Formulare GREEN: il sistema conservante.

Formulare GREEN: il sistema conservante.

Conservare con gli oli essenziali
Conservare con estratti vegetali
Conservare con gli antiossidanti

FORMULARE GREEN, premessa

Cosmetico Eco-Bio, Cosmetico Green

Non esiste un prodotto industriale GREEN in assoluto, al massimo può essere “+ GREEN”. È tutto molto relativo. Oggi tutte queste aggettivazioni sono solo definizioni commerciali che fino a quando ISO e Commissione Europea non avranno definito significato standard di termini come Naturale e Biologico nella pubblicità del cosmetico ognuno se le gestisce ed attribuisce come gli pare. Chi deve vendere cosmetici o materie prime per cosmetici ha trovato un facile mercato vantandosi di qualità che potevano essere comunicate nel modo più confuso o ingannevole al consumatore.

Un business nei primi tempi relativamente facile, quando non erano praticamente tutti a vantare valori green. Sempre di business si tratta anche con le certificazioni che società private dispensano .

Purtroppo questa situazione ha fatto si che il consumatore che cercava una sua consapevolezza e che nell’acquisto del cosmetico voleva mettere magari qualcosa di più fosse preso ripetutamente per i fondelli, non solo con l’inganno ma anche con la vendita di pessimi cosmetici, resi accettabili solo perché percepiti come “GREEN”  .

Cosmetici instabili, che virano, che macchiano, con texture taccose se non pasticciate e profumi che non accetterebbero neppure in un deodorante per bagni pubblici.  La disinformazione con le pagelline di ingredienti buoni e cattivi regna sovrana ed il consumatore non può discriminare chi in palese malafede cerca solo di far vendere alcuni cosmetici o alcune materie prime al posto di altre.

Il fatto è che ma formulare e produrre cosmetici GREEN è molto più complesso di quanto sembri, mentre a dipingere di verde una etichetta non ci vuole quasi nulla.

Peccato, il cosmetico GREEN oltre che potenziali valori sociali ed ecologici potrebbe anche sovraperformare in termini di  efficacia. Gran cosa l’evoluzione della specie ! Spesso i mix di sostanze ricavate dal mondo vegetale sono sinergici e hanno prestazioni superiori del principale principio attivi che contengono. Visto che lamentarsi non serve a gran ché, nel caos di definizioni , dove ognuno si sente autorizzato a cantarsela ed a suonarsela a piacimento, visto che mi è stato richiesto, posso condividere qualche idea formulativa.

Riuscire a formulare un adeguato sistema conservante, cioè in grado di garantire la stabilità  antimicrobica, utilizzando solo ingredienti di derivazione vegetale è stato uno dei primi obiettivi della cosmesi negli ultimi 30 anni.

Purtroppo la forte domanda del mercato ha spinto qualche industria furbetta a lanciare conservanti venduti come di origine vegetali ma taroccati.
Con ragionamenti sospetti e discutibili, i disciplinari privati della cosmesi eco-bio ammettono come conservanti sostanze come l’acido benzoico ed i benzoati o l’acido sorbico ed i sorbati che vedendo come sono prodotti e da che filiera provengono sono meno green della paraffina.
In realtà il formulatore da molto tempo ha alcuni strumenti per stabilizzare microbicamente il cosmetico senza ingredienti taroccati o ingannevoli.


 


Conservare con gli oli essenziali

Molti oli essenziali ( in breve OE ) svolgono una forte azione antimicrobica. Moltissime analisi hanno individuato la MIC, la concentrazione a cui le sostanze inibiscono la crescita microbica, degli OE e delle loro componenti prese singolarmente.

Ma basta cambiare ceppo batterico o fornitore degli OE per avere risultati molto diversi.

OE di melaleuca non è sempre un buon antimicrobico

Gli OE sono miscele complesse e l’attività antimicrobica dipende più dalla combinazione , sinergie ed antagonismi, che da singoli componenti.

Essendo disponibili tantissime ricerche sulla attività antimicrobica di diversi OE rispetto a diversi ceppi batterici, funghi o muffe, la difficoltà maggiore è scegliere una linea guida operativa, senza disperdersi nei miliardi di possibili combinazioni.

I componenti tipici degli OE sono stati studiati singolarmente sia per la concentrazione inibitoria che per quella letale. Di molti è stata valutata anche l’attività antivirale oltre che la specifica capacità di inibire batteri che hanno maturato una resistenza agli antibiotici.

Considerando le tipiche attività antimicrobiche delle loro componenti (1,8-cineole < menthol < thymol < carvacrol ) gli OE di Origano, Timo , Melaleuca e congeneri possono costituire la base antimicrobica della miscela.
Anche gli OE di Cinnamomo e di Cassia hanno buona letteratura per l’azione antimicrobica.
L’apporto di forti solventi antimicrobici come il methyl salycilate aiuta e migliora l’azione anti-funghi e muffe. Per questo si possono utilizzare oli come quello di Cymbopogon citrates ( lemongrass ).

Ma la miglior sinergia si ottiene integrando gli OE con sostanze pure di origine vegetale.

Mi viene in mente il BISABOLOL che non ha una MIC bassissima verso i ceppi tipici nel cosmetico, ma che agisce sinergicamente con gli altri OE.

Il BISABOLOL ed il suo cuginetto FARNESOL possono essere di derivazione vegetale, anche se la gran parte sul mercato è prodotta per sintesi chimica.
Visto che il BISABOLOL è anche un ingrediente attivo di tante formulazioni cosmetiche non è irrilevante che possa esplicare anche una buona sinergia antimicrobica.
Da notare che gli OE di Cammomilla contengono BISABOLOL e suoi ossidi ma non sono particolarmente efficaci come antimicrobici.

Anche il MENTHOL puro può svolgere una attività sinergica ad un mix di OE antimicrobici.

Ma molto del MENTHOL puro sul mercato non è di derivazione vegetale.

SVANTAGGI

1-La variabilità nella composizione, la frequenza delle adulterazioni oltre all’instabilità degli OE rende impossibile definire con certezza che cosa si sta maneggiando. Ci si deve affidare ai fornitori e si dovrebbe sempre analizzare gli OE che si adottano.

2-Tutti gli OE sono classificabili come VOC, composti organici volatili, quindi sostanze sostanzialmente rischiose per l’uomo e per l’ambiente.

Senza entrare negli estremismi di alcuni ambientalisti, chi ha una consapevolezza ecologista dovrebbe comunque limitarne l’utilizzo.

3- Molti OE hanno un rischio di indurre reazioni irritative o allergiche. Molte sostanze potenzialmente allergeniche sono tra i componenti principali degli OE.

4-Più le componenti del sistema conservante sono volatili più è difficile programmare la loro efficacia nel tempo.

Considerando i punti 2 e 3 la concentrazione massima di OE ad alta attività antimicrobica che utilizzerei in un cosmetico è dell’ordine dello 0,35%, un po’ maggiore nei prodotti a risciacquo.

A queste concentrazioni senza qualche aiuto formulativo mi sembra difficile garantire la stabilità antimicrobica di un cosmetico.


 

Conservare con gli estratti vegetali

Viste le brutte esperienze ed accese controversie che hanno creato conservanti alternativi come gli estratti di semi di pompelmo, caprifoglio o ravanello l’utilizzo di sostanze pure, “estratte” da vegetali, come il BISABOLOL è preferibile .

Come il BISABOLOL ci sono molti ingredienti cosmetici che avendo altre funzioni possono entrare comunque nel cosmetico e contemporaneamente interagire sinergicamente con il sistema conservante.

MIC dell’ hinokitiolo (µg/ml)

E. coli 12.5
Staphylococcus aureus 3.13
Staphylococcus epidermidis 0.2
Candida albicans 6.25
Malassezia pachydermatis 6.25
Veramente efficace un componente estratto dal “cipresso” giapponese, l’HINOKITIOL. Da noi è poco conosciuto ma un suo cuginetto di produzione sintetica, il TROPOLONE è stato abbastanza utilizzato in alcuni conservanti alternativi.

È particolarmente efficace in sinergia con idrossiacidi e polialcoli.

Parlando di derivati vegetali che possono in formula partecipare al sistema conservante l’ingrediente forse più green è l’etanolo, alias l’alcohol del vino e della grappa-
Una soluzione di etanolo in acqua è autoconservante solo con concentrazioni di alcohol relativamente alte (20%), mentre a concentrazioni del 5-6% come solvente già inibisce la crescita (70%) di molti ceppi batterici.

SVANTAGGI

Più una sostanza è in grado di inibire la crescita di microorganismi a basse o bassissime concentrazioni più è probabile che abbia un profilo tossicologico problematico.

Lo stesso alcohol etilico di cui abbiamo tanta confidenza nell’utilizzo alimentare è classificato come cancerogeno e può denaturare le proteine.

Per questo è meglio utilizzarlo in modo che applicato sulla pelle evapori rapidamente.


 

Conservare con gli antiossidanti

Molti antiossidanti esplicano anche una azione antimicrobica e viceversa.

Ad esempio il conservante butyl paraben è anche un discreto antiossidante mentre l’antiossidante BHT agisce anche come antimicrobico.

Estratti vegetali ricchi di idrossiacidi e composti fenolici sono sinergici al sistema conservante.

Già utilizzando al posto dell’acqua infusi ricchi di idrossiacidi e/o polifenoli si migliora la performance del sistema conservante.

Sul mercato è difficile reperire ingredienti puri di questa famiglia di effettiva origine vegetale.

L’acido benzoico e salicilico normalmente provengono dalla filiera petrolifera, l’acido sorbico è sintetizzato dalla crotonaldeide ecc…

La definizione di acidi della frutta non deve far credere che vengano estratti dalla frutta.

Nel 99% dei casi, stima a spanne, l’unica frutta che entra negli stabilimenti per la loro produzione va nelle mense e refettori.

Anche l’acido citrico, normalmente prodotto per biosintesi con qualche tipo di aspergillus che trasforma lo zucchero ( fermentazione ) oggi è difficile che non provenga da bioreattori senza organismi modificati.

Sono però disponibili anche materie prime con buona attività antimicrobica di derivazione vegetale quasi certa: ad esempio l’acido kojico o l’estratto di rosmarino .

Concludendo:
Sapendo che il concetto assoluto di GREEN è irrealizzabile, nonostante le controversie nate su ingredienti di questo genere offerti dall’industria delle materie prime e sull’utilizzo di benzoati e sorbati, un efficace sistema conservante veramente di origine vegetale può essere concepito.

 

Rodolfo Baraldini

pubblicato 7 maggio 2015

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16 Commenti

  1. Si potrebbe pensare di miscelare nel palmo della mano una emulsione fatta di qualche goccia di olio vegetale, 1,2 gocce di olio essenziale, spruzzatina di idrolato, burro di Karité e usarla come trattamento viso? Alla lunga e cambiando spesso i tipi di oli e idrolati, potrebbe essere un trattamento viso efficace? Spero che la mia domanda sia pertinente e grazie per l’attenzione.

    • Penso che troppa approssimazione sia sempre un rischio.
      che olio?che olio essenziale?che idrolato? a quante gocce corrisponde una spruzzatina ? perché poi cambiare spesso ? quanto spesso?
      Non posso rispondere.

      • Grazie di aver risposto :) Non ci speravo.
        Purtroppo non ho nessuna competenza in materia di formulazioni cosmetiche ed è questo il motivo della mia approssimazione. Sto provando le emulsioni “istantanee” sulla pelle del mio viso e corpo. Mi sembrano funzionare bene. Non sono sicura della loro efficacia nel lungo periodo e vorrei evitare di farmi più male che bene. E’ per questo che chiedevo un parere.
        In questo periodo uso la miscela di l’olio di consolida maggiore e l’idrolato di camomilla come detergente, struccante e trattamento viso. Per il corpo uso una crema, l’idrolato di camomilla e 6 gocce di o.e. di mirra. In passato usavo l’olio di rosa moscheta abbinato all’idrolato di rosa (damascena) e l’o.e. di sandalo. Ho provato di combinare anche l’oleolito di carota con o.e. di semi di carota e idrolato al fiordaliso…… Uso il burro di Karité quando sento la pelle molto secca, solo ogni tanto. Cambio spesso perché penso che anche la pelle ha bisogno di una “dieta” varia. Sono tutte idee strampalate?

      • La pelle non mangia e l’idea che il variare la dieta per la pelle sia benefico mi sembra molto “originale”. Amo chi, maggiorenne e capace di intendere, si autoproduce i propri rimedi cosmetici, soprattutto perché in genere “ascolta” la propria pelle e perché se sbaglia, paga solo lui. Per non farsi prendere dalla foga dello sperimentare per sperimentare consiglio che si fissi un benchmark, un riferimento, ad esempio un trattamento con un “normale” cosmetico in modo da confrontare le performce dei vari rimedi “sperimentali” con qualcosa di definito.

  2. In caso un’azienda riuscisse a elaborare un sistema conservante vegetale, sulla base delle considerazioni che hai fatto sopra, a mio parere si potrebbe affermare il claim “senza conservanti” in modo meno ingannevole di quello di chi, ora, aggiunge sostanze con azione conservante che però non sono nell’elenco del regolamento.
    Secondo me la differenza sta nel mettere una sostanza con una funzione prevalentemente conservante oppure inserire degli ingredienti (oe, estratti, attivi) che abbiano *anche* una funzione conservante.

    Tu cosa ne pensi?

    • ritengo sempre fuorviante, come tutti i claim privativi/comparativi non supportati, la dichiarazione “senza conservanti” . Il concetto “self preserved” o autoconservato è invece positivo e preferibile.
      La questione dell’intento formulativo e della funzione prevalente non è risolvibile. In sostanza se c’è del tropolone in formula io come formulatore posso sempre dichiarare che l’ho messo in quanto è un ottimo inibitore della tyrosina- quindi uno schiarente. mentre in realtà l’ho messo solo per conservare il prodotto. Non si può sanzionare l’intento.

  3. Il mercato di riferimento di questo cosmetico sono gli Stati Uniti forse per questo l’inci non corrisponde agli standard europei? (tra l’altro sul sito del produttore c’é il logo “truth in labelling”).

  4. Gentile Dott. Baraldini, in riferimento a questa frase “Già utilizzando al posto dell’acqua infusi ricchi di idrossiacidi e/o polifenoli si migliora la performance del sistema conservante” lei ritiene che, parlando di autoproduzione di creme, tonici, sia corretto usare un infuso al posto della quota d’acqua? O nell’estrazione casalinga l’infuso potrebbe al contrario danneggiare il prodotto a causa del processo d’ossidazione? Grazie.

    • normalmente non rispondo a chi non utilizza il tu e tanto meno a chi mi da del dott. . :) .. ma vista la grande simpatia che nutro per chi si autoproduce i cosmetici penso che alcuni espedienti formulativi siano prerogativa proprio di chi si autoproduce . Visto che contengono antiossidanti , polifenoli , alcoli terpenici ed altri potenziali attivi cosmetici,. perchè la quota d’acqua di un cosmetico non potrebbe essere un infuso di the, cammomilla, caffè, roiboss o simili ? Per l’industria può essere un problema standardizzare formule con infusi, ma per l’autoproduzione quale è il problema ?

      • Grazie Rodolfo ;)

  5. Fare pubblicità non era nelle mie intenzioni infatti non ho nominato ne fotografato logo e nome del prodotto. Mi sembrava opportuno mostrare un prodotto 100% naturale formulato con OE e CARRIER OILS. il prodotto è certificato USDA ORGANIC(dove ha il più grande mercato nonostante sia prodotto in Europa) ed è vincitore sustainable Beauty awards 2013. Capisco la sua diffidenza sui prodotti “eco” ma lei nel post parla che combinazioni di OE hanno funzioni di conservanti. questo prodotto ne è la dimostrazione.

    • Non sono affatto diffidente per i cosmetici ECO, anzi. Questo è semplicemente un prodotto che comunica in modo fantasioso e non conforme con le norme europee i suoi ingredienti . Per questo non mi ci affiderei. Ci sono migliaia di prodotti ECO che sono etichettati correttamente. Poi visto che naturale è un concetto culturale dove ognuno può pensarla come vuole, ben venga che una certificazione come quella USDA certifichi l’origine delle materie prime lasciando ai filosofi la discussione su cosa è naturale e cosa non lo è. Per inciso il prodotto non sembra conservato con OE o Estratti erbali, Visto che è un prodotto senza acqua e che non può essere allungato con acqua, si può considerare self-preserved , cioè autoconservato.

  6. Che ne pensate di questo inci? É di un serum contorno occhi.

    • Non mi piace fare recensioni di prodotti e considero sbagliato sparare sentenze di qualità su un cosmetico per la presenza o assenza di qualche ingrediente nella lista, soprattutto senza alcuna idea delle concentrazioni effettive.
      Comunque a priori considero inaffidabile chi racconta balle per vendere un cosmetico e chi non rispetta le minime regole per la redazione di una etichetta cosmetica.
      La lista ingredienti nella foto è piena di errori e di denominazioni di fantasia che nulla hanno a che fare con il sistema INCI e le indicazioni del regolamento europeo.

  7. Utilissimo, sto facendo delle ricerche sugli oli essenziali. Di solito nei tuoi articoli ci sono utilissimi link a tutti i riferimenti scientifici. Questa volta a parte la tabella non hai citato nessun riferimento. Chiedo troppo ?

    • Ci sono veramente migliaia di paper scientifici sull’attività antimicrobica degli OE e stimo qualche centinaio dove hanno misurato la concentrazione inibitoria e microbicida dei loro componenti.Per semplificare guarderei le ottime monografie pubblicate dal Consiglio d’Europa e alcuni lavori più recenti dove hanno confrontato qualche decina di OE e di loro componenti. Fin troppe informazioni, con google e un po’ di pazienza si trova tutto.

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