Cosmetico Testato…: cosa significa?

Cosmetico Testato…: cosa significa?

Premessa importante: per quanto possa essere ingannevole, fuorviante o semplicemente ridicolo, ritengo preferibile un cosmetico che si vanta di essere stato testato rispetto ad uno che non dichiara nulla.

Per un semplice calcolo costo/beneficio è normale che grandi produzioni eseguano prima della messa in commercio più test per verificare sicurezza ed efficacia del prodotto, ma per le migliaia di “piccole” marche non è affatto garantito. Visto che non è obbligatorio, meglio che i test vengano dichiarati.

TESTATO: voce del verbo testare; nella cosmesi  significa : il  cosmetico ha affrontato dei test non su  ignari consumatori o alcuni parametri chimico fisici del cosmetico sono stati  misurati. Es: Clinicamente Testato

Il consumatore viene informato del fatto che sarebbero stati eseguiti dei test ma il claim non fornisce alcun dato sull’esito dei test.

CLINICAMENTE TESTATO. Non esiste una definizione legale di “Clinicamente testato”, quando impiegato per i prodotti cosmetici. In termini generali, significa che il prodotto è stato sottoposto a test su persone sotto la supervisione ed il controllo di esperti professionali competenti che possono essere medici oppure professionisti qualificati.   Il numero di volontari e le procedure sono a discrezione dell’azienda. La definizione di cosa sia una “Clinica” non è chiara, molte aziende svolgono test nelle università e comunque l’uso di espressioni quali “clinicamente testato”, oppure “test clinici dimostrano che…” è criticabile in quanto sono suscettibili di indurre in errore il destinatario del messaggio circa l’ambito e la portata degli studi effettuati, o circa la natura del prodotto pubblicizzato, presentandolo come dotato di proprietà terapeutiche o farmacologiche;

DERMATOLOGICAMENTE TESTATO. Non esiste una definizione legale di “Dermatologicamente testato” quando impiegato per i prodotti cosmetici. In termini generali, significa che il prodotto è stato sottoposto a test che intendevano studiare i suoi effetti sulla pelle, in particolare la sua buona tollerabilità cutanea, utilizzando protocolli di verifica che possono prevedere la presenza o la supervisione di un dermatologo . Normalmente si tratta di test di tolleranza cutanea realizzati con patch test, molte aziende li eseguono non d’estate per ridurre la probabilità di reazioni cutanee, al contrario alcune aziende li fanno eseguire in condizioni peggiori (worst case): patch test occlusivi, semi occlusivi, in estate, su soggetti sensibili e reattivi. A seconda delle condizioni del test lo stesso prodotto può risultare più o meno irritante.  Il numero di volontari ( teoricamente anche 1 solo ) e le procedure sono a discrezione dell’azienda.

TESTATO OFTALMOLOGICAMENTE o GINECOLOGICAMENTE o SOTTO CONTROLLO ODONTOIATRICO valutazioni di tollerabilità sotto controllo di medici non dermatologi.

NON TESTATO SU ANIMALI: claim scorretto visto che gli uomini non sono vegetali ( di norma )  e che nessun cosmetico in UE può essere testato su animali ( non umani ).

NICKEL TESTATO: visto che è scorretto reclamizzare il NICKEL FREE  o il SENZA NICKEL, si informa il consumatore del fatto che la presenza e concentrazione di Nickel nel cosmetico è stata verificata. Normalmente non viene comunicato se il test è relativo a tutti i prodotti, ad ogni lotto di produzione, alla formulazione ed al lancio pilota ecc.. Alcune aziende specificano i valori soglia sotto cui si potrebbe rintracciare nel cosmetico del nickel.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 19 novembre 2014

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9 Commenti

  1. Sapevo che testare un cosmetico sugli animali è fuorilegge, ma allora perché la LAV o chi per essa certificano solo alcune marche, anche se le altre sono comunque grandi marche e non metterebbero mai a repentaglio la propria reputazione in questo modo? Per le materie prime?
    Ad un corso DR Hauschka mi hanno spiegato che in Germania danno per scontato che il cosmetico non sia stato testato su animali, infatti le marche tedesche, che io sappia, non presentano certificazione – …vallo a spiegare ai clienti italiani.
    E ciò varrebbe anche per il “nickel tested”, perché i cosmetici, per legge, vanno tutti testati e la concentrazione di nickel deve essere sempre al di sotto della soglia 0.00001%. Ma su questo non ho trovato riscontro altrove, o forse ho capito male.

    • certe certificazione etiche “onerose” mi ricordano chi dispensava assoluzioni in cambio di laute prebende.
      Dovrò informarmi ed approfondire l’argomento.
      Per il nickel è vero che chi può esegue comunque test per la contaminazione da metalli pesanti nel cosmetico e nelle materie prime, ma non è un obbligo e non mi risulta che lo facciano in molti. Non c’è un limite legale per il cosmetico ma si possono adottare i limiti stabiliti nella farmacopea o comunque quelli per cui il cosmetico si può considerare sicuro.
      Test specifici sul nickel per consigliare il prodotto a chi è allergico vengono eseguiti a discrezione del produttore che può anche scegliere la soglia accettabile.

    • Non ho una bella opinione della LAV, che trovo soltanto un’altra macchina per far soldi.

      E che crea un circolo vizioso: non certifichi con me? Ti boicotto o ne parlo male. Molte ditte certificano con LAV perché se vogliono lavorare nel settore “eco-bio” sono in un certo modo costrette. Molte clienti di prodotti eco-bio non conoscono le regolamentazioni, ma danno retta a informazioni false e/o tendenziose, così le aziende per evitare che se ne parli male preferiscono certificare, anche se la certificazione vale ben poco.

      Ad altre ditte (penso a Lancome, Vichy e a tanti marchi di lusso) questo non interessa perché si rivolgono a una clientela che presta meno attenzione a INCI, alla formulazione, all’impatto ambientale, ma ad altri aspetti del cosmetico; quindi la certificazione non è necessaria.

      Alla fine dipende dalla fetta del mercato che vogliono conquistare…

    • Capisco. :(
      Grazie mille a entrambi per le info!

    • Ecco, giusto oggi leggo che le liste ufficiali cruelty free servono per escludere quegli ingredienti non formulati appositamente per l’industria cosmetica ma per quella dei detersivi o del farmaco, ingredienti che possono comunque venire utilizzati dall’azienda cosmetica. Questo perché la normativa del 2003 si riferirebbe solo agli ingredienti formulati appositamente per l’industria cosmetica.

      • Non esiste una “cosmetopea”, cioè una specifica standard per gli ingredienti “formulati appositamente per l’industria cosmetica” . La norma si riferisce a tutti i cosmetici ed a tutti i suoi ingredienti.
        Praticamente tutti i cosmetici messi sul mercato devono avere un dossier di sicurezza del cosmetico redatto sulla base della tossicità dei suoi ingredienti e praticamente tutti questi dati, NOAEL, LD50 ecc, sono ricavati da test su animali, comunque sia certificato il cosmetico ed in qualunque lista “ufficiale” sia elencato.

      • Quindi se un ingrediente per un farmaco o per un detersivo viene testato, poi non è possibile usarlo per un cosmetico? Si parla ovviamente di test eseguiti dopo la data segnalata in normativa, tenendo conto che nel passato sono stati tutti testati.

        (Scusa, ma mio malgrado mi hanno appioppato il settore della cosmetica eco-bio e non ci sto capendo una cippa)

      • le sostanze testate su animali per qualsiasi ragione, farmaci, cibo, tessuti, pitture, possono sempre entrare nel cosmetico .
        Tutti i cosmetici, certificati o non, vengono messi sul mercato se accompagnati da un dossier di sicurezza che definisce il profilo tossicologico di ogni ingrediente. Praticamente tutti gli ingredienti sul mercato hanno una LD50 o un NOAEL ricavato da test su animali e tutti i cosmetici, certificati e non certificati, sfruttano queste informazioni per definire la sicurezza.

      • Ok, ti ringrazio molto per le spiegazioni!

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