Fare il bucato: autoproduzione.

Fare il bucato: autoproduzione.

Da qualche mese ricevo richieste di parlare di autoproduzione di saponi per il bucato. L’argomento ha superato i 400 click nel sondaggio sugli argomenti che mi è stato suggerito di affrontare, al punto che ho sospettato che il filtro che avevo introdotto per impedire i click multipli non funzionasse.
- Che oli saponificare?
- Quanto idrossido di sodio?
- Se l’acqua è molto dura?
- Smacchiare con gli oli essenziali?

Mi sono preso molto tempo, si deve capire che non sono affatto un esperto nell’autoproduzione di saponi, attività che va dal “fai da te” all’artigianato fino all’arte saponiera, visto i bellissimi saponi “decorativi” che alcuni si producono.

il sapone può essere autoprodotto anche con finalità decorative o artistiche

La passione per l’autoproduzione del sapone spesso non si pone obiettivi di “funzionalità” e alcune semplici procedure e considerazioni tecniche, che possono essere scontate nell’industria della detergenza non sono condivise nel mondo dell’autoproduzione.
Vari libri e gruppi on line hanno alzato il livello di conoscenze tecniche sull’argomento. Si scontrano però con il dilagare di rimedi “naturali”, “miracolosi”, “la soluzione semplice ed economica di cui nessuno parla”, “il rimedio della nonna” ecc…E vai di bicarbonato, aceto , limone, acido citrico e via di seguito con tanti pastrocchi per fare il bucato, che qualche volta hanno un razionale per funzionare, ma spesso sono solo strampalate esternazioni pseudoscientifiche.
Il consiglio più strampalato che ho trovato on-line è quello di mettere una pallina fatta con un foglio di alluminio appallottolato nel cestello della lavatrice, in mezzo ai capi da lavare, per “scaricare l’elettricità statica”. Non male come nonsense anche quello di aggiungere acido citrico o aceto al sapone.
Per ottimizzare il lavaggio dei tessuti sono stati fatti studi scientifici e l’industria dei detersivi è una delle più specializzate. Illusorio pensare di eguagliare le performance, cioè il complesso di efficacia, sicurezza, affidabilità, costo ecc.., di un detersivo prodotto industrialmente con qualche espediente autoprodotto. L’industria dei detersivi ha disponibili i migliori tensioattivi, i migliori sequestranti, i migliori disperdenti, i migliori builder, i migliori idrotropi, i migliori candeggianti, i migliori inibitori del trasferimento del colore, i migliori enzimi ecc.. selezionati distinguendo le prestazioni in funzione del tipo di tessuto e del tipo di sporco. Ma se con motivazioni ambientaliste, anticapitaliste, luddiste, naturiste, religiose, anticonsumistiche o per semplice passione per il fai da te ci si vuole fare il bucato senza utilizzare detersivi industriali, il miglior detergente autoprodotto per fare il bucato sia a mano che in lavatrice è il sapone o, per essere più precisini, l’acqua saponata.
Per varie ragioni in lavatrice si dovrebbe utilizzare il sapone pre-dissolto 1/1 in acqua utilizzandone quantità che variano in funzione delle quantità di tessuti da lavare e delle quantità di acqua utilizzata nel lavaggio.
Su come prodursi il sapone in casa non devo dire nulla, ci sono ottimi testi e siti on line dove informarsi. Ma qualche accorgimento su come migliorare le performance di un bucato a mano o in lavatrice con sapone autoprodotto posso forse condividerlo.

Che oli saponificare?

con poche eccezioni, quasi tutti gli oli vanno bene

La detergenza del sapone dipende anche da come è composto. Più è lunga la catena degli acidi grassi, più bassa è la CMC, cioè la quantità di sapone necessaria a formare una micella, ma più bassa è anche la solubilità in acqua del sapone. Un buon compromesso si ha miscelando acidi grassi di diversa lunghezza. OPS! praticamente tutti gli oli con rare eccezioni come l’olio di ricino o l’olio di jojoba, sono miscele di trigliceridi composti da acidi grassi con lunghezze che si distribuiscono dal C10 al C20.
Quindi a parte alcune mode strane che suggeriscono di utilizzare oli costosi, con molti insaponificabili e cromofori (extravergine d’oliva, olio di avocado ecc.) assolutamente controindicati per fare il sapone da bucato, praticamente tutti gli oli vegetali disponibili sul mercato sono adatti.
Vista l’alta concentrazione di acido stearico nello strutto e lardo o in qualche burro vegetale, aggiungendoli ad un olio vegetale si può abbassare la CMC, ma se non si vuole fare miscele, un olio come quello di palma bifrazionato con quasi metà acido palmitico e metà acido oleico fa già da solo un ottimo sapone.

Quanto idrossido di sodio?

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il sapone da bucato non deve scarseggiare di idrossido di sodio

Per ragioni che non ho ben compreso, nell’autoproduzione dl sapone non è comune verificare il numero di saponificazione prima della produzione. Ci si affida a tabelle più o meno ben fatte che non considerano le variazioni che possono esserci tra lotto e lotto di uno stesso olio. Anche senza il test con la fenoftaleina, peraltro non molto preciso, un test sul pH finale del sapone è molto utile per la qualità del bucato. Il sapone da bucato non deve scarseggiare di idrossido di sodio. Nel lavaggio industriale si possono utilizzare sui tessuti detergenti con eccesso di idrossido di sodio anche del 20%. Lavano fin troppo e chi non ne ha dimestichezza, usandoli in modo non appropriato (in particolare con poca acqua) potrebbe scoprire nei tessuti qualche buco che fa sospettare sul perché si dice “fare il bucato”. Nel utilizzo domiciliare l’ideale, escludendo il lavaggio della lana, è che il pH di una soluzione 3% di sapone sia circa 10,5. Questa verifica è relativamente semplice e per farla basta una buona bilancia e una cartina al tornasole. Il controllo del pH finale di una soluzione di sapone permette di correggere probabili errori ed approssimazioni dovuti alle tabelle standard con i numeri di saponificazione o al processo. Soprattutto a freddo e con poca acqua, è facile non salificare completamente gli acidi grassi. Il controllo del pH della soluzione di sapone è meglio farlo sia subito sia dopo almeno un’ora. L’azione detergente oltre che schiumogena del sapone è dipendente dal pH, a parità di acidi grassi utilizzati. Il 10,5 della soluzione è un valore ottimale, ma in lavatrice a seconda del tipo di sporco e di fibra tessile si può lavorare anche con pH superiori, considerato che la schiuma formata dal sapone, non proprio gradita dalle lavatrici, aumentando il pH oltre 10,5, cala, mentre il potere detergente , specialmente sullo sporco “grasso” aumenta.
Il pH ottimale è uno dei fattori che distingue anche nei saponi autoprodotti quelli da bucato da quelli per la detersione personale. Se nel bucato ci sono fibre animali, lana o seta, il pH della soluzione sopra 10 può essere un problema. infatti le fibre animali arrivano all’industria tessile dopo essere state ampiamente “sgrassate” con detersione in genere alcalina e fibre come quelle della lana hanno un rivestimento in scaglie simile a quello dei capelli umani che si allargano con il pH alcalino, che sommato alla alta temperatura ed alla agitazione meccanica produce facilmente l’infeltrimento. Il lavaggio di capi in lana con sapone è possibile, ma richiede particolari accorgimenti e risciacqui con ammorbidenti o almeno soluzioni acidule.

Se l’acqua è molto dura?

per lavare bene ci vuole un buon sapone, ma anche una buona acqua

Il potere detergente di un sapone da bucato non è molto inferiore a quello di un detersivo industriale, se l’acqua è distillata. Cala sensibilmente se l’acqua contiene sali di metalli bivalenti, calcio o magnesio, in genere carbonati che formano col sapone una morchia insolubile. Alcune autoproduttrici di saponi mi hanno segnalato come usando il loro sapone in lavatrice nel giro di un anno la resistenza era terribilmente incrostata da “qualcosa” che non era il “solito” calcare, obbligandole alla sostituzione.
Affrontando la scelta di fare il bucato con sapone si deve considerare l’enorme differenza di risultati che abbiamo in zone, come alcune zone alpine, dove l’acqua di rubinetto contiene si e no 100 ppm di parti solide rispetto a zone, come certe aree del centro Italia, dove l’acqua di rubinetto può superare i 1000 ppm.
In caso di acqua dura o molto dura, si cerca, emulando alcuni accorgimenti adottati nei detersivi industriali di alzare il potere detergente dei saponi. Qui nasce il problema della disponibilità di materie prime chimiche. Se sono disponibili sequestranti come il tetrasodio edta , anche un sapone autoprodotto può lavare bene con acque dure. Se ne deve mettere a sufficienza considerando la durezza dell’acqua e la quantità di acqua utilizzata nel lavaggio. Le quantità normalmente utilizzate per proteggere i saponi dall’autossidazione non sono sufficienti. Se utilizzo 100 gr di sapone in 10 litri d’acqua con 500 ppm di carbonato di calcio, per “addolcire” tutta quell’acqua il sapone dovrebbe contenere più di 1,5 grammi di edta !!!. Paradossalmente nel lavaggio a mano, con una procedura un po’ complicata, non ce ne sarebbe neppure bisogno. Infatti si potrebbe sfruttare la capacità sequestrante del sapone stesso. Un normale sapone lega i metalli bivalenti e utilizzando acqua saponata e filtrata/decantata di fatto si utilizza acqua saponata e “addolcita”. Anche in questo caso il risciacquo con acqua acidula è preferibile.

Smacchiare con gli oli essenziali?

gli oli essenziali non servono solo a profumare il bucato

Nell’autoproduzione dei saponi la profumazione è argomento di grande interesse. Nel fare il bucato mi piace evidenziare il portentoso potere solvente/smacchiante di alcuni oli essenziali. A parte la piacevolezza il tradizionale olio di lavanda ( un nome, un programma ) non è quello più perfomante.
Limonene e methyl salicilate possono essere ingredienti elettivi per uno smacchiatore prelavaggio o possono entrare nella formulazione del sapone in quantità dove più che l’effetto profumo interessa l’effetto sciogli-sporco. L’olio essenziale di gaulteria (wintergreer- 94-98% di metil salicilato) e quello di arancia ( 92-96% di limonene) sono fonti economiche di questi solventi sgrassanti che possono agire in sinergia con il sapone durante il lavaggio. Come tutti gli oli essenziali devono essere utilizzati con cautela, ma per sfruttare l’azione solvente possono entrare nel sapone predissolto in rapporto 1 : 1 in acqua, anche al 5% del totale.

Concludendo:
dal possibile utilizzo di sapone autoprodotto per fare il bucato a mano o in lavatrice, senza i tipici builder , disperdenti , idrotropi utilizzati nei detergenti industriali, specie in zone con acqua dura o molto dura, non ci si può aspettare le prestazioni dei tipici detersivi industriali.
Chi ha la passione per il fai da te può benissimo adottarlo e, se correttamente formulato e utilizzato, si può fare un buon bucato sia a mano che in lavatrice.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 19 marzo 2016

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14 Commenti

  1. Ciao Rodolfo, ma se io fossi più interessato a produrmi un detergente tipo per lavarmi la macchina, in maniera tale da renderlo più specifico contro alcuni tipi di sporco, ad esempio gli escrementi di uccelli.. hai qualche consiglio da darmi in merito? Grazie anticipatamente.

  2. Aggiungo che ho un acqua abbastanza dolce (Conducibilità elettrica da me misurata 0.3) Comune di Savona

    • assentandomi per alcuni giorni da internet, mi sono ritrovato oltre 900 messaggi spam, purtroppo non trovo il messaggio a cui ti aggiungi . Dalla conducibilità si può ricavare un valore “indicativo” di durezza, ma devi specificare l’unità di misura utilizzata . 0,3 cosa?

  3. Grazie mille Rodolfo per la risposta, passo volentieri al tu. Approfitto della tua gentilezza per farti qualche altra domanda. Prima però ti confermo che in passato producevo sapone da bucato con sconto soda 3%…sulla base di quanto mi hai detto, posso concludere che proprio questo fosse la causa del cattivo odore su vestiti e lavatrice. Solo di recente ho iniziato a non praticare sconti…e forse potrei spingermi ad aumentare la quantità di soda ad un +2-3%? rischio di fare danni ai capi?
    Infine un’ultima perplessità. Mi hanno consigliato di montare un addolcitore, di quelli che si applicano all’ingresso del sistema idrico della casa, che “funziona” a sali di sodio. Questo mi permetterebbe come dicono, di migliorare la prestazione del mio sapone da bucato auto prodotto?Oltre che di preservare dal calcare gli elettrodomestici… Ti ringrazio per la disponibilità.

    • Si deve considerare il ciclo di lavaggio. Nella tipica lavatrice europea , temperatura dell’acqua 50° , 100 g. di sapone con eccesso di idrossido di sodio del 3% sono gestibili. Più che il calcolo dell’eccesso rispetto a tabelle più o meno precise, consiglio di fare riferimento alla misura del pH di una soluzione 3% di sapone a temperatura ambiente. Anche se più alto è il pH più deterge e meno fa schiuma, sconsiglio di superare pH 12,5. Comunque pH così alti ad alte temperature tendono a rovinare irrimediabilmente le fibre animali, lana e seta, ed anche quelle “cellulosiche”, cotone, viscosa ecc.. non stanno proprio bene nonostante la maggiore diluizione in lavatrice. Considera anche che è molto importante la variabile: temperatura dell’acqua.
      Un addolcitore a resine o a osmosi inversa può effettivamente migliorare molto il lavaggio se sei in zone con acqua dura o molto dura.

  4. Salve Rodolfo, in riferimento alle sue conclusioni, mi chiedo se per la lavatrice, non sia preferibile utilizzare un detergente magari biologico, ma già correttamente formulato. Se al mio sapone autoprodotto devo aggiungere, come giustamente sostiene lei , builder , disperdenti , idrotropi etc..mi chiedo fino a che punto conviene il fai da te. .. Anni fa quando utilizzavo sapone auto prodotto disciolto in acqua per la lavatrice, il cattivo odore che dopo qualche tempo si è sprigionato da abiti e lavatrice era devastante….Dove vivo ora la durezza dell’acqua è contenuta e utilizzando la ricetta che ho trovato in rete, leggermente adattata, mi trovo molto bene. Cosa ne pensa:http://www.mammachimica.it/fai-da-te-2/detersivo-lavatrice-liquido/

    • nel mio blog, fate un piccolo sacrificio, ma è obbligatorio darsi del tu.
      Nella mia premessa, ho evidenziato come la scelta di autoprodursi il sapone da bucato, soprattutto per la lavatrice, non dipende certo dalla convenienza o dalla maggiore efficienza. Molti saponificatori utilizzano tranquillamente detersivi industriali per farsi il bucato. Le motivazioni per farsi il sapone sono diverse, Patrizia Garzena mi suggeriva anche ludiche.
      Grazie per la testimonianza sul odore negli abiti e lavatrice utilizzando sapone autoprodotto. Si deve vedere come era prodotto. Un sapone da bucato, specialmente per lavatrice non deve scarseggiare di idrossido di sodio. Se correttamente formulato ed utilizzato non lascia residui, soprattutto oleosi, probabile causa dei cattivi odori.
      Oggi sono ampiamente disponibili detersivi lavatrice green, sul concetto di biologico ho molte perplessità, e comunque tutti i produttori di detersivi, green e non green, da regolamento europeo devono utilizzare solo tensioattivi facilmente biodegradabili. L’idea di utilizzare un detersivo per piatti per assemblarsi un detersivo lavatrice mi sembra una via di mezzo tra il fai da te e l’utilizzo di un detersivo industriale e rientra nelle motivazioni personali per cui si adottano soluzioni fai da te e nella disponibilità di approvvigionamento di materie prime . Nella formula vedo il vantaggio di inserire tensioattivi più solubili e meno suscettibili al calcare, in genere alkil solfati tipici dei detersivi per piatti. Potendo comprare sostanze chimiche, come i citrati ci si potrebbe approvvigionare anche di tensioattivi e sequestranti che permetterebbero formulazioni con un impatto ecologico migliore .di un detersivo per piatti, anche se certificato ecolabel.

      • Salve Rodolfo, ho prodotto il sapone liquido da bucato secondo la ricetta di Patrizia Garzena. La mia idea era quella di migliorarlo con l’aggiunta di un sequestrante, il citrato di sodio, e con del tensioattivo, precisamente l’accoppiata di Alchilpoliglucoside e Cocoamidopropilbetaina, che trovo a un prezzo vantaggioso sul sito percarbonato.it . Volevo chiederti se l’utilizzo di questi due tensioattivi insieme ha senso e se si, in che proporzioni dovrei bilanciarli per ottenere dei buoni risultati. Spero di non aver detto delle grosse scemenze, in ogni caso ti ringrazio in anticipo.

  5. Io in lavatrice lo metto diluito di più di 1 a 1 e funziona benissimo.

    • Grazie per la testimonianza. In effetti ho dato una indicazione che devo spiegare. Il sapone per il bucato in lavatrice va predissolto a causa della sua solubilità relativamente bassa. 1:1 si ottiene una forma pastosa che potrebbe non scendere bene dalle vaschette della lavatrice, ma con concentrazioni che permettono di mettere nella vaschetta una quantità di sapone uguale alla quantità di detersivo che si metterebbe. Diluendo molto di più si può non poter usare la vaschetta .

      • Grazie , in effetti io metto direttamente nel cestello il sapone sciolto in acqua. Perché non suggerisci di inserire l’acido citrico e la soda ( carbonato ) nel sapone da bucato ? molti lo fanno proprio per il calcare .

      • La soda (carbonato di sodio) fa precipitare ancora più calcare, però.

      • @ Elisa, Esatto! l’aggiunta di carbonato di sodio ha un senso solo in formulazioni dove il carbonato di calcio che si forma non precipita sui tessuti. Nel sapone da bucato , meglio non aggiungerlo, considerando che l’alcalinità è già garantita . @Sara . L’acido citrico, proprio non se ne parla, riduce il potere detergente del sapone , tuttalpiù il trisodium citrate , che però è un sequestrante dello ione Ca poco efficace alle temperature e pH del lavaggio con sapone . La formulazione del sistema chelante non è banale, ci sono chelanti elettivi per lo ioni Fe e Cu a pH 11 , come i gluconati, buoni per ridurre l’inrancidimento, che però a 50° con lo ione Ca sono poco efficaci. Se non si possono utilizzare chelanti più efficienti, anche il trisodium citrate , che tra l’altro costa poco, può essere utilizzato ma a dosi, se non ricordo male, almeno 5 volte quelle dell’EDTA. Aggiungendo molto trisodium citrate si deve poi rialzare il pH aggiungento NaOH …..

      • concordo pienamente ;) l’acido citrico si usa diluito in acqua al 10% solo a fine lavaggio (=nella vaschetta dell’ammorbidente)

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