Faciloneria e Sicurezza dei cosmetici autoprodotti

Faciloneria e Sicurezza dei cosmetici autoprodotti

 

Davide mi scriveva:… mia nipote,… all’improvviso sembra essere diventata una piccola chimica che parla di sostanze cosmetiche come se le avesse da sempre utilizzate. Un po’ questo mi spaventa. La leggerezza in questo campo preferirei l’avessero solo le mousse…

L’articolo sulle beauty/cosmetic bloggers e quello su Carlitadolce hanno sollevato molto interesse.
Ma il tema della sicurezza nella autoproduzione cosmetica non può limitarsi a singoli casi, persone o fenomeni internet.

La pratica di autoprodursi cosmetici e saponi è in aumento.
Rientrando nelle attività private, cosmetici e saponi autoprodotti non possono essere commercializzati, non è chiaramente regolamentata.
In sostanza ognuno, maggiorenne e capace di intendere, con la propria pelle può farci quel che vuole , a proprio rischio e pericolo, fino a quando non si manifesta un evidente autolesionismo.
L’autolesionismo è reato.
Visto che non possono essere commercializzati, gli eventuali danni arrecati con cosmetici autoprodotti regalati ad amici e conoscenti rientrano nella labirintica sfera della responsabilità civile.

Tra l’autoproduzione dei cosmetici e l’autoproduzione ( o meglio , preparazione ) degli alimenti ci sono molte analogie.
Chi si fa la maionese in casa spesso non sa che la maionese è una emulsione analoga sotto molti punti di vista alle emulsioni cosmetiche chiamate “Creme”.
Lo stesso termine “crema” non deve essere disambiguato tra cosmesi e culinaria.
Una “glassa” in cucina può essere fatta anche senza sapere che la temperatura di transizione vetrosa ( in inglese vetro=glass) del fruttosio è molto inferiore di quella del saccarosio.
Procedure e processi per prepararsi confetture, conserve, marmellate, gelatine, mousse in cucina ricordano molte procedure di produzione cosmetica.
Chiunque con le necessarie conoscenze ed esperienze può preparasi un cibo o un cosmetico anche relativamente complesso.
Nel cosmetico come nell’alimentare il livello di conoscenze, tecnologie risorse necessarie per realizzare in grande serie un prodotto di qualità e sicurezza tale da poter entrare sul mercato è molto diverso da quello di chi si autoproduce un prodotto.
Per intenderci , c’è un abisso di knowhow e competenze tra un pocket coffee o un rocher ed un cioccolatino autoprodotto. Questo senza nulla togliere al fatto che il cioccolatino autoprodotto può essere “buonissimo” e/o “bellissimo” e potrebbe utilizzare ingredienti simili a quelli del prodotto industriale.

Una delle problematiche emergenti nella pratica dell’autoproduzione dei cosmetici è legata alla sicurezza.
Anche chi si fa conserve alimentari in casa può correre gravi rischi per la salute.
Ustioni, intossicazioni, fino al temibile botulino… Questi sono alcuni dei rischi in una attività ultracomune, dove buonsenso, conoscenze e buone pratiche tramandate dai parenti più anziani oltre che ingredienti con bassissimi profili di tossicità fanno si che il numero di “incidenti” sia relativamente basso (in percentuale) . Ma chi si autoproduce cosmetici si espone a sostanze e processi che non conosce bene, con ingredienti che possono avere una tossicità 100-1000-10000 volte superiore dei normali ingredienti alimentari.
Inoltre il know-how , le buone pratiche, le procedure non sono disponibili ed accessibili a tutti.
Grazie ad internet hanno cominciato a diffondersi siti dove le informazioni necessarie per cominciare ad autoprodursi dei cosmetici si sono nel tempo via via perfezionate.
La passione, curiosità, creatività di chi si autoproduce cosmetici o saponi può comportare studio, ricerca, voglia di sperimentare al punto che nel tempo si possono acquisire conoscenze ed esperienze comparabili con quelle di un professionista della cosmesi. Il termine dilettante, che comporta il fare la cosa per diletto, non significa necessariamente che sia incompetente.

Con questa premessa, ci sono enormi limiti pratici che chi si autoproduce cosmetici in genere non può superare .
1° il know how disponibile liberamente in rete è molto limitato e la maggioranza dei testi di cosmetologia che circolano sono estremamente “sintetici” se non “datati” e non affrontano l’approccio pratico operativo necessario alla produzione di un cosmetico.
2° il mercato delle materie prime cosmetiche, che rappresenta un enorme problema di affidabilità anche per le aziende cosmetiche ben organizzate e strutturate, non ha creato un canale efficiente e funzionale alla autoproduzione.
3° la verifica della stabilità microbiologica del cosmetico è normalmente fuori dalla portata di chi se lo autoproduce.
4° formulazioni e metodiche di prelievo spannometriche, spesso cucchiaiometriche amplificano i rischi, soprattutto quando si devono realizzare piccole quantità di prodotto.
5° alcune materie prime cosmetiche sono molto più problematiche e nocive di qualunque ingrediente alimentare con cui la gente comune è mai venuta a contatto.
6° alcuni processi, come “emulsionare sotto vuoto”, ed alcuni test di sicurezza microbiologica non sono riproducibili con mezzi “casalinghi”

Il mondo della cosmetologia da vari anni è fortemente condizionato da standard formulativi prefissati.
Migliaia di formulazioni predefinite vengono fornite dalle aziende produttrici di materie prime come esempi di applicazione . Facile per qualunque utente internet trovare una formula prefissata e predefinita per come fare uno shampoo, una crema, un balsamo ecc..
Il livello di standardizzazione delle formule, condizionato dai fornitori di materie prime , è talmente alto che per un esperto l’attività di reverse engineering, cioè ricavare da una sommaria valutazione di un cosmetico e dalla sua lista ingredienti una indicazione abbastanza precisa del come potrebbe essere formulato e prodotto è relativamente facile.
Una crema col sistema emulsionante X in genere ne contiene il 4% , di gomma xantana in genere ce ne va l’Y%, per una viscosità di 30000 cps in genere servono lipidi solidi al Z% e via di seguito.
Ho visto aziende mettere sul mercato prodotti “fotocopia”, cioè con formule standard , tutte uguali, prese dagli esempi formulativi, application notes, del produttore della materia prima di riferimento.
Questa banalizzazione del lavoro del formulatore a livello industriale, fa cadere facilmente in tentazione chi per passione , curiosità , interesse o qualche sua personale fissazione maniacale si domanda: perchè non posso farmelo io ?
Se poi in rete si trova qualcuno, senza alcuna qualifica specifica, che dice che è facile, che non ci vuole niente, che risparmi un mucchio di soldi, che i cosmetici autoprodotti sono migliori di quelli sul mercato , perchè no! magari ci si prova.
In realtà , anche per i “semplicissimi” saponi , non è affatto facile.
Ci vuole diligenza, rigore, attenzione, voglia di studiare e informarsi, ci vuole voglia e tempo per sperimentare. Quando tutte queste condizioni si incontrano , si riesce a riprodurre una qualche formula, fatta da qualcun altro e trovata chissà dove.
Pochissimi , prima con piccole variazioni, poi con esperimenti spericolati passano al livello successivo di metterci del loro in termini di creatività e ricerca formulativa ecc.
Saranno saponieri “dilettanti”, ma ho visto lavori, che io chiamo di arte saponaria , che farebbero impallidire la maggioranza dei laboratori professionali.
Per il cosmetico , non sapone, il percorso è più complesso ed è ostacolato dai 6 fattori elencati prima.

SICUREZZA OPERATIVA

Ecco la mia ultima tenuta da sapone .... a momenti non respiravo più con stà mascherina ihih :-)