Faciloneria e Sicurezza dei cosmetici autoprodotti

Faciloneria e Sicurezza dei cosmetici autoprodotti

 

Davide mi scriveva:… mia nipote,… all’improvviso sembra essere diventata una piccola chimica che parla di sostanze cosmetiche come se le avesse da sempre utilizzate. Un po’ questo mi spaventa. La leggerezza in questo campo preferirei l’avessero solo le mousse…

L’articolo sulle beauty/cosmetic bloggers e quello su Carlitadolce hanno sollevato molto interesse.
Ma il tema della sicurezza nella autoproduzione cosmetica non può limitarsi a singoli casi, persone o fenomeni internet.

La pratica di autoprodursi cosmetici e saponi è in aumento.
Rientrando nelle attività private, cosmetici e saponi autoprodotti non possono essere commercializzati, non è chiaramente regolamentata.
In sostanza ognuno, maggiorenne e capace di intendere, con la propria pelle può farci quel che vuole , a proprio rischio e pericolo, fino a quando non si manifesta un evidente autolesionismo.
L’autolesionismo è reato.
Visto che non possono essere commercializzati, gli eventuali danni arrecati con cosmetici autoprodotti regalati ad amici e conoscenti rientrano nella labirintica sfera della responsabilità civile.

Tra l’autoproduzione dei cosmetici e l’autoproduzione ( o meglio , preparazione ) degli alimenti ci sono molte analogie.
Chi si fa la maionese in casa spesso non sa che la maionese è una emulsione analoga sotto molti punti di vista alle emulsioni cosmetiche chiamate “Creme”.
Lo stesso termine “crema” non deve essere disambiguato tra cosmesi e culinaria.
Una “glassa” in cucina può essere fatta anche senza sapere che la temperatura di transizione vetrosa ( in inglese vetro=glass) del fruttosio è molto inferiore di quella del saccarosio.
Procedure e processi per prepararsi confetture, conserve, marmellate, gelatine, mousse in cucina ricordano molte procedure di produzione cosmetica.
Chiunque con le necessarie conoscenze ed esperienze può preparasi un cibo o un cosmetico anche relativamente complesso.
Nel cosmetico come nell’alimentare il livello di conoscenze, tecnologie risorse necessarie per realizzare in grande serie un prodotto di qualità e sicurezza tale da poter entrare sul mercato è molto diverso da quello di chi si autoproduce un prodotto.
Per intenderci , c’è un abisso di knowhow e competenze tra un pocket coffee o un rocher ed un cioccolatino autoprodotto. Questo senza nulla togliere al fatto che il cioccolatino autoprodotto può essere “buonissimo” e/o “bellissimo” e potrebbe utilizzare ingredienti simili a quelli del prodotto industriale.

Una delle problematiche emergenti nella pratica dell’autoproduzione dei cosmetici è legata alla sicurezza.
Anche chi si fa conserve alimentari in casa può correre gravi rischi per la salute.
Ustioni, intossicazioni, fino al temibile botulino… Questi sono alcuni dei rischi in una attività ultracomune, dove buonsenso, conoscenze e buone pratiche tramandate dai parenti più anziani oltre che ingredienti con bassissimi profili di tossicità fanno si che il numero di “incidenti” sia relativamente basso (in percentuale) . Ma chi si autoproduce cosmetici si espone a sostanze e processi che non conosce bene, con ingredienti che possono avere una tossicità 100-1000-10000 volte superiore dei normali ingredienti alimentari.
Inoltre il know-how , le buone pratiche, le procedure non sono disponibili ed accessibili a tutti.
Grazie ad internet hanno cominciato a diffondersi siti dove le informazioni necessarie per cominciare ad autoprodursi dei cosmetici si sono nel tempo via via perfezionate.
La passione, curiosità, creatività di chi si autoproduce cosmetici o saponi può comportare studio, ricerca, voglia di sperimentare al punto che nel tempo si possono acquisire conoscenze ed esperienze comparabili con quelle di un professionista della cosmesi. Il termine dilettante, che comporta il fare la cosa per diletto, non significa necessariamente che sia incompetente.

Con questa premessa, ci sono enormi limiti pratici che chi si autoproduce cosmetici in genere non può superare .
1° il know how disponibile liberamente in rete è molto limitato e la maggioranza dei testi di cosmetologia che circolano sono estremamente “sintetici” se non “datati” e non affrontano l’approccio pratico operativo necessario alla produzione di un cosmetico.
2° il mercato delle materie prime cosmetiche, che rappresenta un enorme problema di affidabilità anche per le aziende cosmetiche ben organizzate e strutturate, non ha creato un canale efficiente e funzionale alla autoproduzione.
3° la verifica della stabilità microbiologica del cosmetico è normalmente fuori dalla portata di chi se lo autoproduce.
4° formulazioni e metodiche di prelievo spannometriche, spesso cucchiaiometriche amplificano i rischi, soprattutto quando si devono realizzare piccole quantità di prodotto.
5° alcune materie prime cosmetiche sono molto più problematiche e nocive di qualunque ingrediente alimentare con cui la gente comune è mai venuta a contatto.
6° alcuni processi, come “emulsionare sotto vuoto”, ed alcuni test di sicurezza microbiologica non sono riproducibili con mezzi “casalinghi”

Il mondo della cosmetologia da vari anni è fortemente condizionato da standard formulativi prefissati.
Migliaia di formulazioni predefinite vengono fornite dalle aziende produttrici di materie prime come esempi di applicazione . Facile per qualunque utente internet trovare una formula prefissata e predefinita per come fare uno shampoo, una crema, un balsamo ecc..
Il livello di standardizzazione delle formule, condizionato dai fornitori di materie prime , è talmente alto che per un esperto l’attività di reverse engineering, cioè ricavare da una sommaria valutazione di un cosmetico e dalla sua lista ingredienti una indicazione abbastanza precisa del come potrebbe essere formulato e prodotto è relativamente facile.
Una crema col sistema emulsionante X in genere ne contiene il 4% , di gomma xantana in genere ce ne va l’Y%, per una viscosità di 30000 cps in genere servono lipidi solidi al Z% e via di seguito.
Ho visto aziende mettere sul mercato prodotti “fotocopia”, cioè con formule standard , tutte uguali, prese dagli esempi formulativi, application notes, del produttore della materia prima di riferimento.
Questa banalizzazione del lavoro del formulatore a livello industriale, fa cadere facilmente in tentazione chi per passione , curiosità , interesse o qualche sua personale fissazione maniacale si domanda: perchè non posso farmelo io ?
Se poi in rete si trova qualcuno, senza alcuna qualifica specifica, che dice che è facile, che non ci vuole niente, che risparmi un mucchio di soldi, che i cosmetici autoprodotti sono migliori di quelli sul mercato , perchè no! magari ci si prova.
In realtà , anche per i “semplicissimi” saponi , non è affatto facile.
Ci vuole diligenza, rigore, attenzione, voglia di studiare e informarsi, ci vuole voglia e tempo per sperimentare. Quando tutte queste condizioni si incontrano , si riesce a riprodurre una qualche formula, fatta da qualcun altro e trovata chissà dove.
Pochissimi , prima con piccole variazioni, poi con esperimenti spericolati passano al livello successivo di metterci del loro in termini di creatività e ricerca formulativa ecc.
Saranno saponieri “dilettanti”, ma ho visto lavori, che io chiamo di arte saponaria , che farebbero impallidire la maggioranza dei laboratori professionali.
Per il cosmetico , non sapone, il percorso è più complesso ed è ostacolato dai 6 fattori elencati prima.

SICUREZZA OPERATIVA

Ecco la mia ultima tenuta da sapone .... a momenti non respiravo più con stà mascherina ihih :-)
Molti parlando di Carlitadolce hanno accennato ai pericoli derivanti da una “cattiva” informazione o dai suoi “cattivi” esempi. Ho richiesto che mi segnalassero fatti o video specifici. Non ne ho ricevuti molti. Non so quante segnalazioni di pericolo siano in realtà segnali di antipatia.
Parlando di responsabilità per eventuali rischi per la salute derivanti dai suoi video, francamente, almeno per quei pochi che ho visionato, vedo maggiori problemi per chi sta fornendo certe materie prime a consumatori non qualificati e preparati per maneggiarle.
Il problema della sicurezza del consumatore collegata al cosmetico autoprodotto non è stato trascurato dagli enti regolatori . Già una 15na di anni fa alcune agenzie hanno aperto una indagine sul fenomeno . Non illudiamoci, parlo di agenzie nord europee…. in Italia sono talmente scarsi i controlli sul cosmetico che penso passeranno anni prima che, magari obbligati dall’Europa, qualcuno prenderà in esame il fenomeno della autoproduzione.
Le indagini sul fenomeno hanno evidenziato come i più normali rischi di laboratorio cosmetico non siano adeguatamente considerati nelle procedure di autoproduzione.
Contenitori inadeguati, procedure di riscaldamento non controllate, rischi di reazioni chimiche impreviste, formule stabilizzate microbiologicamente alla boia di un giuda ecc.
Mi sorprende che i fornitori di materie prime per autoproduzione cosmetica, visto che è loro preciso interesse “tutelare” il business, non abbiano creato un prontuario operativo con chiare ed esplicite regole di sicurezza. Se ce ne fosse qualcuno online segnalatemelo che mi piacerebbe valutarlo.

Le norme dicono che maneggiando sostanze pericolose “va osservato il dovere generale di diligenza a ogni manipolazione”. Possibile che nessuno si preoccupi di cosa succede quando sostanze pericolose arrivano nelle mani di un privato , a volte minorenne.
Molto responsabilmente Patrizia ( Garzena ) nel sito Il mio sapone ha pubblicato una interessante pagina di norme di sicurezza.
Mi sembra un buon esempio di come sia meglio comunicare prudenza e rigore piuttosto che “è tutto facile, non ci vuole niente a farlo”.
Nella produzione del cosmetico non sapone, ci sono molti più rischi e le precauzioni per la sicurezza dovrebbero essere molto maggiori.
Lorena, alias Lola, nell’angolo di Lola, mette in guardia i lettori che si apprestano ad affrontare l’autoproduzione del cosmetico sui rischi che sono collegati ad alcune materie prime.
PERICOLOSITA’ DELLE SOSTANZE CHE USIAMO

Ben fatto!

La faciloneria non premia e non solo perchè un incidente con qualche danno può sempre capitare.
Caterina mi fa notare che i commenti di chi segnala di aver avuto reazioni avverse o incidenti da cosmetici autoprodotti vengono “ regolarmente” cancellati da alcuni siti web e canali youtube. Non posso verificarlo, ma, fosse vero, sarebbe assurdo e gravemente scorretto. Ogni problema relativo alla sicurezza ed ogni reazione avversa vanno segnalati e tenuti in considerazione, anche se si tratta di cosmetici autoprodotti. Il sistema della autoproduzione cosmetica vive e può svilupparsi grazie ad un know-how diffuso che si autoalimenta e soprattutto autocorregge.
Wikipedia è piena di piccoli errori, ma funziona ed è uno strumento eccezionale, non perchè è infallibile , ma perchè ha creato un sistema che corregge gli eventuali errori ( questo almeno fino a quando la legge dei grandi numeri non ci fregherà tutti ).

Mi hanno segnalato un filmato di Carlitadolce.

Tralasciando la markettata del titolo, si nota subito un “eccesso di confidenza” , una delle problematiche tipiche anche nei laboratori più qualificati.
Nessuna mascherina, né guanti, né occhiale di protezione.
La tendenza ad annusare e toccare le materie prime. Ho “visto” questo eccesso di confidenza portare qualcuno anche ad “assaggiare” le materie prime cosmetiche.
Il luogo di lavoro ed i contenitori appaiono inadeguati.
Gli ingredienti sono in confezioni con etichette “improbabili” che fanno intuire uno o più travasi gestiti in modo non professionale o fornitori a livello di banchetto rionale cantonese. Nessuna delle indicazioni obbligatorie che per legge devono accompagnare le sostanze pericolose. Chissà se c’è e come è stata redatta la scheda di sicurezza degli ingredienti più problematici.
Le procedure di prelievo e dosaggio sono più che approssimative.
Al minuto 7:50 si intuisce un grossolano errore di pesata. Versando il phenonip, una miscela conservante sviluppata dalla Nipa , da una boccettina con bocca larga è molto difficile dosare i 0,5 gr. prefissati in formula.
NO! NON SI FA COSI’! Possibile che Carlitadolce non sappia come si fa a fare prelievi più precisi di piccole o piccolissime dosi di prodotto liquido? MAI VISTO UN CONTAGOCCE, UNA PIPETTA ? ALMENO UNA SIRINGA IN CASA CE LA AVETE ?
Senza considerare l’insulso terrorismo che circola in internet sui parabeni e sul fenossietanolo, sarebbero talmente pericolosi che per alcuni qualunque cosmetico li contenga va evitato come la peste, resta il fatto che , come tutti i conservanti, siano sostanze da maneggiare con cura.
Mi domando poi, visto che non viene fatto nessun test microbiologico e che non si può garantire che il prodotto finale non sia contaminato da agenti patogeni, CON CHE CRITERIO SI E’ SCELTO IL DOSAGGIO DEL SISTEMA CONSERVANTE?
I rischi di contaminazione da Pseudomonas Aeruginosa o altri patogeni nel cosmetico sono reali e concreti ed i casi più gravi di infezioni indotte da cosmetici si riferiscono proprio a prodotti applicati nell’area occhi.
Dal video emerge un altro grave fattore relativo alla sicurezza microbiologica dei cosmetici autoprodotti.
Al minuto 3:58 si parla dell’acqua che “usiamo normalmente nei nostri cosmetici”  e si mostra una confezione di acqua demineralizzata , quella dei ferri da stiro che si può trovare al supermercato. GASP!
L’acqua demineralizzata per ferri da stiro non è microbiologicamente pura, può contenere batteri e micro-organismi, anche in grande concentrazion, dipende da come è stata prodotta e conservata. Visto che in molte formule viene utilizzata senza bollirla e visto che neppure una breve bollitura è una metodica adeguata per sterilizzarla, utilizzandola mi sembra proprio si stiano cercando guai.
I dosaggi dei conservanti necessari ad inibire la crescita di agenti patogeni sono inferiori dei dosaggi con cui si può “sterilizzare” un ingrediente che parte già contaminato.

Stimo ed apprezzo molto chi si autoproduce cosmetici.

Ho partecipato per anni a forum come quello di Lola dove si potevano condividere conoscenze e competenze, cercando di portare un mio contributo. Mi auguro che il fenomeno cresca, anche perchè, non avendo finalità commerciali, i cosmetici autoprodotti possono portare un po’ di aria fresca in una cosmetologia fossilizzata da formule preconfezionate e dai diktat del mercato.
Ma ci sono precise responsabilità nel divulgare informazioni che possono anche indirettamente arrecare danni agli altri.
Prima di preoccuparsi di quale formula rende uno struccante più efficiente, senza avere la presunzione di realizzare “Lo struccante più efficace e naturale del mondo” io mi preoccuperei di non nuocere .

Agli amici e amiche esperte nello spignattare cosmetici che rischiano di scivolare nell’eccesso di confidenza regalo un pensierino della sera:

Una sensitizzazione è proprio come un diamante, è un regalino che ti resta per sempre.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 17 febbraio 2014

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43 Commenti

  1. Ciao Rodolfo, non mi posso definire una “spignattatrice” ma mi piace autoprodurre alcuni cosmetici e prodotti per le pulizie in casa per risparmio e creatività. Ho la pelle sensibile e due bambine curiose, la sicurezza per me è molto importante. Non uso più di tre o quattro ingredienti che conosco. Ad esempio cera d’api(filtrata in casa),olio d’oliva, glicerina, acqua minerale… Quali rischi potrei correre con l’uso di questi ingredienti? Limitandomi a balsami labbra e unguenti anidri limiterei i rischi di contaminazione batterica? Preferisco tornare serenamente alla nivea che correre rischi di infezione o sensibilizzazione!
    Grazie

  2. Salve Paracelso! Sono una spignattatrice che si interroga se sia lecito regalare i propri spignatti ad amici e parenti dopo aver letto le parole di Elio Mignini (direttore della Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche):
    ” Il “fai da te” dovrebbe essere destinato solo all’uso personale; qualsiasi cessione del prodotto a terzi, anche a titolo gratuito, farebbe ricadere il prodotto stesso nell’ambito del Regolamento Cosmetico”
    E quelle di Patrizia Garzena:
    “normativa europea, alla quale si è allineata anche l’Italia, che vieta la vendita e la distribuzione (anche gratuita!) di cosmetici se non si dispone di quei requisiti.”
    D’altra parte nel REGOLAMENTO (CE) n. 1223/2009 non riesco a trovare nulla che vieti a chi spignatta di regalare i suoi prodotti quando questo avvenga al di fuori di una attività commerciale.
    Mi puoi rassicurare, per favore? Grazie!

    Ho provato ad inserire i link agli articoli che cito, ma il sistema non lo permette.

    • Non ho competenze legali, ma il concetto di regalo per me comporta che non sottostà al regolamento cosmetico. Insomma l’atto del donare cosmetici autoprodotti non mi sembra legalmente sanzionabile. Il Regalo (ma il termine legale corretto credo sia “dono” , se non sbaglio “regalo” viene da atto nei poteri del re ) è un atto privato che non può sottostare a specifiche leggi, mentre sono comunque sottoposte a legge tutte le conseguenze del regalo. Il prodotto nello stesso momento in cui è caratterizzato come cosmetico sottostà al regolamento che però è stato redatto per la tutela dei consumatori e chi riceve un regalo da un “non professionista” non rientrerebbe nel concetto di “consumatore” per cui è stato redatto il regolamento. Ci sono precise leggi che regolano produzione distribuzione e vendita degli alimenti, ma questo non comporta che sia di per se illegale donare un cibo autoprodotto, allo stesso modo la vedo per i cosmetici.
      Sofismi legali discutibili che qualunque avvocato può rimaneggiare a proprio piacimento. Comunque anche se il donare cosmetici autoprodotti non fosse illegale di per se, sicuramente c’è una precisa responsabilità legale se i cosmetici autoprodottii regalati arrecano dei danni e aver regalato prodotti non conformi alla legge è sicuramente una aggravante, e questo vale anche se si regala una passata di pomodoro autoprodotta. Da questo condivido al 100% che il fai da te dovrebbe essere destinato solo all’uso personale.

  3. Io mi autoproduco cosmetici, dalla crema per il viso al make up, alle cosine per il bagno, etc. E una cosa che faccio sempre è controllare tutte le informazioni riguardo quella materia prima che sto usando: incompatibilità, ph, temperature di degradazione, ma anche le varie frasi di sicurezza: se ad esempio serve o no la mascherina, se può diventare nocivo in qualche modo etc. Mi sono chiesta più volte anch’io se tutto questo possa bastare a rendere sicuro un prodotto…. però mi fido del fatto che se una ricetta è stata APPROVATA nell ‘angolo di Lola vuol dire che è stata provata da più persone.. certo un conto è fare un vero test con “cavie umane” XD con determinati standard e parametri e un conto è farla provare a qualche conoscente… però è meglio di niente! :-)

    • Cosmetici che non devono e non possono essere commercializzati come quelli autoprodotti sono un rischio che si può ritorcere solo sullo stesso autoproduttore e forse qualche amico o parente. Comunque l’autoproduzione comporta una maggiore conoscenza, ci si deve informare, si deve studiare. In alcuni siti di autoproduzione che ho citato ho trovato anche un approccio prudenziale, con adeguate indicazioni di sicurezza e formulative. Non si può raggiungere il livello di sicurezza di un cosmetico commerciale, ma si possono fare cosmetici autoprodotti di grande originalità formulativa . Ma alla fine tutto dipende dalla testa di chi decide di autoprodursi un cosmetico. Che siti consultare, dove trovare informazioni, con che criterio lavorare. Su internet puoi trovare quasi tutto, la selezione dei siti dove informarsi la dobbiamo fare noi, non un motore di ricerca.

  4. Ciao Rodolfo, scusami per la domanda non pertinentissima. Sto cercando qualcosa di naturale o almento non tossico per impermeabilizzare la carta (realizzo come hobby gioielli origami) e avevo pensato dopo aver provato la colla di pesce che indurisce ma scarica colore a un gel ai semi di lino che comprerei in spray. Ho provato anche le vernici acriliche ma mi bruciano le narici :) Hai qualche consiglio? grazie in ogni caso

    • Ciao fnac, non ne capisco molto. Immagino che il problema sia impermeabilizzare, per aumentare la resistenza dell’opera, ma non incrostare, crachettare, ingiallire ecc…gli oli siccativi, ottimi quando polimerizzano, hanno il problema di ingiallire. Sospetto che la soluzione più banale, con amidi idrorepellenti, non sia sufficientemente durevole….insomma sfregare una patata sulla carta non basta. Proverei con cere, diluendole in solventi organici.

      • ciao rodolfo grazie della risposta! ho trovato su internet un riassunto e suggeriscono per non fare ngiallire l’olio di lino di unire quello di papavero o di vinaccioli…la soluzione che prospetti tu per meè troppo difficile! che dice di nire di unire i due olii? l’olio di lino ho letto polimerizza. grazie e compliemnti per i tuoi 5000

      • Non credo che diluendo un olio molto siccativo con altri meno siccativi si riesca effettivamente a ridurre il rischio ingiallimento, al massimo lo si ritarda. Se proprio dovessi cercare un espediente , mescolerei l’olio con un po’ di cera di candela.

      • grazie proverò sicuramente,hai consigli su come scioglierlo oppure posso provare su internet? ho provato la gelatina animale vsito che è usata dall’inustria cartiera e dipende molto dal tipo di cellulosa della carta: da gelso etc. Su alcuni tipi indurisce molto su altri rovinare il colore. Grazie!

      • visto che non usi solventi basta scaldare… comunque con l’olio dovresti ottenere un effetto traslucido della carta che non so se è adatto al tuo scopo… di queste cose non ne so nulla.

      • grazie…a aprte usare ll fruttosio che rimane apiccoso conl’umidità ma da l’effetto vetrificato, esiste il vetro liquido ovvero biossido di slicio in soluzione acquosa ma usano le nanotecnlogie quindicredo che spruzzando un po’ me le respiro queste particelle! buona giornata!

  5. Salve. Ci si preoccupa tanto di come maneggiare le sostanze chimiche per la produzione di cosmetici. e questo è giusto. ma trovo che lo stesso dovrebbe valere quando si utilizzano prodotti chimici per la pulizia della casa: spesso si usano quantità eccessive e senza protezioni di alcuna sorta perchè si tende a “buttare giù ” a caso, senza dosare, e a pensare che non fa male a nessuno…..e ciò succede regolarmente anche in ambito professionale. Io i cosmetici me li faccio da sola, ma utilizando solo olii e cera d’api, al massimo del cacao, zucchero e miele. E non mi è mai successo nulla ;) Detto ciò, è giusto prestare attenzione alla sicurezza, esattamente come si fa nel preparare dei sott’olii…

    • la critica alla faciloneria vale anche per i professionisti della cosmesi e proprio perchè sono un fautore della cosmesi autoprodotta, ci tengo ad evidenziarne eventuali grossolani nonsensi.

  6. Salve concordo su tutta la linea tranne sul fatto che non esiste profitto, in corsi e/o video e distribuzione nei prodotti cosmetici auto prodotti, anzi la protagonista dei video da lei pubblicati ne ha fatto una “giusta e meritata” fonte di guadagno. Sa benissimo che che l’autodidattismo in questo caso necessita di guide certe e chi le fornisce non solo non ne ha l’abilitazione scientifica ma a volte è solo un motivo di speculazione. Un saluto.

    • Ottio “giusta e meritata” così così.. il merito è di Lola e le ricette purtroppo non sono un gran che A MIO PARERE… Io sono partita da lei con l’autoproduzione ma poi quando approfondisci capisci gli errori e le “facilonerie”…

  7. Buona sera Dr. Baraldini,
    io sono una spignattatrice da più di 5 anni. Si può dire che la mia passione ha affrontato varie fasi (autoditatta, Sai cosa ti spalmi, Angolo di Lola, Carlitadolce ..) L’argomento cosmetici è la mia droga e da anni sul web non manco mai di arricchire le mie informazioni e conoscienze.. Senza giudizi. Solo interesse e curiosità.
    A settembre mi iscriverò al corso di laurea di scienze e tecnologie cosmetologiche, una triennale che, mi hanno spiegato durante un open day, mi permetterà di diventare cosmetologa. Mi piacerebbe avere una Sua opinione personale su questo corso di laurea. Pensavo, alla fine del triennio, di proseguire. Quale percorso di studi consiglierebbe ad uno spignattatore che vuole trasformare la sua passione in lavoro?

    • Quando incontrerò il dott. Baraldini gliene parlo ….
      se intanto ti va bene l’opinione di un blogger che nel suo blog obbliga tutti a darsi del tu, ti dirò:
      ho visto in vari laboratori formulatori scienziati e formulatori cuochi, quelli che aggiungono un po di “sale e prezzemolo” alle formule mentre sono in produzione….
      Non conosco i corsi di laurea di tecnologie cosmetologiche ma ho collaborato con molte persone che li avevano frequentati. La curiosità, la voglia di studiare e capire fanno la differenza. Mi auguro che chi come te ha una passione ed ha fatto un percorso partito dall’autoproduzione, acquisendo qualche informazione e competenza tecnica in più possa contribuire a far uscire la cosmesi dall’appiattimento e dal copia-incolla formulativo in cui si sta relegando.

  8. Buona sera dr. Baraldini, vorrei chiederle… se qualcuno, con tanta passione e curiosità, volesse accedere a quel prezioso know how fatto delle migliaia di ingredienti disponibili, di come usarli, di come formulare nella maniera più corretta? Da dilettanti è impossibile arrivare a quel tipo di informazioni? Testi aggiornati non ce ne sono, le informazioni sul web sono spesso ambigue… Per una persona che vuol fare le cose “per bene”, c’è possibilità di riuscirci? La ringrazio sin da ora. :)

    • Quando incontrerò il dott. Baraldini riferirò il messaggio.
      Intanto posso rispondere io, questo è un blog e i toni formali non gli si addicono.
      Per favore datemi del tu .
      I professionisti della cosmesi hanno accesso ad informazioni e soprattutto vivono esperienze che non sono a disposizione di tutti, Ma oggi su internet si trova di tutto ,
      Conosco molti dilettanti capaci di formulare correttamente anche cosmetici relativamente complessi. Il divario di conoscenze che c’è tra la massaia che cucina in casa ed il tecnologo alimentare è enorme, ma questo non significa che non si possano preparare in casa cibi ottimi e sicuri. Evidentemente le informazioni sono disponibili, Bisogna saperle cercare. Nel mio piccolo con questo blog cerco di divulgare informazioni più corrette possibile e non manipolate da interessi commerciali.

  9. Carissimo Prof Baraldini,
    purtroppo anche nel mondo dell’industria cosmetica non c’è sempre grande professionalità e conoscenza. Molte persone, diventano “Formulation Chemist” solo con un semplice diplomino in UK. Persone che non hanno nessuna conoscenza di chimica base e che non sanno, per es, quale sia la differenza a livello chimico tra un olio essenziale e un olio vegetale (ne potrei fare altri cento di esempi). Anche a livello industriale ho visto gente fare “il piccolo chimico”, mescolando ingredienti a caso senza criterio, scopiazzando “pari pari” formule da internet o dai fornitori o da altri prodotti già in commercio. Poca, pochissima conoscenza della termodinamica e dei meccanismi dell’emulsionamento, dei processi di “rottura” dell’emulsione, i sistemi colloidali ecc. Non sanno il perchè di molte cose e la cosa più grave e che neanche se lo chiedono! Il fatto che molte persone vogliano prodursi i cosmetici in casa per un uso personale o per gli amici (praticamente le cavie personali) che ben venga! L’importante è informarsi bene sulle materie prime che si usano (leggere le schede di sicurezza e le schede tecniche) e lavorare seguendo le GMP: la sicurezza viene prima di tutto.
    Le leggi sui generi alimentari sono molto più severe di quelle cosmetiche e i rischi legati ad un uso inappropriato degli alimenti e scarsa igiene sono molto più gravi rispetto a quelli legati ai cosmetici. Eppure siamo liberi di poter cucinare in casa partendo da ingredienti base e siamo anche liberi di condividere il nostro cibo con gli amici! Grazie a Dio non sono costretta a mangiare cibi pronti (fatto da professionisti). OK Magari la mia torta non sarà come quella della pasticceria ma almeno so quello che ho messo e sarà fatta come a me piace!…e poi…vuoi mettere la soddisfazione?!
    Io personalmente penso che la cosmesi sia un’arte. Per compiere un’opera d’arte che si rispetti, bisogna avere approfondite conoscenze del campo (in questo caso di chimica, chimica fisica, biologia, tossicologia, microbiologia ecc.), tanta ma tanta passione e sperimentare, sperimentare, sperimentare.

  10. I fornitori di materie prime (per la maggior parte sono on line) adottano ognuno un comportamento diverso. Ad esempio, se l’idrossido di sodio lo vai a comprare in farmacia ti danno la scheda di sicurezza, se lo compri on line da un fornitore potresti averlo come no questo documento. A volte ti forniscono la scheda tecnica, a volte neanche quella perché c’è chi assimila le materie prime in tutto e per tutto ai cosmetici… (Non dovrebbero seguire il regolamento CLP?)
    Insomma un po’ di confusione generale.

    • Ho ricevuto varie richieste di approfondire il discorso sui fornitori di materie prime..Articolo in revisione, pubblicherò tra qualche giorno.

      • Grazie!
        Ho un commento bloccato dall’antispam nell’articolo sui nanomateriali. O ho usato qualche termine che non piace al filtro oppure ho scritto tante e tali castronerie che il post si è autosospeso… :-)

  11. Ciao Rodolfo e grazie per questo approfondimento.
    Se mi permetti volevo soltanto fare una piccola precisione in quanto, accorpare chi fa cosmetici da sé e saponai in un unico “calderone”, non è sempre così automatico.
    E’ vero che noi saponai usiamo la soda caustica, che
    in quanto a pericolosità non scherza. Ma è altrettanto vero
    che, volendo fare un sapone minimal, questo sarebbe di fatto l’unico
    ingrediente “rischioso” da tenere in conto. Gli altri due
    potrebbero essere semplicemente olio di oliva e acqua.
    Poi è vero: quelli che fanno saponi minimal sono pochi. E quindi
    alla soda caustica, ai grassi e all’acqua si devono sempre
    aggiungere almeno degli oli essenziali o delle fragranze e dei
    coloranti cosmetici, c’è poi il discorso sequestranti (acido
    citrico o sodio citrato) per chi ritiene di doverli usare, ma
    l’elenco delle sostanze non va comunque molto ad di là di questo.
    Nel sapone non servono conservanti, non servono emulsionanti, non
    servono i cosiddetti “attivi” cosmetici, anche perché il sapone è
    un prodotto wash-off che sta sulla pelle pochi secondi e che ha
    l’unica, esclusiva funzione di detergerla (non di idratarla, non
    di nutrirla, non di curarla).
    Inoltre il sapone non ha il grosso problema della sterilizzazione che è invece cruciale per chi fa cosmetici in casa.

    I must della sicurezza richiesti a un saponaio sono quindi di gran
    lunga meno complessi di quelli richiesti a uno che fa cosmetici homemade anche
    se, ovviamente, ci sono e devono essere tenuti ben
    presenti. Superficialità e faciloneria sono un rischio, sempre.
    Un saluto
    Patrizia Garzena

  12. Salve Rodolfo… E cosa ne pensa invece dell’acqua osmotizzata? L’ho trovata in un supermercato!

    • Salve Angie… per favore diamoci del tu.
      L’acqua osmotizzata è un’acqua parzialmente demineralizzata con un processo di osmosi inversa. Quella in commercio può essere molto inquinata microbiologicamente a seconda del processo con cui è stata prodotta ed a seconda della conservazione. Quindi non è sicura. Meglio bollirla….e se toccando il contenitore all’interno trovi una specie di morchia o mucillagine scivolosa sulle pareti, si tratta di un biofilm molto difficile da eliminare. In questo caso devi bollirla almeno 20 minuti in pentola a pressione.
      Nell’industria quando le materie prime possono essere gravemente inquinate microbiologicamente si deve procedere alla sterilizzazione con gammatura o processi analoghi.

  13. Buonasera Rodolfo,
    ho letto con interesse soprattutto la parte relativa ai conservanti , molte persone che si avvicinano a questo hobby pretendono di spignattare senza conservante , vittime probabilmente del mercato che spesso ci propone prodotti senza conservanti siano essi alimentari che cosmetici.
    Sempre sul tema della sicurezza mi piacerebbe una sua opinione relativamente ai contenitori in cui vengono confezionati e quindi conservati i cosmetici autoprodotti, a parte l’igiene e la pulizia , qual è l’importanza del materiale con cui sono fabbricati?
    Vedo che sempre più spignattatori fanno man bassa di contenitori acquistati da siti cinesi o nei bazar – sempre cinesi – ormai molto diffusi nelle nostre città, mi chiedo che grado di sicurezza garantiscano questi vasetti e flaconi per i quali non viene certamente rilasciata alcuna certificazione o dichiarazione di conformità all’uso.
    Grazie Lucia

    • Grazie per la domanda. L’argomento rientra tra i 6 principali ostacoli che chi si autoproduce i cosmetici deve affrontare. Approfondirò l’argomento.

    • Sono una studentessa di CTF, e sto seguendo (al mio terzo anno di studi) il corso di Prodotti cosmetici. Per quello che posso dirti vista la mia (ancora poca) esperienza, la confezione di un cosmetico è una parte fondamentale. Moltissime “prove-sfida” vengono condotte dentro la confezione finale. [sono delle prove a condizioni improbabili e a lungo termine a cui viene sottoposto un cosmetico prima della commercializzazione]. Anche un banale dentifricio ha bisogno di essere correlato alla sua confezione, in particolare all’apertura del foro e alla sua dimensione, durante la formulazione.
      Non dimentichiamo che se fai una prova microbiologica in una piastra sterile è una cosa… se inserisci nella confezione finale tutta una serie di microorganismi è un altra cosa (una delle varie prove-sfida).

  14. Salve, io non ho capito la frase “mi sorprende che i fornitori di materie prime…. … non abbiano creato un prontuario operativo con chiare ed esplicite regole di sicurezza… ” cioè che vuol dire? Che anche un venditore di cacciaviti o di vernici deve creare un “protocollo operativo con chiare ed esplicite regole di sicurezza”? Cioè deve creare un protocollo sul fatto che il cacciavite deve essere utilizzato in questo e in quel modo e che se invece viene usato per bucare un cranio può fare danno? Le regole di sicurezza non vanno scritte sulle etichette con anche dei simboli? (Non mi è chiaro il fatto del perchè è il venditore che deve creare questo protocollo, la mia è solo curiosità!! =D ) Grazie mille!!! Sara =)

    • Approfondirò l’argomento visto che molti/e mi hanno chiesto di farlo.

  15. Penso che, come già discusso nell’articolo, sia necessario uno studio serio prima di buttarsi a fare il piccolo chimico. Mi scuso per l’OT ma questa domanda mi ronza in testa da un po’ di tempo: è vero che i siliconi contenuti nelle creme per il viso sono la causa della dilatazione degli osti follicolari?

    • Non mi risulta assolutamente .Parlando di siliconi si parla di migliaia di molecole diverse, l’argomento siliconi va approfondito visto che girano voci insensate, ma anche qualche verità.

      • Ti ringrazio per la risposta. Se un giorno decidessi di fare chiarezza sull’argomento, ti propongo per il nobel! Scherzi a parte. Brancolo ancora nel buio sulla questione. Mi riferisco ai più comuni siliconi usati in cosmesi, come cyclomethicone e dimethicone.

      • anch’io ne ho sentite di tutti i colori in rete, e mi sono veramente allarmata, da profana, pensando che davvero siano responsabili di secchezza nei capelli e sporchino la pelle. apprezzeremmo in molti un chiarimento! soprattutto io sono sempre molto sorpresa nel leggere le testimonianze di chi ha abbandonato i prodotti “siliconici” per pelle e capelli: tutte queste testimonianze sono entusiastiche e dichiarano risultati strabilianti usando prodotti privi di siliconi (“green” e non). si tratta di autosuggestione? effetti placebo?

  16. Sono contenta di leggere un articolo che si pone in coscienziosa controtendenza rispetto alle mode del momento. Spesso le persone vi aderiscono senza riflettere razionalmente e cautamente su ciò che idee legate all’autoproduzione e al “naturale” davvero comportano.
    Come viene frequentemente ribadito in questo blog, “naturale” non è più sicuro, e tantomeno lo è per definizione ciò che viene autoprodotto, anzi.
    Credo che definire lo spignatto o uno spignatto “facile” sia inappropriato e superficiale, perché questo giudizio può riferirsi solo all’azione meccanica del dosare, mescolare, ecc., ma si tralascia il giudizio sulla parte più importante, ossia la consapevolezza su ciò che si sta compiendo, una consapevolezza che si può ottenere solo con studio rigoroso.
    Non parlo dall’alto di una saggezza infusa, ma dal basso della mia esperienza personale: quando iniziai ad addentrarmi nel mondo della consapevolezza cosmetica, guardando i video di Carlita mi misi a spignattare con poca cognizione di causa, ma fortunatamente mi resi conto molto presto del controsenso intrinseco che stava dietro quello che stavo facendo.
    In ogni caso, lungi da me denigrare lo spignatto, mi piacerebbe però che venisse maggiormente diffuso un approccio realisticamente più cauto sulle sue potenzialità e soprattutto i suoi rischi come viene fatto in questo articolo.

    • Buongiorno a tutti. Tempo fa mi ero avvicinata all’ecobio a causa di una fastidiosa irritazione dovuta al profumo di una crema idratante (diagnosticata dal dermatologo in ospedale). E così sono finita nel “tunnel”, pensando di fare del bene alla mia pelle, all’ambiente e anche al portafogli. E ovviamente sono incappata in Carlita. Per fortuna, la mia naturale pigrizia mi ha impedito di “spignattare” qualcosa di più impegnativo di qualche burro montato con olio, ma qualche incauto acquisto di principi attivi l’ho fatto anche io. Poi, vedendo che la mia pelle non è che fosse questo splendore che tutte declamavano dopo esere passate all’autoproduzione, ho iniziato a farmi delle domande, ed ho cominciato per così dire a risvegliarmi. I soldi che avevo speso non erano pochi, i risultati invece erano irrisori, e i dubbi sull’igiene enormi, e così, a poco a poco, incontrando pagine fortunatamente critiche come questa ed altre, mi sono fermata. Adesso mi faccio qualche stick di burro cacao per me, uso l’olio di cocco sui capelli d’estate o per struccarmi, e mi sto documentando seriamente per usare bene quel che mi è rimasto di tocoferolo e qualche altra boccetta che mi è rimasta. Piuttosto che fare sciocchezze, però, piuttosto butto via tutto. Mi acorgo che quello che è più sensato è non demonizzare, ma trovare ciò che è bene per noi, e che è stato prodotto in sicurezza. Di sicuroè meglio una crema del supermercato prodotta seriamente da una grande casa cosmetica, anche se farcita dai tanto temuti siliconi, piuttosto che qualche infezione “autoprodotta”. Quanto a Carlita, mi disiace constatare quanto sia divenuta arrogante e sensazionalista nei titoli dei suoi video, arrivando perfino ad augurare la chiusura per fallimento di certe aziende. Ci sono famiglie che dipendono dagli stipendi di quelle aziende, sarebbe meglio evitare certi auguri, di questi tempi. Piuttosto, che si batta perchè le aziende producano meglio, con ingredienti più sani e procedimenti meno inquinanti, e non che chiudano. Grazie per questo bel sito.

      • Io ho impiegato parecchio ad arrivare all’autoproduzione, ma era quello che avevo sempre desiderato: mi sono sempre chiesta cosa ci fosse in quei vasetti di sedicenti “creme”, le quali evidentemente non portavano alcun miglioramento alla mia pelle, sebbene fossero riportate in etichetta benefici mirabolanti. Ho sempre pensato che la mia pelle fosse non proprio grassa, ma strana, tendente al lucido. Il lucido era dato solo dal silicone o altra robaccia: alle mia prima crema, fatta nemmeno molto bene, ho rilevato che la mia pelle non restava affatto lucida, quindi per tanto tempo le ho addebitato un difetto che non aveva affatto. Anche quelle cose chiamate “shampoo” avevano sui miei capelli lo stesso effetto dei prodotti per lavaggio auto, sono alla prima impressione prodotti inadeguati e aggressivi, basta vedere la schiuma che fanno.
        Io tutte queste infezioni derivanti dall’uso dei miei prodotti non le ho rilevate… non sarà allarmismo, osservando che le persone si stanno liberando dalla schiavitù di prodotti che se non sono sempre dannosi, sono certamente vuoti o inutili? Mi basta vedere la mia pelle, sentire i miei capelli, per capire cosa è giusto. E’ un rischio che corro volentieri, a parte il fatto che se un crema è andata a male si vede. Per cui, anche se Carlita è facilona e ne avevo rilevato i limiti prima che diventasse una moda attaccarla, la ringrazio perché non avrei avuto il tempo per studiarmi svariati forum per anni allo scopo, forum che pure avevo trovato nelle mie ricerche prima di scoprire i suoi video esplicativi. Inoltre, se lei non capisce niente, come mai chi è più sapiente non realizza video per rettificare i suoi strafalcioni, mostrando come si fabbricano cosmetici in sicurezza? Possibilmente evitando toni soporiferi.

      • …”Io tutte queste infezioni derivanti dall’uso dei miei prodotti non le ho rilevate… non sarà allarmismo, osservando che le persone si stanno liberando dalla schiavitù di prodotti che se non sono sempre dannosi, sono certamente vuoti o inutili?”…
        fai pure come ritieni giusto. La pelle è tua. Poi come ho scritto per anni nel forum di Lola , io sono assolutamente favorevole alla selezione naturale della specie.

      • Lo sono anch’io e la mia laurea scientifica mi induce a pensare che la rigidità mentale non favorisca l’evoluzione della specie.

  17. Hai spiegato in maniera ampia e dettagliata un dubbio che, in modo più semplice mi ero sempre posto: posso creare davvero creare in casa un cosmetico uguale a quelli in commercio? Mi basta la ricetta in grammi, una bilancina e il mini pimer? Ma le materie prime come le conservo?! Ci vorrà un luogo fresco, lontano dalla luce e dall’umido! E la ciotoletta da un paio di euro va bene o mi si squaglierà? Ma non è un tantino pericoloso maneggiare roba come la soda caustica o qualche acido!? E se dovessi sbagliare dosi!? Mi posso fidare delle ricette online?
    Mi sembrava un po’ troppo facile, o meglio semplificato. L’esempio che fai è emblematico: mia madre fa la passata di pomodori da decenni, l’ha visto fare da altrettanti anni a sua madre, e si è confrontata con tanta gente che ha altrettanta esperienza. Però, se per creare la passata, a me serve il pomodoro e il basilico, per fare una crema ho una quantità di ingrediente tre volte tanto e un’esperienza che non ho, che non ho tempo di costruirmi occupandomi di altro, e che non ho modo di confrontare in maniera concreta

    • Il mondo dei cosmetici è ampio. Ci sono anche spignatti semplici con un
      grado di pericolo pressochè nullo (ma mai abbassare la guardia!) testati
      dall’umanità da qualche migliaio di anni come unguenti, cold cream e
      altre cose con poca o nulla presenza di acqua o ph particolari per cui
      la proliferazione batterica è quasi scongiurata. Non ci si fida della
      prima ricetta che si trova. Si studia, online si trovano anche testi
      universitari di farmacia, cosmetologia, chimica, fonti un po’ più
      attendibili di blog e vlog insomma e l’angolo di Lola che diciamo
      risulta una delle fonti più sicure sul web (in italiano) oggi. Le
      materie prime dove le acquisto io sono corredate di scheda tecnica tipo
      farmacopea semplificata. La soda cautica va trattata con rispetto ed
      accortezze, sicuramente non si gioca quando la si usa ma non è che acidi
      e basi che si trovano tra gli scaffali del supermercato siano acqua
      fresca, mia suocera (che ha giocato alla piccola chimica senza studiare)
      c’è quasi rimasta secca perchè si era messa a mischiare detersivi. Il
      pericolo è in ogni dove, conoscienza e buonsenso fanno sì che tu non
      abbia il prossimo Darwin Award.

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