→                     Demonizzare l’ Edta

→ Demonizzare l’ Edta

 

 

Oxana mi scrive:…oggi una cliente mi ha fatto notare la presenza del Tetrasodium EDTA in uno dei prodotti cosmetici che personalmente ritengo altamente performante. Io non ho nessun problema nell’utilizzarlo, ma sono consapevole che qualcuno potrebbe evitarlo proprio per la presenza di questo ingrediente.
Conosco bene la ragione per la quale questo sequestrante è contrassegnato dal doppio bollino rosso. Ho invitato la ragazza a leggere questo interessante topic ( http://lola.mondoweb.net/viewtopic.php?f=17&t=6847 ) il quale è di vecchia data, ma credo che possa dare diversi spunti interessanti. Le chiedo se ad oggi ci sono maggiori informazioni/ricerche riguardo Tetrasodium EDTA e la sua tossicità per gli organismi acquatici; Le chiedo anche se attualmente esiste un’alternativa altrettanto efficace all’EDTA….

Eccolo il nuovo veleno cosmetico, un’altro ingrediente da evitare come la peste: l’EDTA. Sigla misteriosa di cui quasi nessuno sa cosa rappresenti e cosa faccia, ma ha 2 bollini rossi e tanto basta.
Anche a me è capitato di sentirmi raccontare che è assolutamente da evitare.
Evidentemente meno informato di Oxana, qualche anno fa, un erborista cercò di spiegarmi che era una “cosa” tossica, dal nome impronunciabile, che le industrie chimiche mettono nei cosmetici, da cui si doveva stare assolutamente alla larga.
Il livello di disinformazione cosmetica che circola sull’EDTA e suoi sali è esemplare.

L’EDTA NON É UN VELENO.

É UN ANTIDOTO !

L’EDTA è un ottimo e potente chelante , cioè una sostanza che trattiene nelle sue chele soprattutto i metalli pesanti.
Particolarmente efficace per combattere l’intossicazione da piombo, zinco, rame, cadmio . É meno efficace con l’arsenico ed altri metalli, ma viene comunque utilizzato per combattere anche le intossicazioni da mercurio, cromo, nickel, cobalto , tallio, oltre a quelli elencati prima.
Non esistono antidoti efficaci per tutti i veleni, ma ogni veleno ha il suo antidoto elettivo.
Chi vive nella terra dei fuochi o dove gli acquedotti forniscono acqua all’arsenico o dove l’inquinamento da piombo, cadmio ed altre sostanze analoghe ha fatto i suoi danni, all’edta ed a chelanti simili dovrebbe fare un altarino, con la candela accesa davanti.
L’edta infatti è utile anche per “bonificare” suolo e acque inquinate oltre che per curare le intossicazioni acute.

Quindi il “veleno” sia per l’uomo che per l’ambiente, sarebbero i cosiddetti metalli pesanti e l’antidoto, sia per l’uomo che per l’ambiente , sarebbe l’EDTA.

edta metal sequestering.pngCOME FUNZIONA?
É un chelante esadentato, cioè afferra saldamente il metallo con 6 legami . Questa configurazione fa si che il metallo sia “circondato” ed incapsulato all’interno di un complesso idrosolubile dove la reattività e indirettamente la tossicità del metallo viene fortemente limitata. Più denti hanno i leganti, più i complessi che formano  sono termodinamicamente favoriti e stabili.

Questo porta alla capacità dell’EDTA di “strappare” i metalli già complessati da altri leganti più “deboli”.

Fe(H2O)63+ + EDTA4- ↔ [Fe(EDTA)]-+ 6H2O

I complessi tra metalli e EDTA sono in genere molto meno tossici . Non che siano innocui ( nulla è totalmente innocuo), ma hanno una tossicità acuta molto più bassa.

L’EDTA e soprattutto i suoi sali o complessi sono degradabili nell’ambiente, alcuni degradano rapidamente, alcuni  molto lentamente.

Questo introduce un rischio ambientale molto difficile da valutare.

Infatti i metalli pesanti vengono normalmente “neutralizzati” nell’ambiente acquatico quando vengono “assorbiti” dai sedimenti di fondo.

Esiste il sospetto, ma alcuni studi dimostrerebbero il contrario, che l’EDTA nelle acque possa deassorbire dai sedimenti i metalli pesanti e che possa mobilizzarli ed in certi casi renderli biodisponibili.

In realtà non è dimostrato che l’eventuale deassorbimento dipenda dall’EDTA più che dalle normali variazioni di pH delle acque. Così come la biodisponibilità dei metalli complessati dall’EDTA dipende con una funzione non lineare dalla concentrazione di EDTA ed è diversa da organismo a organismo.

Al contrario la possibilità di utilizzare l’EDTA per bonificare aree pesantemente inquinate , oltre che per disintossicare da alcuni metalli e sostanze tossiche alcuni organismi (compresi gli umani) è ampiamente dimostrata.

Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato….. forse l’EDTA tornerà utile.

COSA É

EDTA sta per ETHYLENEDIAMINETETRAACETATE . Se fate fatica a leggerlo e pronunciarlo, capirete perché tutti utilizzano la sigla in breve, EDTA. Si tratta di una amina carbossilata
In cosmesi e detergenza si impiegano i suoi sali col sodio, ma sono disponibili sali anche con altri metalli.

Non è assolutamente vero che l’EDTA non sia degradabile e biodegradabile. A seconda dei metalli con cui si complessa, può degradare anche rapidamente. In genere però degrada e biodegrada lentamente . Ci mette in sostanza più giorni di quanto richiesto per le sostanze classificate come biodegradabili.

Sia l’edta che i suoi sali e complessi con metalli vari sono sostanzialmente meno tossici per l’uomo e per l’ambiente dei metalli pesanti e dei prodotti che i metalli possono cataliticamente generare.

Non è neanche vero che i suoi prodotti di degradazione siano completamente innocui. Alla fine si forma anche diketopiperizide che non è proprio una sostanza innocua.

PERCHÉ LO SI USA NEL COSMETICO?

L’edta serve nel cosmetico per ridurre o impedire le reazioni catalizzate dalle tracce o impurità metalliche presenti. Nella detergenza serve a migliorare l’azione detergente in presenza di acque dure o con molto calcio e magnesio.
Ha anche un benefico effetto secondario: migliora la prestazione di molti sistemi conservanti . In sostanza permetterebbe di ridurre le concentrazione di antimicrobici necessari a stabilizzare il cosmetico.

Quindi abbiamo una sostanza poco tossica, che degrada nell’ambiente e che non si bioaccumula, per di più un ottimo antidoto per l’intossicazione acute da alcuni metalli pesanti, che nel cosmetico può fare da booster dei sistemi conservanti oltre a stabilizzare i prodotti rispetto alle possibili reazioni catalizzate dai metalli,
ALLORA PERCHE’ L’ECOLABEL ED ALCUNE ORGANIZZAZIONI AMBIENTALISTE LO HANNO BANDITO DAI DETERSIVI ?

La risposta è semplice: proprio perchè a basso profilo tossicologico per l’uomo e per l’ambiente, proprio perchè efficientissimo, ne stiamo producendo ed utilizzando TROPPO.
Nell’ambiente degrada, ma la velocità con cui degrada è inferiore della velocità con cui ce ne buttiamo dell’altro.
Immaginate che succederebbe se portassimo via un sacchetto della spazzatura al giorno quando ne produciamo 2.
Inoltre il fatto che possa essere considerato un antidoto per alcune intossicazioni non significa che dobbiamo metterlo dappertutto. Anche l’atropina è un buon antidoto per alcune intossicazioni, ma micca la possiamo assumere tutti i giorni .

L’esclusione dai detersivi classificati Ecolabel dell’EDTA ha solo carattere preventivo (” Exclusion of EDTA in the ecolabel criteria is thus a preventive measure”) ma è una misura ragionevole.
Ritengo corretto che si cerchi di limitarne l’utilizzo ( ad esempio specificandone una massima concentrazione ) anche in saponi, detergenti corpo e, shampoo e balsami per capelli, come hanno richiesto gli ambientalisti di alcuni paesi nord-europei, considerando che i volumi di bagni schiuma, shampoo ecc.. che finiscono nelle acque reflue non sono irrilevanti.

Per i prodotti skin care, le concentrazioni tipiche ed i volumi globali di EDTA che potrebbero finire nell’ambiente acquatico sono marginali. Bandirlo dai cosmetici skin care sarebbe eccesso di precauzione.

Far intendere al consumatore che l’EDTA presente in una crema cosmetica rappresenta un rischio per la sua salute è solo una delle tante baggianate che circolano nella cosmesi, alimentate artatamente da chi vuol vendere un cosmetico anziché un’altro.

ALTERNATIVE ALL’EDTA

I colossi della chimica hanno immediatamente offerto alternative all’EDTA.
Chi soffre di dietrologia e complottismo è portato a pensare che siano state loro, le grandi corporations della chimica, ad alimentare la campagna contro l’EDTA. Troppo bello per un markettaro delle materie prime poter vendere una molecola , meno efficiente dell’EDTA,ma molte volte più costosa e renumerativa; basta dimostrare che degrada nell’ambiente più rapidamente.

Una buona alternativa, considerata ecologica, con un potenziale chelante per gli ioni Calcio abbastanza alto , quindi adatta alla detergenza potrebbe essere il MGDA , trisodium methylglycinediacetate ,il GLDA, tetrasodium glutamate diacetate o il Tetrasodium Iminodisuccinate (IDS)
Nello skin care dove si cerca un buon potere chelante verso metalli diversi una buona alternativa, considerata ecologica può essere l’ EDDS, trisodium ethylenediamine disuccinate.
Di tutti questi abbiamo dati abbastanza confortanti in merito alla degradabilità più rapida rispetto all’EDTA. Non c’è ovviamente la rassicurante valanga di dati e studi tossicologici ed ambientali che abbiamo per l’EDTA utilizzato massivamente da oltre 50 anni.

Le alternative acide con meno “denti” nelle chele, come l’acido citrico, sono in genere meno performanti e dipendono molto dal metallo che si vuole chelare.
Molto elegante, per il formulatore cosmetico skin care che ha problemi di stabilità per lo ione Fe ( uno dei principali catalizzatori dell’irrancidimento degli oli vegetali ), l’utilizzo ad esempio dell’acido lattobionico.

TERAPIA CHELANTE

La dilagante diffusione di bufale pseudo-salutistiche non è contrastabile.
Ci penserà la selezione naturale della specie ad eliminare certe farneticanti teorie e pratiche di autocura.
Chi dice che lo zucchero è veleno, chi dice che lo è il latte, chi si beve argento colloidale fino a diventare blu come un puffo, chi si mangia argilla, cenere o chissa che altra polvere sporca e piena di impurità  pensando di purificarsi, senza contare poi quelli che si bevono la propria urina.
C’è l’imbarazzo della scelta, non so chi merita il premio Darwin.
Comunque in questo brulicare di teorie, mode e sette, ce ne anche una che coinvolge direttamente l’EDTA.
Siccome siamo imparzialmente e continuamente “intossicati” da qualche cosa, siccome l’EDTA è un antidoto, secondo questi simpaticoni dobbiamo rimpinzarci di EDTA per sopravvivere. Tutti e comunque.
Così abbiamo chi rifiuta e ripugna una crema cosmetica perchè contiene l’EDTA che giudica un pericoloso veleno e chi invece l’EDTA se lo magna tutte le mattine perchè lo considera un salvavita.
Che dire: il mondo è bello perchè è vario.

 

Rodolfo Baraldini
pubblicato 13 febbraio 2014

Riferimenti:

Orats_summary_EDTA
Dossier del’Agenzia per la protezione dell’ambiente, EPA, sull’EDTA
Tetrasodium EDTA. Sommario sicurezza- Commissione Europea
Ecolabel Final Draaft sui detersivi
Valutazione del rischio europeo di EDTA
New criteria for Nordic Ecolabelling of Cosmetics
Chelating Agents for Land Decontamination Technologies
Ministero dell’Ambiente, database ecotossicologico
Environmental fate of EDTA and DTPA
Adsorption of metal-ethylenediaminetetraacetic acid chelates onto lake sediment.
Simulation of the mobility of metal-EDTA complexes in groundwater: the influence of contaminant metals.
Heavy metals mobilization from harbour sediments using EDTA and citric acid as chelating agents.
Kinetic extractions to assess mobilization of Zn, Pb, Cu, and Cd in a metal-contaminated soil: EDTA vs. citrate
Optimizing the molarity of a EDTA washing solution for saturated-soil remediation of trace metal contaminated soils. 
Chelant extraction of heavy metals from contaminated soils.
Heavy metal contaminants removal by soil washing.
Prediction of the solubility of zinc, copper, nickel, cadmium, and lead in metal-contaminated soils.
A washing procedure to mobilize mixed contaminants from soil: II. Heavy metals.
Arsenic contamination and speciation in surrounding waters of three old cinnabar mines.

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17 Commenti

  1. Può illuminarmi su questa sostanza: o-TOLYL BIGUANIDE. Qual è la sua utilità in una saponetta? Grazie mille.

    • Se l’hai trovato in un sapone ha funzione antiossidante, antirancidità. Anni fa era usatissimo con questa funzione, quasi uno standard.

  2. Grazie per questo articolo, davvero molto utile. :)

  3. mi viene da commentare solo così: W le titolazioni complessometriche! :)

  4. Grazie per la sua chiara e molto utile delucidazione (che ho notato essere in linea anche con il rating fornito nel database skindeep). Da profana posso chiederle la sua opinione sul perché in Italia nel biodizionario, e in tutti gli altri siti di review dei cosmetici che si basano su questo dizionario (esempio, biotiful), è considerato “inaccettabile” ? Questo giudizio, per chi non è un chimico e non se ne intende come me, fa naturalmente pensare ad una sua tossicità per l’uomo. Le confesso che questo ingrediente nei cosmetici mi aveva un po’ preoccupato. Cosa ne pensa del database skindeep? Grazie, Simona

    • Molti cosmetologhi, esperti e professionisti della cosmesi americani con cui sono in contatto vedono molto male il database skindeep e la campagna per il cosmetico sicuro

      https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/hphotos-xtf1/v/t1.0-9/11427731_10153055541063687_3903539322754323739_n.jpg?oh=68a3607bee37838e26f3623b4625e248&oe=5619A665

      Non la penso così. Per me l’ewg ha fatto un ottimo lavoro , il database è documentato e riporta informazioni e riferimenti verificabili , anche se ci sono a volte alcune imprecisioni.

      Ne ho parlato: http://www.nononsensecosmethic.org/lignoranza-e-facoltativa/
      Va considerato però nell’ottica USA dove la normativa che regola la sicurezza del cosmetico, fino all’entrata in vigore del nuovo cosmetic act è decisamente meno cautelativa della normativa europea.
      Comunque considerare non sicuro, per l’uomo o per l’ambiente, un cosmetico per la presenza in etichetta di un ingrediente, senza sapere nulla di quantità e purezze può portare a prendere colossali cantonate.
      La maggioranza delle campagne di chemofobiche che ho visto in giro, sono frutto di pregiudizi o informazioni parziali e distorte.

  5. Ottimo articolo! Sono anni che sostengo la validità dell’EDTA e afftonto lunghi confronti in cui sostengo che non sia assolutamente da demonizzare. Purtroppo il trend del terrorismo cosmetico è nella sua più alta espressione in questi anni!

  6. Esiste la concreta possibilità che l’EDTA sia contaminato con acido nitrilotriacetico (NTA) che è una sostanza CMR. Curiosamente però questa cosa non suscita allarme! (almento tra i non addetti ai lavori)

    • l’NTA è un contaminante di processo che come impurità è presente nell’EDTA ( attualmente < 0,3%) ma anche nel MGDA e nel GLDA ( dove l'ecolabel lo accetta purchè meno del 1% ) . Era considerato pericoloso sopra al 5% ma dopo la revisione del SCCS stimerei che per un margine di sicurezza adeguato (100) la massima concentrazione ammissibile dovrebbe essere 1/1,5%.
      La presenza del NTA in MGDA e GDLA è un'altra delle ragioni per cui nei cosmetici green preferirei l'EDDS.

  7. Giusto Mimmo. Il discorso sull’EDTA piace anche a me e lo condivido, se pur da profano. Ma paragonarlo a quello del latte e dello zucchero ha poco senso. Lo studio chiamato appunto “The China Study” (tanto per citare il più consistente) dice niente?

    • Lo “studio” China Study è stato contraddetto più volte da altri studi, pur riconoscendone la validità sotto alcuni aspetti non è una bibbia.

      Ricordiamoci che ogni cosa portata all’eccesso è dannosa (provate a bere 10 litri di purissima acqua di sorgente in un giorno e ne riparliamo), quindi anche il consumo di latte e zuccheri, ma non è mai stata provato in vivo il ruolo dello zucchero nei tumori (in vitro sì, ma quella è tutta un’altra storia).

      • Ascolta quello che dicono il dott. Berrino e la dott.ssa Anna Villarini del dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e poi ne riparliamo. In sintesi confermano molte delle cose dette appunto su China Study. Il punto è un altro: è bello sentirsi dire che possiamo bere latte e mangiare zucchero a volontà come abbiamo sempre fatto, così come è bello sentirsi dire che possiamo spalmarci di cosmetici “tradizionali”. E’ bello perché rassicurante. Non ci costringe a mettere in gioco le nostre abitudini, le nostre convinzioni. Peccato che a volte le cose stanno diversamente. Io non ho problemi a bere un po’ di latte una volta ogni tanto (e lo dicono anche Berrino e Villarini) o a mettermi una crema contenente paraffina o siliconi, ma se trovo delle alternative nutrizionali o cosmetiche diverse (più “vegetali”) non le demonizzo davvero. A me non piacciono i talebani né dell’una né dell’altra parte.

  8. Lei dice cose ragionevoli e che documenta, dovrebbe allora produrre le sperimentazioni in vitro e in vivo su come lo zucchero raffinato sia più velocemente assorbito dalle cellule tumorali, aiutandole a crescere in maniera più abnorme di quanto già non facciano, e le sue qualità di disregolatore ormonale, con gravi complicazioni anche oncologiche. Non si possono enunciare alcune considerazioni veritiere per giustificarne altre di propria personale convinzione. Detto ciò sinceri complimenti per l’informazione circa l’EDTA e le sue alternative.

  9. Grazie per la delucidazione molto interessante! Domanda stupida: questo vale anche per il Disodium EDTA?

    • Ho parlato per semplificare di EDTA intendendo anche i suoi sali e complessi… quindi anche il disodium.

      • Ok, grazie! Da un po’ di tempo sto usando sia un detergente che una crema corpo che lo contengono

  10. Sul latte e lo zucchero non ci scherzerei. Ci sono studi seri che dimostrano la loro poca salubrità, soprattutto perché se ne abusa. Poi se vogliamo far passare che tutto quello che ci circonda è sempre stato ed è buono e giusto siamo proprio messi male.

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