Deodoranti senza alcol e senza alluminio

  Deodoranti senza alcol e senza alluminio


Molto richiesto nel sondaggio sugli argomenti che si vorrebbe approfondire il tema dei “deodoranti senza … alcol e alluminio ”

-Perché i claim privativi?
-Deodorare
-Alcol e alluminio nei deodoranti

Perché i claim privativi?

I claim privativi, cioè le affermazioni che pubblicizzano l’assenza di un ingrediente in un cosmetico, servono a vendere il cosmetico. Come tutti i claim.
Il meccanismo per cui il consumatore viene indotto ad acquistare un prodotto che si vanta di essere senza una specifica sostanza è abbastanza articolato.
A monte deve esserci una campagna di opinione o uno stereotipo cognitivo che negativizza o demonizza la sostanza. Esemplare il caso dell’olio di palma.

Ma anche se la campagna di demonizzazione e l’allarmismo non sono imputabili direttamente all’azienda che vuole vendere il prodotto, questi claim possono ricadere nelle pratiche commerciali sleali, così come sono definite dalle norme, quando formulano affermazioni di fatto inesatte per quanto riguarda la natura e la portata dei rischi per la sicurezza personale del consumatore o della sua famiglia.

Anche per questo le aziende che sfruttano per vendere i vari claim “senza questo” e “senza quello” si guardano bene dal motivare la scelta formulativa, non potendo comunicare esattamente perché mai quel ingrediente comporterebbe un rischio per la sicurezza del consumatore.
L’allarmismo e la demonizzazione dell’ingrediente sono innescati molto spesso dal FUD ( Fear, Uncertainty, Doubt ) cioè da una strategia di comunicazione che instilla paura, incertezza e dubbio nel consumatore verso quella tal sostanza.
Basta che un venditore di materie prime cosmetiche cominci a scrivere che i conservanti che rilasciano formaldeide sono nocivi e vanno evitati come la peste, che le bufala può diventare virale con decine di blogger e siti che la rimbalzano e amplificano. La diffusione dell’allarmismo sfrutta meccanismi psicologici e sociali diversi, non c’è un preciso interesse economico nella blogger o nel utente di una qualche piattaforma social o di un qualche forum che rimbalza e propaganda la bufala. A parte chi diventa spacciatore di paura (fear mongering) per una qualche sua turbe psicologica, a parte le eventuali motivazioni ideologiche o religiose, a monte della diffusione di insensati allarmi su internet c’è una sovrastima, una eccessiva sicurezza di sé riguardo l’utilità e la precisione delle proprie conoscenze e informazioni.
In questo le aziende che vogliono vendere il cosmetico vantando che è senza questo o senza quello non devono fare nulla, si adeguano abilmente alla diffusione virale dell’allarmismo.

Deodorare

Si può deodorare, cioè liberarsi dai cattivi odori, agendo su più piani:
“riducendo” la formazione dei cattivi odori,
“assorbendo” i cattivi odori, riducendone la volatilità,
“coprendo” i cattivi odori con odori gradevoli in grado di mascherarli.
I normali deodoranti cosmetici sfruttano i diversi meccanismi d’azione, a volte tutti e 3 contemporaneamente.
A livello industriale, visto che i cattivi odori sono sostanze volatili, si può deodorare “degasando”, in pratica estraendo i cattivi odori.
Per ridurre la formazione dei cattivi odori si può agire sia sulla flora batterica, le sostanze volatili sono facilmente prodotte da lisi enzimatiche dovute ai batteri cutanei, sia sulla sudorazione.
Riducendo la traspirazione si riduce l’ambiente umido che agevola le reazioni biologiche e chimiche formatrici dei cattivi odori e si riducono anche le sostanze precursori dei cattivi odori che il sudore trasferisce sulla superfice della pelle.
Assorbire i cattivi odori comporta “legare” le molecole responsabili del cattivo odore in modo che non si diffondano o si diffondano meno.
Si può fare sia con polveri assorbenti sia con reagenti che “salificano” le molecole responsabili dei cattivi odori (ad esempio gli acidi grassi a catena corta).
Coprire un cattivo odore con un profumo è in realtà più complesso di quello che sembra. Non basta infatti un profumo che evapora più facilmente e con una soglia di percezione più bassa. È relativamente complesso fornire una coprenza che non si esaurisca entro pochi minuti dall’applicazione del deodorante, così come è difficile impedire che i normali trasportatori (carrier) del profumo non fungano anche da carrier delle molecole responsabili del cattivo odore.

Alcol e alluminio nei deodoranti

Sempre più deodoranti sul mercato pubblicizzano l’assenza di Alcol e/o di Alluminio.
Sui sali di alluminio, ai fattori di rischio ampiamente noti per la sua tossicità sistemica, si sono aggiunti controversi allarmi su una presunta connessione con il cancro o con l’Alzeimer.
I sali, ossidi e idrossidi di alluminio formano un gel con l’acqua che rende meno fluida la fuoriuscita del sudore. Sono al momento i migliori antitraspiranti conosciuti. Se col deodorante si vuole agire anche riducendo il flusso del sudore, è molto difficile farlo senza sali di alluminio.
Al momento la valutazione della sicurezza di questi antitraspiranti basati sull’alluminio è complessa e deve considerare l’esposizione sistemica a queste sostanze. Banalizzando molto, se prendiamo del Maalox o altri antiacidi, probabilmente assumiamo più idrossidi di alluminio di quelli che potrebbero penetrare con qualunque antitraspirante applicato sotto le ascelle. Nel 2014 l’SCCS, il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori, aveva concluso che i dati sulla penetrazione da applicazione cosmetica erano insufficienti e non si poteva fare una corretta valutazione dei rischi.

Nel 2017 a seguito di un nuovo dossier sulla sicurezza dell’alluminio nei cosmetici prodotto dalle industrie cosmetiche europee è stata richiesta una nuova opinione scientifica del SCCS dove, se si ravvisasse che l’assorbimento sistemico dovuto ai cosmetici fosse ragione di preoccupazione, all’alluminio, sali e idrossidi verrebbero applicate restrizioni. Ad oggi nella UE non ci sono limiti nelle concentrazioni con cui potrebbero essere inseriti negli antitraspiranti con l’eccezione dei sali di alluminio in cui è presente anche il zirconio (ALUMINIUM ZIRCONIUM CHLORIDE HYDROXIDE) di cui la concentrazione massima ammessa è del 20%. Negli USA invece le concentrazioni ammesse per diversi sali di alluminio con funzione antitraspirante nel mercato OTC vanno dal 15 al 25% a seconda del tipo di sale utilizzato.

In attesa della opinione del SCCS, c’è al momento un evidente carenza/ritardo nelle norme europee sui sali di alluminio utilizzati come antitraspiranti. Anni fa non era difficile trovare antitraspiranti con concentrazioni di sali di alluminio anche superiori al 30%. A concentrazioni così alte sono significativi anche gli effetti antimicrobici dei sali metallici. Da qualche anno, è l’industria stessa che ha cominciato a limitarne autonomamente le concentrazioni, anche per adeguarsi alle restrizioni vigenti negli USA. Ma il problema dell’esposizione all’alluminio cosmetico non si limita ai deodoranti/antitraspiranti. Infatti l’alluminio può derivare anche da cosmetici per labbra o da solari.

L’alcol, ovvero l’alcol etilico o altri simili alcoli corti, può trovarsi nel deodorante come solvente e carrier del profumo. L’alcol più è corto, cioè con pochi atomi di carbonio, più è volatile e più esplica anche una discreta azione antimicrobica.
Nelle formulazioni dei deodoranti l’alcol non è determinante e può essere sostituito da glicoli associati al TRIETHYL CITRATE che idrolizzato dai batteri cutanei si comporta come un cessore di etanolo a lento rilascio.
Sia l’etanolo che i sali di alluminio ad alte concentrazioni sulla pelle sono potenzialmente irritanti. Ha un buon razionale il formulare deodoranti per pelli sensibili o reattive senza alcol e senza alluminio. Ma è tutto da dimostrare che gli ingredienti alternativi all’alcol ed all’alluminio siano meno irritanti. Inoltre volendo avere un effetto antitraspirante è estremamente difficile trovare un ingrediente sostitutivo dei sali di alluminio che riduca la traspirazione in modo analogo. L’utilizzo di ZINC CARBONATE HYDROXIDE e ALUMINUM STARCH OCTENYLSUCCINATE non produce una riduzione della traspirazione comparabile con quella ottenibile con i sali di alluminio.

Rodolfo Baraldini

Riferimenti:

Aluminium-containing antiperspirants contribute to aluminium intake – BfR opinion No. 007/2014, 26 February 2014

FDA :Antiperspirant Drug Products For Over-the-Counter Human Use; Final Monograph

Urban J, Fergus DJ, Savage AM, et al. The effect of habitual and experimental antiperspirant and deodorant product use on the armpit microbiome. Josenhans C, ed. PeerJ. 2016;4:e1605. doi:10.7717/peerj.1605.

Willhite CC, Karyakina NA, Yokel RA, et al. Systematic review of potential health risks posed by pharmaceutical, occupational and consumer exposures to metallic and nanoscale aluminum, aluminum oxides, aluminum hydroxide and its soluble salts. Critical reviews in toxicology. 2014;44(Suppl 4):1-80. doi:10.3109/10408444.2014.934439.

Conversion of aluminum chlorohydrate to aluminum hydroxid

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3 Commenti

  1. Cosa si intende per “tossicità ” sistemica?

  2. Ciao,

    ho scoperto da poco il tuo blog perchè anch’io sono poco social. Mi permetto di intervenire su questo argomento solo per evidenziare come da tempo ormai(il primo intervento risale al 19.09.2016) la Commissione Europea si è più volte espressa contro tali claims, evidenziando il fatto che potessero essere denigratori verso gli altri prodotti che contengono quegli ingredienti di cui si fa menzione. Si tratta comunque di ingredienti consentiti dal Reg. 1223/2009 perchè considerati sicuri per l’uso cosmetico a determinate concentrazioni. Il consumatore, come anche tu hai detto invece, secondo il parere della Commissione Europea, sarebbe indotto a considerare quei prodotti ‘migliori’ poichè privi di qualcosa che nella loro testa suona come ‘cattivo’. E’ stato più volte sentenziato che i calims ‘senza’ possono avere però un senso in qualche tipologia cosmetica oppure in qualche settore. Se ad esempio un cosmetico è studiato per pelli sensibili è giustificato ad esempio il claim ‘senza alcool’, oppure lo stesso claim potrebbe essere giustificato se un determinato prodotto è destinato ad esempio a popolazioni di religione musulmana. Ancora ad esempio, se un prodotto è destinato al segmento vegano potrebbero essere giustificati claims del tipo ‘senza proteine di origine animale’. Insomma, la Commissione Europea ha preso più volte posizione in tal senso e sta attendendo fino al 2019 che le aziende facciano un uso corretto e giustificato di tali claims, dichiarandoli già da anni come pubblicità ingannevole e non rispondenti ai requisiti di onestà, correttezza e supporto probatorio, criteri riportati più volte dalla stessa Commissione Europea, come nell’ultima stesura delle Linee Guida sui claims cosmetici del 3 Luglio 2017. Attendo anch’io fortemente un ridimensionamento dei claims cosmetici in tal senso ed anche per altre tipologie di claims. Noto con piacere, comunque, che diverse aziende stanno via via modificando i loro claims. Ovviamente nel frattempo c’è da considerare anche i casi di fine stock, pertanto spesso si trovano in giro pack vecchi, ma sono fiduciosa. Credo che a breve anche il mondo cosmetico sarà meno, passatemi il termine, ‘markettaro’ e più rispettoso dei competitor e del consumatore finale.

  3. Il miglior modo da me testato per evitare cattivi odori è mantenere depilata la zona ascelle, lavare con acqua e sapone mattina e sera, ma soprattutto usare ogni giorno un deodorante diverso. Infatti nel mio armadietto in bagno ne tengo 4-5 tipi diversi che alterno ogni giorno.
    Usando sempre lo stesso deodorante, ad un certo punto ho notato che non funziona più. Allora cambiavo fino a quando non trovavo più una buona efficacia, ma cambiarne uno ogni giorno è ancora meglio.

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