Etidronati: sicuri che sia l’alternativa ecologica all’EDTA ?

Etidronati: sicuri che sia l’alternativa ecologica all’EDTA ?

Al Lupo, Al Lupo ! RoundUp, il più diffuso erbicida della Monsanto ed il gas Sarin sono fosfonati

Incontrando Loredana e Oxana durante l’ultimo Cosmoprof  (  mi scuso se non cito gli altri 30 o 40 frequentatori/trici dell’Angolo di Lola incontrati ) ricordo che mi chiesero una opinione sul Tetrasodium Editronate , visto che nel Biodizionario se ne parlava “molto bene”.

Per me, le discussioni tra chi ama e chi odia una sostanza chimica sono interessanti e sensate come quelle tra un tifoso del Milan ed uno del Trebisacce ed a me il calcio non interessa per nulla.

Poi francamente non posso conoscere vita morte e miracoli di ogni ingrediente sul mercato .

Quando recentemente Alessandra mi ha segnalato un blog , ben argomentato,  dedicato ai Detersivi Ecologici http://www.detersivi-ecologici.net/  che sul Tetrasodium Editronate esprimeva una valutazione non proprio  ”entusiasta” e prodotti che ne escludevano l’uso ( Il fosforo nei detersivi va evitato ) ho deciso di parlarne , anche se l’argomento interesserà 4 o 5 ecologisti e 2 o 3 professionisti della cosmesi o della detergenza.

Il Tetrasodium Editronate ( d’ora innazi 4Na-HEDP ) è uno degli ingredienti che ha precise restrizioni nell’utilizzo cosmetico.

Incluso nell’allegato III del regolamento può essere utilizzato solo nei prodotti per capelli ( max. concentrazione di acido etidronico 1,5 % ) e nei saponi ( massima concentrazione di acido etidronico 0,2%  ). Limitazioni d’uso così strette, al contrario dell’ EDTA che non ha alcuna limitazione d’uso,  fanno pensare che in termini di sicurezza non sia proprio acqua fresca .

Visto che per me le opinioni espresse dagli organi regolatori contano, la faccenda sul suo utilizzo cosmetico è chiusa: si può usare nel cosmetico solo alle condizione dettate dal regolamento.

Ma l’argomento del contendere è  l’impatto ambientale e se davvero lo si debba considerare l’alternativa ecologica ai fosfati ed al tetrasodium EDTA ( d’ora innanzi 4Na-EDTA ).

Vedendo le spiagge ed il mare ricoperto da alghe non riesco a non pensare a costosissimi cosmetici venduti come a base di laminaria o spirulina

Il 4Na-HEDP è un fosfonato e come tale al centro dell’attenzione e di una accesa controversia per problematiche ambientali.
Anni fa a causa dell’eutrofizzazione in certi mari “chiusi” ( l’alto Adriatico, alcune località del Baltico ecc.. ) si valutò come il fosforo ne fosse una delle principali cause.
L’eutrofizzazione e la nutrient pollution sono forme di danno ambientale di cui è difficile definire parametri di ecotossicità. Non sono dovute a veleni che uccidono ma a sostanze che sovra-alimentano alcuni organismi anziché altri.

Sono stati  presi precisi provvedimenti, limitando fortemente l’utilizzo nei detersivi dei fosfati.

EU Detergent Regulation 259/2012

I fosfonati non sono i fosfati, ma sono considerati un co-fattore nel fenomeno eutrofizzazione sia perché possono chelare i micronutrienti sia per il rilascio di orto-fosfati nel lungo periodo o per fotodegradazione superficiale.

I produttori di fosfonati si sono riuniti per sostenere con attività di lobby e di ricerca il loro utilizzo.

Questo il loro sito internet : http://www.phosphonates.com/

Gli interessi in ballo sono enormi e una demonizzazione dei fosfonati avrebbe colpito settori industriali molto grossi.

I produttori hanno redatto un completo dossier a sostegno dell’utilizzo dei fosfonati e della loro “sostenibilità” ecologica.

HERA, Human & Environmental Risk Assessment on ingredients of  European household cleaning products: Phosphonates Dossier

Sia la EPA e FDA americane che la commissione Europea hanno preso atto del dossier che rendendo “pubbliche” molte delle ricerche e test per conto di Monsanto, Henkel, Rodhia si proponeva di ridefinire  profilo tossicologico  ed ecotossicologico dei principali fosfonati per detergenza anche per impedire che il “bando” dei fosfati nei detersivi coinvolgesse anche i fosfonati.
Non capisco da dove nasca la storia che i fosfonati sono un ingrediente “ecologico” . Nonostante la valutazione di rischio ambientale e per la salute fatta dai produttori  il Report del Comitato Scientifico Rischi per la Salute e per l’Ambiente classifica 4Na-HEDP e 4Na-EDTA allo stesso modo, cioè come non facilmente degradabili precisando :

For the non readily degradable, the problem can be summarised as follows:
EDTA: there is no risk deriving from the use in household detergents; for some other uses risk is unlikely, but a more precise exposure assessment is needed to exclude it;
Phosphonates: the available information is not sufficient to exclude a potential risk at European level. In fact a potential risk for terrestrial organisms related to the use of sludge as fertilizer has been estimated, as well as a potential risk for aquatic organisms pending on the confirmation of their chronic toxicity to aquatic invertebrates;

Visto che è la dose che fa il veleno e che per l’ecolabel, a livello precauzionario, si è deciso di evitare l’utilizzo di EDTA, direi che anche per i fosfonati, come il 4Na-HEDP, si dovrà monitorare attentamente i consumi e l’apporto complessivo da detersivi, saponi, fertilizzanti, diserbanti e quant’altro. I rischio di grave inquinamento locale ci sarà soprattutto quando al posto dell’EDTA verranno adottati i fosfonati nella industria di deposizioni dei metalli ( per intenderci quella dove si producono circuiti stampati per l’elettronica ).

Le valutazioni di rischio ambientale nelle acque sono sempre molto complesse.
La PNEC, cioè la concentrazione sotto la quale non dovrebbero esserci effetti inaccettabili, del 4a-HEDP è inferiore di quella del 4Na-EDTA, anche considerando il fattore di valutazione 5 volte più alto del 4Na-HEDP dovuto alla incertezza dei dati. Quindi ne basta meno per rischiare un danno nelle acque.

ambiente PNEC 4Na-HEDP(fattore) PNEC 4Na-EDTA(fattore)
aqua (freshwater) 0.134 mg/L(50) 2.2 mg/L(10)
aqua (marine water) 0.014 mg/L(500) 0.22 mg/L(100)
Fonte:Echa

Essendo il rischio ambientale funzione delle concentrazioni che si trovano poi nell’ambiente, il parametro chiamato : PEC, tutte le sostanze che hanno un rapporto PEC/PNEC >1 sono da considerarsi un rischio potenziale e le industrie dovrebbero ridurne l’utilizzo .
Questo è già successo per i fosfati.

Sta succedendo per l’EDTA, che a causa dell’utilizzo massivo in alcuni processi industriali senza trattamento delle acque può avere un rapporto PEClocale/PNEC >1.

La misura di quanti fosfonati residuano negli effluvi è complessa ma l’idea che sostanze di cui decine di milioni di Kg.  vengono scaricati nelle acque europee svaniscano nel nulla per fotodegradazione superficiale è ridicola.

Una limitazione per i fosfonati si dovrà adottare se il loro crescente utilizzo, tra fertilizzanti, diserbanti e chelanti nei detersivi portasse le concentrazioni locali o regionali nelle acque a valori superiore alla PNEC.

Con la pianura Padana che è un’area tra le più industrializzate e con agricoltura intensiva d’Europa , la valutazione locale , sulle coste dell’alto Adriatico o nelle risaie padane della PEC dei fosfonati e dei loro prodotti di degradazione è un ottimo indicatore.

Vista la scarsa degradabilità, pari se non peggio di quella dell’EDTA secondo il database DID dell’Ecolabel,  non dovrebbero essere utilizzati  nei detergenti o cosmetici che vantano qualità ecologiche .

Concludendo le mie meditazioni da ecologista agnostico: i chelanti fosfonati come il Tetrasodium Etidronate non sono una scelta ecologica particolarmente brillante.
La loro tossicità non è elevata ma possono contribuire al rischio eutrofizzazione e nutrient pollution. Visto che sedimentano e fotodegradano in superficie come l’EDTA sarei curioso di sapere come sono le acque effluenti dagli impianti di metallizzazione dove vengono utilizzati.
Hanno il vantaggio che svolgono una buona azione sequestrante anche a concentrazioni inferiori di altri chelanti alternativi ai fosfati.
Non possono essere utilizzati nei cosmetici se non per capelli o nei saponi con precise limitazioni.
Anche nelle problematiche ambientali, qualità, funzionalità o pericolosità di un ingrediente non comportano necessariamente né qualità, né funzionalità, né pericolosità del prodotto finito che lo contengono.
Per chi, formulatore o consumatore con una forte motivazione ecologista, non vuole dare nessun contributo alla diffusione di sostanze non biodegradabili, ci sono sul mercato chelanti (EDDS, IDS, GLDA, SODIUM CITRATE, SODIUM GLUCONATE, ecc.ecc…) che non contribuiscono alla eutrofizzazione, più “green” dei fosfonati.
La scelta del sistema chelante in un detergente non è semplice; dipende molto dall’utilizzo del detergente, dal pH , dalla temperatura e durezza dell’acqua. Nei normali saponi autoprodotti, dove funge anche da stabilizzatore per impedire l’inrancidimento non capisco perché non si utilizzi semplicemente SODIUM GLUCONATE e SODIUM CITRATE .

Per varie ragioni buttiamo nell’ambiente impressionanti quantità di diversi fosfonati: fertilizzanti, diserbanti, builder per detersivi, chelanti cosmetici. Viste le accese campagne ambientaliste contro Monsanto, tutto fa pensare che prima che si cominci anche solo a discutere del rischio ambientale collegato all’HEDP nei detergenti, in vari paesi europei verrà bandito un altro fosfonate : il GLYPHOSATE , alias l’erbicida Roundup.

Rodolfo Baraldini

Articoli correlati:

Biodegradabile ? Ecologico ? Meditazioni di un ecologista agnostico.

Demonizzare l’ Edta

Riferimenti:
Environmental chemistry of phosphonates
Environmental assessment of substances for substitution of phosphates
Non surfactant Organic Ingredients and Zeolite-based Detergents : Comitato Scientifico Europeo Rischi per la Salute e per l’Ambiente
HERA Phosphonates 
EFSA Risk Assessment Phosphonates in Pesticides
Assessment of the consequences of ban of phosphates
Determination of Phosphonates in Natural Water
Ecolabel: Detergent Ingredient Database 2014
Environmental and Health Assessment of Substances in Household Detergents and Cosmetic Detergent Products
European Risk Assessment of EDTA

pubblicato 3 ottobre 2014

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21 Commenti

  1. Grazie per queste informazioni, mi sono state utili. Stamattina ho notato tra gli ingredienti dell’ acqua ossigenata l acido etidronico e ne ho cercato la scheda tecnica. Mi sono poi imbattuta in questa pagina molto interessante nonostante sia di qualche anno fa!

  2. Ciao a tutti!
    Mi inserisco in quei 4/5 lettori che godono proprio a leggere i post come questo. Il tuo approccio tecnico e disincantato mi piace tantissimo e sul tuo blog trovo tante informazioni trattate in maniera molto analitica che mi aiutano a pensare e fare coscienza di tanti ingredienti. Purtroppo a causa della mia ignoranza chimica, tante volte cadrei nello sconforto se non fossero disponibili supporti seri e documentati come il tuo!
    Il tetrasodio etidronato l’ho provato nelle barre di sapone, ma con una buona progettazione della ricetta e senza ingredienti troppo pretenziosi, non ho potuto notare differenze così rilevanti (tengo i campioni di tutte le barre per anni per vedere l’irrancidimento). Credo che ne farò benissimo a meno da ora in poi.
    Grazie per il tuo approfondimento! Graditissimo!

  3. Ho avuto problemi di connessione. Grazie per le risposte. Certo diamoci del tu :)
    Penso che mi hai convinto col gluconato. Non mi è chiara solo una cosa. Ripeto che son proprio ignorante. Se il gluconato funziona da chelante non è meglio inserire anche in sinergia un antiossidante per i grassi non saponificati come l’oleoresina di rosmarino? Pensavo ad esempio a un sapone a caldo qua do il superfatting viene inserito alla fine e quindi potrebbe rischiare di irrancidire perchè è in qualche modo rimasto fuori dalla reazione col resto. Può andar bene abbinarla come per gli altri chelanti o qui basta il gluconato? E in questo caso i grassi liberi sono protetti?

    • a grande richiesta, in realtà 4 o 5 lettori, mi è stato chiesto di approfondire alcuni approcci formulativi green. Tra questi come formulare sistema antiossidante con una attenzione anche alle problematiche di macchie, dreaded spot, di alcuni saponi. Finite le mie escursioni d’alta quota , lungo ponte in montagna, pubblico.

  4. Ciao, approfitto della tua disponibilità per un paio di domande. Io sto usando tetrasodio etidronato (nel sapone autoprodotto) che imparo ora non essere così “tranquillo” come pensavo. Prima anch’io usavo il sodio citrato ma stavo cercando il prodotto più performante possibile per evitare problemi vari.
    L’etidronato lo inserivo in una percentuale di circa 0,2% dei grassi usati per il sapone. Questo sodio gluconato invece mi par di capire che andrebbe inserito, come da tua risposta qui sotto, allo 0,35 ma credo del sapone finito (quindi comprensivo di acqua).
    Questo chelante secondo il tuo punto di vista a questa percentuale è performante come l’etidronato? E l’Edta tanto demonizzato e odiato è davvero molto superiore? Son tentato di provare questo gluconato ma in giro trovo ancora pochissime informazioni sul suo uso nei saponi…
    Grazie anticipate

    • L’articolo evidenziava come l’etidronate sia per il comitato scientifico che per il database dell’ecolabel non è affatto più “ecologico” dell’edta, ammesso che si abbia chiaro cosa si considera per ecologico.. .
      Poi per i parametri di efficienza e stabilità si devono considerare altri fattori.
      La costante di stabilità fa intuire come per l’azione chelante del calcio l’etidronate sia particolarmente efficiente.
      In sostanza ne basta molto poco , come l’EDTA, per migliorare l’azione detergente di un sapone in acque dure.
      Se si considerano altri ioni, ferro e rame, quelli più importanti per la stabilità del sapone il gluconate è molto efficiente. Il miglior compromesso, sia come efficacia su diversi ioni metallici sia per biodegradabilità ritengo sia l’EDDS.
      In giro si trovano tabelle più o meno ben fatte con l’attività chelante verso il CaCO3 espresse in mg di calcare chelato/ per grammi di chelante…. da queste ho ricavato il dato del 0,35% di gluconate nel sapone che ovviamente dovrebbe essere adattato alla durezza dell’acqua con cui si pensa di dover lavorare.
      Sono in viaggio per la Germania e mi scuso per ritardi e sintesi nelle risposte.

      • Grazie per la risposta nonostante gli impegni.

        Ammetto la mia totale ignoranza in materia. Amo fare sapone in casa e cerco di mantenerlo sano il più a lungo possibile. Per questo ho sempre inserito oleoresina di rosmarino come antiossidante degli oli non saponificati e l’etidronato.
        Questo l’EDDS sinceramente non l’ho mai sentito nominare e facendo una ricerca sui siti di materie prime da cui son solito rifornirmi non ne ho trovato traccia.
        Valuterò, in base anche alle tue risposte (lo ammetto, la mia ignoranza non mi permette di comprenderle al 100%) se continuare con l’etidronato o se passare al gluconato.
        Intanto grazie ancora e buona Pasqua.

      • L’estratto di rosmarino, specie se idro , è ottimo per stabilizzare i saponi, la mia scelta green preferita. La sinergia con chelanti : citrico, gluconato, etidronate, edds, edta c’è in ogni caso in quanto bloccano gli ioni ferro e rame che innescano l’inrancidimento, se poi si considera l’azione chelante verso il calcio, alle giuste dosi vanno tutti bene. La scelta per cui si propone il gluconate e l’edds è solo per formulazioni green , ma anche edta e etidronate funzionano.

      • Ultima cosa e non stresso più, giuro.
        Mi è stato suggerito da un’amica, in base a un articolo letto, di usare lo 0.4 di gluconato abbinato allo 0.2 di citrato.
        Cosa ne pensi?
        (Ovviamente io aggiungerei anche le mie consuete 16 gocce x kg come di abitudine).
        Grazie e buona Pasqua

      • …oppure, visto che da quanto ho capito il risultato è il medesimo (ecologia a parte) me ne continuo con l’etidronato allo 0.2 % + oleoresina.
        Ahaha la confusione nella mia testa. :)

      • Ho per caso detto una fesseria?

      • Tra i non biodegradabili per un sapone non green si può tranquillamente utilizzare l’HEDP, se si vuole formulare green e non si trova oltre al gluconate l’EDDS un ottimo chelante green è il DLGA. Dosaggi e sinergie vanno calcolati in base a cosa si deve chelare. Difficile definire a priori stabilità e dissociazione di una sinergia tra gluconate e citrico. Io preferirei una sinergia gluconate e qualche pluridentato più stabile.

      • Grazie mille per la disponibilità :)

  5. Buongiorno, ho letto il suo articolo e provengo dal forum di lola dove appunto come alternativa al sodio citrato che io sto usando (ma anche dell’etidronato di sodio) si consiglia il sodium gluconate. Ho letto sul sito di un fornitore di materie prime che ha un’attività chelante superiore sia a tetrasodium edta che a tetrasodium etidronate. C’è scritto essere attivo già da ph 4,5 anche se sul forum qualcuno mette in dubbio questa cosa. Vorrei, se possibile, il suo parere su questo prodotto e se lo consiglia nel sapone autoprodotto al posto dei già citati tetrasodium e citrato. Grazie anticipate

    • Definire : “attività Chelante”.
      Si può affermare che gli editronati sono più ecologici, ma sulla “attività chelante” avrei grandi dubbi.
      I chelanti vengono valutati in funzione della concentrazione necessaria a chelare e della stabilità dopo che hanno chelato.
      I chelanti non eco come edta e etidronati sono decisamente più “efficienti” ma per una formulazione “green” il gluconato va benissimo, ma se ne deve mettere di più.

      • Grazie mille per la celerissima risposta. Quindi a questo punto mi conviene convertirmi all’etidronato. Il sito a cui le facevo riferimento è glamour cosmetics che appunto nella scheda tecnica scrive: “mostra un’ attività chelante superiore a Tetrasodium EDTA e Tetrasodium Etidronate”.Com chelante lo suggerisce a 0,2 – 0,3%. Non ho capito se aumentandone la percentuale di utilizzo migliori solo l’attività chelante ma non raggiunga comunque il tetrasodium oppure se lo eguagli/superi. Eventualmente che percentuale consiglia? E, ecologia a parte, mi par di capire che al momnto il tetrasodio etidronato sia il più efficace, sempre usato al 0.2/0.3% (dei grassi utilizzati)

      • Il più efficace e stabile , quindi versatile, direi che è l’EDTA poi a seconda di cosa si deve chelare ed in che prodotto si deve utilizzare ci sono soluzioni alternative … come chelante ecologico il più versatile direi che è l’EDDS, poi il gluconate per i saponi va bene, solo che devi metterne molto di più.
        Puoi trovare la costante di stabilità dei diversi chelanti rispetto ai diversi metalli e nei saponi dovresti considerare che è buona norma chelare bene anche fe e cu per ridurre l’inrancidimnto oltre che ca per detergere bene in acque dure.

      • Purtroppo di chimica non ne so molto, anzi, non ne so. Amo fare saponi fatti in casa e mi affido molto a quanto leggo in rete o nei libri. Ho sempre usato sodio citrato ma vedo che molti usano il tetrasodio etidronato ma dal suo articolo leggo non essere così tranquillo per l’ambiente. Ora leggo di questo gluconato e mi confondo un pochino. L’edta so essere inquinante quindi vorrei evitarlo. Queso edds non ho capito che è. Il tetrasodio etidronato pare inquinante pure lui? Del gluconato quindi “metterne molto di più” che significa? Solitamente sto a quanto specificato nella scheda tecnica del fornitore che appunto sta basso con 0.2/0.3… Scusi la raffica di domande…

      • Per l’impatto ecologico nell’articolo evidenziavo come dai dati ECHA e dal database DID dell’ecolabel emerge che gli etidronati non sono “meglio” dell’EDTA.
        Per il gluconate, essendo meno efficiente dell’EDTA ( 70%) per stabilizzare un sapone artigianale se ne può utilizzare lo 0,35%. Considerando che chela molto bene ( 330 mg/g ) il calcare a pH alkalino di gluconate anche in acque molto dure in genere nei saponi alcalini non ne serve di più.
        Per favore diamoci del tu.

  6. Ho visto che parlavi in un forum di formulatori del Glyphosane … che ne pensi ?

    • del Glyphosane come di qualunque sostanza non penso proprio nulla di specifico…al massimo posso discutere dell’uso che se ne fa e delle polemiche che sono scoppiate al riguardo :) visto che le valutazioni ambientali sono complesse e non mi piace improvvisarmi sparasentenze o dispensatore di prebende, posso solo notare come da non tossicologo, non chimico, non biologo…. insomma da normale cittadino , la vicenda è perlomeno sconcertante. Tra disinformazione commerciale, test taroccati, frodi scientifiche, revisioni a pera e ricerche scandalose come quella di Seralini adesso si discute di come una sostanza potrebbe avere un profilo tossicologico diverso a seconda di come è formulata. Wow che scoperta !!!….la prossima volta ci diranno che l’acqua calda può scottare? Tutto il sistema della valutazione del rischio per la salute ed ambientale è debole fino a quando non ci saranno fondi per test e ricerche indipendenti fatte con rigore e metodo scientifico. A noi, cittadini, arrivano solo informazioni parziali, nel duplice significato di “di parte” e ” limitate” ma anche per chi deve decidere, il lavoro non è facile.Nel caso dei fosfonati la commissione scientifica europea ha rilevato i limiti delle ricerche pubblicate dalle industrie, non succede sempre . Nel caso del glyphosate, indipendentemente dalla scandalosa ricerca di Seralini , che deve prendere decisioni dovrebbe poter accedere a test e ricerche indipendenti che diano risposte certe ai tanti dubbi.

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