RISCHIO CHIMICO NEI SALONI PER ACCONCIATURE ? ACCONCIATORE: una professione ad alto rischio professionale ?

RISCHIO CHIMICO NEI SALONI PER ACCONCIATURE ? ACCONCIATORE: una professione ad alto rischio professionale ?

La sicurezza o pericolosità del cosmetico fa notizia anche per il grande pubblico , spesso con allarmi infondati e notizie diffuse  solo per sostenere il lancio di nuovi trend o mode cosmetiche.

Il diffuso approccio cosiddetto “Hazard based”, cioè basato sulla pericolosità degli ingredienti cosmetici  , è fuorviante ; infatti fanno notizia  proclami allarmistici (fearmongers ) tipo la “formaldehyde è cancerogena” oppure i “parabeni sono disruttori ormonali” che non considerano assolutamente il rischio reale legato a molteplici fattori e soprattutto all’esposizione.

Nel marasma della disinformazione e della “cattiva stampa” il problema del rischio cosmetico è invece da tempo monitorato molto seriamente considerando proprio i fattori di rischio di categorie professionali sottoposte ad una sovraesposizione agli ingredienti cosmetici:

  • I lavoratori delle aziende manufatturiere di ingredienti cosmetici.
  • I lavoratori delle aziende manufatturiere del cosmetico.
  • I lavoratori dei saloni di acconciatura.
  • I lavoratori dei saloni di bellezza.

E’ evidente che se una qualche sostanza utilizzata nel cosmetico è pericolosa chi corre più rischi è chi è esposto al contatto o inalazione di grandi quantità per lungo tempo.

Per questo di fronte a tanti allarmismi infondati che circolano sui cosmetici, fa specie che dopo una inquietante analisi fatta alcuni anni fa da un gruppo di lavoro dello IARC ( una emanazione dell’Organizzazione Mondiale per la Salute preposta alle indagini sui rischio cancro che pubblicò la  MONOGRAFIA IARC SUL RISCHIO CANCEROGENO IN SALONI ACCONCIATURA, BARBIERI E SALONI DI BELLEZZA ) recentemente l’OSHA, l’ufficio americano per la salute sul lavoro , ha lanciato un vero e proprio ALLARME.

 

 

 
Allarme dell’ Ufficio Sicurezza sul Lavoro USA per Saloni di Acconciatura

Si tratta di una problematica emersa con la “nuova” moda/metodica per la stiratura  dei capelli cosiddetta “brasiliana “.

Questa metodica comporta un rischio sovraesposizione alla FORMALDEHYDE verificato con alcune analisi dell’aria all’interno dei saloni .

Formaldehyde Levels Measured in Salons

OSHA has tested the air during hair smoothing treatments at various salons nationwide. In three salons, OSHA found that measured levels of formaldehyde exceeded the short-term exposure limit (STEL) of 2 parts per million (ppm).

Formaldehyde Levels Measured in Salons

L’ALLARME FORMALDEHYDE  nel cosmetico ha ancora alcuni aspetti controversi,ma resta il fatto che ufficialmente per questa sostanza siano stati presi provvedimenti di tutela della salute pubblica.

Ne sono un buon esempio oltre che la azioni in USA i sequestri e ritiri dal mercato europeo di cosmetici con Formaldehyde.
Recentemente la formaldehyde , a causa di una RARA forma di cancro naso-faringeo è stata riclassificata come sostanza cancerogena. Visto che la si può trovare un po’ dappertutto ( anche nelle nostre secrezioni ) è buona norma evitarne se possibile la sovraesposizione.

Nel caso della “stiratura brasiliana” la quantità di FORMALDEHYDE che si libera nell’aria e che può essere inalata sia dagli operatori che dai clienti è considerata pericolosa.

Ma non è solo la FORMALDEHYDE a rappresentare un rischio chimico occupazionale all’interno dei saloni per acconciatura.

In questo link una analisi di questi rischi all’interno dei saloni di acconciatura.

Come si vede, si tratta di una analisi di rischio multifattoriale dove il normale approccio semiquantitativo ( analogo all’ HACCP di analisi del rischio alimentare ) in Italia si scontra con la normativa che esclude i prodotti cosmetici dall’obbligo di fornire le schede di sicurezza  ( MSDS ) dei prodotti.

A questo si sommano i dubbi sul potenziale rischio cancerogeno delle tinture e coloranti .
Risk assessment nell’utilizzo di colorianti e tinture
SCCP “Hair dye vs bladder cancer”

Concludendo:  anche un banale shampoo basato su SLES o SLS nel normale utilizzo è sicurissimo, ma sulle mani di una shampista per 8 ore al giorno può fare danni.
Le precauzioni di sicurezza di chi è sottoposto ad una sovraesposizione occupazionale al cosmetico sono importanti e obbligano i titolari dei saloni a valutazioni del rischio e della sicurezza per tutelare sia chi lavora nel salone sia i clienti.
Il fatto che in un salone di acconciatura circolino molte sostanze pericolose ( tinture,cessori di formaldehyde, allergeni, irritanti cutanei ecc.. ) non comporta un rischio automatico per chi ci lavora o per i clienti.

L’utilizzo di adeguate precauzioni ( utilizzo di guanti e/o prodotti barriera ,una ottima ventilazione ecc.. ) riduce sensibilmente questo rischio.

Ma una valutazione accurata ed informata degli ingredienti cosmetici è indispensabile. ( la missione di www.nononsensecosmethic.org è anche questa.)
In ogni caso ad una amica incinta sconsiglierei di lavorare dove si utilizzano per lungo tempo e in grande quantità queste sostanze ed anche come cliente suggerirei di rimandare tinture , permanenti e messe in piega se non ha verificato con il titolare del salone la sicurezza dei trattamenti.

Rodolfo Baraldini
pubblicato 7 giugno 2012

Riferimenti:


THE DETERMINATION OF CERTAIN FORMALDEHYDE RELEASERS IN
COSMETIC PRODUCTS

CIR review sulla formaldehyde

FDA

CDC rischio esposizione formaldehyde


EWG formaldehyde

Safecosmetic Formaldehyde

Safecosmetic Formaldehyde

OSHA Risco occupazionale Saloni acconciatura

NEWS OSHA: Rischio formaldehyde nei saloni acconciatura

[post_view]

I commenti, le testimonianze e le opinioni sono sempre graditi. I programmi anti-spam possono far si che il commento sia visibile nel blog solo dopo approvazione. Per inserire nei commenti un link, rimuovere http:// e www. I commenti con argomentazioni ad personam, promozionali o non pertinenti verranno cancellati. Non è questa la sede per supportare le proprie tifoserie, fedi o ideologie.

6 Commenti

  1. Credo che nel caso di utilizzatori professionali la mancanza di obbligo nel fornire la scheda di sicurezza sia una grave mancanza.
    Il rischio connesso all’utilizzo di un qualsiasi prodotto dipende dalla dose e dalla frequenza di esposizione ai componenti. Secondo il mio modesto parere il problema non riguarda solamente le tinture ma più in generale tutti i prodotti adoperati in ambito professionale, che dovrebbero essere accompagnati da un adeguata scheda di sicurezza. Un conto e farsi uno shampoo al giorno e un altro è farne 20 ad altri.

    • Grazie per il commento. Il non obbligo a fornire le schede di sicurezza agli utilizzatori del cosmetico professionali risponde a una ragionevole interpretazione del diritto europeo. Infatti la corte europea si è chiaramente pronunciata affermando che il cosmetico per uso professionale è in tutto e per tutto solo un cosmetico. Visto che la sicurezza di un cosmetico e’ dettagliatamente normata , il dossier di sicurezza chimica sul posto di lavoro, per intenderci quello definito dalla ex legge 626, nel caso del cosmetico è chiaramente ridondante. E questo se non sbaglio vale anche per i farmaci e per gli alimenti. Un dossier di sicurezza o tossicologico redatto da un esperto all’interno di un salone di acconciatura o di un istituto di bellezza sarebbe un doppione inutile e quasi sicuramente molto approssimato del dossier che è tenuto a redigere il produttore, che peraltro ha la responsabilità legale finale della sicurezza del cosmetico, anche rispetto agli operatori del salone di acconciatura o di bellezza.
      Dopo questa bella premessa , dobbiamo purtroppo ricordare che le norme funzionano nella misura in cui sono applicate.
      E’ indubbio che il mondo della cosmesi è pervaso da una certa “faciloneria” e pressapochismo e nessuno può sapere se chi vende cosmetici per uso professionale ha redatto i dossier di sicurezza calcolando la sovraesposizione professionale o applicando le solite tabelle std: Cosmetic Europe ( ex Colipa ) o IFRA.
      Anche saper cosa c’è davvero dentro ad un cosmetico è più complesso di come appare.
      Il sistema INCI , nato negli anni 70, è solo un sistema di nomenclatura generica, non identifica concentrazioni, purezze ed altri elementi fondamentali per sapere cosa c’è davvero dentro ad un cosmetico.
      Il caso della stiratura brasiliana è esemplare.
      Questa è stata liberamente e tranquillamente commercializzata in Italia:
      1- si parla di formaldehyde e non è formaldehyde ma methylen glycol, il monomero idrato della formaldeide che a causa del calore dei ferri può liberare percentuali pericolose di formaldehyde nel salone dove viene utilizzata.
      2- la formalina, soluzione di methylene glycole , erroneamente conosciuta come soluzione acquosa di formaldehyde, è stabilizzata, per impedire la formazione di paraformaldehyde con alcol metilico. Sostanza proibita in qualunque percentuale nel cosmetico europeo con l’eccezione della sua presenza come denaturante nell’elcol etilico.
      Quindi quei prodotti, non avrebbero neppure dovuto poter entrare sul mercato, non solo per la controversia sui rischi nell’uso all’interno dei saloni di acconciatura.
      Invece erano e forse sono liberamente, tranquillamente e direi anche con un discreto successo commerciale , venduti nei saloni di acconciatura.
      Come può tutelarsi, e tutelare i suoi dipendenti il titolare di un salone che fa uso professionale dei cosmetici ?
      Non lo so ! ma io ne suoi panni alle aziende che forniscono il cosmetico imporrei la fornitura di specifiche di utilizzo e sicurezza del cosmetico redatte per l’utilizzo professionale ed imporrei la fornitura almeno delle formule frame o quasiquantitative. Se le aziende negano queste informazioni, cambiate fornitore.

  2. Aggiungo che i dati sull’effettivo rischio da esposizione alle sostanze contenute non solo nelle stirature, ma a tutti i prodotti usati nei saloni è di sicuro sottostimato per un semplice fatto che ora spiego.
    Una mia parente, titolare di salone dalla fine degli anni Sessanta fino ad oggi, ha sviluppato un cancro alla vescica, che a quanto ho letto in giro è abbastanza tipico dei parrucchieri, esposti per anni ed anni quotidianamente alle ammine aromatiche delle tinture. Oggi siamo abbastanza tutelati dalla legge, ma è una cosa recente, e sono sicura che i cosmetici degli anni Settanta ed Ottanta non erano così controllati.
    In ogni caso ho iniziato ad informarmi per sapere se fosse possibile avere un risarcimento dall’inail come malattia professionale.
    Ebbene sembra che il problema per l’inail non sia se uno ha una malattia professionale o no, ma trovare un colpevole. Il colpevole deve per forza essere o il titolare dell’attività (ma in questo caso danneggiato e danneggiante coincidono) o un eventuale prodotto (e vi immaginate come una parrucchiera possa ricostruire 40 anni di prodotti comprati da decine di fornitori dei quali tutti quelli comprati fino al 1996 erano privi di inci…! e che presumibilmente hanno tutti concorso a farle venire il tumore).
    Così, in assenza di un colpevole, la nostra protagonista non ha una malattia professionale per l’inail, e il problema continuerà ad essere sottostimato.

    • I documenti allegati ( dossier del workgroup IARC e opinione SCCP ) denunciano una evidente correlazione tra un aumento del cancro alla vescica e la professione del parrucchiere almeno fino alla fine degli anni 90, imputata a coloranti e permanenti che  
      solo successivamente sono stati riformulati per eliminare alcuni rischi. 
      In alcuni documenti che non ho linkato si discuteva della difficoltà di determinare la correlazione causa-effetto di questi cancerogeni visto che l’insorgere della malattia poteva avvenire anche dopo vari decenni  . 
      Non ho idea degli aspetti medico-legali che permettono di definire la malattia come professionale nel caso specifico, ma i documenti ufficiali citati  non lasciano dubbi su un rischio dovuto all’esposizione ad agenti potenzialmente cancerogeni.

  3. Sono titolare e socio in tre saloni , complimenti: articolo interessante anche se un po’ terroristico. Da parte nostra sapevamo che la stiratura brasiliana è un problema e quando ci è stata offerta l’abbiamo rifiutata, ma il vero problema è che da una parte le ausl ci chiedono di redigere i dossier di sicrezza con le schede dei fornitori dei prodotti, dall’altra le aziende cosmetiche si rifiutano di fornirci queste schede. Noi siamo tra l’incudine ed uil martello. Nessuno vuole lavorare in un ambiente pericoloso , ma a noi non vengono forniti gli strumenti per garantire la sicurezza dei prodotti  che applichiamo. 

    • Nessun intento terroristico, al contrario. I siti ufficiali della FDA ( food and drug administration  ) e OSHA ( salute e sicurezza sul lavoro ) in USA sono molto diretti e chiari: c’è una nuova moda, quella della stiratura brasiliana, che può introdurre nei saloni acconciatura sostanze e rischi inaccettabili. Non adottate quei prodotti e quella metodica.     
      Anche in Italia si parla di stiratura brasiliana, ma non mi risulta che sia stato attivato una procedura di controlli e allarme ufficiale come quella in USA.  Sta nei titolari e responsabili dei saloni garantire che questi prodotti ad alto rischio non vengano utilizzati. Purtroppo la norma oggi dice chiaramente che per i cosmetici non vige l’obbligo di fornire la scheda di sicurezza ( MSDS ) e non sempre l’INCI è facilmente interpretabile da chi redige i dossier di salute e sicurezza sul lavoro. La documentazione fornita dai fornitori italiani di prodotti per la stiratura brasiliana verte sull’equivoco discusso nell’articolo sull’allarme Formaldehyde ( stabilità, equilibrio e concentrazioni effettive di formaldehyde gassosa ).Proprio in questi giorni, finalmente , l’SCCS dovrebbe emettere una opinione specifica sul methylene glycol o methanediol. E’ assurdo che un problema simile in Italia venga affrontato contando solo sulla informazione che circola con il tam tam di internet o con i servizi di Striscia la Notizia.

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Choose a Rating