COSMETICI SOLARI:3a parte- Si può formulare un cosmetico solare GREEN, con solo filtri solari BIO ?

COSMETICI SOLARI:3a parte- Si può formulare un cosmetico solare GREEN, con solo filtri solari BIO ?

Premessa semantica.

Cosa è un cosmetico eco-bio? Nessuno lo sa con certezza e non essendoci una norma che definisca il termine, ognuno può cantarsela e menarsela, ma anche certificarsela, come gli pare.
Il nuovo regolamento europeo fissa solo dal 2016 l’APPLICAZIONE DI REGOLE PIU’ RIGIDE E CHIARE SULLA PUBBLICITA’ E QUINDI SULLE AGGETTIVAZIONI COSMETICHE.
Intanto per dirimere il caos ed il far west sul mercato, professionisti e operatori della cosmesi aspettano, ma è già in ritardo sui tempi programmati, la definizione degli standard ISO per i termini: naturale, biologico, organic ecc… relativi ai cosmetici.
Il termine più appropriato per questo segmento della domanda cosmetica probabilmente è GREEN; riferendosi ad una sensibilità ambientalista, naturista, salutista per molti aspetti molto vicina ai movimenti ed alle formazioni politiche ambientaliste degli anni ’80-’90:

i verdi,

appunto.

Non è un caso che siano state proprio delle marche tedesche le prime ad impegnarsi su questo segmento del mercato cosmetico.
La Germania è forse l’unico paese dove partiti VERDI hanno superato il 10% dei voti e sono anche andati al governo.
Oggi il segmento GREEN del cosmetico è in grande crescita, anche perchè risponde ad una domanda di sicurezza e naturalità che non è propria solo di quelle parti della popolazione con una forte sensibilità ambientalista.
Il consumatore medio, oggi nei consumi e nei trasporti non fa scelte guidate da una sensibilità ambientalista, ma il cosmetico tende a preferirlo con all’interno un ingrediente biologico (in USA : organic ), cioè da coltivazioni biologiche, senza pesticidi ecc.ecc.. Spesso abbiamo così un cosmetico che si autodefinisce eco-bio,
con un 1% di olio bio, all’interno di un contenitore di plastica non biodegradabile .
Un’altro frequente nonsense della cosmesi.
Il termine BIO viene reinterpretato ad uso e consumo del marketing.
Nell’uso comune viene superata la limitata definizione alimentare, l’unica chiaramente definita per legge , cioè BIO= DERIVATO DA AGRICOLTURA BIOLOGICA .
Abbiamo così un significato normalmente percepito BIO = BIOCOMPATIBILE = COMPATIBILE CON LA VITA ( della persona e dell’ambiente ) .

Dopo queste premesse, necessarie per evitare equivoci sul significato dei termini : SI PUO’ FORMULARE UN COSMETICO SOLARE GREEN, CON SOLO FILTRI SOLARI BIO?

Ferula communis.jpg

ferula

Solo teoricamente, SI!!
Paradossalmente moltissimi filtri solari, cosiddetti chimici, sono molecole ispirate dal mondo vegetale.
I benzofenoni, i paba, i cinnammati, i salicilati, i ferulati, gli antrochinoni sono tutte sostanze che schermano più o meno i raggi ultravioletti e che spesso sono stati per prima cosa individuati,
estratti o derivati da piante.
I salicilati devono il loro nome al salice, i cinnamati ai cinnamomo (cannella,canfora ecc..) e l’acido ferulico e i ferulati dalla ferula .
 


cannella

Questo non significa che i vari filtri solari che troviamo nei cosmetici, cosiddetti chimici, sono estratti da piante, al contrario , sono praticamente tutte sostanze prodotte per sintesi chimica.
Ma in effetti molte sono sostanze “congeneri”, chimicamente simili, “parenti” di sostanze estratte da piante e molte potrebbero essere definite “natural occurring”, cioè sostanze prodotte da sintesi chimica ma che potrebbero trovarsi in natura.
 


Salix alba11.jpg

salice


Ricordo formulazioni basate sul gamma-orizanolo , ethyl ferulate( estratti dal riso ) acididihydroxycinnamici o caffeico ( dal caffè e non solo), estratti di pongamia ricchi di pongamol ecc..
Con formulazioni basate solo su filtri solari di estrazione botanica non è difficile raggiungere anche SPF attorno a 20.
IMPORTANTE NOTARE che la scelta di considerare eco-bio i filtri solari metallici è motivata solo dal marketing.
Cosa ha di biocompatibile il biossido di titanio, TiO2 ?
Cosa ha di ecologico l’ossido di zinco, ZnO ?
Misteri del marketing del cosmetico GREEN .

Ci sono altri ossidi metallici con un buon spettro di assorbimento dell’ultravioletto ed altre sostanze insolubili che al filtraggio UV potrebbero aggiungere un effetto scattering, ma con rarissime eccezioni, in genere metalli e sostanze cristalline insolubili non si capisce perchè debbano essere considerate BIO .

Una lettrice, che ringrazio, mi segnala una interessante discussione nel forum di promiseland e chiede:” perchè si continua a sostenere e usare allora l’ossido di zinco come filtro solare? ” http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?f=2&t=43961

Il prodotto viene presentato così:

Facial Sun Gel SPF 30 WORDNEW: transparent sun-protection – sunscreen with mineral and plant pigments

by ECO Redaktion on Jan 10, 2013 •

With pomegranate and sea buckthorn, for sensitive skin
Sunscreen with mineral and plant pigments on the skin provide a transparent and reliable protection against sunlight. The sun gel offers ideal protection for the face and is suitable for all skin types. Sea buckthorn* and pomegranate* care for the skin, providing it with essential nutrients and protecting it from moisture loss.
Instant effect after application | Zinc oxide free | Aluminium salts-free
No petroleum, paraffin and silicone derivatives | No PEG & paraben
INCI: Pongamia Glabra Seed Oil*, Trihydroxystearin, Titanium Dioxide, Punica Granatum Seed Oil*, Hippophae Rhamnoides Oil*, Peach Extract, Tocopherol *
organically grown | Content: 30 ml
100% of the total ingredients are from natural origin
99% of the total ingredients are from natural origin ( *n.trad)
96% of the total ingredients are from Organic Farming

(*n.trad) queste sono evidentemente traduzioni sbagliate , dal tedesco io interpreto: 100% del totale degli ingredienti sono di origine naturale 99% di ingredienti vegetali sono da coltivazione biologica certificata 96% del totale degli ingredienti sono di origine organica ( chimica organica )

Il produttore avrebbe dichiarato di non aver utilizzato nanotecnologie ed il prodotto a chi lo ha provato risulta effettivamente trasparente.

Al solito si deve riconoscere alla cosmesi tedesca una leadership nel segmento green del cosmetico.

Interessante il claim “ZINC OXIDE FREE” ; il TiO2 non è che faccia benissimo alle barriere coralline , ma nonostante le possibili reazioni photocatalitiche non è ittiotossico come il ZnO.

Interessante che il prodotto sia trasparente, senza nanotecnologie.

Non è teoricamente impossibile, ma è decisamente improbabile. Come è molto improbabile che con così poco TiO2 e olio di pongamia si ottenga un SPF 30. ( da notare che il pongamol puro filtra soprattutto gli UVA con uno spettro d’assorbimento simile a quello dell’Avobenzone, ma una efficienza d’assorbimento almeno 30% inferiore ).

Concludendo:

Il mondo vegetale ci offre una gamma relativamente ampia di sostanze con la capacità di filtrare i raggi ultravioletti.

Perchè allora solo teoricamente si possono realizzare cosmetici per protezione solare veramente ECO- BIO ?

Tutte le volte che il consumatore trova filtri solari “alternativi”, cioè non elencati nell’apposito allegato del regolamento cosmetico, dovrebbe essere informato del fatto che queste sostanze non sono testate ed approvate per quel utilizzo e che tutte le possibili photoreazioni ed interazioni non sono state validate dal comitato scientifico .

ps. alcune sostanze vegetali con ottima capacità di filtrare gli UV sono classificate tra i potenziali disruttori ormonali – interferenti endocrini.

 

 

Rodolfo Baraldini

pubblicato il 15 Giugno 2013

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12 Commenti

  1. …a proposito. Ma quali sono a questo punto i solari che hanno minor impatto ambientale sull’ecosistema marino?

  2. Certo che vedere pubblicizzati ovunque filtri ittiotossici come “ecobio”…andiamo bene!!!

  3. Perché il biosido di titanio non sarebbe naturale ? Non è comunque preferibile ai filtri chimici ?
    Cosa ne pensa dei cosmetici a marchio COOP ?

    • 3 belle domande, a cui provo a rispondere.

      1-Cosa non è naturale ? Il TiO2 come TUTTE le sostanze chimiche viene prodotto partendo da qualcosa che si trova in natura. Il processo chimico per produrlo è in genere quello che parte da un minerale , l’ilmenite , FeTiO3, viene digerita con acido solforico concentrato: si formano solfato ferroso, solfato ferrico (rispettivamente FeSO4 e Fe2(SO4)3) e solfato di titanile TiO · SO4. La massa è lisciviata con acqua e ogni materiale viene rimosso.
      Lo ione ferrico (Fe3+) in soluzione viene ridotto a ferroso (Fe2+), usando limatura di ferro, e quindi FeSO4 viene cristallizzato per evaporazione sotto vuoto e raffreddamento. La soluzione di TiOSO4 viene idrolizzata mediante ebollizione e la soluzione viene seminata con cristalli di rutilo.

      Questo processo chimico, descritto in modo estremamente semplificato, ci sono molti additivi e catalazzatori che possono essere aggiunti, produce la base chiamata “SYNTETIC RUTILE” da cui poi con successive lavorazioni si ottiene diversa purezza e granulometria del TiO2. Questo poi richiede ulteriori processi, non proprio semplici per produrre eventualmente forme sotto i 300 nm o i 100 nm di dimensioni ( nano ).

      Tutto questo è NATURALE ? Per me visto i materiali, processi, temperature oltre che reflui di produzione, non rientra neppure nella GREEN CHEMISTRY. Opinione personale.

      2-

      Personalmente, preferisco in molti casi l’utilizzo di filtri insolubili, come il TiO2, per alcuni effetti che possono dare alla formulazione
      a- un po’ di bianco
      b- stabilizzazione e miglioramento sensoriale nelle emulsioni W/O
      c- possibili sinergie , effetto booster
      ecc. ecc..
      ma ci sono anche aspetti negativi , ad esempio per ragioni ecologiche non lo utilizzerei in quantità significative quando potrebbe finire in mare ecc.ecc..
      Ogni ingrediente cosmetico può essere più o meno preferito in funzione dell’utilizzo che si vuole fare del cosmetico finito. Non ha senso preferirne qualcuno a priori.
      3-
      In generale il fenomeno delle produzioni cosmetiche private label della grande distribuzione, quindi COOP ma anche i suoi concorrenti, ESSELUNGA , LIDL ecc. ecc.. , non è adeguatamente stimato . Alcune produzioni private label hanno un rapporto qualità-prezzo veramente alto, ma non mi va di entrare nel dettaglio, vista la mia vicinanza al mondo cooperativo.

  4. ne parlo ampiamente qui: http://www.nononsensecosmethic.org/?p=43528 Non so perché la ricerca del prof. Ma abbia avuto tanta risonanza, visto che non è conclusiva e tocca argomenti già discussi e studiati da molti altri ricercatori anche abbastanza anni fa-
    Sul fatto che alcuni pensino di potersi autoprodurre cosmetici per protezione solare non posso che confermare che rischiano grosso.

    • Infatti ancora non ho letto quell’articolo, grazie mille!

  5. Quindi è meglio non usare proprio i solari?Quali solari sono il male minore,bio o tradizionali?sull’argomento c’è molta confusione.Ci si può basare sull’INCI?

    grazie mille!
    Patty

    • al contrario, il rapporto rischio/beneficio tra sovraesporsi al sole e applicarsi dei solari è tutto a vantaggio dei solari. Il prodotto deve rispondere alle proprie esigenze, non esiste un prodotto migliore per tutti. Personalmente preferisco solari waterprof con filtri sia metallici coated che solubili. Non mi dispiace che si veda un po’ di bianco. Ma sono scelte personali influenzate dalle personali valutazioni sui pregi tecnici e formulativi del prodotto..

      • Quali marche fanno parte dei solari decenti di cui parla?… se non vuole scriverlo pubbicamente magari potrebbe farlo via messaggio privato? grazie!!! :-)

    • Grazie per la segnalazione…
      Avevo pensato di non parlare dell’effetto BOOSTER per non entrare troppo sul tecnico, ma alcune affermazioni abbastanza divertenti ( per chi conosce un pochino di fisica e di ottica ) meritano un approfondimento.

      • ok allora aspetto :) ho chiesto l’inci di questo solare all’IDI ma non mi hanno ancora risposto. La mia prima giornata al mare è stata un disastro. Sono stata sotto l’ombrellone tutto il tempo in costume e poi in acqua senza solare per fare l’ecologica. L’ombra non è bastata, credo che anche sotto l’ombrellone bisognerebbe mettersi la maglietta…risultato: mi sono ustionata faccia, decoltè e spalle ://// il fototipo non c’entra proprio niente mi sa tanto…se qualche chimico passa di qui, inventatevi un solare biodegradabile per favore!

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