Cosmetici “scaduti” e PAO

Cosmetici “scaduti” e PAO

The Roman canister containing the original cream, and the recreation prepared by Evershed’s team.

Quando 13 anni fa gli archeologi inglesi impegnati in uno scavo dei resti di un vecchio (150 AD) tempio romano vicino a Londra hanno trovato un scatoletta metallica, tonda, piatta contenente una crema bianca con ancora i segni delle ditate dentro, possono essersi domandati se qualche giovane archeologa durante gli scavi non aveva perso un suo cosmetico autoprodotto.
- Il PAO questo sconosciuto
- Rischi instabili
- Consumo consapevole

Le dimensioni e la qualità del contenitore oltre che la texture della crema contenuta non facevano pensare ad un cosmetico che si era conservato per quasi 2000 anni fa.
Ho già parlato in questo articolo della difficoltà per il consumatore di capire che età potrebbe avere un cosmetico. Nel cosmetico europeo se il produttore stima che il cosmetico chiuso non cambi le sue caratteristiche, soprattutto in termini di sicurezza, in 30 mesi ( 2 anni e mezzo ) non si deve comunicare una data di scadenza. Come dire che si può considerare praticamente ETERNO. Per rimediare la norma europea ha introdotto il PAO cioè una scadenza del cosmetico ( almeno ! ) dopo l’apertura.

nel cosmetico questo simbolo può precedere la data di scadenza

Il cosmetico eterno è una assurdità, a me sembra evidente, ma ho incontrato vari microbiologi e professionisti della cosmesi, soprattutto americani, che non la pensano come me e considerano il PAO un orbello burocratico inutile.
Per non perdere tempo cercando di fargli capire che un cosmetico stabile senza alcun limite di tempo, soprattutto dopo essere stato aperto, non può esistere, li ho invitati a ridiscutere la cosa assieme Krueger e Dunning ( i teorici dell’incompetenza inconsapevole ) tra un miliardo di anni. Nel frattempo sempre più marche cosmetiche dichiarano esplicitamente ” da consumarsi preferibilmente prima di..”, anche quando la durata prevista del prodotto è oltre i 30 mesi ed anche in contemporanea al PAO.

Il PAO questo sconosciuto

Se la durata del prodotto va oltre i 30 mesi non è obbligatorio indicarla, ma è obbligatorio indicare il PAO cioè, con il simbolino del vasetto aperto, per quanti mesi dopo l’apertura del prodotto è “garantita” la stabilità. Mi sembra una procedura di codifica che si affida molto all’intelligenza e consapevolezza del consumatore oltre che alla competenza ed onesta del produttore.
Ci sono delle criticità:

  • il consumatore dovrebbe segnarsi la data di apertura del prodotto,
  • il consumatore non ha chiaro che rischi comporta il superamento dei limiti temporali di stabilità indicati dal PAO.
  • le procedure per definire la durata del PAO vengono decise arbitrariamente dal produttore.

Quando diventò operativa la norma, le aziende cosmetiche si trovarono davanti al problema di definire un parametro ritenuto importante per la salute del consumatore, senza alcuna specifica o linea guida sul come calcolarlo.
Poi che tipo di deterioramento si doveva considerare per dire che il cosmetico poteva essere utilizzato dal consumatore x mesi dopo l’apertura? un cosmetico che cambia il suo colore ed il suo profumo si considera deteriorato e non usabile?  Certamente si devono considerare i deterioramenti che comportano un possibile rischio per la salute del consumatore, in particolare l’instabilità microbica e la perdita della capacità di filtrare le radiazioni solari dei filtri, ma anche altri fattori chimico fisici possono rientrare nella valutazione del PAO.

Un’altra incertezza e criticità è relativa alle “ragionevoli condizioni di uso” con cui si ipotizza che il cosmetico venga usato. Il dito che pesca la crema nel vasetto fa una bella differenza se è sporco o pulito. Così come molto diversa è la stabilità di un prodotto conservato in frigorifero al buio o sotto al parabrezza di un’auto che gira per tutto il mese di Luglio in Sicilia.

Di fronte a tutte queste variabili ed incertezze, ricordo che quando entrò in vigore la norma europea, in alcune aziende, tutto si tradusse nella richiesta del marketing: datemi un PAO più lungo possibile, perché, per quel poco che ne capisce il consumatore, un numero più alto viene percepito come una performance più alta.
Difficile far capire ai markettari, in certe aziende, che per quanto il PAO sia un numero poco sensibile, cioè uno di quei dati in etichetta che i consumatori non leggono e che anche lo leggessero non farebbe grandi differenze, non ha senso metterci dei numeri a casaccio solo per compiacere le vendite.

Soprattutto ora , che vanno di moda cosmetici conservati con sistemi meno stabili se non addirittura volatili, garantire la stabilità antimicrobica di prodotti aperti per molti mesi è decisamente più complesso.

Rischi instabili

La capacità del prodotto di mantenere invariate le sue caratteristiche nel tempo è definita : stabilità.
Tecnicamente la stabilità è rilevante per la qualità del cosmetico che non è soggetto a varie degradazioni:

  • degradazione della struttura texture/consistenza
  • degradazione da contaminazione e proliferazione microbica
  • degradazione chimico/fisica da reazioni di ossidazione / fotocatalitiche ecc.

Un cosmetico instabile, nel tempo, può :

  • separare l’emulsione, precipitare, flocculare, ricottare, cremaggiare, sineresizzare ( gli ultimi 3 termini fanta-tecnici me li sono inventati sul momento ma chi lavora con le emulsioni sa cosa intendo),
  • smollare/liquefare/spappolare un gel.
  • addensarsi fino a diventare quasi solido,
  • sviluppare muffe o contaminazioni di microorganismi patogeni o no,
  • cambiare colore,
  • cambiare il profumo e via di seguito.

fumonisin.jpg

un prodotto senza un adeguato sistema conservante può formare muffe

Di queste instabilità, quella sicuramente rilevante per la sicurezza del consumatore è quella microbica, infatti i microorganismi , patogeni o no, hanno la splendida attitudine nel tempo di riprodursi e crescere di numero, proprio come i conigli o come una serie di fibonacci. Insomma, magari all’inizio col dito ne entrano due nel vasetto, poi dopo 2 mesi sono 2 milioni. Per questo i cosmetici devono possedere un sistema anti-microbico efficiente, in genere dipendente dai cosiddetti conservanti.
Il rischio di infettarsi attraverso la pelle integra non è altissimo, la pelle svolge bene il suo ruolo di barriera, ma se si pensa a cosmetici a contatto con le mucose di occhi, genitali, bocca o alla pelle lesa, con il rischio di contaminazione microbica di un cosmetico non si può scherzare.
I rari ma tragici casi di infezione, cecità e decessi per lush contaminati da pseudomonas restano scolpiti nella memoria della cosmesi industriale.

Consumo consapevole

Di tutte queste elucubrazioni su stabilità, data di scadenza, PAO ecc.. al consumatore in genere interessa solo sapere se il cosmetico che ha nell’armadietto da tot mesi o anni può essere ancora utilizzato.
Alcune indicazioni sintetiche:
Viviamo in un universo probabilistico, le indicazioni sulla stabilità nel tempo dei cosmetici sono stime, fatte più o meno accuratamente, del fatto che il cosmetico PUÒ essersi nel tempo deteriorato compromettendo la sua qualità e sicurezza. Non sono i timer di bombe ad orologeria che indicano il momento esatto in cui un cosmetico diventa letale.
Un cambiamento nel tempo del colore, odore, consistenza di un cosmetico è comunque un indicatore di instabilità non rassicurante.
Nei cosmetici che possono entrare a contatto con gli occhi, il rischio per la salute è molto maggiore.
È necessaria maggiore attenzione alle indicazioni di durata prima e dopo l’apertura di mascara, lush e prodotti occhi.
In genere privilegiare nell’acquisto i cosmetici che dichiarano esplicitamente … da consumarsi preferibilmente entro… o la data di produzione del lotto.
Non sono cosmetici più sicuri, ma denotano aziende e marche che non credono che un consumatore, senza esserne informato, debba comprare un cosmetico che è stato anche 20 anni in un magazzino. Se si formano muffe nel prodotto, va buttato comunque e se si formano entro i tempi dichiarati dal produttore con il PAO o con il ” da consumarsi entro…” pensarci 5 volte prima di ricomprare e utilizzare cosmetici dello stesso produttore. Anche se non è il mio settore direi che questa regola vale anche per l’alimentare.

Rodolfo Baraldini
pubblicato 12 giugno 2016

Articoli correlati:

Myth-buster : il-cosmetico eterno

Perchè i cosmetici dovrebbero avere una data di scadenza ?

Cosmetici senza conservanti ?

 

I commenti, le testimonianze e le opinioni sono sempre graditi. I programmi anti-spam possono far si che il commento sia visibile nel blog solo dopo approvazione. Per inserire nei commenti un link, rimuovere http:// e www. I commenti con argomentazioni ad personam, promozionali o non pertinenti verranno cancellati. Non è questa la sede per supportare le proprie tifoserie, fedi o ideologie.

5 Commenti

  1. Finora mi è successo di dover buttare un prodotto perché degradato, un paio perché avevo abbondantemente superato il PAO e di conservare diversi prodotti oltre il PAO perché le caratteristiche macroscopiche erano inalterate. Ora… soprattutto per i prodotti che uso per il viso (sieri/creme) o gli ombretti come dovrei comportarmi? Dovrei buttarli dopo il pao dichiarato anche se non appaiono alterati? C’è un modo per allungare la loro “vita”? Chiedo particolarmente rispetto agli ombretti perché li metto sugli occhi e perché al contrario dei fondi e dei rossetti pur non avendone molti non riesco a consumarli.

    • anche se anni fa mi hanno raccontato di microbiologi che facevano la conta batterica con dei vetrini appiccicati alla finestra, direi che valutare la sicurezza di un prodotto basandosi solo su caratteristiche macroscopiche non è il massimo. A priori se non si hanno competenze specifiche nella valutazione del problema per il consumatore meglio rispettare le indicazioni fornite dal produttore. Poi in funzione di tanti fattori si può, e molti lo fanno sotto propria responsabilità, superare il PAO o “allungare la vita” di un prodotto. La valutazione va fatta in funzione del tipo di prodotto. A priori non ci penserei neppure lontanamente per i mascara, ma in caso di make-up anidri specie se formulati con conservanti e utilizzati con cura, sospetto che i rischi di contaminazione batterica siano in genere particolarmente bassi. Non voglio dare indicazioni su come stimare questi rischi o su come “allungare la vita” , visto che la decisione di non rispettare le indicazioni del produttore va presa con la massima consapevolezza di ciò che si sta facendo , volta per volta, in funzione di un prodotto specifico .

      • vero tutto, ma adesso il marketing chiede anche PAO molto più corti di quelli reali, nei cosmetici come i make-up compatti e polveri dove si vuole che il consumatore ne compri più frequentemente . PAO 36M e più diventano PAO 12M. sarebbe interessante, magari in un post riservato solo ai professionisti che approfondissi come si dovrebbe calcolare il PAO.

      • ho deciso di non redigere più articoli con accesso protetto e riservati solo a quelle poche decine di professionisti della cosmesi che passano di qua. Comunque hai perfettamente ragione sul fatto che tra le motivazioni arbitrarie che spingono a pubblicare un certo PAO ci può essere anche quella di accorciare artatamente la “vita” dei prodotti per spingere i consumatori al riacquisto, avrei dovuto parlarne. In questo caso però non c’è nessun rischio maggiore per la sicurezza del consumatore, c’è solo un problema di “spreco” consumistico. Visto come girano le informazioni su internet , però, ritengo sbagliato redigere un breviario tipo: se il cosmetico è di questo tipo, puoi utilizzarlo anche 1 anno dopo la scadenza del PAO, se è di quest’altro tipo anche dopo 6 mesi oppure se hai superato i tempi del PAO puoi sanitizzare il prodotto in questo modo…ecc. ecc. la sicurezza del prodotto cosmetico è responsabilità del produttore e di chi lo mette sul mercato.

      • Grazie tantissime per le risposte di entrambi :)

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Choose a Rating