Bellezza senza Trucco

Bellezza senza Trucco

In occasione della apertura del Cosmoprof organizzato da Cosmetic Italia, ex Unipro, cioè l’associazione delle aziende cosmetiche italiane, si è tenuto un interessantissimo convegno dal titolo Bellezza senza Trucco.

L’evento, ben organizzato con una qualificata selezione di relatori e partecipanti alla tavola rotonda, ha visto la presenza di almeno 250 operatori della cosmesi, nonostante la assenza di tanti tecnici e formulatori che erano andati all’In-Cosmetics ad Amburgo, bloccati poi là dallo sciopero Lufthansa. Non potendo divulgare gli atti del convegno, almeno fino a quando Cosmetic Italia non li renderà pubblici e pubblicabili, intanto anticipo l’argomento.

Pur con la difficoltà di distinguersi, le case cosmetiche costruiscono la propria comunicazione cercando un equilibrio fra la promessa convincente, le spiegazioni tecniche con i test a supporto, la ricerca di un messaggio competitivo rispetto alla concorrenza e l’attenzione a evitare di incorrere nell’inibizione degli organismi di controllo.

Articolo 20 del Regolamento Cosmetico

Dichiarazioni relative al prodotto

1. In sede di etichettatura, di messa a disposizione sul mercato e di pubblicità dei prodotti cosmetici non vanno impiegati diciture, denominazioni, marchi, immagini o altri segni, figurativi o meno, che attribuiscano ai prodotti stessi caratteristiche o funzioni che non possiedono.

2. La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, stabilisce un piano d’azione riguardante le dichiarazioni utilizzate e fissa le priorità per determinare criteri comuni che giustificano l’utilizzo di una dichiarazione.

Dopo aver consultato il CSSC o altre autorità pertinenti, la Commissione adotta un elenco di criteri comuni per le dichiarazioni che possono essere utilizzate riguardo ai prodotti cosmetici, secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo 32, paragrafo 3 del presente regolamento, tenendo conto delle disposizioni della direttiva 2005/29/CE.

Entro il 11 luglio 2016, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione concernente l’uso delle dichiarazioni sulla base dei criteri comuni adottati ai sensi del secondo comma. Se la relazione conclude che le dichiarazioni utilizzate relativamente ai prodotti cosmetici non sono conformi ai criteri comuni, la Commissione adotta misure adeguate per assicurare la conformità in cooperazione con gli Stati membri.

3. La persona responsabile può indicare sulla confezione del prodotto o su qualsiasi documento, foglio di istruzioni, etichetta, fascetta o cartellino che accompagna o si riferisce a tale prodotto cosmetico che quest’ultimo è stato sviluppato senza fare ricorso alla sperimentazione animale, solo a condizione che il fabbricante e i suoi fornitori non abbiano effettuato o commissionato sperimentazioni animali sul prodotto cosmetico finito, sul suo prototipo, né su alcun suo ingrediente e che non abbiano usato ingredienti sottoposti da terzi a sperimentazioni animali al fine di ottenere nuovi prodotti cosmetici.


La Commissione europea ha stabilito criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni o claims che possono essere utilizzati per i prodotti cosmetici (stabiliti dal Regolamento (UE) N. 655/2013 della Commissione del 10 luglio 2013, come disposto dall’articolo 20 comma 2 del regolamento n.1223/2009)   Tali criteri sono sei:

  1. conformità alle norme,
  2. veridicità,
  3. supporto probatorio,
  4. onestà,
  5. correttezza,
  6. decisioni informate.

Come stabilito, nel 2016 verranno definiti più chiaramente regole e limiti per la comunicazione commerciale sul cosmetico. Già ora il mondo della cosmesi deve però adeguarsi a nuove linee guida e procedure per evitare comportamenti ingannevoli oltre che per sostenere la veridicità ( substantiation ) dei claims pubblicitari. 

A claim ‘contrary to product
X, this product does not
contain ingredient Y which is
known to be irritating’ shall
not be made.‘Well tolerated as it does not
contain mineral oils’ is an
unfair statement towards
other products which are
equally well tolerated.

‘Low in allergens because
without preservatives’ is
unfair because it assumes that
all preservatives are
allergenic.

Comparing the effectiveness
against wetness of an antiperspirant with the
effectiveness against wetness
of a deodorant is not fair, as
the two are different products
with different functions.

Alcuni dei temi introdotti dal Regolamento cosmetico 1223/2009 richiedono necessariamente approfondimenti interpretativi e stanno facendo discutere addetti al settore, consulenti e Autorità di Controllo italiane.In particolare, tra le tematiche più spinose c’è quella relativa ai claim. Commissioni e stati membri sarebbero tenuti a controllare la “veridicità” dei claim pubblicitari legati ai prodotti cosmetici.

L’articolo 20 del Regolamento Cosmetico europeo prevede che in sede di etichettatura, di messa a disposizione sul mercato e di pubblicità dei prodotti cosmetici non vengano impiegati diciture, denominazioni, marchi, immagini o altri segni che attribuiscano ai prodotti stessi caratteristiche o funzioni che non possiedono.

Per claim si intende quindi qualsiasi dichiarazione sul prodotto, che si tratti di un testo, un simbolo, una fotografia o addirittura un semplice nome.

Quanto dichiarato per “fare pubblicità” non deve essere ingannevole e deve essere supportato da prove “dimostrabili, pertinenti e chiare”.

Un claim, in poche parole, deve essere veritiero e supportato da prove documentate e verificabili della sua veridicità. Visto che qualsiasi dichiarazione pubblicitaria crea delle aspettative nei consumatori, questo aspetto deve essere preso in considerazione in fase di ideazione del claim, perché gli effetti benefici offerti dal prodotto siano coerenti con le attese.

Molte delle indicazioni contenute nelle linee guida per la pubblicità del cosmetico dovranno essere chiarite ed interpretate. In particolare quelle già oggetto di controversia da parte degli organi di autogoverno della pubblicità. Durante le riunioni della sotto commissione che nel 2011 discusse come definire i claim privativi, cioè quelli che pubblicizzano l’assenza di una sostanza ( esempio : paraben free ) è stata trovata una posizione di compromesso, che non condivido interamente, dove si ammette la natura informativa del claim a patto che non porti detrimento ad altri prodotti.

L’Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza ha stilato un vademecum  per i consumatori di prodotti cosmetici, affinché non si cada nei consueti errori indotti dalla pubblicità .
Tratto da: http://www.agcm.it/consumatore/decalogo/6122-la-comunicazione-commerciale-dei-prodotti-cosmetici-un-vademecum-per-i-consumatori-.html
Note e commenti personali in rosso


Non state acquistando un farmaco Nonostante le pubblicità rappresentino immagini di laboratori scientifici altamente specializzati, il cosmetico è un cosmetico e non un farmaco. La natura cosmetica del prodotto deve quindi risultare chiaramente dal messaggio pubblicitario: un cosmetico non può essere assimilato o comparato – esplicitamente o indirettamente – a un farmaco o ad interventi di chirurgia estetica. Al prodotto cosmetico non possono essere attribuite (anche se in modo ambiguo) proprietà curative capaci di intervenire in modo definitivo sulle cause degli inestetismi. Evidentemente chi commercializza i cosmetici con claim anti-acne, anti-rosacea, lifting interpreta questa indicazione in modo diverso da come potrei fare io.


Non esistono miracoli È necessario prestare massima attenzione alle promesse di risultato.
Nonostante la pubblicità vanti successi specifici (con indicazione di tempi serrati o con corredo di immagini suggestive), la comunicazione deve basarsi sempre su un veritiero supporto scientifico e su sperimentazioni adeguate.
L’efficacia di un componente di una crema non garantisce, da sola, l’efficacia del prodotto nel suo insieme. Dopo 100 anni di marketing focalizzato sugli ingredienti emozionali voglio vedere chi riuscirà a far capire ai consumatori che la qualità ed efficacia del cosmetico non è necessariamente la qualità ed efficacia del suo ingrediente. Al riguardo, è meglio informarsi sul sito dell’azienda o sul sito www.agcm.it, al link http://www.cosmeticseurope.eu/publications-cosmetics-europe-association/guidelines.html?view=item&id=23 (“linee guida per la valutazione di efficacia dei prodotti cosmetici”, in inglese).


Testi clinici solo se attendibili Se richiamati dalla pubblicità, i test clinici devono essere pertinenti e correlati con l’efficacia attribuita al prodotto. Nello spot (compatibilmente con il tempo a disposizione) vanno specificati la metodologia, le misurazioni e i parametri utilizzati.
Gli studi scientifici richiamati in pubblicità devono essere adeguatamente consultabili dai consumatori (in versione integrale o in esaustiva sintesi esplicativa), magari attraverso rinvio alle pagine web dedicate del sito internet aziendale. Al momento meno dell’1% ( stima ottimistica molto personale ) dei riferimenti pubblicitari a ricerche scientifiche a supporto dell’efficacia sono consultabili dai consumatori. Preferisco non parlare di quante ricerche sono invece totalmente inventate, tanto chi è che va a controllare se davvero c’è un dott. Schuster a Goteborg che ha fatto quella tal ricerca?


Il risultato migliore non è sempre quello tipico La pubblicità non può fregiarsi dei “risultati migliori” ottenuti col prodotto (attraverso frasi come “risultati fino a…”), tanto più se raggiunti in uno solo o pochissimi casi. Si tratta infatti di ipotesi non esemplificative dell’efficacia generale del cosmetico. Il risultato veritiero è sempre quello “medio”. Oltre alla media si dovrebbe considerare la significatività del campione, la media di 20 risultati non è significativa come la media di 2000.


Limiti dell’efficacia La pubblicità non può omettere informazioni rilevanti su limiti e confini di efficacia del cosmetico in modo da generalizzarne illegittimamente la portata oltre gli ambiti effettivi. In particolare, non possono essere affidati a note in calce – spesso con caratteri ridotti – precisazioni in grado di ridimensionare e smentire i vanti della pubblicità. Io per ora ho sempre visto note in calce ed a caratteri ridotti


Innovatività non sempre veritiera Bisogna prestare attenzione quando la pubblicità fa vanto di innovatività del cosmetico oppure quest’ultimo viene presentato come frutto di nuove scoperte. Al riguardo, infatti, non basta richiamare studi in corso non ancora assodati e condivisi dalla comunità scientifica. È sempre bene, quindi, informarsi sui siti istituzionali o di riconosciuta autorevolezza scientifica. Se una ricerca conclude dicendo” la molecola X potrebbe aumentare l’espressione di Y, sono necessarie ulteriori ricerche” dopo qualche mese la pubblicità comunica “scoperta la molecola che fa tornare i capelli bianchi del loro colore originale “


Attenzione ai brevetti inesistenti Non tutti i prodotti hanno un brevetto già riconosciuto. Spesso si tratta solo di domande semplicemente depositate e non ancora registrate. Un controllo può essere fatto presso la banca dati del Ministero dello Sviluppo economico (http://www.uibm.gov.it/uibm/dati/?64,9).
Fate attenzione anche al vanto di “approvazioni” o riconoscimenti scientifici al prodotto da parte di Enti o Autorità pubblici o privati: meglio controllare sui siti di tali Istituzioni. L’eventuale brevetto comunque non dimostra l’efficacia ed in paesi che, come l’Italia fino al 2008, neppure hanno imposto la ricerca di anteriorità , può anche non dimostrare la effettiva innovazione dell’invenzione


Distinguere sempre tra test di autovalutazione e test scientifici Quando si parla di test, la pubblicità spesso confonde tra test scientifici e semplici test di autovalutazione. Questi ultimi sono solo il frutto di valutazioni soggettive e personali, che quindi non fondano alcuna evidenza scientifica. C’è una bella differenza tra affermare che le rughe si riducono dell’80% e affermare che l’80% delle persone che hanno utilizzato il cosmetico “vedono” una riduzione delle rughe, ma per la pubblicità quello che conta è scrivere in grande;  80%

Pru a commento di un articolo chiedeva: Ma il non rispetto delle regole sui claim non dovrebbe essere sanzionato?
Anche la norma meglio redatta diventa efficace nella misura in cui viene applicata. In Italia poi….
In Italia poi, dove abbiamo migliaia di piccole marche cosmetiche che vendono cosmetici, senza che sia stato eseguito alcun test di efficacia, ritengo che l’applicazione di queste regole sulla pubblicità dovrà avvenire gradualmente.

Concludendo:
Il regolamento Europeo sta per rendere più stringenti ed a tutela del consumatore le regole per la comunicazione pubblicitaria del cosmetico.
Come tutte le norme i loro effetti si valuteranno nella misura in cui saranno effettivamente applicate.
Al momento, pochissime marche, per lo più medio grandi, supportano adeguatamente con test prima della commercializzazione i claim pubblicitari .
Al momento , anche per le grandi marche, i claim sull’efficacia dei cosmetici sono supportati più da test di autovalutazione che da test strumentali o scientifici.
Applicando le linee guida europee moltissimi messaggi pubblicitari sul cosmetico oggi non sarebbero in regola.

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Riferimenti:

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4 Commenti

  1. Non mi è chiara una cosa. L’AGCM dice che “Gli studi scientifici richiamati in pubblicità a sostegno dei vanti
    prestazionali del cosmetico devono essere adeguatamente accessibili – in
    versione integrale o in esaustiva sintesi esplicativa – magari
    attraverso rinvio alle pagine web dedicate del sito internet aziendale”, ma questo è un obbligo o solo un suggerimento?
    Mi sembra di aver capito (art. 21 del regolamento) che l’accesso del pubblico alle informazioni sia limitato agli effetti indesiderabili gravi e alle sostanze pericolose. Se così fosse, potrebbero continuare a scrivere quello che gli pare sull’etichetta, tanto il consumatore non può verificare le fonti…

    • Il regolamento quindi la legge definisce degli obblighi relativi alla salute del consumatore, l’AGCM invece da dei consigli al consumatore su come evitare di farsi ingannare. Dietro questi consigli ci sono leggi a tutela del consumatore sulla pubblicità ingannevole che l’AGCM potrebbe interpretare ed applicare in specifici provvedimenti contro singole pratiche scorrette. Il rischio di venir sanzionati è al momento limitato ed in effetti moltissime aziende continuano a scrivere quello che gli pare nell’etichetta e nella pubblicità.

      • Grazie del chiarimento

  2. “In Italia poi, dove abbiamo migliaia di piccole marche cosmetiche che vendono cosmetici, senza che sia stato eseguito alcun test di efficacia, ritengo che l’applicazione di queste regole sulla pubblicità dovrà avvenire gradualmente.”
    NON SOLO PICCOLE ! :)

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