GREENWASHING : la saga delle ECO-BUFALE COSMETICHE

GREENWASHING : la saga delle ECO-BUFALE COSMETICHE

La comunicazione della cosmesi è talmente infarcita di bufale ( è di questi giorni la martellante campagna pubblicitaria che vorrebbe far intendere che un cosmetico basato sul olio di paraffina, risolva il problema delle cicatrici o delle smagliature ) che le favolette o informazioni ingannevoli e fourvianti dei cosmetici che si vantano di avere virtù ambientaliste al confronto sembrano poca cosa.
Ma visto che nel blog gestito dalla dott.sa Riccarda Serri si è cominciato a parlare di ECOBUFALE COSMETICHE, la tentazione di approfondire un attimo l’argomento è stata irresistibile.

Greenwashing

Greenwashing è un neologismo indicante l’ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni finalizzata alla creazione di un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) o di un’immagine mistificatoria per distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi. Anche se il termine nella cosmesi in origine si riferiva a comportamenti delle grandi marche e corporations, oggi che esiste un ben definito segmento “green” nel mercato del cosmetico, il GREENWASHING è pratica diffusa tra grandi e piccoli produttori di cosmetico che cercano di acquisire quote di mercato.

Ecobufale

Ecobufale è un neologismo indicante le comunicazioni ed informazioni ingannevoli, fuorvianti o semplicemente false o infondate fatte circolare per sostenere virtù ambientaliste , etiche o salutistiche.

La Madre di tutte le Ecobufale

Dicono o fanno intendere :”Se un ingrediente cosmetico è di origine Naturale o Vegetale è più sicuro per la pelle e per l’ambiente.” Sia in termini di tossicità per l’uomo che per l’ambiente, sia in termini di impatto ambientale (dalla produzione allo smaltimento ) non è assolutamente detto che un ingrediente di derivazione naturale o vegetale siano migliori. Questo nonsenso è evidente in termini tossicologici: un potente veleno vegetale, non è meno tossico di una innocua sostanza di sintesi. La valutazione in termini di impatto ambientale invece è in genere molto complessa. Mentre le commissioni scientifiche per la valutazione del rischio chimico e dell’impatto ambientale sono estremamente prudenti prima di emettere una opinione , la vulgata ambientalista attribuisce rapide e grossolane sentenze dove almeno qualche dubbio e richiesta di approfondimento sarebbero necessari. Esemplare il caso dell’ossido di zinco, considerato nel segmento “green” del cosmetico, un filtro solare “fisico”, ecologico e migliore dei cosiddetti filtri chimici.In termini di impatto ambientale sul sistema marino invece è una sostanza sicuramente dannosa.

Paraffina e Petrolato non sono Naturali

Al contrario paraffine e petrolati sono miscele di idrocarburi fossili che si trovano in natura. Anzi le problematiche di sicurezza evidenziate dalla direttiva europea che ha inserito molti derivati del petrolio tra gli ingredienti non inseribili nel cosmetico sono legate alla naturale “variabilità” di queste miscele di idrocarburi ed alla purezza finale dopo la raffinazione . L’industria cosmetica si è precipitata a sostituire le parafine e petrolati “naturali” con ingredienti di sintesi come polidecene idrogenato e isoparaffine…

La Bufala del NATURAL OCCURRING

Si fa intendere al consumatore che l’ingrediente è “migliore” o “più sano” o “più ecologico” in quanto “rintracciabile in natura” , ad esempio negli estratti di alcune piante. Ma l’ingrediente utilizzato nel cosmetico in realtà è totalmente o parzialmente prodotto con processi chimici e di sintesi , per lo più all’interno della filiera petrolchimica. Tipico esempio: il Potassium Sorbate , che si fa intendere che provenga dalla pianta del sorbo ed è invece per lo più prodotto con reazione di condensazione da crotonaldehyde e ketene

Certificato Organic al 95%

In Europa , al momento, non esiste uno standard per la certificazione del cosmetico Organic ( che significherebbe “derivato da agricoltura o coltivazione biologica” ) o ECO-BIO pertanto chiunque in Europa può autodefinirsi NATURAL , ORGANIC o ECO-BIO , oppure farsi certificare dall’ente con le specifiche o disciplinari che gli fanno più comodo. E’ una bufala che alcune di queste certificazioni europee si vendano come uno standard armonizzato e visto che la problematica dei claims “green” ingannnevoli o fuorvianti è emersa in misura rilevante l’Europa ha inserito articoli specifici ( in particolare l’art. 20 ) nel nuovo regolamento cosmetico e sta completando con l’ISO (International Organization for Standardization) una definizione standard dei termini Naturale, Eco- Bio Organic nel cosmetico. Questa ECOBUFALA si arricchisce di un ulteriore dettaglio; al consumatore molte volte si racconta che il prodotto cosmetico è ORGANIC in quanto contiene il 70-80-90% di ingredienti provenienti da agricoltura biologica. Considerata che la stragrande maggioranza dei cosmetici skin care è composta prevalentemente di acqua, questa non dovrebbe essere conteggiata tra gli ingredienti provenienti da agricoltura biologica. Anche l’utilizzo di idroliti ( macerati o estratti acquosi come l’acqua di hamamelis o l’acqua di rose ) non comporta che questi siano totalmente ORGANIC , in genere un idrolito è composto per il 99,9% di acqua ( di rubinetto ! ) che non può essere definita ORGANIC o derivata da cultura “BIOLOGICA”.

I filtri solari FISICI sono buoni e quelli CHIMICI sono cattivi

Non esistono sostanze che non siano chimiche ed i filtri cosidetti fisici sono realizzati con processi e reazioni chimiche tutt’altro che semplici . Anche in termini ddi impatto ambientale, oltre a provenire dalla filiera industriale della chimica di base ( per intenderci proprio come il PVC o l’acido solforico ), i cosidetti filtri FISICI sono spesso ( in particolare l’OSSIDO DI ZINCO ) ittiotossici, cioè particolarmente dannosi per il sistema marino. Credendo di utilizzare un prodotto “più” ecologico , il consumatore vittima di questa ecobufala, tutte le volte che fa il bagno può rilasciare in mare sostanze molto più nocive per il sistema marino dei cosidetti filtri CHIMICI.

Paraffine e Siliconi sono comedogenici

Tra i più comuni bersagli dei claims “green” ci sono paraffine e siliconi. Il test sulla comedogenicità fornisce risultati controversi. Da quando è stato introdotto, 30 anni fa, il test sull’uomo in sostituzione del vecchio test sulle orecchie dei conigli albini, per quanto sia generica la definizione di paraffina, petrolato o siliconi, questi si sono rivelati per lo più molto meno comedogenici e acneicogenici degli oli vegetali, specie quelli ricchi di acido oleico. In ogni caso il potenziale irritativo o comedogenico è funzione della dose e la presenza di uno o più ingredienti potenzialmente comedogenici non comporta che lo sia il cosmetico finito

I potenziali allergeni derivati da oli essenziali sono meno rischiosi

Una sostanza è potenzialmente allergenica indipendentemente da come viene prodotta o estratta. Non importa che sia naturale, di sintesi o trovata sulla luna, il rischio allergenico è perfettamente lo stesso. Quando la direttiva europea ha imposto di comunicare al consumatore l’eventuale presenza oltre una certa soglia dei più comuni potenziali allergeni molti produttori di cosmetici “green” hanno dapprima pensato di esserne esonerati; poi visto che utilizzando oli essenziali era quasi inevitabile trovarsi di queste sostanze rischiose nella lista ingredienti hanno pensato di “giustificarle”. Oggi è molto comune individuare una lunga lista di potenziali allergeni tra gli ingredienti dei cosmetici del segmento ECO-BIO o GREEN, ma spesso un asterisco dichiara :” derivato dal olio essenziale “, quasi si volesse intendere che un potenziale allergene di origine naturale fosse meno ” dannoso ” della stessa molecola di sintesi.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 22 agosto 2012

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10 Commenti

  1. Ho scoperto da poco questo blog, davvero interessante. Da anni ormai mi sono orientata verso una cosmesi green…inizialmente mi sono fatta prendere dai talebani dell’ecobio, poi progressivamente ho iniziato ad interessarmi alle sostanze funzionali, per cercare cosmetici non vuoti, sia nella cosmesi tradizionale sia in quella green. Mi ha sorpreso questo post perché in più di un’occasione, comprando cosmetici green, la crema aveva un odore un po’ strano, che io associo all’odore di muffa. A volte mi sono trovata cosmetici ogni volta diversi pur comprando lo stesso prodotto: fasi oleosa e acquosa separate, odore di rancido, strani depositi. Premetto che la maggior parte delle volte si è trattato di una azienda green con prodotti pregiati per la ricchezza di attivi funzionali e anche costosa. Spendere molto per una variabilità così alta non mi va più. Immagino che i cosmetici green siano più delicati, però il dubbio che l’odore di muffa possa significare crema dannosa mi fa propendere per tornare al siliconico o conservante chimico tradizionale. Lei che ne pensa?

    • Per favore datemi del tu. Purtroppo , purtroppo…. i grandi pregi della cosmesi GREEN , sia ecologici che funzionali, sono a discapito di costi e soprattutto molto maggiori complessità formulative.
      Al contrario molti prodotti eco-bio sono , per usare un eufemismo, “improvvisati”.
      Ho visto cosmetici spignattati in cucina con meno incongruenze di certa roba messa sul mercato.
      Non è vero che se un cosmetico è green debba separarsi, virare di colore, saper di rancido , fare la muffa o sembrare un pataccone untuoso sulla pelle.
      La domanda eco-bio era/è così fortemente motivata da fattori extra-funzionali che sul mercato bastava metterci l’etichetta verde per vendere.
      Speriamo che la consapevolezza dei consumatori cresca.

  2. Ho una domanda da porle:

    Molte materie prime utilizzate per la produzione di estratti ed oli
    non raffinati destinati poi alla produzione di cosmetici ECO-BIO sono
    ottimi substrati per la crescita di muffe.

    Ora vista la moda di utilizzare estratti vegetali e oli non raffinati, è stata mai presa in
    considerazione la possibilità che questi prodotti siano contaminati da
    micotossine?

    La domanda può sembrare sciocca perchè è un problema essenzialmente legato all’industria alimentare. Nasce però dal fatto che è noto che
    l’Aflatossina B1(uno dei carcinogeni più potenti che si conoscano) è in
    grado di penetrare molto bene attraverso la pelle e con il diffondersi di prodotti che contengono quantità sempre maggiori di prodotti di origine “naturale” (Vegetale) e che vantano il fatto di utilizzare materie prime non sottoposte a raffinazione a mio modo di vedere e un aspetto da valutare per garantirne la sicurezza.

    Ricordo inoltre di aver letto anni fa un articolo (credo del 1992) di un gruppo di ricercatori dell’università di Stoccarda che avendo sottoposto a screening una serie
    di prodotti cosmetici potenzialmente contaminati aveva riscontrato la
    presenza di Aflatossine in quasi i 2/3 dei prodotti controllati.

    Secondo lei non sarebbe il caso di definire regole certe anche per questo
    setttore. Definendo magari dei limiti soprattutto nei prodotti leave on.
    sarei molto interessato alla sua opinione

    Ho sempre avuto il dubbio che derrate o altre materie prime non
    utilizzabili per altri scopi finiscano sul mercato delle materie prime
    per cosmesi.

    • Ottima domanda.

      la risposta è si. Il rischio micotossine e aflatossine è stato già da tempo valutato anche per i cosmetici , anche prima della pubblicazione della ricerca tedesca .

      Indirettamente ne ho parlato qui:http://www.nononsensecosmethic.org/?p=44032

      Il rischio c’è ogni volta che si utilizzano farine, amidi ed altri ingredienti dove possono trovarsi o formarsi micotossine, compresi i gusci e gli sgusciati di frutti a noce.
      Ma c’è anche in oli o burri provenienti da questi vegetali che non siano stati trattati con idonea raffinazione.

      Anni fa parlando con Jari Alanen , un tecnologo e ricercatore tra i più preparati nei lipidi per uso cosmetico, emerse come fosse problematico sviluppare un burro di karitè organic proprio per il rischio aflatossine.

      Non è necessario definire nuove regole visto che il regolamento esclude già che ci siano cancerogeni nel cosmetico.
      Il problema sta nella applicabilità della norma.

      Già ora tutte le formulazioni cosmetiche sul mercato “dovrebbero” (sic!) essere in grado di inibire le muffe aspergillus.
      Ma ritengo che pochissime aziende cosmetiche focalizzate sul segmento bio-organic siano oggi in grado di verificare eventuali contaminazioni da aflatossine in materie prime non raffinate o sterilizzate adeguatamente.

      PS. please ! datemi del tu.
      Sto per pubblicare un articolo proprio sulla presenza di eventuali cancerogeni in ingredienti vegetali e sulle aflatossine penso si possano fare degli approfondimenti.

      • Rodolfo, questo mi ha preoccupato: “Già ora tutte le formulazioni cosmetiche sul mercato “dovrebbero” (sic!) essere in grado di inibire le muffe aspergillus. Ma ritengo che pochissime aziende cosmetiche focalizzate sul segmento bio-organic siano oggi in grado di verificare eventuali contaminazioni da aflatossine in materie prime non raffinate o sterilizzate adeguatamente.”

        Potresti entrare piu’ nel dettaglio? Magari con un post a parte?

        Sconsigli a priori aziende eco-bio dunque?

        Grazie!

      • approfondirò l’argomento nel dettaglio, ma anticipo che non sconsiglio affatto la cosmesi green.

        1° si vende molto bene

        2° il bravo formulatore può trovare formulazioni e materie prime particolarmente efficaci e funzionali.

        Sconsiglio comunque di affidarsi ad una certa cosmesi facilona e ruspante che nell’abbagliante mito del naturale spaccia vere e proprie schifezze sul mercato.

        La cosmesi green non è banale, richiede conoscenze, procedure di qualità, ricerca, investimenti. Non basta prendere dall’ orto una materia prima vegetale per fare un cosmetico green. Il caso qui riportato : http://www.nononsensecosmethic.org/?p=51534
        è un caso di grave contaminazione microbica, in prodotti di una delle migliori e meglio organizzate marche green sul mercato. Non posso immaginare cosa può succedere in laboratori meno efficienti e strutturati.

      • Grazie Rodolfo!
        Il fatto e’ che, da quanto ho capito, la cosmesi bio sarebbe piu’ propensa a tale rischio, giusto?
        Ma comunque i controlli dovrebbero rassicurare i consumatori, giusto?

  3. Posso confermare la tesi della persona che mi ha preceduto nei commenti, dal momento che ho ottenuto gli stessi risultati con la mia pelle problematica eliminando prodotti contenenti paraffine e siliconi. Dopo una prima fase di rebound, l’effetto è ora visibile, non solo sul viso, ma anche sul resto del corpo.
    Ora non demonizzo tutti i cosmetici di sintesi e viceversa non credo a tutte le promesse di quelli eco-bio, ma posso affermare che questi ultimi sono più adatti alle esigenze della mia pelle.
    Per quanto riguarda la presunta maggiore o minore comedogenicità degli oli minerali rispetto a quelli naturali, dico solo che chi ha la pelle grassa sa bene che è meglio evitarli entrambi e che, se un prodotto contiene anche un solo ingrediente comedogenico, il risultato finale è comunque comedogneico!

    • grazie per la testimonianza.
      Anche per rispondere al commento precedente, confermo che anche se i test di comedogenicità possono dare risultati controversi, in letteratura c’è una sostanziale evidenza sul fatto che oli vegetali , specie con acido oleico, possono essere più comedogenici di paraffine o siliconi.
      Sono convinto che per il trattamento dell’acne ( anche se questa non è una problematica cosmetica ) cosmetici formulati con attivi di derivazione vegetale potrebbero agire sulle cause , dando ottimi risultati. Ma non era questo l’oggetto dell’articolo.
      Lo scopo dell’articolo era evidenziare le BUFALE che circolano ANCHE nella comunicazione per promuovere i cosmetici ECO-BIO.
      Affermazioni come:
      “Le paraffine non sono naturali e sono comedogeniche ”
      sono inesatte o semplicemente false, Per questo rientrano tra le eco-bufale.
      Lo scopo del sito non è sostenere o detrarre un tipo di cosmesi anziché un’altra ma fornire una informazione corretta e documentata che si contrapponga ai nonsense ed assurdità che vengono utilizzati per promuovere il cosmetico, qualunque cosmetico, anche quello ECO-BIO.

  4. Da quando ho smesso di utilizzare prodotti con oli minerali, paraffina e siliconi la mia pelle acneica è migliorata in modo sconvolgente. Mai nessun sostenitore del ecobio mi ha suggerito di sostituire i miei vecchi prodotti con altri conteneti olii vegetali. So bene che alcuni oli vegetali sono comedogeni, ma almeno non sono scarti di lavorazione del petrolio che costano due lire alle aziende che mi spacciano plastica per creme miracolose.
    L’informazione libera non è quella che manipola le informazioni sulla base delle proprie idee. Mi pare evidente che non son solo i sostenitori del naturale a farlo….

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