E-rumours: Red Kamala e le norme che regolano le erbe tintorie.

E-rumours: Red Kamala e le norme che regolano le erbe tintorie.

Mi sarebbe piaciuto veder crescere il sito nononsensecosmethic con una impostazione collaborativa, modello Wikipedia. Quando trovo on-line qualche articolo ben fatto ed interessante, preferisco riportarlo integralmente, piuttosto che semplicemente citarlo o linkarlo.

Contattato da Sara Turrizianiper discutere dell’etichettatura di un prodotto mi è stata evidenziata una indagine molto interessante ed in un ambito di argomenti che spesso tratto su nononsensecosmethic, di cui Sara sta per pubblicare una terza puntata.

Red Kemala, un colorante dall’estremo oriente

pubblicato da Sara Turriziani su Scientificast il 24 Ago, 2017

Chi mi conosce bene sa che ho un rapporto particolare con le erbe tintorie, nato inizialmente per curiosità nei confronti dell’henné o Lawsonia Inermis, un arbusto spinoso, coltivato in India, Nord Africa e Medioriente, dalle cui foglie essiccate si ricava una polvere generalmente di colore verdastro, che opportunamente trattata dona ai capelli un colore rosso. Per ottenere altre sfumature di colore, si possono preparare miscele in cui, oltre l’henné, sono presenti altre erbe dal potere tintorio. Per rafforzare il colore rosso e ottenere una tonalità più fredda, per esempio, si usano la Robbia, l’Ibisco e la Red Kamala, ultima arrivata sul mercato italiano. La Red Kamala o Mallotus Philippensis è una pianta delle Euphorbiaceae, che cresce in prevalenza nel Sud Est Asiatico. Viene chiamata Red Kamala in virtù della capsula rossa dei suoi frutti, sulla cui superficie sono presenti delle glandule rotondeggianti: queste, una volta rimosse e ridotte in polvere, sono impiegate da secoli dalle popolazioni locali come colorante per tingere tessuti e nella preparazione di sciroppi. Il frutto veniva anche utilizzato come rimedio tradizionale per le infezioni da verme solitario e altri parassiti ed è documentato l’impiego della polvere come antielmintico negli allevamenti di pollame in India. L’azione colorante della polvere è dovuta principalmente alla presenza di un composto, chiamato rottlerin o rottlerina (C30H28O8), che ha suscitato l’interesse dei ricercatori per via di alcune sue proprietà farmacologiche.

La struttura chimica del rottlerin o rottlerina. Credits: Wikipedia

Questa pianta ha cominciato a diventare popolare qualche anno fa tra le appassionate di tinture a base di erbe per capelli e altri prodotti definiti di cosmesi “naturale”. Prima disponibile solo in Francia, poi anche in Italia, la Red Kamala viene venduta principalmente come “prodotto 100% naturale” per tingere i capelli. I venditori, purtroppo, tendono a rendere la parola “naturale” sinonimo della parola “innocuo”. Ciò non è affatto vero. Naturale non è sinonimo di innocuo! Inoltre, le sostanze estratte potrebbero comunque dare reazioni allergiche in soggetti predisposti. Infatti, anche per la polvere di Red Kamala sono stati riportati in letteratura alcuni casi di rinite e asma allergica. La propaganda del prodotto “naturale” è sfruttata abilmente dai rivenditori come strategia di marketing, perché evoca nel consumatore l’idea del prodotto “sicuro”, in armonia con l’ambiente, e va a fare leva su quella fascia della popolazione che ha “paura della chimica”. Certe piante sembrano essere in grado di curare tutti i mali, a giudicare da come vengono pubblicizzate; purtroppo, sebbene non sempre queste affermazioni corrispondano al vero, verificare le varie affermazioni non è semplice, poiché per questi prodotti non viene fornita una scheda dettagliata riguardante i componenti e i rischi associati. Spetta al consumatore cercare informazioni attendibili al riguardo, dunque servono tempo e pazienza. Molti consumatori preferiscono fidarsi ciecamente dei venditori, che fanno leva anche sul possesso di certificazioni per attestare la sicurezza dei loro prodotti, in particolare circa l’assenza di contaminazioni. Infine, spesso mancano indicazioni sul loro corretto impiego, per esempio con che frequenza e in che dosi si possono utilizzare. Sono pochi, infatti, i rivenditori veramente trasparenti che pubblicano, per esempio, i risultati di analisi in grado di stabilire la tollerabilità cutanea (Patch Test), le caratteristiche fisico-chimiche e microbiologiche dei singoli elementi e dei prodotti nel loro insieme e il loro grado di conservazione nel tempo (Challenge Test, In Use Test). Fare analisi delle materie prime, però è abbastanza costoso dato che andrebbero fatte a campione e su ogni spedizione per avere davvero delle certezze, per cui esistono rivenditori che preferiscono adottare un approccio diverso e decidono, invece, di seguire tutta la filiera produttiva, verificando con visite in loco sia le coltivazioni che le procedure di essiccazione e macinazione delle erbe tintorie. Ma la maggior parte dei venditori, purtroppo, si basa sulle certificazioni ricevute dai produttori stessi, senza effettuare verifiche aggiuntive. Complice di questo è anche il fatto che molte di queste sostanze vengono prodotte in zone esotiche del pianeta dove le regole di buona produzione e i controlli da parte delle istituzioni possono essere anche piuttosto carenti. In passato ci sono stati casi, riportati dal sistema di allerta europeo, in cui è stato riscontrato un livello di contaminazione batterica elevato in alcune miscele di erbe tintorie, cosa che ha portato al loro immediato ritiro dal mercato. Il punto cruciale, però, non è quello di volere un prodotto ultrapuro, la presenza di contaminanti è parte integrante del concetto di prodotto “naturale”, in quanto essi possono derivare dai processi di coltivazione della pianta e di produzione del derivato vegetale. In un laboratorio, invece, il controllo dei processi di sintesi permette di produrre ingredienti con un livello di purezza estremamente elevato. Ora, sebbene non possano esistere prodotti senza impurezze, la cosa importante è che esse non pongano eventuali rischi per la salute e che il consumatore sia consapevole di ciò che sta acquistando.

I frutti dalla capsula rossa della Mallotus Philippensis o Red Kamala. Credits: Wikipedia

Infine, va considerato che è pratica diffusa tra i produttori adulterare e sostituire le polveri a base di piante, data la crescente richiesta di questi prodotti: per esempio, quella di Red Kamala è spesso adulterata con ossido di ferro, sabbia ferruginosa, e polveri di altre piante, per esempio l’annatto (Bixa orellana). Quando vidi pubblicizzata per la prima volta la polvere di Red Kamala rimasi molto stupita dal suo aspetto, soprattutto perché le varie blogger, paladine della cosmesi “naturale”, raccontavano di un incredibile potere tintorio. Potete vedere un esempio qui, il colore è così fucsia che ti tinge la retina solo a guardarlo! Ma un colore così intenso può essere derivato semplicemente dalla parte di una pianta? Recentemente i rivenditori si sono decisi a fornire una risposta a questa domanda e non avrei mai immaginato che mi sarei trovata in un labirinto di informazioni poco coerenti…

Red Kamala, lo spettro della contaminazione

pubblicato da Sara Turriziani su Scientificast il 12 Set, 2017

Come abbiamo visto nella puntata precedente, la polvere di Red Kamala è un derivato vegetale venduto in Italia per tingere i capelli di rosso ed eravamo rimasti con un dubbio riguardo al suo colore fucsia così intenso: davvero deriva semplicemente da una pianta? Pare proprio di no, e lo scandalo, come spesso accade ultimamente, scoppia su Facebook, sulla pagina di un’azienda sarda, Le Erbe di Janas, specializzata nella vendita di erbe tintorie e altre materie prime di origine vegetale e minerale. Questo rivenditore scrive un lungo post in cui racconta di aver deciso di mettere in commercio con il proprio marchio la polvere di Red Kamala, ma di essere rimasto sorpreso dal colore della sostanza ricevuta: un rossiccio, molto differente dall’intenso e commercialmente appetibile fucsia. L’azienda sarda, insospettita, ha contattato un laboratorio di analisi esterno per una verifica. Le analisi sono state però svolte sul popolare colorante fucsia e non sul prodotto rossiccio ricevuto dall’azienda sarda. Il perché di questa scelta e il come l’azienda si sia procurata il campione rimane poco chiaro. Tuttavia le analisi hanno certificato che la polvere fucsia altro non era che amido di mais e colorante azoico rosso. I coloranti azoici sono prodotti di sintesi a partire da composti aromatici, derivano dall’azobenzene, quindi non possono essere considerati prodotti “naturali”. Essi costituiscono oltre il 50% di tutti i coloranti industriali e trovano ampio impiego nel settore tessile, alimentare, farmaceutico, cosmetico e nell’industria delle vernici. Il termine “azoico” deriva dalla presenza di almeno un gruppo azo (-N=N-), che funge da cromoforo, ovvero è il gruppo funzionale responsabile del colore nella struttura molecolare. Questa classe di coloranti è tra quelle utilizzate nei balsami coloranti e per la colorazione semipermanente, ossia quelle tinte riflessanti che si comprano nei supermercati o che potete fare dal parrucchiere. Non tutti i coloranti azoici, però, sono permessi dalla legislazione europea per l’impiego nei cosmetici*, alcuni infatti sono considerati potenzialmente dannosi per la salute. Com’era prevedibile, dopo il post de Le Erbe di Janas, la rabbia e la preoccupazione dei consumatori si sono riversate sui rivenditori della Red Kamala fucsia che, a quanto pare, di naturale ha ben poco. Uno su tutti, Zenstore.it, si mobilita a sua volta contattando un altro laboratorio per effettuare analisi sul prodotto in magazzino (sempre fucsia). Nell’attesa, l’azienda sarda pubblica, sempre su Facebook, il referto delle analisi commissionate, oscurando però il nome del laboratorio che le ha effettuate per motivi di privacy. Le consumatrici laureate in chimica non hanno tardato a contestare la metodologia di analisi utilizzata, ossia la FT-IR, spettroscopia infrarossa (IR) a Trasformata di Fourier, che viene considerata non adeguata, in quanto non sufficiente per determinare la composizione di un prodotto. Le Erbe di Janas, davanti a così tante critiche, si difende dicendo che il laboratorio è certificato e che loro in azienda non sono esperti di chimica. Curioso da parte di un’azienda che vende prodotti a uso cosmetico. Alcune utenti iniziano anche a fare pressione affinché siano effettuate e rese pubbliche le stesse analisi sulla polvere che l’azienda sarda ha intenzione di vendere come “vera” e “pura” Red Kamala (quella rossiccia). Si formano, pertanto, due schieramenti opposti: quello di chi vuole maggior chiarezza e chi, invece, difende a spada tratta l’azienda sarda. In realtà, quello che emerge è che finora nessuno aveva controllato nulla, ovvero che molti importatori si erano basati solo sui certificati che arrivavano dai produttori esteri. Mentre la polemica imperversa, a gettare ulteriore benzina sul fuoco ci pensano i risultati del laboratorio di analisi contattato da Zenstore.it: la ormai famigerata polvere fucsia è composta al 68% di Mallotus Philippensis (Red Kamala), 32% di talco e un colorante azoico presente nella quantità di 6 milligrammi/kg ovvero 6ppm. Questa ulteriore conferma della presenza di un colorante di sintesi in un prodotto venduto per essere totalmente naturale viene stigmatizzato da Zenstore.it che considera la percentuale irrisoria e non sufficiente a fornire potere tintorio alla polvere; in realtà, alcuni coloranti azoici sono estremamente efficienti, nel senso che basta meno di 1ppm, ossia una quantità davvero minuscola, per colorare l’acqua! Ma soprattutto, la determinazione esatta del tipo di colorante è importante per la tutela del consumatore, che deve essere sicuro di non utilizzare prodotti potenzialmente nocivi per la salute.

Analisi pubblicate sulla pagina Facebook di Zenstore.it

Nel post di Zenstore.it, il nome del laboratorio compare in chiaro ed è visibile la firma del responsabile che certifica le analisi, che però sono descritte solo come (sigh) “metodiche ufficiali”; successivamente, Zenstore.it spiega che il laboratorio di analisi da loro contattato ha usato per la determinazione dei coloranti la cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC) e per il resto dei parametri la gascromatografia di massa (GC-MS). L’uso di queste strumentazioni rassicura le utenti sull’adeguatezza delle analisi, ma i risultati sono profondamente diversi da quelli del laboratorio contattato dall’azienda sarda. Il dubbio si diffonde tra gli utenti perché i due laboratori hanno utilizzato strumentazioni nettamente diverse e difficilmente comparabili. Le due aziende, e le due tifoserie sui social, continuano a schernirsi, ma quello che emerge sempre più chiaramente è che la composizione della polvere fucsia non sia quella dichiarata dal fornitore indiano. Zenstore.it continua a vendere la Red Kamala fucsia, considerato il risultato delle analisi e la presenza di elementi “innocui”. Il prodotto è, infatti, ancora acquistabile sul loro sito, con una nuova etichetta applicata sulla confezione, che riporta la composizione determinata dal laboratorio di analisi ma continua a essere pubblicizzato come prodotto “100% naturale”**. Inoltre, l’azienda sarda, pur invocando per prima trasparenza, finora non ha pubblicato nessun tipo di analisi sulla propria Red Kamala rossiccia, annunciando però di voler avviare una collaborazione con un’università sarda per analizzare e certificare tutti i propri prodotti. Restano, però, in questa vicenda tutta una serie di domande a cui è doveroso dare una risposta: si può stabilire chi abbia ragione in realtà? Cosa c’è davvero nella polvere di Red Kamala sotto inchiesta? È corretto poi continuare a venderla? Si tratta veramente di un prodotto con elementi “innocui”? 6ppm di colorante azoico sono davvero “ininfluenti”? Nella prossima puntata i nostri chimici commenteranno i risultati delle analisi… Note: *In Europa, i coloranti permessi nei cosmetici sono elencati nell’allegato IV del regolamento 1223/2009, che stabilisce anche le condizioni di utilizzo, ossia la concentrazione massima ammessa nel prodotto finale, i requisiti relativi alla purezza della sostanza colorante stessa e in quali prodotti può essere inserita, per esempio se può venire o no a contatto con le mucose. ** La questione sull’utilizzo appropriato del termine “naturale” è controversa e da molto dibattuta. Bibliografia: http://www.lincei.it/pubblicazioni/rendicontiFMN/rol/pdf/S5V2T1A1893P571_576.pdf http://www.torrinomedica.it/parafarmaci/sostanze/kamala.asp Anderson, Thomas (1855). “On the Colouring matter of the Rottlera tinctoria”. The Edinburgh New Philosophical Journal. 1: 296–301 https://ec.europa.eu/consumers/consumers_safety/safety_products/rapex/alerts/?event=main.weeklyReport.Print&web_report_id=880&Category=Cosmetics http://www.uniroma2.it/didattica/MA2/deposito/spettroscopia_infrarossa.pdf http://www.chimica.unipd.it/andrea.tapparo/pubblica/Lez_REACH_3.pdf http://www.mpstrumenti.eu/wp-content/uploads/2016/02/spillato_terzi_ridpdf.pdf Industrial Dyes: Chemistry, Properties, Applications, a cura di Klaus Hunger, Wiley, 2003, ISBN: 978-3-527-30426-4 https://ilblogdellasci.wordpress.com/tag/coloranti-azoici/

Alcune considerazioni personali

(Rodolfo Baraldini)

Il web è incredibile. Basta che qualche blogger con un certo seguito ( li chiamano influencer ) dica che la merda di cammello spalmata sui capelli li nutre e li fa crescere sani che tra i miliardi di utenti sicuramente c’è qualcuno che si mette a comprare ed utilizzare merda di cammello.
Se sono maggiorenni e capaci di intendere e volere, per me , non c’è proprio nessun problema, sono un evoluzionista convinto e credo che comunque la selezione della specie prevarrà. Per fortuna poi, sempre più siti on line fanno debunking e cercano di demistificare le assurdità più pericolose o per lo meno di mettere in guardia ed insinuare il dubbio nel mare di bufale che circola.
L’inchiesta di Sara, focalizzata su un erba tintoria, sfiora gli argomenti che avevo toccato in passato parlando di henna, hennè, lawsonia, indigo ecc.
Della Mallotus Philippensis, alias Kamala, prima di leggere i pezzi di Sara, io non sapevo proprio nulla.
Da quel che so e dal poco che ho trovato:
Il prodotto oggetto della indagine di Sara, non è conforme alle norme del cosmetico.
1° perché l’estratto di Mallotus Philippines non è tra i coloranti autorizzati dal regolamento europeo, che esclude esplicitamente che si possano utilizzare coloranti non autorizzati. Da notare che il Kamala non è un colorante per capelli neppure nelle norme che regolano il cosmetico negli USA ( dove al contrario è autorizzato l’estratto di Lawsonia – Hennè ) e, udite udite ! neppure tra i coloranti per capelli ammessi nei cosmetici in INDIA.
2° Anche l’etichettatura che ho potuto vedere non risponde alle specifiche di etichettatura di un cosmetico. È improbabile che un prodotto del genere sia stato preventivamente registrato come cosmetico presso il nostro ministero della salute e sospetto che sia venduto ambiguamente come preparazione erboristica quindi con norme molto diverse da quelle che regolano il cosmetico. Non ho idea di che dossier di sicurezza possano aver redatto. Il problema: che una preparazione erboristica sia in realtà destinata ad essere utilizzata come una tintura per capelli, quindi come un cosmetico, rientra in quelle problematiche di interpretazione delle norme per i cosiddetti prodotti border-line, dove fino a quando un giudice o una autorità non sentenzia/stabilisce che questo prodotto è un cosmetico e deve sottostare alle norme che regolano il cosmetico (tra le migliori per la tutela della salute del consumatore) ognuno, purtroppo , sembra poter fare quello che gli pare.
In Italia sia leggi che giurisprudenza hanno già affrontato la eventuale sovrapposizione/confusione tra prodotti erboristici e farmaci (preparazioni magistrali o officinali) o integratori alimentari/salutistici, ma per dirimere la eventuale confusione tra un prodotto erboristico ed un cosmetico non mi risulta che ci sia nulla.
3° dichiarare la presenza di tracce di coloranti sintetici è un ulteriore elemento di confusione. C’è una bella differenza tra tracce intese come impurità non eliminabili ( ammesse dalla norma del cosmetico purché non compromettano la salute del consumatore ) e tracce, cioè piccole quantità, frutto di sofisticazione.
Dagli articoli di Sara emergono perplessità sulle procedure analitiche con cui viene verificata la purezza e conformità delle materie prime acquistate. Con tutti i programmi televisivi ( CSI, Airport security ecc.. ) ci si immagina che oggi esistano apparecchiature e procedure con cui si prende una polverina, la si mette in una macchina e questa ti dice in pochi secondi che cosa è, cosa contiene ecc. ecc. Non è così. L’analitica per identificare la natura e composizione di una polvere risultato di un estratto botanico è estremamente complessa e dà risultati poco accurati. In questo caso poi non è per nulla chiaro quale è il campione di riferimento con cui si può confrontare il prodotto. Mi spiego: l’estratto di Mallotus Philippensis al di là di tutte le possibili variazioni dovute al chemiotipo, varietà, condizioni ambientali della crescita, condizioni della raccolta, processo di estrazione ecc.. ha differenze enormi a seconda delle parti della pianta da cui viene estratto. L’industria cosmetica conosce un estratto da frutti ed un estratto da corteccia, ma nessuno ha registrato tra gli INCI una polvere di semi di Mallotus Philippensis (?) come quella che il fornitore indiano (Yogi GloBal) sembrerebbe offrire. In letteratura l’estratto da semi sarebbe caratterizzato dalla presenza di cardenolidi, le “tossine” anti parassita intestinale (antielmintico), per cui questo estratto sarebbe venduto in India.

Frutti ricoperti dai granuli rossi (Kamala)

L’estratto di Kamala utilizzato in India per la tintura di lana e seta ( non ho trovato paper scientifici dove si parli di un utilizzo come tintura per capelli ) deriverebbe dalla pelosità glandulare , dei piccoli granuli, che riveste i frutti; non dai semi. Questi granuli, hanno proprio l’aspetto di una polvere rossa, che viene facilmente rimossa dal frutto sfregandolo. È questa polvere che contiene rottlerina (con un rosso più salmone che ciliegia presente anche al 11%) e suoi derivati ( calconi ), anche loro “tossine” anti vermi intestinali. Un pigmento rosso può anche essere estratto dalla radice, ma non ho trovato sufficienti informazioni in merito.
Insomma, concludendo: mica è chiaro che cosa si stanno applicando sui capelli le amanti delle erbe tintorie che hanno comprato il cosiddetto RED KAMALA.

Rodolfo Baraldini

Riferimenti:
Mallotus philippinensis Muell. Arg (Euphorbiaceae): Ethnopharmacology and Phytochemistry Review
Brevetto per estrarre un pigmento più idrosolubile dalla Mallotus
Norme indiane sui coloranti cosmetici: Classification of Cosmetics Raw Materials and Adjuncts, Part 1: Dyes, Colours and Pigments
A Review on Endangered plant of Mallotus philippensis (Lam. )M.Arg.
Klinger JT et al. 2007. Rottlerin causes pulmonary edema in vivo: a possible role for PKCdelta. J. Appl. Physiol. 103(6), 2084-2094
Thakur S.C.et al. 2005. An etheral extract of Kamala (Mallotus phillipinensis (Moll. Arg.)Lam.) induce adverse effects on reproductive parameters of female rats. Reprod Tox 20, 149-156.
Kamala (Mallotus philippinensis) fruit is ineffective as an anthelminthic against gastrointestinal nematodes in goats indigenous to Balochistan, Pakistan
PROCESS OPTIMIZATION FOR EXTRACTION OF NATURAL DYE FROM M. PHILIPPINENSIS FRUITS AND ITS APPLICATION ON DIFFERENT FABRICS
Riferimenti bibliografici: colorazione capelli

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