COSMOPROOF 2015

COSMOPROOF 2015

Lei è truccatissima, tutto nel suo corpo dice: io sono una modella.
È tutta rivestita da una guaina in similplastica nera, lucida, senza cuciture, dal collo alle caviglie.
Si vede da lontano visto che è alta un metro e ottanta senza tacchi e uno e novantacique con.
Cammina con passo deciso, senza ancheggiare, come chi sa di non averne bisogno oppure sa quanto è doloroso cadere da quelle altezze.
Non sorride, le labbra sono piegate in quel broncio che tante fotomodelle tengono per dire al mondo: sono troppo bella per sorridere.
La guaina nera è più attillata di una radiografia e fa tanto bondage o catwoman.

Quando ti passa davanti due o tre volte e tu ti preoccupi solo di non scivolare sul testosterone che cola fuori dagli stand dove marketers  famelici stanno aspettando il colpo della loro vita, chessoio: un buyer cinese miliardario, capisci che ormai sono troppe le volte che hai visitato o
partecipato al Cosmoprof.

Tra Cosmoprof a Bologna e Cosmoprof ad Hong Kong ne ho ormai collezionati oltre una trentina.
D’altra parte per chi è interessato alla cosmesi l’occasione è ghiotta. La più grande vetrina del cosmetico , crogiolo di nuove idee ed opportunità di affari.

Manca, da sempre con rare eccezioni, la partecipazione dei grandi gruppi ; quelle 30 multinazionali che ogni anno vendono più di tutte le altre
aziende mondiali messe assieme.
Sarà perchè sono aziende troppo grosse e non hanno bisogno del Cosmoprof per farsi vedere.
Sarà che anche nel nome la fiera si dovrebbe focalizzare sulla cosmesi professionale e qualche grande gruppo in effetti espone solo i suoi marchi professionali per parrucchieri, quasi sconosciuti al grande pubblico.
Comunque alla fine lo spaccato del mercato che se ne ricava è composto prevalentemente da marche medio-piccole e tanti job-shop che  con le vendite in fiera, teoricamente proibite da regolamento, si pagano ampiamente i costi del booth.

Anch’io da bravo blogger ho pensato di farci un salto, dista poche decine di chilometri da casa, non pago all’ingresso,  ho l’opportunità di reincontrare vecchi amici e conoscenti. Poi una occhiata al sentiment del mercato mi interessa davvero darla.

Noto subito una differenza rispetto all’anno scorso: si è completamente dissolto quel clima di depressione dovuto alla recessione:  quel tunnel in fondo alla luce che sembrava non finire mai.
Non noto più stand vuoti e non allestiti, spazi espositivi non assegnati, musi lunghi e già sfiduciati il primo giorno.
Chi controlla i bilanci delle aziende può sospettare che sia in scena la grande commedia del : facciamo finta che tutto va ben….
Ma in effetti segnali reali di ripresa ci sono, tanti operatori stranieri, tra le marche qualche faccia nuova e non i soliti abituée del Cosmoprof.
I padiglioni “tecnici” quelli del Cosmopack e con i subfornitori della cosmesi sono pieni di visitatori, quando per due anni percorrendo i loro corridoi vuoti  sembrava di essere nella messa in scena del “Deserto dei Tartari”.

Difficile fare considerazioni sui trends .

Il naturale, il “green”, va sempre forte. Sembra quasi che vada troppo forte. In sostanza ce l’hanno quasi tutti e non permette di differenziarsi.
Sarà per questo che apparentemente sono calate le proposte di packaging plastico degradabile che tanto mi erano piaciute l’anno scorso.
Il mercato sembra dire: tutti dichiarano di avere il cosmetico naturale o biologico o ecologico, senza questo o senza quello, pertanto non si guadagna niente a farlo davvero, basta raccontarla bene.
Peccato perchè una maggiore consapevolezza ecologica, con tutti questi cosmetici “green” in packaging plastico non degradabile aveva prodotto risultati significativi, con nuovi packaging e materiali più rispettosi dell’ambiente.
Così imperversano ancora i cosmetici che si dichiarano ecologici perchè , a sentir loro , non conterrebero un microgrammo di derivati del petrolio ,
ma che sono contenuti in packaging plastici non degradabili e difficilmente riciclabili. Un inno alla coerenza ed alla consapevolezza del consumatore.

La comunicazione commerciale ancora non mostra gli effetti delle nuove linee guida sulla pubblicità del cosmetico e le promesse esagerate o insensate sono ancora le più frequenti.
È sempre più facile vendere sogni.

Cercavo al solito qualche novità ed al Cosmoprof dove tantissimi espositori vengono da paesi lontani capita spesso di trovare qualche cosa di originale.

Ho trovato molto poco nel cosmetico. Qualche sforzo formulativo: nano-emulsioni con sospensioni di beads colorati esteticamente molto gradevoli,
polveri che si trasformano in crema una volta applicate e massaggiate sulla pelle .
A ben pensarci le avevo studiate già una quindicina di anni fa e le innovazioni formulative dipendono più che altro dai fornitori delle materie prime, pertanto la fiera dove magari si trova qualcosa di “formulisticamente” nuovo è l’ In-Cosmetics.

Ripiego nei padiglioni delle tecnologie ed apparecchiature per estetica .

Laser in salsa cinese in quasi ogni booth. L’epilazione resta un business solido dove ancora sembra non raggiunto un punto di saturazione.
Cerco qualche nuovo trattamento
WOW !!! ECCOLI!!!

Trattamenti “sciogli grassi” ? No, trattamenti consuma calorie senza alcuno sforzo !
Una copertura in plastica bianca con sopra un termoconvettore ad infrarossi da mettere sul lettino. Il marketing l’ha poetizzata chiamandola “conchiglia”.
Mi sembra relativamente di piccole dimensioni, corta e stretta, io non ci entrerei dentro e neppure la modella spilungona in guaina nera…. ma lei non ne avrebbe bisogno.

Sconsolato me ne torno a casa.

Rodolfo Baraldini

22 marzo 2015

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9 Commenti

  1. Cosa intendi con packaging plastico degradabile?

    • Da tempo sono state sviluppate plastiche ed additivi che permettono di superare i test di biodegradabilità ed in certi casi di compostaggio. Ritengo che almeno i cosmetici che si vantano di essere ecologici e che sono destinati a consumatori sensibili all’argomento dovrebbero utilizzarle.

      • A me risulta che il PLA (bioplastica) sia disponibile solo per il make-up e solo quando non entra in diretto contatto con il prodotto perché ci sono problemi di interazione tra la bioplastica ed il cosmetico. In pratica cede sostanze al prodotto. Per il resto non mi risulta che la plastica (classica) sia in alcun modo biodegradabile.

      • Non so a cosa si riferisce in particolare l’autore del blog, però ad esempio ci sono degli additivi che facilitano la degradazione ossidativa della plastica dei sacchetti:

        http://tinyurl.com/qar9oqs

      • notevole la chiusa: “Le guerre di religione, come storicamente dimostrato, producono solo disastri e pertanto inviterei
        anche i sostenitori dei manufatti plastici ecocompatibili a riflettere sul fatto che nella produzione di
        commodities c’è posto per tutti, siano queste basate su materiali polimerici idro-biodegradabili da
        fonti rinnovabili o fossili (incluso i compostabili) e oxo-biodegradabili.”

      • Mi date cortesemente qualche nome di prodotto (plastica ecologica)? Dove si reperisce? Io non ne ho trovati in commercio. Vorrei reperire flaconi per cosmetici (shampoo, ecc.) che abbiano le caratteristiche di ecologia che dite e che non creino problemi di cessione di sostanze o deformazione di pack. Mi potete dare anche qualche link… Grazie!

      • Le produzioni medio-grandi si stampano il packaging , soprattutto i flaconi tipo shampoo all’interno e possono trovare le bioplastiche o plastiche con additivi che le rendono degradabili nel canale di fornitura dei compound plastici. Le piccole produzioni si devono rivolgere ai principali produttori di flaconi. Molti hanno affrontato il tema e possono fare offerte a fronte di quantità interessanti. Per quanto ne so, pochissimi superano i test di compostaggio. Su internet si trova tutto. Piccolissime produzioni possono trovare anche su alibaba offerte cinesi.

      • Oltre a PLA e vari PHA ci sono vari di polimeri e bioplastiche biodegradabili. Senza contare tutte le plastiche di derivazione petrolifera che possono con opportuni additivi diventare biodegradabili. Inoltre vari polimeri di derivazione fossile oggi possono essere prodotti con processi green da risorse rinnovabili…. quindi, se si volesse, oggi chi vanta il claim “ecologico” potrebbe produrre un cosmetico in contenitore biodegradabile se non anche da risorse rinnovabili. Non è corretto definire il PLA solo per make-up, anche se pensando alle centinaia di milioni di gusci plastici per make-up semisolidi in effetti il make-up mi sembra il primo segmento dove varrebbe la pena utilizzarlo. Con bioplastiche si possono produrre anche imballi flessibili, soffiati, estrusi , ad iniezione ecc. Sulla stabilità, permeabilità ecc.. delle bioplastiche in effetti fino a qualche anno fa c’erano problemi molto maggiori di quelli che ci sono con le più comuni plastiche. Solo con opportuni processi ed additivi sono stati risolti. Sulla cessione di sostanze non gradite dalle plastiche , tutte le plastiche tendono a farlo, anche per questo non considero ecologico il dilagante PET.

  2. il grosso della clientela vuole che le si racconti una storia, più che informarsi su di essa… e questo è il motivo per cui la narrazione è ancora elemento fondante dell’esperienza cosmetica molto più della consapevolezza. Ecco perché ora va il green così come la dichiarazione di naturalità, un termine usato sempre più a sproposito… molte aziende ci marciano tanto su perché sanno che la gente l’etichetta non la legge davvero, se tutto va bene si ferma al nome e “sottotitolo” del prodotto.
    E ovviamente il discorso packaging si inserisce in questa tematica, aiutato anche dal fatto che spesso il più riciclabile non è sempre il più comodo o adeguato al prodotto stesso (penso a confezioni di vetro sostituite dalla plastica perché le prime son più pericolose, per esempio)

    Addirittura a mio avviso ci sono aziende che la consapevolezza la temono: come blogger mi è capitato varie volte di chiedere inci di prodotti e di sentirmeli negare oppure di vedere proprio sparire il pr di turno (che mi aveva contattata!)… immagino che non sia una domanda comune la mia, e anche il fatto che sui siti dei brand non sia considerato basilare fornirlo la dice lunga.

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