Conservare con l’estratto di Lonicera

    Conservare con l’estratto di Lonicera

Quando oltre 26 anni fa, si stabilì l’obbligo di girare in auto con le cinture di sicurezza allacciate, si racconta che qualche FURBO abbia messo in circolazione delle magliette con disegnata sopra la cintura di sicurezza che permettevano di girare senza allacciarsele.

Cosa c’entra ?

Giulia Penazzi a commento dell’articolo sulla La Surprise Chain Cosmetica scriveva : Già che ci sono segnalo anche un conservante molto in voga oggi, promosso da un bel bollino verde, che nell’INCI compare col nome di un fiore. All’interno contiene i 5 parabeni, anche i 2 ramificati, che ovviamente non vengono dichiarati in etichetta perché contenuti naturalmente e quindi l’azienda li cita, molto in piccolo a pag. 45 della brochure, come NO SYNTHETIC PARABENS.
Penso si riferisca all’estratto di Lonicera di cui, senza approfondire, ho parlato qui, LA BUFALA: dei conservanti naturali. e qui “FAKE FREE”: scorrettezza e ignoranza dei cosmetici FREE (SENZA) .

Per approfondire il tema della INAFFIDABILITA’ COSMETICA in effetti questo è un caso esemplare.

Ogni INCI che finisce con EXTRACT dice al consumatore ed al produttore del cosmetico, da dove proviene l’ingrediente . Non dice nulla di cosa c’è dentro effettivamente , tanto meno se fa qualcosa.

Piace tanto perché fa pensare al NATURALE, sapendo che NATURALE  significa tutto e niente.

A seconda del processo di estrazione si possono ottenere dalla stessa pianta o da una sua parte miscele di sostanze completamente diverse.

Pensiamo al caffè. Possiamo avere una estrazione con più o meno caffeina, fino all’estrazione della sola caffeina.

Il bravo formulatore può utilizzare estratti titolati, cioè di cui è nota la concentrazione di attivi ed il più delle volte i fornitori di materie prime qualificano l’estratto specificando il titolo minimo degli attivi contenuti.

Quando una azienda Tailandese, la Campo ltd. lanciò sul mercato il PLANTSERVATIVE ( CampoPlantservativeWSrTechnicalFile ) un conservante SENZA PARABENI , comunicò solo che era composto da misteriosi estratti di Lonicera Japonica e Caprifolio.

Nessuna informazione sui processi di estrazione e sulla composizione finale.

Inoltre il materiale informativo fornito era incompleto oltre che in certi casi contraddittorio.

Non credo sia un errore di stampa la specifica : NO FREE FORMALDEHYDE nor/and , sapendo poi che in acqua comunque non ci può essere formaldeide libera ma Glicole metilenico. Poi alcune tabelle per il calcolo della MIC sono specificate con concentrazioni dello 0,25% anziché al 2,5%.

In sostanza troppe imprecisioni, incongruenze ed errori nella comunicazione tecnica.

Ne è nato un dibattito tra esperti dove la tesi corrente era che il prodotto svolgeva una azione conservante o per l’adulterazione con altri sistemi conservanti o per la presenza di “parabeni naturali” .

Un normale estratto di Lonicera non contiene affatto grandi quantità di parabeni naturali.

Il titolare della Campo Ltd. Mr. Bala , a specifica richiesta, dichiarò che si trattava di sostanze affini all’acido salicilico. Non chiarendo ancora la faccenda, visto che alcuni  l’acido 4-idrossibenzoico lo chiamano “para-salicilico”.

Quindi in realtà non è dato sapere perché questi estratti svolgerebbero una così efficiente azione antimicrobica, visto che i normali estratti di Lonicera, sono caratterizzati dagli acidi caffeoilquinici ( clorogenico ).

Giulia Penazzi fa notare che dal dossier  si ricaverebbe che  sono presenti “tutti e cinque i parabeni, methyl-, ethyl-,N-propyl, N-butyl, N-isobutyl paraben” .

Personalmente, visto il processo di estrazione e dal poco che ci è dato sapere, ritengo sospetta questa presenza “naturale” e i misteriosi esteri di lonicerina non so quanto siano “naturali” e quanto ricavati da processi di Collusion-induced Dissociation, o da quella che eufemisticamente chiamerei “contaminazione”, visto che le analitiche “indipendenti” dei normali estratti di lonicera di questa roba non ne trovano affatto.

Concludendo: vista l’ingannevolezza della comunicazione “PARABENS FREE”  e la inconsistenza di informazioni tecniche verificabili fornite ( il sito web della Campo ltd è tra i peggiori che ho mai visitato ) me ne starei ben alla larga sia come formulatore che come consumatore. Come se non bastassse una ricerca ( italiana ) ha rilevato la presenza nell’estratto di Lonicera anche di formaldehyde.

Il consumatore però dall’inci non può capire nulla.

Infatti un eventuale estratto di lonicera inserito in formula per l’alta concentrazione di acido clorogenico o caffeico, quindi con azione antiinfiamatoria e antiossidante avrebbe un INCI identico.

Esiste poi dal 2011 sul mercato un altro conservante concepito come PARABEN FREE e contenente estratto di Lonicera.

Si tratta del NATAPRES con INCI:

Glycerin, Leuconostoc/Radish Root Ferment Filtrate, Lonicera Japonica (Honeysuckle) Flower Extract, Lonicera Caprifolium (Honeysuckle) Flower Extract, Populus Tremuloides Bark Extract, Gluconolactone

In questo caso oltre ad un dossier più completo e “realistico” (NataPres_Dossier_Aug_2010) il fornitore vanta effetti antimicrobici e conservanti con concentrazioni più probabili di quelle vantate dal PLANTSERVATIVE.

Il Natapres ha come principale ingrediente antimicrobico il filtrato da kimchii , un cibo koreano , un rafano fermentato, con alte concentrazione di peptidi che già da solo al 2,5% supererebbe tutti i canonici challenge tests.

La sinergia con l’estratto di corteccia di pioppo tremulo ( con almeno il 50% di acido salicilico) sarebbe già sufficiente a crearne un ottimo sistema conservante anche senza il discutibile estratto di Lonicera.

Quindi un sistema conservante di cui, escludendo l’estratto di Lonicera, esistono ampie ricerche sulla efficacia antimicrobica delle sue componenti, non redatte “pro domo sua” dallo stesso produttore della materia prima.

Resta il fatto che l’attuale regolamento cosmetico recita CHIARAMENTE:

i prodotti cosmetici non possono contenere:

d) conservanti:

i) conservanti diversi da quelli elencati nell’allegato V e conservanti ivi elencati ma non impiegati conformemente alle condizioni indicate nel suddetto allegato;
ii) fatte salve la lettera b, la lettera c), punto i) e la lettera e), punto i), sostanze elencate nell’allegato V ma non destinate ad essere impiegate come conservanti, e non impiegate conformemente alle condizioni indicate nel suddetto allegato.

Quindi non vorrei essere troppo pignolo, ma l’utilizzo di una miscela di sostanze, vendute come conservante naturale, ma che non hanno superato tutti i test e verifiche necessarie per la registrazione europea nell’allegato V , dovrebbe ESSERE PROIBITO.
Ovviamente esiste la scappatoia “furbetta”: basta dichiarare che la funzione dell’ingrediente è SKIN CONDITIONING o qualcosa di altrettanto generico.

Concludendo:
tutti i produttori di sistemi conservanti “alternativi” dovrebbero mettersi in regola , eseguendo tutti i test e redigendo i dossier necessari alla registrazione europea nell’allegato V.
Il consumatore deve sapere che cosmetici che utilizzano sistemi di conservazione alternativi non hanno eseguito le verifiche scientifiche e tossicologiche che sono indispensabili per la registrazione europea come conservanti.
Paradossalmente un capzioso allarmismo su conservanti ultracollaudati e tradizionali spinge sul mercato prodotti di cui non si sa molto in termini di sicurezza.


 

Rodolfo Baraldini

Pubblicato 6 maggio 2014

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