Concludendo: 
Non sempre “naturale” significa SANO o SICURO.
Ingredienti cosmetici di origine vegetale non raffinati possono contenere sostanze tossiche o carcinogene.
L’olio di baobab è tra questi e forse per questo è poco utilizzato nella cosmesi . .
I produttori di cosmetici che lo contengono devono accertarsi che il suo utilizzo non comporti un rischio per la salute del consumatore.
Il fatto che la potenziale presenza di una sostanza pericolosa in un ingrediente cosmetico sia poco noto aumenta il fattore di rischio

Riferimenti: Baobab: An updated review of Adansonia digitata: A commercially important African tree

Rodolfo Baraldini

pubblicato il 20 agosto 2013

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