É più cancerogena la Paraffina o l’Olio di Cotone?

É più cancerogena la Paraffina o l’Olio di Cotone?

Domanda volutamente capziosa.
La parola CANCEROGENO fa paura, muove emozioni forti; oggi col marketing del SELLING SICKNESS muove anche il mercato. Nel mio piccolo, io avrò forse qualche lettore in più per aver messo questa parola in evidenza.
Ma il rischio cancerogeno è anche molto difficile da definire.

HO 2 COLTELLI. UNO D’ACCIAIO, UNO DI CERAMICA; CON QUALE MI FACCIO PIÚ MALE ?
Pensiero ZEN 5di101

Con nessuno dei 2 se li impugno correttamente o se li tengo chiusi nel cassetto.
L’approccio alla sicurezza del cosmetico deve essere basato sul rischio anziché sul pericolo.

Si fa un gran parlare della cancerogenicità della paraffina contenuta nei cosmetici. Mi sento un po’ responsabile , avendo per primo segnalato ormai molti anni fa nel forum del BIODIZIONARIO come molti derivati del petrolio fossero stati inseriti dalla commissione europea nell’allegato delle sostanze che non possono entrare in un cosmetico.

INSOMMA!! PARAFFINE E PETROLATI SONO CANCEROGENI ?

La risposta è: SI anzi NO anzi DIPENDE.

1° Dipende da cosa si intende per petrolati e paraffine. Con questi termini non si definisce chiaramente di che cosa si parla.

Sono miscele complesse, non si tratta di una singola molecola. Come in molti estratti NATURALI, ad esempio gli OLI ESSENZIALI, si è dato il nome ad una sostanza che può essere composta da centinaia di molecole diverse con concentrazioni che possono variare anche notevolmente. La gente pensa PARAFFINA, come pensa a OLIO DI LAVANDA e non si rende conto di quante possibili variazioni chimiche ci possono essere in funzione della purezza, del processo di estrazione e di raffinazione ecc. La “semplice” varianza della viscosità che per grandi classi distingue nel cosmetico paraffine liquide da petrolati e cere ha centinaia di possibili modulazioni.

Tornando alla cancerogenicità: 322 sostanze derivate dal petrolio tra cui gas ( anche se è abbastanza difficile formulare dei cosmetici con dei gas di petrolio ) , cere, petrolati, catrami, paraffine sono state inserite nell’allegato delle sostanze che non devono entrare nel cosmetico europeo in qualunque concentrazione.
Derivati del petrolio proibiti dalle norme europee sul cosmetico
La causa è quasi sempre nel fatto che sono classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione per alcune componenti presenti nella materia prima originaria (petrolio) o introdotte nei processi di raffinazione.

Tra le sostanze proibite compare il petrolatum con la nota:” except if the full refining history is known and it can be shown that the substance from which it is produced is not a carcinogen” .
E’ uno dei pochi casi in cui l’avanzata normativa europea sul cosmetico, quella che quasi tutti ci invidiano e a volte copiano, ha combinato un bel pasticcio anche perchè “the substance from which it is produced” non è un concetto chiaro.
Non bastava dire “si può usare a patto che le impurezze X,Y,Z o quelle classificate come cancerogene siano inferiori a …… ?” o qualcosa del genere ?

Nella lista delle sostanze proibite nel cosmetico europeo compaiono anche vari oli di paraffina:

Paraffin oils (petroleum), catalytic dewaxed heavy, if they contain > 3 % w/w DMSO extract Cas# 64742-70-7 Einecs # 265-174-4

Paraffin oils (petroleum), catalytic dewaxed light, if they contain > 3 % w/w DMSO extract Cas# 64742-71-8 Einecs # 265-176-5

Anche la IARC (International Agency for Research on Cancer ) mette il MINERAL OIL ( non raffinato o poco raffinato ) tra i cancerogeni gruppo 1.
La POSSIBILE cancerogenicità di questi derivati del petrolio è spesso collegata a impurezze cicloaromatiche che con opportuni processi di raffinazione possono essere ridotte.
Per superare incomprensioni le industrie si sono premurate di comunicare che i petrolati di grado farmaceutico, cioè quelli conformi agli standard della farmacopea sono esenti da queste impurità e che comunque l’industria cosmetica utilizza solo derivati petroliferi ad altissimo grado di purezza.
Su questo si è un po’ barato. Infatti l’industria cosmetica non ha vincoli con standard di purezza da rispettare nelle materie prime come accade per l’industria farmaceutica.
Gli unici vincoli legalmente definiti sono quelli prescritti dal regolamento e dai suoi allegati con sostanze proibite o di cui l’utilizzo cosmetico deve sottostare a precise restrizioni. Nessuna norma dice quale è la concentrazione massima di pirene o di xxx che si può trovare in un petrolato o in una paraffina di uso cosmetico.
Forse involontariamente si è barato 2 volte , infatti neppure la Farmacopea definisce chiaramente le concentrazioni di cicloaromatici ammesse nel petrolato. Infatti la farmacopea Europea EUR PH non impone l’analisi degli insaturi totali e nella analisi dei PAH utilizza procedure che non rilevano accuratamente i PAH mentre la farmacopea USA (USP) i PAH e Insaturi totali, proprio non li cerca.
Il problema delle procedure analitiche vecchie ed imprecise per la ricerca di idrocarburi policiclici aromatici è ampiamente noto e si rileva nell’opinione scientifica dell’ EFSA ( l’ente europeo preposto alla sicurezza dei prodotti alimentari ) dove definendo le soglie per un utilizzo sicuro di paraffine negli alimenti si fa notare che sarebbero necessarie nuove e più aggiornate procedure analitiche rispetto a quelle standardizzate dalla Farmacopea Europea. “…Residues of polycyclic aromatic hydrocarbons (PAHs) are restricted by selective extraction and measurement of UV absorption. According to the petitioner, residues are lower than the acceptance limit of 200 to 300 μg/kg, expressed as the sum of all PAHs including alkylated PAHs, as set by the European Pharmacopoeia (2005, Haenni et al., 1962). The Panel noted that the indicated technique for
measuring levels of PAHs is non-specific and HPLC with fluorescence detection or GC/MS is preferred as it gives a better insight into contamination with specific PAHs which are of more interest than total levels
.”

Presenza di idrocarburi policiclici aromatici nei petrolati

Dal test di 2 petrolati conformi alla farmacopea europea con HPLC risulta che la concentrazione di PAH totali può essere di 31 o 48 ppm. (rif. Determination of Polycyclic Aromatic Hydrocarbons (PAH) in petroleum jelly Biochemisches institut für umweltcarcinogene, Prof. Dr. Gernot Grimmer-Stiftung )

Nome del PAH campione A,ppm Campione B,ppm
Behzo [b+j+k]fluoranthene 0,259 0,118
Pyrene 3,738 14,929
Triphenylene 2,143 0,262
Phenanthrene 9,766 3,606
Fluoranthene 0,514 2,032
Dibenzo[a,h]anthracene 0,234 1,603
Coronene 1,913 8,585
Chrysene 3,183 0,084
Benzo[ghi]perylene 2,637 13,241
Benzo[ghi]fluoranthene 0,339 1,279
Benzo[e]pyrene 0,825 0,233
Benzo[c]phenanthrene 0,331 1,117
Benzo[b]naphtho[2,1-d]thiophene 4,38 0,053
Benzo[b]fluoranthene 0,166 0,118
Benzo[a]anthracene 0,615 0,624
Anthracene 0,158 0,169

Oltre 40 ppm di PAH totali in un petrolato di grado farmaceutico ? Troppi ? Comunque sicuri ? Non posso certo dirlo io. Forse è per queste problematiche analitiche che la commissione europea ha utilizzato quella formula “insolita”:”.. except if the full refining history is known and it can be shown that the substance from which it is produced is not a carcinogen” per regolamentare l’utilizzo del petrolato nei cosmetici.

Quindi paraffine e petrolati sono cancerogeni nella misura in cui non sono sufficientemente raffinati e purificati dalle componenti cancerogene. Ho usato per semplificare il termine cancerogeno intendendo per estensione: cancerogeno, potenzialmente cancerogeno, genotossico, mutageno, phototossico. Ad esempio a voler essere pignoli, uno dei contaminanti, il Triphenylene può essere phototossico, mutageno e genotossico, non propriamente cancerogeno.
Applicando rigorosamente la norma-”pasticcio” dettata dalla commissione europea, le industrie cosmetiche, serie, potrebbero oggi utilizzare petrolati con gradi di purezza addirittura superiori a quelli definiti dalla Farmacopea Europea. Non considero neanche la Farmacopea USA con cui si siglano USP le materie prime cosmetiche, visto che neanche considera un limite specifico dei PAH accontentandosi della misura di assorbimento della luce per definire la presenza di contaminanti ( come dire che se è paraffina “gialla” , non è buona ).

COSA CENTRA L’OLIO DI COTONE ?

L’olio di cotone può contenere anche più di 1000 ppm di CPFA cyclopropenoic fatty acids ( rif: Cyclopropene fatty acids of selected seed oils from bombacaceae, malvaceae, and sterculiaceae-M. B. Bohannon, R. Kleiman ). I CPFA non hanno la letteratura e le valanghe di ricerche dei PAH, ma varie ricerche li riconoscono come cancerogeni o potenzialmente cancerogeni per l’uomo.
Purtroppo la presenza di CPFA in alcuni oli vegetali non è regolamentata né controllata.

Quindi la domanda se è più cancerogena la paraffina o l’olio di cotone non ha senso e non ha risposta. Ma certamente oggi è più probabile che in un cosmetico europeo la concentrazione di CPFA di un olio di cotone sia più alta della concentrazione di PAH in un olio di paraffina .

Rodolfo Baraldini

pubblicato 2 dicembre 2013

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