Doppie punte: perchè si formano ? come ridurle ?

Doppie punte: perchè si formano ? come ridurle ?

 

 

LaraZ scriveva: …quindi, da quello che ho capito, l’unico modo per “preservare” i capelli dal rovinarsi sempre di più, è cercare di limitare al massimo le aggressioni “meccaniche” tipo phon e piastra?

Avevo cominciato a parlarne qui COSMETICI CHE AIUTANO A RIPARARE ALL’ISTANTE LE DOPPIE PUNTE ; ma se è per questo, ci riesce anche qualunque “colla”.

Senza scomodare la scienza delle costruzioni e complicati o noiosi calcoli di resistenza e elasticità dei materiali compositi può essere utile capire come è fatto un capello e perché si rompe o si sfalda.   Consiglio la consultazione del sito HAIR SCIENCE è fatto molto bene e permettere di condividere parte delle enormi risorse e conoscenze tecnico-scientifiche di aziende come L’Oreal. Una animazione  permette di guardare dentro al capello, nella struttura principale , chiamata cortex, corteccia. Partendo dalla sezione del capello, si evidenziano le macrofibrille, le microfibrille,le protofibrille, la spirale formata da 4 molecole di keratina, fino alla spirale della keratina stessa.


Tutt’attorno al fusto del capello c’è un rivestimento , una struttura che ricorda un tetto in tegole, con tante piccole scaglie , per la maggior parte sovrapposte tra loro.

. Quindi parliamo di una “costruzione” in materiale composito, dove elasticità e resistenza dipendono da fasci lineari di strutture a spirale , quindi flessibile e leggermente elastiche ed allungabili, tenute assieme da un cemento . Magia della natura, stiamo parlando né più né meno che dell’ingegneria di un cemento armato, quello  con cui costruiamo i grattacieli, per di più  elastico e flessibile.

Nei mammiferi l’armatura sono fibre proteiche tenute insieme da un cemento lipidico. La qualità di questo cemento e delle fibre proteiche è fondamentale per alcuni parametri tra cui i più significativi sono:

  • assorbimento dell’acqua,
  • resistenza agli agenti chimici e fisici,
  • elasticità,
  • resistenza alla frizione,
  • resistenza alla trazione, da bagnato, asciutto o con diversi gradi di umidità

e tanti altri.
Se confrontiamo 2 peli animali apparentemente analoghi come i nostri peli ed i peli di una pecora ( la lana ) riscontriamo grandi differenze .
Queste non dipendono da una diversa keratina ma da sostanziali differenze nella configurazione e nelle componenti lipidiche
Quindi il primo ingrediente che influenza la qualità di un capello e la sua capacità di non sfaldarsi in doppie o triple punte è il DNA . Quello, il DNA, non c’è cosmetico che ce lo modifichi o migliori. Dal DNA e dagli apporti metabolici che procuriamo  alle cellule della matrice pilifera, dipende la composizione chimica del capello. Da loro dipende anche la natura e quantità del cemento che tiene attaccate le scaglie e che inguaina le fibrille.

Immaginiamo il capello come un ramo secco, questo esempio è sempre utile per ricordare che in fondo sono cumuli di “cellule morte” che non possiamo ne nutrire ne curare.
Se prendiamo un ramo secco di un pioppo si può spezzare dove un analogo ramo di faggio neppure si incrina, eppure entrambe sono costituiti di cellulosa ecc. ecc.
Come in un  ramo secco ci sono diversi strati. Nel capello il più esterno si chiama  cuticola, mentre chiamano corteccia l’anello più interno che circonda la midollo o medulla .
Se la cuticola è  integra e compatta, protegge il fusto dalle aggressioni ambientali, dal sole,  dagli sbalzi di temperatura, dagli sbalzi di umidità .Se la cuticola non è integra e compatta il capello è meno resistente all’usura e si può sfaldare o rompere.
La punta del capello non è “protetta ” dalla cuticola quindi è più facile che dalla punta parta una crepa che separa le cosiddette doppie punte.

Il meccanismo fondamentale è l’indebolimento del cemento lipidico che fa aderire tra loro le macrofibrille ma anche le scaglie della cuticola.

Questo cemento è effettivamente composto prevalentemente da lipidi, ma vi si rintracciano anche glucosaminoglicani, glycoproteine, proteine e sali con un profilo che fa pensare a percorsi biochimici e metabolici affini a quelli che portano alla formazione dello strato corneo.

Visto che i tessuti della punta di un capello si sono formati molti giorni prima , un capello di 50 cm ha cominciato a formarsi circa 50 mesi prima, la punta senza cuticola è  stata esposta a agenti atmosferici, sbalzi di temperatura , lavaggi, frizioni, torsioni centinaia e centinaia di volte.

Apparecchiatura per il test di rottura


Per  verificare la capacità di limitare la rottura dei capelli  da parte di alcuni trattamenti cosmetici sono state sviluppate apparecchiature, vere macchine di tortura, dove ciocche di capelli ex-vivo vengono sollecitate o pettinandole o piegandole migliaia di volte . Alla fine della tortura, che si può svolgere in diverse condizioni ( con molta o poca umidità, con o senza rivestimento condizionante, con o senza esposizione UV) , si contano il numero di rotture.

apparecchiatura per misurare la resistenza alla frizione


Da questi ed altri analoghi test è emerso che un fattore determinante che può alzare la probabilità di rottura è la resistenza alla frizione ( scivolosità ) della superficie del capello, inoltre le rotture sono più probabili su capelli bagnati e su capelli in grado di  assorbire più acqua/umidità.

Il numero e tipo di lavaggi poi è determinante. Infatti sgrassando troppo il capello si può intaccare il cemento lipidico che tiene saldate le scaglie della cuticola e inguainate le macrofibrille della corteccia.

La percezione soggettiva di quanto il capello è indebolito e può formare doppie punte è molto poco significativa.

Un buon laboratorio per lo sviluppo di prodotti per i capelli dovrebbe fare decine di test strumentali per sostenere la veridicità di una pubblicità che vanti effetti anti-rotture o anti doppie punte.

Alcune delle principali strumentazioni per verificare l'efficacia di cosmetici per i capelli

Torsion Pendulum  ExperimentTorsion Pendulum ApparatusWet Combing Presentation & Video- Click HereAntibreakage combing apparatusTRI scan 2Repeat Groomer Appartatus for antibreakage DVS-Dynamic Vapor Sorption InstrumentWettability ApparatusShine samba apparatusAntistatic Apparatus

La formulazione di prodotti cosmetici contro le rotture e doppie punte è estremamente complessa.
Innanzi tutto si deve trovare l’attivo che esplichi una qualche funzione , poi si deve riuscire a farlo arrivare dove serve e farcelo restare il tempo necessario.
L’industria cosmetica ha puntato su condizionanti, quindi prodotti che rendono più liscia e scivolosa la superficie esterna del capello, preferibilmente arricchiti da componenti lipidiche restitutive in grado di riprodurre l’adesività del cemento lipidico del capello.

Dal 2007 L’Oreal offre prodotti con un ceramide sintetico, riconoscibile con l’INCI: 2-oleoylamino-3-octadecanediol.

Sullo stesso principio d’azione sono utilizzabili altre glyco-cere e sfingolipidi o ceramidi che l’industria delle materie prime cosmetiche si è precipitata ad offrire sull’onda delle ricerche e brevetti de l’Oreal.
In realtà i ceramidi sono una piccola frazione tra i lipidi che compongono il cemento lipidico del capello, ma hanno il vantaggio di avere una maggiore sostantività, si aggrappano e restano più a lungo, una volta applicati.
Inoltre mostrano una minore adesività, appiccicosità rispetto agli steroli, colesterolo soprattutto, principali componenti del cemento lipidico.
Gli altri rimedi si basano sulla possibilità di rivestire almeno temporaneamente il capello con una guaina elastica che renda compatta e liscia la sua superficie esterna e che se necessario chiuda o colmi i buchi che si possono formare nella cuticola.
Questo è possibile con polimeri , polisaccaridi , siliconi , linoleum ecc.ecc.
Il formulatore li previlegierà in funzione della elasticità, della adesività, della igroscopicità ecc..
I siliconi vengono preferiti per la maggiore luminosità, scorrevolezza e resistenza ai lavaggi.

L’utilizzo dell’olio di lino, che potrebbe polimerizzare formando linoleum e quindi una guaina elastica estremamente resistente e protettiva, sarebbe ottimale, se si sopporta il pesceolezzo. La sua rapida e agevole ossidazione con conseguente irrancidimento e polimerizzazione però rende quasi inevitabile, per chi produce, inserire un data di scadenza nei cosmetici che ne contengono una quantità significativa. Considerando quante poche marche che commercializzano cosmetici basati su oli vegetali insaturi comunichino al consumatore una data di scadenza , evidentemente la mia è una convinzione che non ha molto seguito oppure poche aziende cosmetiche sono disposte a rinunciare al vantaggio di poter tenere un prodotto cosmetico sul mercato anche vecchio di vari anni, tanto senza data di scadenza il consumatore non se ne accorge.
La tecnologia formulativa per creare sul capello un coating, cioè un rivestimento omogeneo, è tutt’altro che semplice. La migliore punta su emulsioni o gel lamellari, per questo si utilizza, spesso impropriamente, il fascinoso ed accattivante termine “cristalli liquidi” che si dovrebbero formare nel prodotto o almeno nel film di prodotto una volta applicato .

Concludendo, anche per rispondere a LaraZ:
Per ridurre la probabilità che si formino doppie punte
1° è preferibile che il taglio del capello sia netto e ortogonale all’asse del capello.
Tagli inclinati , a fetta di salame, e con forbici o lame poco affilate sono forieri di doppie punte. Sulla maggiore efficacia del taglio con lame calde o roventi ho molti dubbi.
2° è preferibile ridurre l’azione sgrassante del lavaggio, sia riducendo gli shampoo, sia riducendo la quantità di detergente utilizzata, sia riducendo l’aggressività dei detergenti se non si soffre di seborrea e non si hanno i capelli esageratamente grassi.
Il protocollo che preferisco, in questo caso, prevede l’azione restitutiva prima dello shampoo, applicando il prodotto che dovrebbe ricostruire o rinforzare la guaina protettiva del capello soprattutto sulle parti terminali del capello.
Se si utilizzano oli vegetali, ricchi di insaturi, l’ideale è lasciarli in posa abbastanza tempo e accelerarne la polimerizzazione ( l’esposizione al sole è fenomenale ).
Se non ci sono problemi di intolleranza e reattività cutanea la detersione meno aggressiva si ottiene benissimo riducendo drasticamente le dosi di shampoo anche utilizzando shampoo che contengono ingredienti aggressivi come i solfati.
La moda dei detergenti mild, delicati, è in gran parte frutto di una abile operazione marketing per vendere prodotti molto più costosi da consumare in quantità sempre maggiori. Con grandi vantaggi sia economici che ecologici spesso si può utilizzare uno shampoo standard da supermercato, ma in quantità molto molto molto inferiori, ottenendo detersione e delicatezza comparabili a quella di costosissimi shampoo delicati.
Nel caso si utilizzino saponi, meglio utilizzare un’acqua leggermente saponata per ridurne la quantità . Il capello assorbe più acqua e apre leggermente le scaglie che compongono la cuticola in presenza di acqua alkalina.
Ricordo che l’azione riducente dei detergenti alkalini se lasciati in posa può interferire con le proteine, modificando la configurazione delle catene proteiche del capello, lisciandolo o favorendo l’arricciamento . Quindi nella semplice detersione è consigliabile rimuovere presto, risciacquando molto bene, questo tipo di detergenti. L’utilizzo di detergenti fortemente alkalini , se non riequilibrati, alla lunga porta a danneggiare e ridurre la resistenza del capello.

3° E’ preferibile ridurre drasticamente gli stress meccanici e fisici.
Gli shock termici sia andando sotto zero o sia sopra a 80° sono estremamente deleteri per i capelli, specialmente se sono bagnati.
I capelli durante e dopo lo shampoo non vanno pettinati, frizionati o sfregati vigorosamente. Il capello bagnato è molto più soggetto a danneggiamenti della cuticola dovuti a forze meccaniche.
Per asciugarli meglio avvolgerli in un asciugamano caldo prima di finirli se necessario con l’aria calda.

4° L’utilizzo di mezzi per stirare a caldo, anche con phon molto caldi può danneggiare il capello non solo in superficie, facendo bollire l’acqua al suo interno. Forse a questa evidenza si aggancia la bufala dei siliconi che farebbero scoppiare i capelli.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 28 marzo 2014

Riferimenti:Chemistry of the Hair

[post_view]

I commenti, le testimonianze e le opinioni sono sempre graditi. I programmi anti-spam possono far si che il commento sia visibile nel blog solo dopo approvazione. Per inserire nei commenti un link, rimuovere http:// e www. I commenti con argomentazioni ad personam, promozionali o non pertinenti verranno cancellati. Non è questa la sede per supportare le proprie tifoserie, fedi o ideologie.

18 Commenti

  1. Sempre in tema di capelli, avrei un quesito da porti (scusa se ti do del tu): che ne pensi dei termoprotettori? Proteggono realmente i capelli dal calore della piastra o è tutta fuffa? Mi piacerebbe sapere una tua opinione in merito. Ciao e grazie

  2. Mi allaccio all’argomento doppie punte e bistrattati siliconi con un questito.Sul blog si è detto piu volte che i capelli sono ‘morti’ e dunque non si puo parlare di nutrizione nei confronti di qualcosa che è gia morto.Prendendo in considerazione un capello estremamente danneggiato da aggressive decolorazioni (il mio),a tratti bruciato,con doppie, triple e quadruple punte e quei “pallini bianchi”che delle doppie punte sono l’anticamera, secondo quanto detto questi capelli non si possono risanare nutrendoli. Se dunque per ritardare l’appuntamento con le forbici vengono fasciati con prodotti a base siliconica, che io forse ingenuamente credo che formando una guana attorno al capello possa prevenire il suo ulteriore sfaldarsi, ebbene “cosa di brutto può accadere”?Nei vari forum di ecobio non ho trovato risposta oltre al terrorismo,confido in te Rodolfo per essere assolta dal mio peccato di usare siliconici sui capelli per non ritrovarmi con un groviglio di paglia in testa.

    • Un rivestimento protettivo del capello può ridurre la probabilità di rottura. Questo rivestimento può essere siliconico, con polimeri vinilici, con oli cere o ceramidi più o meno polimerizzati , saccaridi, polimeri della cellulosa ed altre decine di sostanze . Personalmente non amo e non odio nessuna sostanza chimica e ritengo un nonsenso la chemofobica campagna contro questo o quello. Sembra che io intenda difendere i siliconi o la cosmesi che li utilizza. Errato, non c’è niente da difendere se non il buon senso. Mi interessa solo evidenziare le insensatezze che per vari fini vengono fatte circolare sulla cosmesi.
      Se un cosmetico è ben formulato non ” può accadere niente di brutto”.

  3. Grazie per il pdf finale! Per quanto riguarda il consiglio di non pettinarli durante o dopo lo shampoo, l’acqua non dovrebbe agire da plastificante, diminuendo quindi la Tg e rendendo più flessibili le catene di cheratina? Lo stesso consiglio vale anche se si usa il balsamo?

    • Ritengo che la migliore plasticità e scivolosità del capello bagnato non compensi la minor adesività intrinseca e la possibilità di compromettere la struttura della cuticola., l’unico accorgimento professionale che mi sembra valido è quello di utilizzare pettini a denti molto larghi e ovviamente con movimenti delicati. Sui balsami, onestamente non so, la formulazione di un balsamo “anti-rottura” non è scontata, non tutti i balsami hanno questo effetto. Lo stesso dimetichonol, con il suo comportamento cationico, non garantisce a priori un effetto anti rottura.

  4. Andando oltre le doppie punte mi chiedo.Cosa accade al capello quando, in termini da profana, viene “bruciato”? Purtroppo ultimamente mi succede un po’ troppo spesso dopo i colpi di sole di ritrovarmi con i capelli effetto “ci è passato sopra un fiammifero”, e spesso e volentieri non sono le punte a bruciarsi ma la parte più alta del capello.E immagino che su un capello in tali condizioni non ci sia altra soluzione oltre alle forbici..Grazie per i sempre interessanti e chiari articoli

    • Mi è stato chiesto di parlare delle forbici calde per eliminare le doppie punte, ma visto che interessa aggiungerò qualche nota sul cosa accade al capello.
      Domani pubblico.

  5. Non ho doppie punte avendo i capelli non lunghi però le lame con cui vengono tagliati i capelli sono molto importanti. Ogni volta che taglio i capelli, avendone molti e dovendoli sfoltire parecchio, sembrano paglia benché prima fossero morbidi e lucidi. Avevo una curiosità non pertinente al post: volevo chiedere se rendere basico uno shampoo ( bicarbonato?) o usare un sapone può far aggrappare meglio l’henné.

    • un prelavaggio con decyl glucoside a pH 8 è sufficiente ad aprire le scaglie per agevolare la penetrazione dell’henne.
      L’ideale è gellare leggermente l’henne nel chitosano anziché negli alginati.. poi dopo un lungo impacco un passaggio a pH 4,5/5. Mi sembra una tecnica funzionante ma il risultato dipende molto dal henne. Sul mercato ci sono le peggior cose spacciate per polvere pura.

      • Se per il decyl glucoside ci sono, la questione di gellare l’hennè mi è estranea ma mi informerò! Grazie mille!
        Ho provato diverse marche d’hennè ed in effetti alcune sembrano una zolletta di terra su cui cresceva dell’erba, il tutto macinato, fatto essiccare e potenziato con qualche solfato ferroso.

  6. La sequenza di alcalinizzare il capello per far penetrare per poi neutralizzare è spesso utilizzata, anche nella colorazione. Restando nella detersione , far aprire le scaglie non mi sembra il massimo. Con la storia della rottura dei ponti disolfuro non vorrei che si scambiassero dei tensioattivi non ionici come il decyl glucoside con i tioglicolati. Diciamo che il pH da 11 va abbassato per non avere effetti indesiderati.

  7. Aggiungo, quindi ha senso fare un impacco pre shampoo leggermente basico in modo da aprire le scaglie e far penetrare meglio i lipidi? E’ un consiglio che si legge spesso.

  8. Che bell’articolo! Solo il decyl glucoside e i saponi alcalini possono rompere i ponti disolfuro o anche altri tensioattivi?

  9. Complimenti , molto chiaro. Ma potresti spiegare meglio perchè le lame calde non funzionerebbero ?

  10. grazie! un articolo puntuale, chiaro e utile.
    ti chiedo a questo punto solo un paio di chiarificazioni, abbi pazienza.
    1: dici che nel caso di un cosiddetto “impacco pre shampoo” con olio vegetale, se si va sotto il sole la polimerizzazione viene accelerata: lo stesso effetto si potrebbe ottenere mettendo un olio vegetale sui capelli umidi prima di asciugarli con il phon o è da evitare?
    2: questi prodotti con ceramidi sintetici che nomini, sono efficaci? nel senso, questo ingrediente in INCI può effettivamente fare la differenza?

    • I ceramidi sintetici sono efficaci? dalla letteratura fornita o dai fornitori o nei brevetti SI, Purtroppo sono informazioni di parte , difficilmente verificabili.
      L’obbligo di sostenere la veridicità dei claim pubblicitari fa si che almeno i grandi gruppi che dicono di ridurre le rotture con i loro prodotti, i test con le apparecchiature presentate nell’articolo dovrebbero averli fatti.
      Difficile dimostrare che una volta applicati col cosmetico in commercio arrivino dove e nella quantità necessarie. Difficile dimostrare che risultati analoghi non si ottengano con altri prodotti, che siano siliconi o olio di lino.

      • scusate adesso che faccio con le doppie punte??? li ho tagliate per un anno ogni mese , faccio gli impacchi con oli vegetali non uso il fhon ne piastre non uso tinte ne roba simile sono naturali ricci e con tanta dopie punte. sarei grata dalla risposta.

      • Non usi il phon ? come li asciughi ?

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Choose a Rating